Il fratello della vittima è stato ascoltato il 6 maggio scorso dai pm di Pavia come testimone nella nuova inchiesta che vede Andrea Sempio come unico indagato per l’omicidio del 2007. I video esclusivi dell’interrogatorio, pubblicati oggi, mostrano un uomo fermo nelle proprie posizioni ma visibilmente scosso dalle domande degli inquirenti.
Per la prima volta il pubblico può vedere Marco Poggi, 38 anni, rispondere alle domande dei magistrati pavesi nella riapertura del caso Garlasco: un’ora e mezza di audizione in cui nega categoricamente di aver mai visto o mostrato i filmati intimi della sorella Chiara, definisce “impossibile” e “folle” lo scenario investigativo che ipotizza come Andrea Sempio sia entrato in possesso di quei contenuti attraverso una chiavetta USB sottratta in casa Poggi, e ribadisce la propria convinzione che il colpevole sia Alberto Stasi, già condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione.
L’interrogatorio: seduto davanti ai pm, le braccia conserte
Le immagini, ottenute in esclusiva dall’agenzia Adnkronos e riprese oggi da numerose testate, documentano l’audizione del 6 maggio 2026 svoltasi nel Palazzo di Giustizia di Pavia. Marco Poggi siede a una piccola scrivania di legno chiaro, davanti a un computer che registra le sue parole e a una telecamera. Dall’altro lato, le pubbliche ministere Valentina De Stefano e Giuliana Rizza, affiancate da un carabiniere. L’atteggiamento di Marco Poggi è quello di chi conosce bene le domande che gli verranno rivolte, ma che resta comunque visibilmente turbato dalla prospettiva investigativa che gli viene presentata. Le braccia spesso conserte, lo sguardo fisso verso chi lo interroga: è il terzo interrogatorio nell’ambito della nuova inchiesta.
Al centro dell’audizione c’è la questione dei video intimi che Chiara Poggi aveva registrato insieme al fidanzato Alberto Stasi e che, secondo la ricostruzione della Procura di Pavia, sarebbero stati conservati su una chiavetta USB da due gigabyte ritrovata nel cestino in vimini della cucina della villetta di via Pascoli. Proprio quei filmati, stando alla tesi accusatoria, rappresenterebbero un elemento chiave per comprendere il movente dell’omicidio del 13 agosto 2007.
Le parole di Marco Poggi: “Non riesco a darmi una spiegazione”
Quando i pm gli riferiscono che dalle indagini — e in particolare da intercettazioni ambientali captate nell’automobile di Andrea Sempio — emergerebbero elementi che farebbero ritenere quest’ultimo in possesso di un video intimo della sorella, la reazione di Marco Poggi è di evidente incredulità. “Mi sembra impossibile”, risponde. E aggiunge: “Confermo di nuovo che io non li ho visti. Non riesco a trovare una spiegazione.”
Il 38enne è categorico su un punto: lui non ha mai visto quei video, non li ha avuti sul proprio cellulare e non li ha mai mostrati ad alcun amico. Una versione che ribadisce più volte, con una coerenza che i magistrati registrano ma che non scioglie il nodo investigativo principale: come potrebbe essere che Sempio abbia avuto accesso a quei contenuti?
Quando viene letta un’intercettazione — la numero 1151 del RIT 146/2025 — in cui Sempio sembra parlare dei video intimi di Chiara, Marco Poggi reagisce con durezza: “Mi sembra una follia che lui abbia detto queste parole e che dicesse che si sentiva con Chiara. Io ho ancora tutti i miei cellulari: se volete ve li do e controllate.” E ancora: “Mi sembra folle che Andrea Sempio, sapendo già di essere indagato e intercettato, si metta ad ascoltare podcast sull’omicidio di Chiara e a commentare.”
L’ipotesi della chiavetta rubata: “Plausibile solo se assurda”
La parte più delicata dell’interrogatorio riguarda il tentativo dei pm di ottenere da Marco Poggi una spiegazione su come Sempio possa essere entrato in possesso dei filmati. Dopo una lunga esitazione, il testimone offre quella che lui stesso definisce l’unica ipotesi possibile, ma solo a condizione di poterla qualificare come “assurda”.
“L’unica spiegazione plausibile, seppure assurda — visto che nelle intercettazioni si parla di una chiavetta con video intimi — è che Sempio abbia preso una penna USB che c’era in camera di Chiara e se la sia portata a casa”, dichiara Marco Poggi ai magistrati. Poi aggiunge: “Non penso che un mio amico venga a casa e mi rubi qualcosa. Poi qualcuno se ne sarebbe accorto. Chiara se ne sarebbe accorta.”
La risposta fotografa con efficacia la posizione del fratello della vittima: è costretto ad ammettere che non sa come Sempio possa aver avuto accesso ai video, ma respinge l’unica spiegazione logica che gli viene in mente come troppo assurda per essere vera. Un cortocircuito argomentativo che non sfugge agli inquirenti, i quali nelle carte dell’inchiesta descrivono l’atteggiamento di Marco Poggi durante il confronto come “ostile”, interpretando la sua postura come una forma di “costante difesa d’ufficio” nei confronti dell’amico Sempio.
Chi è Andrea Sempio e perché è sotto indagine
Andrea Sempio è oggi il unico indagato nella nuova inchiesta aperta dalla Procura di Pavia sull’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia in via Pascoli a Garlasco, nel Pavese. La ragazza, 26 anni, fu trovata morta nell’androne della propria casa, uccisa con una serie di violenti colpi alla testa. Per quel delitto era stato condannato in via definitiva Alberto Stasi, fidanzato della vittima, con una pena a 16 anni di reclusione che sta tuttora scontando.
Sempio, amico d’infanzia di Marco Poggi e quindi conoscente della famiglia, era già stato coinvolto in un primo filone investigativo, poi archiviato nel 2017. La riapertura del caso si basa su un insieme di nuovi elementi tecnici e investigativi:
- Una traccia palmare — la cosiddetta impronta numero 33 — rinvenuta nella villetta di via Pascoli e attribuita dagli investigatori a Sempio con quindici punti di corrispondenza, considerata dagli inquirenti un’attribuzione certa (ma contestata dalla difesa dell’indagato).
- Le intercettazioni ambientali captate nell’automobile di Sempio nel 2025, in cui l’uomo — durante lunghi monologhi — avrebbe fatto riferimento ai video intimi di Chiara e a un tentativo di avvicinamento alla ragazza che sarebbe stato respinto.
- La chiavetta USB da 2 gigabyte ritrovata in un cestino di vimini della cucina della villetta, inizialmente risultata vuota nelle analisi del 2007 per effetto della cancellazione dei file, ma che nuove consulenze informatiche avrebbero riportato alla luce come supporto su cui erano stati copiati quei video intimi.
- Presunte incongruenze negli alibi forniti nel corso degli anni e anomalie nelle indagini originarie.
Secondo la ricostruzione accusatoria, Chiara Poggi avrebbe copiato i filmati sulla chiavetta a giugno 2007 per passarli a Stasi, il quale li avrebbe caricati sul proprio pc prima di restituirle il dispositivo. I video sarebbero rimasti sulla pennetta per circa un mese, prima che la ragazza a luglio li trasferisse sul suo computer personale cancellandoli dalla chiavetta. Quei file sarebbero stati poi trovati dagli investigatori in una cartella protetta da password sul pc di Chiara. L’ipotesi degli inquirenti è che la visione di quei filmati privati avrebbe scatenato in Sempio un’ossessione per la giovane, costituendo il movente del delitto.
La difesa di Sempio nega l’intera ricostruzione. L’avvocata Angela Taccia ha dichiarato che il proprio assistito non ha mai visto quei video e non ha mai scaricato nulla su alcun dispositivo, e che le frasi captate dalle microspie in auto erano semplici commenti ironici al podcast che stava ascoltando, privi di qualsiasi valore confessorio. Al proprio interrogatorio del 6 maggio, Sempio si è avvalso della facoltà di non rispondere.
La versione di Stasi e i dettagli irrisolti
Parallelamente all’interrogatorio di Marco Poggi, nelle scorse settimane erano stati diffusi anche alcuni spezzoni dell’audizione di Alberto Stasi davanti al procuratore capo di Pavia Fabio Napoleone, risalente al 20 maggio 2025 e trasmessa in parte dalla trasmissione Quarta Repubblica l’8 giugno 2026. Stasi — che sta scontando la propria condanna — ha indicato nel corso dell’audizione una serie di elementi che a suo giudizio non hanno mai trovato spiegazione convincente:
- Il muretto di cinta della villetta, trovato rotto nel punto in cui lui aveva scavalcato il giorno del ritrovamento del corpo: “Non l’ho rotto io. I carabinieri credo abbiano detto di non averlo rotto loro. Qualcuno potrebbe aver scavalcato. È un’anomalia.”
- La cenere nel posacenere: né Stasi né Chiara fumavano, i genitori di lei erano partiti da circa una settimana. La presenza di cenere non ha mai avuto una spiegazione.
- L’impronta numero 33: quando Napoleone gli ha riferito dei quindici punti di corrispondenza con l’impronta di Sempio, Stasi ha commentato: “Se lo avessimo avuto nel 2007…”, lasciando la frase sospesa.
- Lo scontrino del parcheggio conservato da Sempio per anni e poi esibito come prova di un alibi: “Io normalmente non conservo uno scontrino del parcheggio per anni. Mi aveva lasciato un po’ sorpreso.”
Stasi ha inoltre dichiarato di non aver mai conosciuto personalmente Sempio e di aver appreso la sua esistenza soltanto dopo aver letto gli atti dell’inchiesta. Sul tema dei video intimi, ha precisato che Marco Poggi gli aveva chiesto in passato se esistessero quei filmati, circostanza che contraddice — almeno nella sostanza — la versione del fratello della vittima, il quale sostiene di non aver mai parlato con nessuno di quei contenuti.
Un caso irrisolto che divide l’Italia da quasi vent’anni
Il delitto di Garlasco continua a essere uno dei casi giudiziari più discussi e divisivi della cronaca italiana degli ultimi decenni. Con una condanna definitiva in vigore a carico di Stasi e una nuova indagine che ipotizza un colpevole diverso, il caso si trova in una situazione di straordinaria complessità giuridica e investigativa. La Procura di Pavia sta costruendo un impianto accusatorio nei confronti di Sempio basato sulla convergenza di elementi tecnici, intercettazioni e testimonianze. La difesa dell’indagato contesta punto per punto quella ricostruzione.
Le immagini dell’interrogatorio di Marco Poggi diffuse oggi aggiungono un tassello visivo a un caso che finora si era nutrito principalmente di carte processuali e dichiarazioni filtrate ai media. La deposizione del fratello della vittima non scioglie i nodi del caso, ma li evidenzia con nettezza: chi era a conoscenza dei video? Come è possibile che Sempio ne parli nelle intercettazioni? La chiavetta è davvero il veicolo attraverso cui quei contenuti sarebbero circolati al di fuori della coppia Poggi-Stasi? Sono domande a cui la nuova inchiesta tenta di rispondere, mentre il processo a carico di Sempio non è ancora iniziato e la posizione di Stasi resta quella di condannato in attesa di un’eventuale revisione del proprio processo.
La trasmissione Quarto Grado, condotta da Gianluigi Nuzzi su Rete 4, dedicherà spazio questa sera agli ultimi sviluppi del caso, mentre l’interesse mediatico attorno al delitto mostra di non aver perso nulla della propria intensità a quasi vent’anni dall’omicidio.


