L’attore e regista americano si è spento all’età di 89 anni nella sua casa nello Utah. Premio Oscar, fondatore del Sundance, ha segnato oltre mezzo secolo di storia del cinema
Robert Redford, uno dei protagonisti assoluti del cinema del Novecento, è morto all’età di 89 anni nella notte tra il 15 e il 16 settembre 2025 nella sua abitazione nello Utah. Con una carriera che ha attraversato sei decenni, Redford è stato attore, regista, produttore e promotore del cinema indipendente. La sua scomparsa segna la fine di un’epoca, quella dei grandi volti di Hollywood capaci di coniugare successo commerciale, impegno civile e ricerca artistica.
Dalla California agli Oscar: l’inizio di una leggenda
Nato a Santa Monica il 18 agosto 1936, Charles Robert Redford Jr. ha trascorso l’infanzia a Los Angeles, mostrando sin da giovane un’inclinazione per l’arte e lo sport. Dopo alcuni anni turbolenti, trovò nella recitazione una strada che lo avrebbe condotto al successo.
Esordì in teatro negli anni Cinquanta, approdando poi alla televisione e infine al cinema. Il grande pubblico imparò a conoscerlo grazie al film “Butch Cassidy” (1969) al fianco di Paul Newman, con il quale formò una delle coppie più amate della storia del cinema. Il successo venne consacrato pochi anni dopo con “La stangata” (1973), ancora in coppia con Newman.
Redford divenne ben presto uno dei volti simbolo del cinema americano degli anni Settanta, incarnando l’ideale dell’uomo affascinante, riservato e carismatico.
Attore, regista e militante: un artista completo
Negli anni Ottanta Redford passò dietro la macchina da presa e vinse l’Oscar come miglior regista nel 1981 con “Gente comune” (Ordinary People), suo esordio alla regia. Un successo clamoroso che lo consacrò anche come autore.
Nel corso della sua carriera ha diretto e interpretato pellicole di grande impatto artistico e sociale, come:
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La mia Africa (1985), al fianco di Meryl Streep;
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A River Runs Through It (1992), con un giovanissimo Brad Pitt;
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Quiz Show (1994), candidato a quattro premi Oscar;
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L’uomo che sussurrava ai cavalli (1998), in cui è anche protagonista.
Redford è stato sempre attento ai temi ambientali, civili e culturali, mettendo la sua notorietà al servizio di battaglie importanti. Si è impegnato attivamente per i diritti civili, l’ambiente e la libertà di stampa, posizioni che ha mantenuto con coerenza per tutta la vita.
Il Sundance Institute e la rivoluzione del cinema indipendente
Nel 1981 fondò il Sundance Institute, punto di riferimento per registi e produttori fuori dal circuito hollywoodiano. Il relativo Sundance Film Festival è oggi una delle piattaforme più importanti del cinema indipendente mondiale, e ha lanciato autori come Quentin Tarantino, Paul Thomas Anderson, Steven Soderbergh, i fratelli Coen.
Il contributo di Redford al cinema indipendente è stato rivoluzionario, offrendo uno spazio creativo e produttivo alternativo ai grandi studi. Il suo impegno per una narrazione autentica e non allineata ha influenzato intere generazioni di cineasti.
Una vita privata riservata, ma segnata dal dolore
Nonostante la fama mondiale, Robert Redford ha sempre mantenuto un profilo basso sulla sua vita privata. Si sposò nel 1958 con Lola Van Wagenen, dalla quale ebbe quattro figli. La coppia si separò nel 1985. Il figlio James, documentarista, è morto nel 2020 per un cancro al fegato. Un altro figlio, Scott, era morto poco dopo la nascita.
Dal 2009 Redford era sposato con la pittrice tedesca Sibylle Szaggars, con la quale ha condiviso gli ultimi anni in una tenuta nello Utah, immersa nella natura.
Le circostanze della morte
Secondo quanto riportato da fonti vicine alla famiglia, Redford si è spento serenamente nel sonno nella notte tra il 15 e il 16 settembre, nella sua casa nello Utah. Non è stata comunicata ufficialmente una causa specifica del decesso, ma pare che l’attore fosse in condizioni di salute fragili da tempo.
Un’eredità incancellabile
Robert Redford lascia un’impronta indelebile nella storia del cinema. La sua figura ha saputo incarnare l’evoluzione dell’attore hollywoodiano classico in quella dell’artista completo e dell’intellettuale impegnato. Con la sua bellezza sobria, la sua eleganza discreta e il suo spirito indipendente, Redford è stato – e resterà – un modello.
Non solo i premi, le nomination, le interpretazioni iconiche: ciò che rende la sua eredità davvero unica è la capacità di aver saputo conciliare l’intrattenimento con l’impegno, la popolarità con la profondità, la grande industria con la libertà creativa.
I film più celebri di Robert Redford
Di seguito una selezione delle sue opere più note:
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Butch Cassidy (1969)
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La stangata (1973)
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Tutti gli uomini del presidente (1976)
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Il cavaliere elettrico (1979)
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Gente comune (1981) – regia
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La mia Africa (1985)
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In mezzo scorre il fiume (1992) – regia
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Quiz Show (1994) – regia
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L’uomo che sussurrava ai cavalli (1998)
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All Is Lost (2013)
I tributi del mondo del cinema
Numerosi i messaggi di cordoglio e ricordo da parte di colleghi, registi e attori. Molti sottolineano la gentilezza, l’eleganza e la passione con cui ha vissuto la sua arte. Per molti, la sua figura rappresenta un’epoca del cinema che non c’è più, ma che grazie a lui continuerà a vivere.
