Il Nabu e la procura specializzata indagano su una presunta organizzazione legata a parlamentari, funzionari presidenziali e dirigenti bancari. Iryna Mudra rimossa dall’incarico mentre emergono nuovi dettagli sul caso da 150 milioni di grivne.
Una nuova e delicata operazione anticorruzione investe i vertici istituzionali dell’Ucraina e arriva fino all’Ufficio del presidente Volodymyr Zelensky. Il National Anti-Corruption Bureau of Ukraine, il Nabu, insieme alla procura specializzata Sapo, sta indagando su una presunta organizzazione criminale che, secondo l’impostazione investigativa, sarebbe stata guidata da un parlamentare in carica e da un ex deputato e avrebbe coinvolto anche alti funzionari della presidenza. Al centro dell’inchiesta compare una movimentazione di circa 150 milioni di grivne, pari a circa 3,4 milioni di dollari, collegata al pagamento di una cauzione nell’ambito di un precedente grande procedimento per corruzione. Tra le figure finite sotto i riflettori c’è Iryna Mudra, fino a poche ore prima vice capo dell’Ufficio presidenziale, rimossa dal suo incarico da Zelensky nel corso della stessa giornata.
Una nuova operazione del Nabu arriva fino all’Ufficio presidenziale
Il nuovo fronte giudiziario aperto a Kiev riguarda una presunta organizzazione criminale composta da esponenti politici e figure di primo piano dell’apparato statale. Il Nabu ha descritto l’intervento come un’operazione diretta a individuare un gruppo che avrebbe operato sotto la guida di un attuale parlamentare e di un ex membro della Verkhovna Rada, il Parlamento ucraino, con il coinvolgimento di funzionari dell’Ufficio del presidente e di rappresentanti del settore bancario pubblico.
Le attività investigative hanno interessato in particolare Iryna Mudra, che ricopriva l’incarico di vice capo dell’Ufficio presidenziale e seguiva, tra gli altri dossier, questioni giuridiche e giudiziarie. Sono state inoltre segnalate perquisizioni relative al parlamentare Vadym Stolar. Lo stesso Stolar ha confermato che gli investigatori stavano svolgendo attività nella sua abitazione, dichiarando la propria collaborazione con gli organi inquirenti.
Nel quadro dell’operazione sono comparsi anche riferimenti a un ex parlamentare e a dirigenti di una banca controllata dallo Stato. È importante distinguere, tuttavia, tra il coinvolgimento in un’attività investigativa, la formale contestazione di un’ipotesi di reato e l’accertamento di una responsabilità penale. Le accuse formulate dagli investigatori dovranno essere provate nelle sedi giudiziarie competenti e tutte le persone coinvolte devono essere considerate non colpevoli fino a una decisione definitiva.
Il nodo dei 150 milioni di grivne e il collegamento con il caso Midas
Uno degli aspetti centrali della nuova indagine riguarda una somma di 150 milioni di grivne, circa 3,4 milioni di dollari. Secondo l’ipotesi investigativa, il denaro sarebbe stato movimentato attraverso diversi conti e società con l’obiettivo di rendere disponibili i fondi necessari per una cauzione relativa a un indagato di un’altra importante inchiesta anticorruzione.
Il procedimento precedente è conosciuto come operazione “Midas” ed è legato alle indagini che hanno interessato il settore energetico ucraino e, in particolare, il sistema delle società pubbliche. Il denaro oggetto dell’attuale procedimento sarebbe stato destinato alla cauzione dell’ex ministro dell’Energia e della Giustizia Herman Halushchenko, a sua volta coinvolto nel più ampio dossier giudiziario.
Gli investigatori stanno cercando di ricostruire l’origine dei fondi, i passaggi bancari utilizzati e il ruolo attribuito alle diverse persone coinvolte. La contestazione riguarda quindi non soltanto la disponibilità della somma ma il presunto meccanismo finanziario che sarebbe stato predisposto per movimentarla e utilizzarla.
| Elemento | Quadro emerso dall’indagine |
|---|---|
| Somma contestata | 150 milioni di grivne, circa 3,4 milioni di dollari |
| Ipotesi investigativa | Presunto riciclaggio e movimentazione dei fondi destinati al pagamento di una cauzione |
| Soggetti indicati dal Nabu | Un parlamentare in carica, un ex parlamentare, un alto funzionario dell’Ufficio presidenziale e dirigenti di una banca statale |
| Inchiesta collegata | Operazione “Midas”, relativa a un più ampio scandalo nel settore energetico |
| Figura dell’Ufficio presidenziale | Iryna Mudra, rimossa dall’incarico di vice capo dell’Ufficio presidenziale |
Iryna Mudra rimossa da Zelensky dopo le perquisizioni
L’elemento politicamente più rilevante della giornata è rappresentato dalla posizione di Iryna Mudra. Poco dopo l’emergere dell’operazione anticorruzione, Volodymyr Zelensky ha firmato il decreto con cui l’ha rimossa dall’incarico di vice capo dell’Ufficio presidenziale. Nel provvedimento non è stata indicata pubblicamente una motivazione dettagliata, ma la decisione è arrivata nelle stesse ore in cui diventavano note le attività investigative che la riguardavano.
Mudra aveva assunto l’incarico nell’Ufficio presidenziale nel 2024 e si occupava soprattutto di materie giuridiche. La sua posizione istituzionale rende l’inchiesta particolarmente sensibile, perché porta nuovamente l’attività delle strutture anticorruzione all’interno della cerchia amministrativa più vicina alla presidenza.
Sulla sua situazione giudiziaria è però necessario mantenere una particolare cautela. Nel corso della giornata alcuni media ucraini, sulla base delle dichiarazioni del parlamentare Oleksiy Honcharenko, hanno riferito che Mudra sarebbe stata arrestata e condotta presso il Nabu per le procedure investigative. Successivamente, tuttavia, il legale Artem Krykun-Trush e fonti delle forze dell’ordine hanno smentito che fosse avvenuto un arresto, precisando che alla ex funzionaria era stato notificato un avviso di sospetto e che erano in corso attività investigative.
Alla luce di queste versioni contrastanti, non è corretto presentare la detenzione come un fatto definitivamente accertato. Il dato consolidato è invece che Mudra è stata interessata dalle attività del Nabu, ha ricevuto una formale contestazione nell’ambito dell’indagine ed è stata rimossa dal proprio incarico istituzionale.
Il ruolo della banca statale sotto esame
L’inchiesta non si limita alla politica. Un altro segmento riguarda Sense Bank, istituto finanziario controllato dallo Stato ucraino. Gli investigatori stanno verificando se una parte delle operazioni bancarie oggetto del procedimento sia transitata attraverso conti riconducibili alla banca e se alcuni dirigenti possano avere avuto un ruolo nel presunto sistema di trasferimento dei fondi.
La banca ha confermato che gli investigatori hanno svolto attività presso le proprie strutture e ha comunicato di stare collaborando con le autorità competenti. Anche in questo caso, l’esistenza delle perquisizioni non equivale a una prova di responsabilità dell’istituto o dei suoi dirigenti. Il punto centrale per gli inquirenti sarà stabilire se le operazioni finanziarie esaminate siano state normali transazioni sottoposte alle procedure previste oppure se vi sia stato un tentativo di aggirare i controlli sul movimento del denaro.
Proprio il possibile superamento dei sistemi di monitoraggio finanziario e antiriciclaggio rappresenta uno dei passaggi più delicati dell’indagine. In uno Stato impegnato contemporaneamente in una guerra e in un percorso di avvicinamento all’Unione europea, il funzionamento delle banche pubbliche e la capacità di controllare flussi finanziari di grande entità assumono infatti una rilevanza che va ben oltre il singolo procedimento penale.
Perché il nuovo caso pesa politicamente su Zelensky
Il presidente Volodymyr Zelensky non risulta indicato come indagato nel nuovo procedimento. Il peso politico della vicenda deriva però dal fatto che ancora una volta le attività anticorruzione raggiungono persone che hanno lavorato negli ambienti più vicini alla presidenza. È questo il punto che rende l’inchiesta potenzialmente molto più significativa di un normale caso giudiziario.
Negli ultimi mesi l’Ucraina ha attraversato una successione di procedimenti e scandali che hanno investito parlamentari, dirigenti pubblici e figure dell’amministrazione centrale. Nel dicembre precedente il Nabu aveva inoltre contestato a cinque deputati della formazione Servitore del Popolo, il partito nato attorno a Zelensky, di aver ricevuto denaro in cambio di voti parlamentari. Anche quelle accuse sono sottoposte al normale percorso giudiziario e non costituiscono condanne definitive.
Il problema per la presidenza è quindi soprattutto di credibilità istituzionale. Da una parte, il fatto che il Nabu possa intervenire su figure così vicine ai vertici del potere viene letto come una dimostrazione concreta dell’autonomia delle strutture anticorruzione. Dall’altra, la frequenza con cui le indagini interessano esponenti dell’establishment alimenta interrogativi sulla capacità del sistema politico ucraino di prevenire fenomeni di corruzione prima che debbano intervenire magistrati e investigatori.
Il precedente dello scontro sull’indipendenza di Nabu e Sapo
Il nuovo caso assume un significato ancora maggiore alla luce di quanto accaduto nell’estate del 2025, quando una modifica legislativa aveva ridotto l’autonomia del Nabu e della Sapo, attribuendo maggiori poteri al procuratore generale. La decisione provocò proteste a Kiev e in diverse città ucraine e suscitò forti preoccupazioni anche tra i partner europei di Kiev.
La pressione politica e sociale portò rapidamente a un cambio di rotta. Il Parlamento approvò una nuova normativa che ripristinò l’indipendenza delle due principali istituzioni anticorruzione, successivamente promulgata dal presidente. Quell’episodio trasformò il tema della lotta alla corruzione da questione prevalentemente giudiziaria a uno dei principali test sulla tenuta istituzionale del Paese durante la guerra.
L’operazione del 19 agosto 2026 mostra oggi quanto quella autonomia sia concreta. Il Nabu e la procura specializzata stanno infatti intervenendo in un procedimento che lambisce direttamente il centro dell’amministrazione presidenziale. Per Zelensky si tratta di un passaggio complesso: difendere l’indipendenza degli investigatori significa accettare che le indagini possano riguardare anche membri della propria squadra politica e amministrativa.
Il legame tra anticorruzione e percorso europeo dell’Ucraina
La lotta alla corruzione non è solamente una questione interna. Per l’Ucraina rappresenta uno dei temi fondamentali nel rapporto con l’Unione europea e con gli altri partner occidentali. Il rafforzamento dello Stato di diritto, l’indipendenza della magistratura e l’efficacia degli organismi anticorruzione fanno parte delle riforme considerate essenziali nel processo di integrazione europea.
Il funzionamento di Nabu e Sapo viene quindi osservato con particolare attenzione anche fuori dai confini ucraini. Kiev continua a dipendere in misura significativa dall’assistenza economica e militare occidentale mentre sostiene costi enormi per la difesa contro l’invasione russa. In questo contesto, la trasparenza nell’utilizzo delle risorse pubbliche e la capacità di perseguire eventuali abusi diventano componenti della fiducia politica tra l’Ucraina e i suoi alleati.
Questo non significa che l’apertura di un’inchiesta dimostri automaticamente una diffusione maggiore della corruzione. Può indicare anche il fenomeno opposto: istituzioni investigative sufficientemente autonome da poter intervenire su funzionari di alto livello. La valutazione complessiva dipenderà quindi non soltanto dal numero dei procedimenti aperti, ma anche dalla loro qualità, dalla trasparenza delle procedure, dal rispetto dei diritti della difesa e dalla capacità di arrivare a sentenze fondate su prove verificabili.
La crisi politica si intreccia con il cambio alla Difesa
La nuova inchiesta esplode inoltre in una fase già particolarmente tesa per la politica ucraina. Nelle stesse ore, la Verkhovna Rada ha approvato la nomina di Yevhenii Khmara a ministro della Difesa, dopo la controversa uscita di Mykhailo Fedorov. La rimozione di quest’ultimo aveva provocato manifestazioni e critiche nei confronti della presidenza.
Fedorov, figura associata negli anni precedenti alla digitalizzazione dello Stato e all’innovazione nel settore militare, ha successivamente aperto anche il tema di un possibile ritorno alle elezioni nonostante la guerra. La questione è estremamente complessa: la legislazione ucraina non consente lo svolgimento delle normali elezioni durante la legge marziale e milioni di cittadini si trovano all’estero, nelle zone occupate, sfollati all’interno del Paese oppure impegnati nelle forze armate.
L’indagine anticorruzione e il confronto politico sull’assetto del governo sono formalmente questioni separate. La loro contemporaneità, tuttavia, aumenta la pressione sul presidente e alimenta il dibattito sulla qualità della governance ucraina durante una guerra ormai prolungata. Per questo il caso del Nabu può avere conseguenze politiche superiori a quelle determinate dalla sola dimensione giudiziaria.
Le conseguenze possibili per il sistema politico ucraino
Nelle prossime settimane saranno soprattutto gli sviluppi dell’indagine a determinarne la reale portata. Le autorità anticorruzione dovranno chiarire il ruolo attribuito a ciascun soggetto, documentare l’origine e il percorso dei 150 milioni di grivne e stabilire se esista effettivamente il sistema organizzato ipotizzato nella fase iniziale dell’inchiesta.
Tra i punti da seguire ci sono:
- la definizione delle contestazioni formali nei confronti delle persone raggiunte dalle attività investigative;
- la ricostruzione dei trasferimenti finanziari collegati alla cauzione del caso Midas;
- il ruolo attribuito ai parlamentari e agli ex parlamentari indicati nel perimetro dell’operazione;
- la posizione dei dirigenti bancari e l’eventuale funzionamento di meccanismi destinati ad aggirare i controlli finanziari;
- gli sviluppi della posizione di Iryna Mudra dopo la rimozione dall’Ufficio presidenziale;
- le reazioni politiche del governo e della maggioranza parlamentare di fronte a un’indagine che coinvolge nuovamente gli ambienti del potere centrale.
Un altro aspetto decisivo sarà il comportamento della presidenza. La rimozione di Mudra rappresenta una prima risposta istituzionale, ma non chiarisce ancora quale linea adotterà Zelensky di fronte all’estensione delle indagini. Per il presidente sarà essenziale evitare sia l’impressione di un’interferenza nell’attività degli investigatori sia una conclusione anticipata sulla responsabilità delle persone coinvolte.
Una prova per lo Stato di diritto mentre continua la guerra
L’Ucraina continua a combattere una guerra su vasta scala contro la Russia e, nello stesso tempo, deve mantenere in funzione istituzioni democratiche e sistemi di controllo che in condizioni normali rappresentano già una sfida complessa. È in questa sovrapposizione tra sicurezza nazionale, politica, giustizia e gestione delle risorse pubbliche che la nuova operazione anticorruzione acquista il suo significato più ampio.
La guerra può rendere più difficili controlli e procedure, ma non elimina la necessità di verificare l’utilizzo del denaro pubblico e il comportamento dei funzionari dello Stato. Allo stesso tempo, procedimenti di questa importanza richiedono particolare rigore, perché accuse non ancora dimostrate possono produrre conseguenze politiche immediate in un Paese sottoposto a una fortissima pressione militare e sociale.
Il punto centrale sarà dunque la capacità del sistema ucraino di lasciare lavorare in autonomia Nabu e Sapo, garantendo nello stesso tempo il diritto alla difesa e la presunzione di innocenza. Se l’inchiesta porterà a prove solide, saranno i tribunali a stabilire le eventuali responsabilità. Se invece alcune delle ipotesi iniziali non troveranno conferma, dovrà essere altrettanto chiaro il percorso che avrà portato alla loro archiviazione.
Per Kiev la posta in gioco va oltre i singoli nomi. Il nuovo caso misura la capacità delle istituzioni di dimostrare che nessun livello dell’amministrazione pubblica è sottratto ai controlli, compreso quello più vicino alla presidenza. In una fase in cui l’Ucraina chiede ai propri cittadini uno sforzo eccezionale e ai partner internazionali sostegno economico e militare, la credibilità delle istituzioni resta una componente essenziale della tenuta dello Stato.


