Trump sospende i raid sulle infrastrutture energetiche iraniane per cinque giorni: “Colloqui molto buoni”. Le borse volano, petrolio giù del 10%

Il presidente americano annuncia su Truth una pausa condizionata agli esiti delle trattative in corso. I mercati europei invertono la rotta: da -2,5% a +2,7%. Ma Teheran smentisce i negoziati

Un colpo di scena ha ribaltato la giornata sui mercati finanziari globali: il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato lunedì 23 marzo la sospensione per cinque giorni di qualsiasi attacco militare contro le centrali elettriche e le infrastrutture energetiche iraniane, citando due giorni di colloqui definiti “molto positivi e produttivi” con Teheran. L’annuncio, pubblicato su Truth, ha innescato una giravolta immediata delle borse europee — passate da pesanti perdite a rialzi superiori al 2% — e ha fatto crollare il prezzo del petrolio di oltre il 10%. Sullo sfondo, però, la Repubblica Islamica smentisce qualsiasi negoziato in corso.

Le parole di Trump su Truth: il testo dell’annuncio

Poco dopo le 11 italiane di lunedì 23 marzo, Donald Trump ha pubblicato su Truth Social un messaggio che ha immediatamente cambiato il sentiment dei mercati globali. Il presidente ha scritto di essere “lieto di annunciare che gli Stati Uniti d’America e l’Iran hanno avuto, nel corso degli ultimi due giorni, conversazioni molto produttive riguardo a una risoluzione completa e totale delle nostre ostilità in Medio Oriente”.

Sulla base del “tenore e del tono di questi colloqui approfonditi, dettagliati e costruttivi, che proseguiranno per tutta la settimana”, Trump ha dichiarato di aver “dato istruzioni al Dipartimento della Guerra di rinviare qualsiasi attacco militare contro le centrali elettriche e le infrastrutture energetiche iraniane per un periodo di cinque giorni”, precisando che la pausa è “subordinata al buon esito degli incontri e delle discussioni in corso”.

Una svolta clamorosa, arrivata appena ore dopo che lo stesso Trump aveva imposto a Teheran un ultimatum di 48 ore per riaprire lo Stretto di Hormuz, minacciando in caso contrario la distruzione delle centrali elettriche iraniane. Il colpo di scena era atteso da nessuno: fino alla mattina, gli attacchi alle infrastrutture energetiche sembravano quasi certi.

Perché Trump ha fatto marcia indietro: la trappola dell’ultimatum

L’annuncio di Trump va letto anche come una mossa per uscire da una situazione diventata politicamente e strategicamente scomoda. Nelle ore precedenti, l’Iran aveva risposto all’ultimatum alzando ulteriormente la posta: il Consiglio di Difesa iraniano aveva minacciato di minare l’intero Golfo Persico in caso di invasione, mentre i Pasdaran avevano annunciato che, in risposta a un attacco alle centrali elettriche iraniane, sarebbero state colpite le centrali israeliane e quelle dei Paesi della regione che ospitano basi statunitensi.

Colpire le infrastrutture energetiche iraniane avrebbe avuto conseguenze devastanti: già in crisi per il blocco di Hormuz, i mercati energetici mondiali avrebbero subito uno shock supplementare, con effetti diretti sui prezzi di petrolio e gas, sull’inflazione e sulla crescita globale. È una cosa che Trump, con un’economia interna sotto pressione, vuole evitare a tutti i costi. Allo stesso tempo, non mantenere la parola dell’ultimatum sarebbe stato percepito come un segnale di debolezza. La soluzione trovata — rinviare di cinque giorni condizionando la pausa ai colloqui — consente al presidente di prendere tempo senza apparire in ritirata.

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, Trump si era già opposto in precedenza ad ulteriori attacchi ai siti energetici iraniani, ritenendo che Israele avesse già inviato un messaggio sufficiente con il raid al giacimento di gas di South Pars.

Teheran smentisce: “Non stiamo negoziando una tregua”

La risposta iraniana alle parole di Trump è stata immediata e di segno opposto. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha dichiarato che il suo Paese non intende negoziare una “sospensione delle ostilità”, ma soltanto una “fine duratura del conflitto” — una distinzione non secondaria, che indica come Teheran esiga garanzie strutturali e non solo una pausa tattica.

I Guardiani della Rivoluzione hanno smentito le indiscrezioni sulla disponibilità al dialogo, ribadendo che la loro posizione resta quella già espressa: in caso di attacco alle centrali elettriche, risponderanno in modo simmetrico contro le infrastrutture elettriche israeliane e dei Paesi che ospitano basi USA nella regione. “Se colpite l’elettricità, colpiremo l’elettricità”, si legge in un comunicato ufficiale dei Pasdaran.

Rimane dunque aperta la domanda su chi stia effettivamente dialogando con Washington. Secondo Axios, i contatti avvengono indirettamente attraverso Egitto, Qatar e Regno Unito, che fungono da tramite. Il primo ministro britannico Keir Starmer ha avuto domenica sera una telefonata con Trump proprio sulla necessità di riaprire Hormuz; anche il ministro degli Esteri turco Fidan ha riferito di colloqui con tutte le parti. Ma nessun contatto diretto USA-Iran è stato confermato.

L’effetto sui mercati: la giravolta in tempo reale

La reazione dei mercati finanziari all’annuncio di Trump è stata immediata e di straordinaria intensità. In pochi minuti, l’intera giornata borsistica è stata ribaltata.

Prima dell’annuncio (apertura mattutina): le borse europee avevano aperto in forte rosso, sull’onda della debolezza dei mercati asiatici. Tokyo aveva chiuso a -3,48%, Seul a -6,5%, Shanghai a -3,6%, Hong Kong a -4,16%. Il FTSE MIB di Milano era scivolato sotto quota 42.000 punti (-2,13% in apertura, con un minimo a 41.929 punti). Il petrolio WTI aveva toccato 100,68 dollari al barile, il Brent 113,70 dollari. Il gas TTF era risalito sopra 62 euro al megawattora.

Dopo l’annuncio (dalle 11:30 in poi): inversione totale. Ecco i numeri della giravolta:

Mercato / Asset Mattina (pre-annuncio) Dopo l’annuncio Variazione
FTSE MIB Milano 41.929 (-2,13%) 43.675 (+2,45%) +4,5 pp
Francoforte (DAX) -1,80% +3,30% +5,1 pp
Parigi (CAC 40) -1,49% +2,62% +4,1 pp
Stoxx 600 -1,70% +1,00% +2,7 pp
Petrolio Brent 113,70 $/barile ~103,57 $/barile -7,4%
Petrolio WTI 100,68 $/barile 90,68 $/barile -7,6%
Gas TTF Amsterdam 62,3 €/MWh <60 €/MWh -7%
Spread BTP-Bund 104,5 pb (max) 84 pb -20 pb
Oro 4.265 $ (-8,3%) 4.389 $ (+2,65%) inversione

Particolarmente significativo il caso dello spread BTP-Bund: dopo aver raggiunto in mattinata il livello massimo da maggio dello scorso anno a 104,5 punti base, ha invertito bruscamente la rotta scivolando a 84 punti base, con il rendimento del decennale italiano in discesa al 3,8%. Un sollievo immediato per i conti pubblici italiani.

Piazza Affari: da montagne russe a recupero

La seduta del 23 marzo è stata tra le più volatili dell’anno per Piazza Affari. In mattinata il FTSE MIB aveva subito perdite diffuse: bancari, industriali e titoli energetici tutti in rosso. I settori più colpiti in apertura erano stati quelli tipicamente sensibili al rischio geopolitico — banche come Unicredit, BPER, MPS, Banca Popolare di Sondrio — segnale che il mercato stava prezzando un rischio sistemico elevato, non solo settoriale.

Tra i titoli più penalizzati, Diasorin ha subito un crollo teorico fino al 24% in apertura, per poi stabilizzarsi intorno a -15%, colpita da un downgrade di Mediobanca e da risultati 2025 inferiori alle attese con guidance 2026 cauta. Sul fronte delle operazioni straordinarie, Poste Italiane ha annunciato un’OPA totalitaria su TIM dal valore di 10,8 miliardi di euro finalizzata al delisting: il titolo TIM ha guadagnato circa il 5,5% in apertura, mentre Poste cedeva oltre il 3%. Dopo l’annuncio di Trump, il listino ha recuperato tutto e oltre, chiudendo la seduta con un +2,45% a quota 43.675 punti, recuperando quasi 22 miliardi di euro di capitalizzazione.

Perché cinque giorni e non una tregua vera

È importante comprendere cosa sia e cosa non sia l’annuncio di Trump. Non si tratta di un cessate il fuoco, né di un accordo negoziato. È una pausa unilaterale e condizionata, della durata di cinque giorni, limitata a un singolo tipo di obiettivo — le infrastrutture energetiche — e subordinata esplicitamente al “buon esito degli incontri e delle discussioni in corso”. Se i colloqui non dovessero portare a progressi, l’opzione militare torna sul tavolo.

I combattimenti su altri fronti continuano: nuovi raid israeliani su Teheran hanno provocato diffusi blackout nella capitale iraniana nella notte tra domenica e lunedì. Un attacco USA ha colpito abitazioni a Khorramabad causando morti e feriti. Missili iraniani continuano ad essere lanciati verso Israele e i Paesi del Golfo, con le sirene di allarme che risuonano in Bahrein, negli Emirati Arabi Uniti e in varie zone di Israele.

La vera incognita è cosa accadrà alla scadenza dei cinque giorni. Funzionari della Casa Bianca hanno comunicato alla controparte israeliana che un’operazione militare per riaprire Hormuz potrebbe durare diverse settimane. In caso di mancato accordo, sarà necessario un “cambio di strategia”. Gli inviati di Trump Jared Kushner e Steve Witkoff stanno intanto assemblando una squadra negoziale, con Egitto e Qatar che continuano a fare da intermediari.

Il contesto: quattro settimane di guerra e Hormuz ancora bloccato

Siamo al ventiquattresimo giorno di conflitto. Lo Stretto di Hormuz — il corridoio da cui transita il 20% del petrolio mondiale e oltre il 30% del GNL globale — resta sostanzialmente impraticabile per la maggior parte delle navi commerciali. I premi assicurativi “war risk” sono ancora elevatissimi, e in molti casi le coperture sono state ritirate del tutto.

Gli effetti sull’economia reale si fanno sentire. Gli attacchi iraniani al giacimento di Ras Laffan in Qatar — cuore della produzione mondiale di gas naturale liquefatto — hanno innescato una crisi nelle forniture di elio, componente essenziale per la produzione di semiconduttori per l’intelligenza artificiale. Stazioni di servizio a corto di carburante sono apparse in Australia. Il costo alla pompa continua a salire in tutta Europa. La BCE, riunita a Sintra per il Forum sui temi di stabilità macroeconomica, affronta uno scenario di stagflazione sempre più concreto.

La pausa di cinque giorni annunciata da Trump offre una finestra. Ma come ha ricordato il ministro degli Esteri iraniano Araghchi, Teheran non è interessata a una sospensione temporanea: vuole una “fine duratura”. E quella, al momento, sembra ancora molto lontana.