Un’ora e 48 minuti davanti al Congresso diviso: economia, immigrazione, dazi e Iran al centro di un intervento record, tra standing ovation repubblicane e contestazioni democratiche
Nella notte italiana tra martedì 24 e mercoledì 25 febbraio 2026, Donald Trump ha tenuto il suo primo discorso sullo Stato dell’Unione del secondo mandato, battendo ogni record di durata con un’ora e 48 minuti di intervento davanti a Camera e Senato riuniti in seduta plenaria. Un discorso combattivo, intriso di ottimismo economico e nazionalismo, in cui il presidente ha dipinto un’America “più grande, migliore, più ricca e più forte di prima”, ignorando deliberatamente il senso di malessere economico che i sondaggi attestano nella maggioranza degli americani.
“L’età dell’oro è adesso”: il messaggio economico di Trump
Al cuore del discorso c’è stata una scommessa politica precisa: convincere gli americani che l’economia stia andando meglio di quanto non percepiscano. “La nostra nazione è tornata,” ha dichiarato Trump in apertura, usando la frase-simbolo del suo secondo mandato. “Dopo un solo anno, posso dire con dignità e orgoglio che abbiamo realizzato una trasformazione che nessuno aveva mai visto prima. Una svolta epocale. E non torneremo mai indietro.“
Il presidente ha elencato una serie di risultati: il taglio delle tasse che sta producendo rimborsi fiscali più consistenti per i contribuenti, la politica “no tax on tips” per i lavoratori del settore servizi, il calo dei prezzi della benzina e dell’inflazione rispetto ai picchi registrati negli anni precedenti, la tenuta del mercato azionario e la rivalutazione dei piani pensionistici 401(k).
Trump ha poi annunciato alcune nuove proposte in campo economico e sociale: un piano per limitare gli acquisti massicci di abitazioni da parte dei grandi investitori istituzionali, per calmierare il mercato immobiliare; la possibilità per i lavoratori privi di un piano pensionistico aziendale di investire nel fondo pensione federale riservato ai dipendenti pubblici; e uno scudo per i consumatori contro i rincari delle bollette elettriche causati dalla proliferazione dei data center per l’intelligenza artificiale.
Ha anche chiesto al Congresso di legiferare per codificare il suo piano sanitario, che prevede di redirigere i sussidi federali dalle compagnie assicurative direttamente ai cittadini — una proposta che, però, registra un sostegno tiepido anche tra i repubblicani in vista delle elezioni di midterm di novembre.
La sfida dei sondaggi: un’America che non si sente ricca
Il problema per Trump è che i numeri della sua popolarità raccontano una storia diversa da quella dipinta nel discorso. Il suo tasso di approvazione si attesta attorno al 41%, con il 57% degli americani che disapprova il suo operato. Tra gli indipendenti — gli elettori decisivi per le elezioni di midterm — la disapprovazione supera il 66%. Un sondaggio Pew Research rileva che ben il 72% degli americani considera l’economia in cattive condizioni, e due terzi bocciano la politica dei dazi.
Secondo un sondaggio del Wall Street Journal, il 56% degli elettori ritiene che Trump non abbia le priorità giuste, e il 58% disapprova la sua gestione dell’inflazione. Solo il 32%, stando a un rilevamento della CNN, pensa che il presidente stia operando nell’interesse dei cittadini comuni.
Alcuni strateghi repubblicani hanno espresso perplessità sulla scelta di tono del discorso. Matthew Bartlett, consulente politico GOP, ha osservato che celebrare i dati economici positivi senza riconoscere le difficoltà concrete degli elettori rischia di far apparire il presidente distaccato dalla realtà quotidiana. “Non sono sicuro che un discorso di tipo aspirazionale cambi la bolletta della luce, la spesa al supermercato o le rette universitarie,” ha commentato. D’altro canto, il sondaggista Wes Anderson, che lavora per il braccio elettorale dei repubblicani alla Camera, ha difeso l’approccio trumpiano: “Il ‘vi capisco, sento il vostro dolore’ non è mai stato uno stile di Trump. Non ce l’ha nel suo repertorio.”
La scelta di puntare sull’ottimismo anziché sull’empatia rappresenta una scommessa non priva di rischi in vista delle elezioni di midterm di novembre, in cui il Partito Repubblicano dovrà difendere una maggioranza risicata alla Camera. I precedenti storici non sono incoraggianti: nel 2010, Barack Obama cercò di convincere gli americani che il peggio della crisi finanziaria era alle spalle, ma i democratici persero oltre 60 seggi alla Camera.
Dazi sotto accusa: la sfida alla Corte Suprema
Uno dei passaggi più delicati del discorso ha riguardato i dazi commerciali, tema che nelle settimane precedenti aveva dominato le cronache. La Corte Suprema aveva appena emesso una sentenza che dichiarava illegale la parte più ampia del regime tariffario introdotto da Trump nel secondo mandato, un verdetto che il presidente ha definito “una decisione infelice” e “deludente” davanti ai quattro giudici supremi presenti in aula.
Trump ha comunque difeso con forza la sua politica commerciale, annunciando che i dazi “rimarranno in vigore sotto status giuridici alternativi”, e ha risposto con nuovi dazi al 15% alla sentenza. Nel suo discorso ha inquadrato i dazi come parte di una visione populista e protezionista: “Dal commercio alla sanità, dall’energia all’immigrazione, tutto era stato rubato e truccato per drenare la ricchezza dal popolo produttivo e lavoratore che fa funzionare questo paese.”
La retorica anti-establishment di Trump si è mescolata con una parziale rottura dall’ortodossia economica repubblicana tradizionale, storicamente orientata al libero mercato: il presidente ha mostrato disponibilità a intervenire direttamente sui mercati, a porre limitazioni alle grandi corporations e a proteggere i consumatori da pratiche ritenute scorrette.
Immigrazione: la battaglia con i democratici in aula
Il tema dell’immigrazione ha acceso il confronto più vivace della serata. Trump ha rivendicato con enfasi che “nessun migrante illegale è entrato negli Stati Uniti nell’ultimo anno”, affermazione accolta dagli applausi entusiasti dei repubblicani e da urla di protesta dai banchi democratici. “Bugiardo, hai ucciso degli americani,” hanno gridato le deputate Ilhan Omar (Minnesota) e Rashida Tlaib, in quello che è diventato uno dei momenti più tesi della serata.
Trump ha replicato invitando i democratici a “vergognarsi” e ha descritto i colleghi di opposizione come persone “pazze” che “stanno distruggendo il paese”. I repubblicani hanno risposto con cori di “U.S.A., U.S.A.!” mentre il presidente accusava le cosiddette “città santuario” — quelle amministrazioni locali a guida democratica che limitano la cooperazione con le agenzie federali di controllo sull’immigrazione — di ostacolare l’espulsione di criminali.
Il deputato democratico Al Green del Texas è stato allontanato dall’aula dopo aver alzato un cartello con la scritta “I neri non sono scimmie” — un riferimento diretto a un video pubblicato da Trump sui social media che ritraeva l’ex presidente Barack Obama e la moglie Michelle come primati. La tensione in aula ha rispecchiato il clima di profonda frattura politica del paese.
Il boicottaggio democratico e la risposta dell’opposizione
Circa 50 deputati democratici — quasi un quarto del gruppo parlamentare — hanno scelto di non presenziare al discorso, partecipando invece a manifestazioni di protesta organizzate a Washington. Molti hanno criticato le politiche dell’amministrazione su economia, sanità e immigrazione.
La risposta ufficiale dell’opposizione è stata affidata alla neo-eletta governatrice della Virginia Abigail Spanberger, che ha attaccato direttamente Trump accusandolo di non aver detto la verità agli americani. “Non abbiamo sentito la verità dal nostro presidente,” ha dichiarato, denunciando che l’amministrazione “ha reso la vita più difficile” per i cittadini comuni e soffermandosi su quelli che ha definito favoritismi, clientelismo e amicizie con dittatori.
La risposta democratica ha puntato soprattutto sul tema dell’accessibilità economica — i prezzi di beni primari, affitti, sanità e istruzione — come terreno su cui sfidare il governo in vista del voto di midterm.
Politica estera: Iran, Ucraina e Venezuela
Solo nella parte conclusiva, a oltre un’ora e mezza dall’apertura, Trump ha dedicato spazio alla politica internazionale. Sul fronte ucraino, il presidente ha dichiarato di aver “già risolto otto guerre” e di stare lavorando per porre fine alla nona, quella tra Russia e Ucraina, lodando i suoi inviati Steve Witkoff e Jared Kushner per gli sforzi diplomatici. Anche questa affermazione ha suscitato reazioni polemiche tra i democratici.
Il passaggio più duro ha riguardato l’Iran: Trump ha accusato Teheran di stare sviluppando missili balistici capaci di colpire le basi americane in Europa e, in prospettiva, il territorio statunitense. “Non permetterò mai all’Iran di avere l’arma nucleare,” ha dichiarato, pur aggiungendo di preferire una soluzione diplomatica. Il ministero degli Esteri iraniano ha risposto prontamente, definendo le affermazioni di Trump “grandi bugie”.
Il presidente ha anche celebrato il rovesciamento di Nicolás Maduro in Venezuela, definendo il paese sudamericano un nuovo “amico e partner” degli Stati Uniti e premiando con la Medal of Honor il militare ferito nell’operazione che ha portato alla cattura dell’ex presidente venezuelano.
I momenti simbolici: hockey, veterani e patriottismo
In linea con la sua tradizione, Trump ha costellato il discorso di momenti emotivi e simbolici. Ha invitato la squadra maschile americana di hockey — vincitrice della medaglia d’oro alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026 — che ha ricevuto l’unica standing ovation bipartisan della serata. Il presidente ha annunciato il conferimento della Medaglia presidenziale della libertà al portiere Connor Hellebuyck.
Ha assegnato la Medal of Honor a due militari: un pilota di elicottero ferito nell’operazione in Venezuela e il capitano navale E. Royce Williams, un veterano centenario della Guerra di Corea che ha ricevuto il riconoscimento a 100 anni per una missione segreta mai resa pubblica fino a tempi recenti.
Ha anche ricordato l’attivista conservatore Charlie Kirk, assassinato l’anno scorso, chiedendo un applauso per la vedova Erika Kirk presente in aula e condannando ogni forma di violenza politica.
Un discorso record in un paese diviso
Con 1 ora e 48 minuti di durata, il discorso di Trump supera il precedente record detenuto da Bill Clinton (circa 1 ora e 28 minuti nel 2000), diventando il più lungo discorso sullo Stato dell’Unione dai tempi in cui l’American Presidency Project ha iniziato a registrare tali dati, nel 1964.
La lunghezza non ha però nascosto le contraddizioni di fondo: da un lato un presidente che dipinge un’America trionfante e in piena rinascita, dall’altro un paese in cui i sondaggi attestano un malessere diffuso, tassi di approvazione in calo e una polarizzazione politica sempre più acuta. Il gap di approvazione tra favorevoli (41%) e contrari (57%) si è allargato da 2 a 16 punti rispetto all’inizio del mandato.
La sfida vera per l’amministrazione Trump, come ha sintetizzato il consulente repubblicano Ken Spain, non è tanto il discorso in sé: “I sondaggi mostrano che gli elettori mettono in dubbio se questa amministrazione abbia davvero messo al primo posto il costo della vita. Il presidente ha probabilmente fatto qualche passo avanti stanotte, ma il deficit politico da recuperare rimane consistente.”
Con le elezioni di midterm all’orizzonte e una maggioranza risicata da difendere, la posta in gioco non potrebbe essere più alta.
