La Procura di Pavia deposita gli ultimi accertamenti sull’omicidio di Chiara Poggi. Per gli inquirenti il piede dell’indagato non è incompatibile con la traccia di scarpa e una Frau numero 42 risulta compatibile con le sue misure. Nuovi elementi anche sull’impronta 33 e sulle vecchie analisi dei pedali della bicicletta di Alberto Stasi.
La nuova inchiesta sul delitto di Garlasco arriva a uno dei suoi passaggi più delicati. La Procura di Pavia ha notificato ad Andrea Sempio un nuovo avviso di conclusione delle indagini preliminari per l’omicidio di Chiara Poggi, depositando gli accertamenti svolti negli ultimi mesi. Al centro del fascicolo ci sono l’impronta 33, la traccia di scarpa rinvenuta nella villetta, la ricostruzione delle tracce di sangue, nuovi approfondimenti medico-legali e un elemento inatteso relativo alle analisi genetiche effettuate nel 2007 sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi.
La posizione di Andrea Sempio resta quella di indagato e la chiusura delle indagini non equivale a una condanna e neppure, automaticamente, a un rinvio a giudizio. La difesa avrà ora la possibilità di esaminare tutti gli atti, presentare memorie e chiedere ulteriori accertamenti prima delle decisioni della Procura sull’esercizio dell’azione penale.
Allo stesso tempo, gli ultimi documenti depositati mostrano con maggiore chiarezza quale sia la ricostruzione che gli inquirenti intendono sostenere. Una ricostruzione che ruota attorno a diversi elementi tecnici che, secondo l’accusa, devono essere letti nel loro insieme.
La seconda chiusura delle indagini su Andrea Sempio
Quella notificata il 28 settembre 2026 è la seconda chiusura delle nuove indagini sull’omicidio di Chiara Poggi. Dopo una prima conclusione dell’inchiesta nel mese di maggio, la Procura aveva disposto ulteriori approfondimenti anche alla luce delle osservazioni e delle consulenze presentate dalle difese.
Gli investigatori hanno quindi riesaminato diversi aspetti della scena del crimine e della dinamica dell’aggressione, concentrandosi in particolare sulle tracce ematiche, sull’impronta 33, sulla traccia di una scarpa e sulle lesioni riportate dalla vittima.
Il capo di incolpazione nei confronti di Sempio non è stato modificato. Questo significa che gli ulteriori mesi di indagine non hanno portato la Procura a cambiare la propria impostazione generale, ma sono serviti soprattutto ad approfondire e verificare gli elementi tecnici già raccolti e le contestazioni avanzate dalle difese.
La chiusura delle indagini rappresenta comunque uno snodo decisivo: conclusa questa fase, e dopo il periodo previsto dalla legge per le iniziative difensive, i magistrati dovranno decidere se chiedere il processo.
La traccia di scarpa e la compatibilità con il piede di Sempio
Uno degli elementi destinati a ricevere maggiore attenzione riguarda la traccia di scarpa rinvenuta nella villetta di via Pascoli.
Su questo punto è importante distinguere con precisione tra ciò che è stato effettivamente stabilito e ciò che invece non può essere affermato sulla base degli accertamenti disponibili.
I consulenti della Procura hanno esaminato le osservazioni della difesa e hanno concluso che non è possibile sostenere l’esistenza di un’incompatibilità fisica tra la conformazione del piede di Andrea Sempio e la traccia di scarpa.
Successivamente è stata analizzata anche un’ulteriore consulenza trasmessa dalla difesa della famiglia Poggi. Da questa verifica è emerso che le dimensioni di una scarpa Frau numero 42 risultano compatibili con le misure del piede di Sempio.
Il concetto di compatibilità, però, deve essere interpretato correttamente. Compatibile non significa identificato. L’accertamento non dimostra da solo che quella specifica traccia sia stata lasciata da Andrea Sempio. Indica invece che, sulla base delle misure considerate, non esiste un elemento dimensionale che permetta di escluderlo.
La questione è particolarmente delicata perché la traccia di scarpa presente sulla scena del delitto era già stata valutata nel procedimento conclusosi con la condanna definitiva di Alberto Stasi. Le nuove consulenze introducono quindi un elemento che dovrà necessariamente essere confrontato con le valutazioni effettuate nei precedenti processi.
L’impronta 33 resta uno dei punti centrali dell’accusa
Un altro elemento fondamentale della nuova indagine è la cosiddetta impronta 33, individuata sul muro della scala che conduce al locale nel quale venne trovato il corpo di Chiara Poggi.
Gli approfondimenti tecnici disposti dalla Procura non avrebbero modificato le conclusioni già raggiunte dagli inquirenti: secondo la ricostruzione accusatoria, l’impronta sarebbe attribuibile ad Andrea Sempio.
La difesa aveva presentato proprie osservazioni e una consulenza dattiloscopica integrativa, ma i consulenti incaricati dalla Procura hanno ritenuto che tali elementi non introducessero novità sufficienti a modificare le precedenti valutazioni.
Un altro aspetto riguarda la possibile presenza di sangue associata alla traccia. Gli accertamenti sulle caratteristiche dell’impronta e sulla scena del crimine hanno portato gli esperti a ritenere che non possa essere esclusa l’ipotesi che chi lasciò quella traccia avesse la mano sporca di sangue.
Anche in questo caso si tratta di una valutazione tecnica che dovrà essere discussa e confrontata con le consulenze della difesa. Il suo peso probatorio sarà eventualmente valutato nell’ambito di un processo, qualora la Procura chiedesse e ottenesse il rinvio a giudizio.
Le tracce di sangue e la ricostruzione dell’aggressione
Gli ultimi approfondimenti hanno riguardato anche la distribuzione delle tracce ematiche nella villetta.
La difesa di Sempio aveva presentato una propria ricostruzione della dinamica, formulando osservazioni sul luogo e sulle diverse fasi dell’aggressione, sulla zona nella quale si trovava il telefono, sulla possibile fase di lavaggio e sui movimenti compiuti dall’aggressore dopo l’omicidio.
La Procura ha incaricato un proprio consulente di esaminare queste ipotesi. La valutazione ha distinto gli elementi sostenuti da riscontri materiali dalle ricostruzioni che, pur teoricamente possibili, non sarebbero direttamente verificabili attraverso le tracce disponibili.
È un passaggio importante perché uno dei problemi storici del caso Garlasco riguarda proprio la ricostruzione dei movimenti compiuti all’interno della casa durante e immediatamente dopo l’aggressione.
Le tracce di sangue, le impronte e la loro posizione vengono quindi analizzate non soltanto singolarmente, ma come parti di una sequenza che dovrebbe permettere di ricostruire come l’aggressore si sia mosso all’interno dell’abitazione.
Le nuove valutazioni sulle lesioni di Chiara Poggi
Un altro capitolo degli accertamenti riguarda le ferite riportate da Chiara Poggi e il tempo trascorso tra l’inizio dell’aggressione e la morte.
Secondo le nuove valutazioni medico-legali acquisite dalla Procura, le lesioni sarebbero state prodotte mentre la giovane era ancora in vita. Gli esperti hanno ipotizzato un intervallo minimo indicativamente compreso tra 15 e 30 minuti, con la possibilità che la sopravvivenza si sia protratta ulteriormente, in alcune ricostruzioni fino a circa un’ora.
La causa finale della morte viene ricondotta alla grave lesione nella regione occipitale.
Il quadro delle ferite sarebbe inoltre compatibile con una colluttazione e con la presenza di lesioni interpretabili come segni di difesa.
Anche questo aspetto potrebbe avere conseguenze importanti sulla ricostruzione complessiva del delitto, perché contribuisce a definire la durata e le modalità dell’aggressione e può essere confrontato con gli altri elementi presenti nella casa.
Il nuovo caso delle analisi sui pedali della bicicletta di Stasi
Tra gli elementi più sorprendenti contenuti negli ultimi accertamenti ce n’è però uno che non riguarda direttamente Andrea Sempio, ma Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi.
La questione riguarda il materiale genetico prelevato nel settembre del 2007 dai pedali della bicicletta Umberto Dei riconducibile a Stasi.
All’epoca un profilo genetico ottenuto dal campione era stato attribuito a Chiara Poggi. Gli approfondimenti effettuati nell’ambito della nuova indagine avrebbero però consentito di recuperare due analisi elettroforetiche eseguite il giorno successivo, il 20 settembre 2007, che avrebbero dato risultato negativo.
Secondo quanto ricostruito dagli attuali consulenti della Procura, di queste due analisi negative non sarebbe stata trovata traccia negli atti del procedimento e del successivo processo a carico di Stasi.
La scoperta nasce dagli approfondimenti dei consulenti che lavorano sulla posizione dell’ex studente della Bocconi ed è stata successivamente verificata anche dagli esperti incaricati dalla Procura di Pavia.
È un elemento potenzialmente significativo perché il presunto Dna di Chiara sui pedali della bicicletta era entrato nel complesso delle valutazioni investigative compiute all’epoca.
Ciò non significa automaticamente che la condanna di Stasi venga meno. La sentenza nei suoi confronti resta definitiva e pienamente valida finché non interviene un eventuale procedimento di revisione concluso in senso diverso.
La stessa Procura di Pavia ha precisato che non è stata avanzata alcuna richiesta alla Procura generale finalizzata alla revisione della condanna di Alberto Stasi.
Due piani giudiziari che per ora restano distinti
Il punto è essenziale per comprendere la situazione attuale. L’indagine su Andrea Sempio e l’eventuale revisione del processo ad Alberto Stasi sono due percorsi giuridicamente distinti.
Da una parte c’è una nuova indagine nella quale Sempio è accusato dalla Procura di avere avuto un ruolo nell’omicidio. Dall’altra esiste una sentenza definitiva che individua Stasi come responsabile del delitto.
La presenza di una nuova inchiesta non cancella automaticamente quella sentenza. Allo stesso modo, l’eventuale emersione di elementi favorevoli a Stasi non determina automaticamente la responsabilità di un’altra persona.
Per modificare una condanna definitiva serve un percorso giudiziario specifico, con presupposti e valutazioni autonome.
Il nodo centrale dei prossimi mesi sarà quindi capire se e in che misura gli elementi raccolti nella nuova indagine possano entrare in tensione con la ricostruzione giudiziaria diventata definitiva negli anni precedenti.
Il significato della chiusura delle indagini
L’avviso di conclusione delle indagini previsto dall’articolo 415 bis del codice di procedura penale rappresenta una garanzia per l’indagato e segnala che, secondo la Procura, la fase investigativa è sostanzialmente terminata.
Da questo momento la difesa può conoscere integralmente gli atti raccolti dagli inquirenti e ha la possibilità di utilizzare gli strumenti previsti dalla legge, tra cui presentare memorie, produrre documenti, depositare consulenze, chiedere di essere interrogata o sollecitare ulteriori attività investigative.
Soltanto dopo questa fase la Procura assumerà le proprie determinazioni definitive.
La direzione indicata dagli ultimi atti appare quella di una possibile richiesta di rinvio a giudizio, ma il passaggio non è ancora avvenuto e sarà eventualmente un giudice a valutare se gli elementi raccolti siano sufficienti per aprire un processo.
La posizione della difesa di Sempio
Gli avvocati di Andrea Sempio hanno sottolineato che il capo di imputazione non è cambiato rispetto alla precedente chiusura delle indagini e hanno annunciato l’intenzione di acquisire ed esaminare integralmente il nuovo materiale depositato.
Il confronto tra accusa e difesa si sposterà quindi sempre più sul terreno delle consulenze scientifiche: impronte, dimensioni delle calzature, analisi delle tracce ematiche, genetica e ricostruzione medico-legale.
La complessità del caso deriva anche dal fatto che molti dei reperti risalgono a quasi vent’anni fa e sono già stati oggetto, nel tempo, di numerose valutazioni tecniche e giudiziarie.
Ogni nuovo accertamento deve quindi essere confrontato non soltanto con il reperto originale, ma anche con le modalità con cui venne raccolto, conservato e analizzato e con le conclusioni formulate nei diversi procedimenti.
Un caso giudiziario che torna a cambiare prospettiva
Chiara Poggi venne uccisa nella sua abitazione di Garlasco il 13 agosto 2007. Dopo una lunghissima vicenda giudiziaria, il fidanzato Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione.
A distanza di quasi vent’anni, le nuove indagini hanno però riportato al centro dell’attenzione elementi che sembravano appartenere a un procedimento ormai concluso.
L’indagine su Andrea Sempio non rappresenta semplicemente una rilettura mediatica del caso: si tratta di un procedimento penale autonomo nel quale la Procura ha disposto nuove consulenze e rivalutato materiale proveniente dalla scena del delitto.
I punti principali emersi con la nuova chiusura delle indagini possono essere sintetizzati così:
- l’impronta 33 continua a essere attribuita dagli esperti dell’accusa ad Andrea Sempio;
- non viene ritenuta dimostrata un’incompatibilità fisica tra il piede di Sempio e la traccia di scarpa analizzata;
- una scarpa Frau numero 42 risulta dimensionalmente compatibile con le misure del suo piede;
- sono stati effettuati nuovi approfondimenti sulle tracce ematiche e sulla dinamica dell’aggressione;
- le nuove valutazioni medico-legali descrivono una colluttazione e possibili lesioni da difesa;
- sono riemerse due analisi negative del 2007 sul materiale genetico ricavato dai pedali della bicicletta di Stasi, non rinvenute negli atti del precedente procedimento.
Nessuno di questi elementi, considerato isolatamente, stabilisce una responsabilità penale. Sarà eventualmente il confronto processuale a determinarne il significato e il peso probatorio.
Cosa succede adesso
La fase che si apre dopo la notifica del nuovo avviso di conclusione delle indagini sarà determinante.
La difesa di Sempio potrà analizzare le nuove consulenze e presentare le proprie contestazioni. Solo successivamente la Procura potrà decidere come procedere.
Se verrà presentata una richiesta di rinvio a giudizio, sarà necessario un ulteriore passaggio davanti al giudice prima dell’eventuale apertura di un processo.
Parallelamente resterà aperto il tema degli elementi che riguardano Alberto Stasi. L’emersione delle analisi negative sui pedali della bicicletta potrebbe essere valutata nell’ambito delle iniziative della sua difesa, ma al momento non modifica la sentenza definitiva e la Procura di Pavia ha chiarito di non avere promosso una revisione della condanna.
Il delitto di Garlasco entra così in una nuova fase nella quale due ricostruzioni giudiziarie rischiano di dover convivere e confrontarsi: quella che ha portato alla condanna definitiva di Stasi e quella che la nuova Procura sta costruendo attorno alla posizione di Sempio.
La chiusura delle indagini non mette quindi la parola fine al caso. Al contrario, potrebbe rappresentare l’inizio del passaggio più complesso della nuova inchiesta: trasformare una lunga serie di analisi scientifiche, compatibilità e ricostruzioni in elementi capaci di reggere al confronto davanti a un giudice.


