Dall’adeguamento dei pedaggi autostradali alle accise su sigarette e carburanti, il nuovo anno si avvia con una serie di rincari che incidono su famiglie, imprese e viaggiatori. Tra conferme e rinvii, ecco cosa cambia davvero.
Il 2026 si apre con una lunga sequenza di aumenti che toccano settori chiave della vita quotidiana: trasporti, consumi, turismo e finanza. Una dinamica in parte legata all’inflazione e in parte alle misure previste dalla legge di bilancio, che ridisegnano il quadro dei costi per cittadini e imprese. Accanto ai rincari, però, non mancano alcune eccezioni e rinvii che attenuano l’impatto complessivo.
Pedaggi autostradali: scatta l’adeguamento all’inflazione
Il primo fronte riguarda le autostrade, con l’adeguamento tariffario legato all’inflazione che interessa la quasi totalità delle concessioni. L’incremento medio è pari all’1,5%, una variazione che incide in modo diretto sui costi di mobilità, soprattutto per chi utilizza quotidianamente la rete autostradale per lavoro.
Non tutte le tratte, però, seguono lo stesso andamento. Restano invariate le tariffe per alcune concessionarie specifiche, mentre su altre si registrano aumenti leggermente superiori alla media. Si tratta di differenze che riflettono lo stato delle concessioni, i piani di investimento e le condizioni contrattuali ancora in essere.
Sigarette e prodotti da fumo: rincari progressivi fino al 2028
Uno degli aumenti più percepibili riguarda le sigarette e gli altri prodotti da fumo. La legge di bilancio introduce un aumento progressivo delle accise nel triennio 2026-2028, con un impatto che cresce di anno in anno.
Per le sigarette tradizionali, l’incremento medio stimato è di circa 15 centesimi a pacchetto nel 2026, destinato a salire ulteriormente negli anni successivi. La misura coinvolge tutte le fasce di prezzo e si estende anche alle sigarette elettroniche e al tabacco trinciato, segnando un ulteriore passo nella strategia di rialzo fiscale sui prodotti del tabacco.
Carburanti: diesel più caro, benzina leggermente più leggera
Sul fronte dei carburanti, il cambiamento più rilevante riguarda la parificazione delle accise tra benzina e gasolio. Da gennaio, l’accisa sulla benzina diminuisce di alcuni centesimi al litro, mentre quella sul diesel aumenta in misura corrispondente.
Considerando anche l’effetto dell’Iva, l’impatto finale si traduce in circa cinque centesimi in più al litro per il gasolio, con un effetto immediato sui costi di trasporto, in particolare per l’autotrasporto e per chi utilizza veicoli diesel per lavoro. La benzina, al contrario, registra una lieve riduzione, che però non basta a compensare l’aumento complessivo della spesa per la mobilità.
Turismo: cresce l’imposta di soggiorno
Il capitolo turismo non resta immune dai rincari. Anche nel 2026, i comuni potranno incrementare l’imposta di soggiorno fino a 2 euro per notte, caricando una parte dei costi sui visitatori che alloggiano nelle strutture ricettive.
Una disciplina speciale riguarda i territori coinvolti nei Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina 2026: nei comuni di Lombardia e Veneto situati entro 30 chilometri dalle sedi delle competizioni, l’imposta potrà arrivare fino a 5 euro a notte. Una scelta che punta a finanziare servizi e infrastrutture, ma che rischia di incidere sulla competitività delle destinazioni turistiche.
Assicurazioni: ritocchi sulle polizze accessorie
Aumenta anche la pressione fiscale sulle assicurazioni, in particolare sulle polizze accessorie legate al rischio di infortunio del conducente e all’assistenza stradale. Per i contratti nuovi o rinnovati, l’aliquota sale al 12,5%, con un incremento che, seppur contenuto, contribuisce al generale rialzo dei costi legati alla mobilità privata.
Spedizioni e acquisti online: arriva la tassa sui pacchi
Nel commercio elettronico entra in vigore il contributo di 2 euro sulle spedizioni sotto i 150 euro provenienti da Paesi extra Unione europea. La misura interessa milioni di pacchi e punta a riequilibrare il trattamento fiscale tra vendite online e commercio tradizionale, ma rischia di tradursi in un aumento dei prezzi finali per i consumatori.
Finanza: raddoppia la Tobin tax
Sul versante finanziario, raddoppia l’aliquota dell’imposta sulle transazioni finanziarie, che passa dallo 0,2% allo 0,4%. La cosiddetta Tobin tax colpisce in particolare le operazioni su strumenti finanziari e rappresenta un segnale di maggiore attenzione al contributo del settore finanziario alle entrate pubbliche.
Le eccezioni: multe ferme e alcune tasse rinviate
Accanto ai rincari, il 2026 porta con sé anche alcune buone notizie. Grazie al decreto Milleproroghe, resta sospeso per tutto l’anno l’aggiornamento biennale delle multe stradali, che quindi non subiranno aumenti.
Inoltre, vengono rinviate al 2027 sia la sugar tax sulle bevande edulcorate sia la plastic tax sulla plastica monouso, due misure più volte posticipate per evitare effetti negativi sui consumi e sull’industria.
Un’ulteriore eccezione riguarda alcuni aeroporti dell’Emilia-Romagna, dove viene confermata l’esenzione dalla tassa d’imbarco per gli scali di Rimini, Forlì e Parma, con l’obiettivo di sostenere il traffico aereo e l’economia locale.
Un quadro complesso tra esigenze di bilancio e impatto sui cittadini
Nel complesso, l’avvio del 2026 delinea un quadro articolato, in cui l’esigenza di rafforzare le entrate pubbliche si intreccia con il tentativo di limitare l’impatto sociale dei rincari più sensibili. Se alcuni aumenti appaiono inevitabili, legati all’inflazione e agli impegni di bilancio, altri rinvii e sospensioni cercano di alleggerire la pressione su famiglie e imprese.
Resta il fatto che, tra pedaggi, carburanti, sigarette e nuove imposte, il nuovo anno si apre con un conto complessivo più salato, destinato a pesare soprattutto sui consumi quotidiani e sulla mobilità.
