Il diavolo ora veste Dolce e Gabbana, allo show si gira il film

La sfilata milanese diventa set e Meryl Streep incarna Miranda Priestley di fronte ad Anna Wintour

In un colpo di scena modaiolo e cinematografico, la sfilata milanese di Dolce & Gabbana si trasforma in un set per il sequel de Il diavolo veste Prada. In prima fila, Meryl Streep – nei panni dell’iconica Miranda Priestley – osserva la passerella scorgendo Anna Wintour, musa e antagonista silenziosa.


La sfilata che è anche scena di film

Durante la Fashion Week a Milano, Dolce & Gabbana ha orchestrato un evento doppio: accanto al lancio della collezione “PJ Obsession” – tra pizzi, lingerie, blazer sartoriali e richiami al mondo del pigiama maschile reinterpretato – il Metropol, sede della maison milanese, si è trasformato in location cinematografica.

I flash non erano solo per i capi, ma per le riprese ufficiali del sequel de Il diavolo veste Prada, che ricollega la moda col grande schermo. Un casting aveva già animato le giornate precedenti, alla ricerca di comparse per le scene ‘mondane’ che poi si sarebbero svolte dentro la sfilata.

L’ospite di punta: Meryl Streep, esattamente nella posizione che nel film originale spettava a Miranda Priestley: seduta di fronte ad Anna Wintour (vera celebrità del fashion journalism, fonte d’ispirazione per il personaggio del libro).

Accanto a lei, Stanley Tucci — altro volto familiare per i fan del primo film — seduto con aplomb tra look studiati e occhiali da diva.


Strategia di messa in scena e sorpresa

L’elemento più intrigante è l’effetto sorpresa: gli ospiti della sfilata non furono messi al corrente della presenza attiva del set, se non con indicazioni generiche all’ingresso (non trattenersi nel foyer, backstage chiuso).

Durante la sfilata, tra vuoti apparenti, l’arrivo dei protagonisti – accolti dagli applausi – ha messo in chiaro il doppio registro dell’evento: moda e cinema, in dialogo.

Alla fine, non sono stati gli stilisti a salutare gli ospiti, bensì Meryl-Miranda che, scortata, si sposta dietro le quinte, dissolvendo il confine tra finzione e realtà.


Moda come racconto (e set)

La collezione “PJ Obsession” si sviluppa tra atmosfere intime e glamour estremo: pigiami maschili riletti con sensualità, lingerie nera, autoregenti, blazer strutturati e stampe maculate fusionate con dettagli seducenti.

In questo contesto, la presenza di Streep e Tucci non è solo cameo di richiamo, ma innesto narrativo: la sfilata diventa parte del racconto che si annoderà al film in uscita. Moda e cinema si sovrappongono, investendosi reciprocamente di valore simbolico.


Implicazioni e scenari

  • Valorizzazione del brand: Dolce & Gabbana si inserisce nel racconto popolare, non solo come marchio, ma come protagonista di una storia consolidata nel mito della moda hollywoodiana.

  • Cross‑medialità d’élite: la sfilata non è più solo evento moda, ma narrazione visiva, esperienziale e cinematografica.

  • Esperienza immersiva per l’ospite: chi assiste allo show è parte del meccanismo narrativo — spettatore e comparsa insieme.

  • Gerarchia simbolica: la corrispondenza tra personaggi (Miranda, Anna) e testimoni reali sottolinea la continuità tra fiction e fashion system reale.