Da Davos la presidente della Commissione Ue richiama l’accordo commerciale con Washington e avverte: nuove tariffe tra alleati sarebbero un errore. Sul dossier Artico e Groenlandia: “Sovranità non negoziabile”.
L’Unione Europea prepara una risposta “inflessibile” se gli Stati Uniti dovessero procedere con nuovi dazi nei confronti dei partner europei. Il messaggio è arrivato da Ursula von der Leyen durante il suo intervento al Forum economico di Davos, in un passaggio che intreccia commercio, sicurezza e scenari geopolitici in rapida evoluzione, con l’Artico e la Groenlandia al centro del dibattito.
Nel suo discorso, la presidente della Commissione ha voluto chiarire fin dall’inizio la cornice politica: gli Stati Uniti non sono considerati soltanto alleati, ma “amici”. Proprio per questo, secondo von der Leyen, l’idea di introdurre tariffe aggiuntive tra partner storici è un errore, perché rischia di innescare una dinamica pericolosa e difficile da controllare. Il punto, nella lettura dell’esecutivo europeo, è che un’escalation commerciale tra sponde dell’Atlantico non produrrebbe benefici strategici, ma finirebbe per avvantaggiare gli avversari comuni.
“Un accordo è un accordo”: il richiamo al patto commerciale
Uno dei passaggi chiave dell’intervento è stato il riferimento all’intesa commerciale raggiunta tra Unione Europea e Stati Uniti lo scorso luglio. Von der Leyen ha sottolineato un principio politico e diplomatico che vuole rendere vincolante: se un accordo viene siglato, va rispettato. Nel suo ragionamento, in politica come negli affari, la credibilità si misura sulla capacità di mantenere la parola data. E la stretta di mano, in questo contesto, “deve pur significare qualcosa”.
Da qui la promessa di una risposta europea che, in caso di dazi Usa, sarebbe unita e proporzionata, ma anche ferma. Il messaggio è duplice: l’Europa non cerca lo scontro, ma non intende neppure subire passivamente una decisione che considera ingiustificata e destabilizzante.
Artico e Groenlandia: sicurezza e sovranità al centro
Il dossier commerciale, però, si sovrappone a un’altra dimensione: quella strategica. Von der Leyen ha ribadito il pieno impegno europeo per la sicurezza dell’Artico, evidenziando che i membri settentrionali della Nato dispongono già di forze pronte per operare nell’area. In questa visione, la sicurezza artica non può essere costruita unilateralmente: “si può raggiungere solo insieme”, in una logica di cooperazione tra alleati e partner.
Sul fronte Groenlandia, il messaggio è stato ancora più netto. Von der Leyen ha affermato che la sovranità e l’integrità del territorio danese e groenlandese “non sono negoziabili”. Una dichiarazione che mira a fissare un confine politico preciso, soprattutto in una fase in cui l’Artico è sempre più percepito come uno spazio decisivo per rotte, risorse e presenza militare.
Accanto ai paletti politici, è arrivata anche un’indicazione economica: la Commissione sta lavorando a un aumento significativo degli investimenti europei in Groenlandia, con l’obiettivo di sostenere l’economia locale e rafforzare infrastrutture e capacità operative sul territorio. L’approccio dichiarato è quello di un lavoro “fianco a fianco” con Groenlandia e Danimarca, per capire quali strumenti possano essere messi in campo.
Nuove partnership di sicurezza: il fronte dei Paesi del Nord
Nel quadro delineato a Davos, von der Leyen ha richiamato la necessità di consolidare e ampliare le collaborazioni in materia di sicurezza con una rete di partner che include Regno Unito, Canada, Norvegia, Islanda e altri Paesi direttamente coinvolti nella stabilità del quadrante artico. Il messaggio è che l’Europa vuole essere presente e credibile, non soltanto come mercato, ma come attore geopolitico capace di costruire alleanze e sostenere la propria linea.
“Shock” come opportunità: l’idea di un’Europa più indipendente
La parte più politica del discorso arriva quando von der Leyen definisce gli shock geopolitici, come lo scontro con gli Stati Uniti sul tema Groenlandia e tariffe, un’opportunità per costruire una nuova Europa indipendente. L’idea è che non si tratti di un incidente temporaneo, ma di un cambiamento strutturale destinato a durare. Per questo, secondo la presidente della Commissione, la nostalgia non riporterà il vecchio ordine e “guadagnare tempo” sperando che tutto torni com’era non risolverà le dipendenze europee.
Per rendere più chiaro il parallelo storico, von der Leyen ha citato il 1971, quando gli Stati Uniti sganciarono il dollaro dall’oro, decretando di fatto la fine del sistema di Bretton Woods. Un evento che, pur in un contesto totalmente diverso, viene evocato come esempio di come uno shock possa cambiare l’ordine economico globale e costringere l’Europa a rafforzare il proprio potere economico e politico, riducendo vulnerabilità e dipendenze.
Cosa significa “risposta inflessibile”
Nel linguaggio politico europeo, l’espressione “inflessibile” non implica necessariamente una guerra commerciale, ma segnala che l’Ue si prepara a reagire con strumenti concreti, in base a tre criteri dichiarati:
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Unità: evitare risposte nazionali frammentate e mantenere una linea comune.
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Proporzionalità: misure commisurate all’entità dei dazi e agli impatti settoriali.
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Credibilità: difesa degli accordi esistenti e del principio che tra alleati la parola data conta.
In un contesto in cui commercio e sicurezza si sovrappongono, la dichiarazione di Davos punta a fissare una linea politica: l’Europa vuole cooperare con Washington, ma non accetta di essere trascinata in una spirale di escalation che indebolirebbe entrambi i partner e rafforzerebbe i concorrenti strategici.
