Disclosure Day: il ritorno di Spielberg agli alieni è già il film dell’anno

Le prime reazioni della critica americana esaltano il nuovo thriller fantascientifico del regista di E.T. e Incontri ravvicinati — in sala dal 12 giugno, con Emily Blunt nel ruolo della vita

Dopo quattro anni di attesa dall’ultimo The Fabelmans, Steven Spielberg torna al cinema con Disclosure Day, un thriller fantascientifico su UFO, coperture governative e verità nascoste all’umanità. Le prime anteprime riservate alla critica americana hanno generato un’ondata di entusiasmo quasi unanime: molti parlano del miglior Spielberg degli ultimi vent’anni. Distribuito da Universal Pictures, il film arriverà nelle sale italiane il 10 giugno 2026, in quelle americane il 12 giugno — esattamente a cinquant’anni da Incontri ravvicinati del terzo tipo.

Un’idea nata dal Congresso, non da Hollywood

L’origine di Disclosure Day è insolita per un blockbuster hollywoodiano. Steven Spielberg ha dichiarato pubblicamente di essere stato ispirato dall’audizione parlamentare del 2023 davanti alla Sottocommissione della Camera americana per la Sicurezza Nazionale, dedicata ai cosiddetti UAP (Unidentified Anomalous Phenomena). In quella sede, l’ex ufficiale dell’intelligence dell’aeronautica militare David Grusch testimoniò che il governo statunitense avrebbe occultato per decenni un programma segreto di indagine sulle anomalie aeree. Il Pentagono smentì. Ma quelle dichiarazioni furono sufficienti a innescare nel regista un processo creativo che portò alla stesura di un trattamento di cinquanta pagine.

Non è stata, quindi, una semplice suggestione narrativa. Spielberg ha raccontato di aver inviato allo sceneggiatore David Koepp un numero di messaggi con note e idee superiore a qualsiasi altra collaborazione della sua carriera, e Koepp ha confermato che il regista arrivò a rileggere la sceneggiatura ogni giorno per quasi un anno intero. L’ossessione creativa dietro il progetto è tutt’altro che nascosta.

A rafforzare il contesto culturale in cui il film si inserisce, nel 2025 e nei primi mesi del 2026 la Casa Bianca ha dato il via a un processo di declassificazione progressiva di documenti relativi ai fenomeni aerei anomali, pubblicati sul portale ufficiale war.gov/UFO. Il presidente Donald Trump aveva promesso il rilascio di dossier riservati già durante la campagna elettorale. I file sono stati resi pubblici a scaglioni — con risultati definiti dalla critica giornalistica ampiamente deludenti — ma il solo gesto ha alimentato un dibattito globale sulla cosiddetta disclosure: l’eventuale riconoscimento ufficiale da parte dei governi dell’esistenza di vita extraterrestre intelligente.

Di cosa parla il film

Disclosure Day costruisce la propria architettura narrativa attorno a un evento scatenante: la verità sulla presenza di entità non umane sul nostro pianeta sta per essere rivelata a tutti, in modo definitivo e irreversibile. Non attraverso indizi, fughe di notizie o teorie cospirative, ma in modo globale e documentato.

La protagonista è Margaret Fairchild (Emily Blunt), meteorologa di una televisione locale di Kansas City. Durante una diretta, perde improvvisamente la parola e comincia a emettere una serie di inquietanti suoni ritmici — i cosiddetti “ticchettii alieni” — lasciando i colleghi e il pubblico in uno stato di shock. Questo evento segna l’inizio del Giorno della Rivelazione. La sua storia è intima e psicologica: non una classica eroina d’azione, ma una donna che si ritrova connessa a qualcosa di più grande di lei attraverso frammenti del proprio passato.

Al centro della trama troviamo anche Daniel Kellner (Josh O’Connor), esperto di cybersicurezza che lavora per la WARDEX, un’organizzazione che custodisce dossier classificati sugli UAP. Kellner è in possesso di prove schiaccianti sull’esistenza del contatto extraterrestre e cerca di renderle pubbliche, braccato da chi vuole silenziarlo.

Il principale antagonista è Noah Scanlon (Colin Firth), leader storico della WARDEX. Non è un villain da fumetto: Scanlon crede genuinamente che rivelare la verità sugli alieni possa destabilizzare l’ordine sociale e distruggere la civiltà umana così come la conosciamo. Nel cast compare anche Colman Domingo nel ruolo del leader del movimento per la disclosure, oltre a Wyatt Russell e Eve Hewson.

La sceneggiatura è firmata da David Koepp, che Spielberg definisce uno dei collaboratori più longevi e affidabili della propria carriera. I due hanno già lavorato insieme su Jurassic Park, Il mondo perduto, La guerra dei mondi e Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo. La colonna sonora è di John Williams, alla sua trentesima collaborazione con Spielberg — e secondo diversi critici che hanno visto il film in anteprima, si tratta di uno dei lavori migliori del compositore negli ultimi anni.

Un sequel spirituale di Incontri ravvicinati

Sin dall’annuncio del progetto, i fan del regista hanno avanzato l’ipotesi che Disclosure Day potesse essere un sequel — almeno spirituale — di Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977). La tempistica non è casuale: l’uscita americana è fissata al 12 giugno 2026, a ridosso del cinquantesimo anniversario dal quel film seminale. Il titolo di lavorazione originale era The Dish, un possibile riferimento al sistema di comando governativo presente in Incontri ravvicinati.

Emily Blunt, intervistata dalla rivista Empire, ha alimentato questa lettura dichiarando che nel nuovo film ci sono domande poste da Incontri ravvicinati che trovano risposta in Disclosure Day. Spielberg, da parte sua, ha parlato di un “grande punto di chiusura” del proprio pensiero cosmico: cinquant’anni di domande sull’esistenza di vita intelligente nell’universo che culminano in questo film.

Vale la pena ricordare che Spielberg, oltre a Incontri ravvicinati e E.T. l’extraterrestre (1982), aveva già affrontato il tema in chiave più ostile con La guerra dei mondi (2005). Con Disclosure Day sembra tornare al senso di meraviglia e all’interrogativo filosofico dei suoi capolavori giovanili, aggiornato però al contesto storico e politico del terzo decennio del Duemila.

Spielberg: “Non è fantascienza. Le prove sono schiaccianti”

Nei mesi di promozione del film, Spielberg ha più volte compiuto un passo insolito per un regista hollywoodiano: ha dichiarato pubblicamente di non considerare Disclosure Day un prodotto di fantascienza, bensì una storia fondata su convinzioni personali profonde.

«Ho sempre creduto, fin da quando girai Incontri ravvicinati cinquant’anni fa», ha affermato Spielberg, «ma prima dicevo sempre: finché non vedo io stesso un UAP con i miei occhi, non posso affermare categoricamente che vita extraterrestre sia venuta qui. Ho cambiato posizione. Le prove circostanziali sono schiaccianti». Il regista ha aggiunto di non aver mai avuto personalmente un’esperienza diretta con UFO — «metà dei miei amici ne hanno visti, io no. Ho girato Incontri ravvicinati e non ho mai avuto nemmeno un incontro di primo tipo. Dov’è la giustizia?» — ma di ritenere il dibattito attuale sostanzialmente diverso rispetto al passato.

Presentando il film al festival SXSW di Austin, aveva detto: «Non so più di quello che sapete voi. Ma ho il forte sospetto che non siamo soli su questa Terra in questo momento — e ho girato un film su questo». Universal ha preso la decisione insolita di far narrare il trailer finale allo stesso Spielberg, che vi parla in prima persona delle proprie convinzioni sull’esistenza di vita extraterrestre intelligente.

La critica: “Il miglior film di Spielberg degli ultimi vent’anni”

Le prime reazioni pubblicate dopo le anteprime riservate negli Stati Uniti sono state di entusiasmo quasi unanime, con toni che raramente si registrano per produzioni di questo tipo prima dell’uscita ufficiale.

Steven Weintraub di Collider ha scritto di un «homerun» del regista, esortando i lettori a smettere di guardare i trailer per preservare l’esperienza cinematografica, e ha segnalato la performance di Emily Blunt come potenzialmente degna di attenzione nella stagione dei premi. Bill Bria di Slashfilm ha definito il film «il più strano che Spielberg abbia mai realizzato, nel senso migliore del termine», lodando le composizioni visive, la sceneggiatura di Koepp come «un esercizio ad alto rischio», la performance di Blunt e la partitura di Williams. Germain Lussier di Gizmodo ha parlato di «un’avventura densa che mescola film d’inseguimento, storia d’amore e mystery, avvolta nella meraviglia della fantascienza», aggiungendo che si tratta del miglior Spielberg da vent’anni.

Jim Hemphill di IndieWire ha collocato il film nella categoria del Spielberg più ambizioso, quello del periodo post-11 settembre, ma con l’esaltazione fisico-emotiva di Raiders of the Lost Ark. Simon Thompson, critico e giornalista, ha definito il film «profondo e profondamente umano», inserendolo come naturale ideale dei lavori sugli alieni del regista, e ha usato l’espressione «arricchisce l’anima».

Non tutti i commenti sono stati privi di riserve: Jacob Kleinman di Polygon ha parlato di un film «abbastanza buono» ma non all’altezza dell’hype generato, citando idee e sottotrame non pienamente sviluppate, pur riconoscendo la solidità dell’impianto classico spielberghiano.

Nel complesso, il tono dominante della critica avanzata è quello di un film che funziona su più livelli: come intrattenimento puro di grande scala, come ritratto emotivo dei personaggi — con Emily Blunt nel centro assoluto — e come riflessione di più ampio respiro sulla capacità della specie umana di gestire la verità.

Il contesto: il “movimento per la disclosure” e la politica americana

Il film di Spielberg non esiste in un vuoto culturale. Negli ultimi anni, il cosiddetto movimento per la disclosure — la richiesta di trasparenza governativa sui fenomeni aerei anomali — ha guadagnato una legittimità istituzionale impensabile fino a pochi anni fa. Le audizioni parlamentari del 2023, le dichiarazioni di ex funzionari militari e di intelligence, e più di recente le promesse dell’amministrazione Trump di declassificare archivi riservati, hanno trasformato un tema storicamente marginale in un dibattito di mainstream policy.

Il Pentagono ha rilasciato nel corso del 2025 e dei primi mesi del 2026 una serie di video e documenti precedentemente classificati relativi ad anomalie aeree. Il materiale — pur definito da molti osservatori sostanzialmente privo di rivelazioni decisive — ha tuttavia contribuito a legittimare il dibattito pubblico. Spielberg ha riconosciuto esplicitamente che la tempistica di uscita del film coincide con questo momento storico in modo del tutto intenzionale. L’idea che la verità «appartenga a sette miliardi di persone», come afferma il personaggio di Josh O’Connor nel trailer, è anche un’eco diretta del linguaggio del movimento reale per la disclosure.

In Italia, il film sarà distribuito da Universal Pictures a partire dal 10 giugno 2026, due giorni prima dell’uscita americana. Una scelta commerciale non banale, che segnala l’importanza strategica del mercato europeo per questa produzione.

La produzione: dal New Jersey a New York, con John Williams alla colonna sonora

Le riprese di Disclosure Day sono iniziate il 26 febbraio 2025, con location principale nel New Jersey, ad Atlanta, New York e Huntington. A fine maggio 2025 David Koepp ha annunciato la fine delle riprese. La post-produzione ha occupato quasi un anno intero, con una cura particolare per la colonna sonora di Williams, che rappresenta — secondo diversi critici — uno dei lavori più potenti del compositore nella sua lunga collaborazione con Spielberg.

Le prime notizie sul progetto erano trapelate nell’aprile del 2024, quando era stato annunciato che il nuovo film di Spielberg avrebbe avuto per tema gli UFO, basandosi su una storia originale del regista. A maggio 2024 Emily Blunt era entrata in trattative per il ruolo principale, con conferma ad agosto. Gli altri attori del cast erano stati annunciati tra agosto e dicembre dello stesso anno.

La produzione è targata Universal Pictures e Amblin Entertainment, la casa di produzione storica di Spielberg.

Emily Blunt: la performance che potrebbe cambiare la stagione dei premi

Nelle prime reazioni, il nome che torna con maggiore insistenza è quello di Emily Blunt. La critica è quasi concorde nell’indicare la sua come la performance centrale del film — e forse la più ambiziosa della sua carriera. La Blunt ha già dimostrato una straordinaria versatilità tra cinema d’autore e blockbuster, ma Disclosure Day sembra offrirle un personaggio di complessità insolita per una produzione di questo tipo.

Il suo personaggio, Margaret Fairchild, non è la classica protagonista di un film di fantascienza: è una donna comune, con un passato frammentato e una connessione misteriosa agli eventi che si scatenano attorno a lei. La sua parabola non è quella dell’azione, ma quella della consapevolezza — un percorso psicologico e spirituale che, secondo diversi recensori, costituisce il vero cuore emotivo del film.

Weintraub di Collider ha lasciato aperta la porta a una candidatura nella stagione dei premi, osservando che le grandi performance nei blockbuster estivi raramente ottengono il riconoscimento che meritano. Con Oppenheimer come precedente recente — che ha trasformato un film di grande scala in un candidato serio agli Oscar — la riflessione non appare peregrina.

Cinquant’anni dopo: Spielberg e la domanda più vecchia del mondo

C’è qualcosa di circolare e simbolicamente potente nel fatto che Steven Spielberg torni alla domanda fondamentale che ha attraversato tutta la sua carriera — siamo soli nell’universo? — esattamente cinquant’anni dopo averla posta per la prima volta sullo schermo con Incontri ravvicinati del terzo tipo.

Nel 1977, quella domanda era filtrata attraverso il senso di meraviglia dell’infanzia, la luce e la musica. Nel 2026, passa attraverso le audizioni parlamentari, i whistleblower, la classificazione governativa, il dibattito sulla trasparenza istituzionale. La forma narrativa è cambiata; l’interrogativo no.

Spielberg ha detto al festival SXSW qualcosa che vale la pena riportare come chiave di lettura del film: «Metà dei miei amici hanno visto UFO. Io no. Ho girato Incontri ravvicinati e non ho mai avuto nemmeno un incontro di primo tipo. Dov’è la giustizia?». Sotto l’ironia c’è qualcosa di autentico: un uomo che ha trascorso cinquant’anni a immaginare il contatto con l’ignoto senza averlo mai vissuto in prima persona, e che forse per questo continua a farne cinema.

Disclosure Day uscirà nei cinema italiani il 10 giugno 2026.