La Procura di Milano indaga a 360 gradi sul disastro del 27 febbraio: due morti, 54 feriti e una serie di domande ancora senza risposta sul malore del tranviere, i sistemi di sicurezza e le comunicazioni con la sala operativa
A quasi una settimana dal tragico deragliamento del tram della linea 9 avvenuto il 27 febbraio 2026 in viale Vittorio Veneto a Milano, l’inchiesta della Procura entra nel vivo. I pm vogliono sapere se il conducente Pietro M., 60 anni, abbia segnalato alla centrale operativa di ATM il dolore che stava accusando prima che il mezzo uscisse dai binari, provocando la morte di due passeggeri e il ferimento di altre 54 persone.
La ricostruzione: una botta al piede, mezz’ora di fitte, poi il buio
Secondo la versione fornita dallo stesso conducente ai medici dell’ospedale Niguarda, dove era stato ricoverato dopo l’incidente, tutto sarebbe iniziato con un gesto di ordinaria cortesia: Pietro M. sarebbe sceso dal tram per aiutare una persona con disabilità a salire sul mezzo. Durante questa operazione, la sedia a rotelle lo avrebbe colpito all’alluce del piede sinistro, provocandogli un dolore che si sarebbe progressivamente intensificato nei trenta minuti successivi, fino a sfociare in quello che i medici definiscono un “evento sincopale”, ovvero un mancamento con temporanea perdita di coscienza.
“Ho visto tutto nero e ho perso il controllo”, ha dichiarato il tranviere agli agenti della polizia locale. Una versione che gli inquirenti stanno cercando di verificare attraverso ogni mezzo a disposizione: le registrazioni della scatola nera, le telecamere interne ed esterne, il contenuto del telefono cellulare e, soprattutto, le comunicazioni tra la cabina del tram e la sala operativa di ATM.
Pietro M. ha 60 anni e quasi 35 anni di esperienza al servizio dell’azienda di trasporti milanese. Era in servizio da circa un’ora quando il tram, alle 16.11 del 27 febbraio, ha perso il controllo, saltato una fermata, imboccato a velocità elevata la curva tra viale Vittorio Veneto e via Lazzaretto e si è schiantato contro le vetrine di un ristorante giapponese. Solo l’impatto preventivo contro un grosso platano ha probabilmente evitato un bilancio ancora più tragico, impedendo il ribaltamento laterale del convoglio.
Il nodo delle comunicazioni: ha chiamato la centrale?
Il punto più delicato dell’inchiesta riguarda proprio questo: Pietro M. ha avvisato la centrale operativa di ATM delle condizioni in cui si trovava? Lunedì 2 marzo, alle 8.30, gli agenti del Radiomobile della Polizia locale si sono presentati nella sede di ATM in viale Monte Rosa 89, dove si trova la control room che monitora in tempo reale metro e mezzi di superficie, ed hanno eseguito un decreto di sequestro firmato dalla pm Elisa Calanducci e dal Procuratore Marcello Viola.
Nel documento si fa espresso riferimento alla necessità di “accertare se il conducente abbia segnalato criticità o anomalie di qualunque genere” prima del sinistro, precisando che “tali registrazioni appaiono necessarie al fine di accertare i fatti accaduti nei momenti antecedenti al verificarsi del sinistro”. Tra gli atti acquisiti figurano le registrazioni audio e i cosiddetti brogliacci, ovvero i resoconti scritti di tutte le comunicazioni intercorse tra la sala operativa e gli autisti in servizio nella giornata del 27 febbraio.
Dalle prime verifiche, secondo quanto trapelato dagli ambienti investigativi, non sarebbero emersi dialoghi che dimostrino che il conducente abbia segnalato l’infortunio al piede. Esiste però una telefonata effettuata da Pietro M. subito dopo il disastro, rivolta a un collega: poche parole, cariche di disperazione — “Male, male, male, deragliamento” — che fotografano lo stato in cui si trovava l’uomo nei momenti immediatamente successivi all’impatto.
Indagato per disastro ferroviario: verso altri iscritti nel registro degli indagati
Il conducente è formalmente indagato per disastro ferroviario colposo, omicidio colposo e lesioni colpose. Significativa la presenza, nell’imputazione, del cosiddetto “concorso anomalo” previsto dall’articolo 116 del codice di procedura penale: una formula che lascia intendere chiaramente che altri soggetti potrebbero essere presto iscritti nel registro degli indagati.
In particolare, dopo l’acquisizione dei documenti societari di ATM — tra cui l’organigramma dell’azienda — è probabile che la Procura debba iscrivere anche alcuni responsabili della sicurezza dei mezzi, sia per garantire le necessarie consulenze tecniche, sia per eventuali responsabilità gestionali legate al funzionamento dei sistemi di sicurezza a bordo del Tramlink.
Gli esami del sangue effettuati sul conducente hanno escluso la presenza di alcol o sostanze stupefacenti: un dato che, paradossalmente, non semplifica le indagini, ma le rende più complesse, poiché esclude una delle ipotesi più immediate.
Il mistero del sistema “uomo morto”: perché non si è attivato?
Al centro dell’inchiesta c’è anche un interrogativo tecnico di fondamentale importanza: perché i sistemi di sicurezza del Tramlink non sono intervenuti? Il mezzo coinvolto nell’incidente è uno dei tram di ultima generazione entrati in servizio nel capoluogo lombardo solo poche settimane prima della tragedia. Questi convogli sono dotati di tecnologie avanzate, progettate proprio per prevenire situazioni di emergenza.
Il più discusso è il sistema cosiddetto “uomo morto”, un dispositivo elettronico che richiede al conducente di premere un pulsante ogni 2,5 secondi durante la marcia per attestare la propria vigilanza. Se la pressione non avviene entro i tempi previsti, il sistema dovrebbe intervenire automaticamente attivando la frenatura d’emergenza. In base alle prime ricostruzioni, il tram non avrebbe mostrato segni di rallentamento prima di sbandare in curva: una circostanza che solleva interrogativi seri sull’effettivo funzionamento del dispositivo.
Ci sono almeno due scenari possibili, entrambi al vaglio degli esperti:
- Il malore del conducente potrebbe essere stato talmente rapido da non lasciare il tempo necessario per l’attivazione del sistema automatico.
- I sistemi di sicurezza potrebbero aver presentato un malfunzionamento tecnico, indipendentemente dalle condizioni del conducente.
A questi si aggiunge la questione dello scambio: secondo la pm, il tram avrebbe percorso il tratto finale a velocità elevata e il conducente non avrebbe effettuato il cambio di binario necessario per proseguire nella direzione prevista, finendo sulla traiettoria che ha portato alla tragedia.
Sotto sequestro: scatola nera, cellulare e documenti ATM
Gli investigatori coordinati dal comandante della Polizia locale Gianluca Mirabelli hanno già acquisito:
- La scatola nera del Tramlink, che registra parametri di velocità, frenate, accelerazioni e dati delle telecamere di bordo;
- Il telefono cellulare di Pietro M., per verificare se lo smartphone fosse in uso nei secondi precedenti al deragliamento;
- I tabulati telefonici, per ricostruire qualsiasi eventuale attività del dispositivo;
- La documentazione tecnica sul Tramlink e sullo stato dei binari;
- Le comunicazioni registrate tra la cabina e la sala operativa ATM.
Per quanto riguarda le immagini delle telecamere di bordo, quelle interne non avrebbero fornito elementi utili: la cabina del Tramlink è isolata dal resto della vettura videosorvegliata e la telecamera dell’abitacolo si attiva solo in caso di emergenza — quando ha iniziato a registrare, l’incidente era già avvenuto. Potenzialmente più utili potrebbero rivelarsi le telecamere esterne posizionate lungo il percorso finale, oltre alla dashcam di un taxi che ha ripreso parte della scena.
Le vittime e i feriti: correzione sull’identità della seconda vittima
L’incidente ha causato la morte di Ferdinando Favia, 59 anni, deceduto davanti alla propria compagna, e di un secondo passeggero di origini africane, la cui identità è ancora oggetto di accertamenti. In un primo momento era stato diffuso il nome di Abdou Karim Touré, senegalese di 56 anni, ma la Procura ha corretto l’errore: Touré era effettivamente a bordo del tram al momento dell’incidente, ma è sopravvissuto, anche se in condizioni gravi. Le ricerche dei familiari del vero secondo deceduto sono tuttora in corso.
I feriti sono 54, alcuni dei quali ancora ricoverati. Tra questi anche lo stesso conducente, dimesso dall’ospedale Niguarda con una prognosi di dieci giorni per trauma cranico riportato nell’impatto.
ATM: i primi indennizzi e la collaborazione con le autorità
Sul fronte risarcitorio, ATM ha annunciato un primo versamento di 5.000 euro per ciascuna delle persone coinvolte nell’incidente. L’azienda ha precisato che si tratta di un acconto, a cui potranno seguire ulteriori somme in base alla quantificazione definitiva dei danni subiti.
L’amministratore delegato di ATM, Alberto Zorzan, ha ribadito la piena collaborazione con le autorità: “Lavoreremo insieme alle autorità e continueremo a fornire tutti gli elementi utili agli inquirenti affinché venga fatta piena luce su quanto accaduto”. Il Comune di Milano, attraverso il sindaco Beppe Sala, ha garantito assistenza ai residenti dell’edificio colpito dal tram, temporaneamente alloggiati in hotel.
I prossimi passi dell’inchiesta
Lunedì si è tenuto un vertice in Procura tra inquirenti e investigatori per concordare le prossime mosse. Nelle prossime settimane Pietro M. verrà formalmente interrogato. La pm Calanducci e il procuratore Viola attenderanno i risultati delle consulenze tecniche — in particolare quella cinematica sulla ricostruzione della velocità e della dinamica — e l’analisi della scatola nera prima di procedere con eventuali nuovi atti.
Resta ancora aperta la questione centrale: il deragliamento fu causato da un errore umano, legato al malore del conducente, o da un malfunzionamento tecnico del Tramlink e dei suoi sistemi di sicurezza? Forse, come spesso accade nelle grandi tragedie, la risposta starà in una combinazione di entrambi i fattori.
