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Trump devasta il vertice Nato: Spagna a pezzi, Italia bacchettata, Iran archiviato come causa persa

Ad Ankara il presidente Usa rompe gli schemi diplomatici: minaccia la fine dei rapporti commerciali con Madrid, punge Roma sulle basi militari e chiude la porta a un nuovo accordo con Teheran

Un vertice Nato che doveva certificare la coesione dell’Alleanza atlantica si è trasformato, per volontà di Donald Trump, in un lungo elenco di rancori. Ad Ankara, nella seconda giornata del summit, il presidente degli Stati Uniti ha scelto la conferenza stampa a fianco del segretario generale Mark Rutte per regolare pubblicamente i conti con alleati storici, arrivando a minacciare la rottura commerciale con la Spagna, a bacchettare l’Italia sull’uso delle proprie basi militari e a dichiarare, di fatto, morta la tregua con l’Iran.

La Spagna nel mirino: “Non voglio più avere niente a che fare con loro”

Il bersaglio principale della giornata è stato Madrid. Trump ha definito la Spagna un “partner terribile” della Nato, accusandola di non partecipare e di non pagare a sufficienza per la difesa comune. Le parole del tycoon non hanno lasciato spazio a interpretazioni: “Non vogliamo più fare affari con la Spagna”, ha detto, aggiungendo di voler “tagliare tutti i rapporti commerciali, comprese le visite”.

Il presidente americano ha rincarato la dose poco dopo, definendo il Paese iberico “un caso senza speranza” e “particolarmente ostile” rispetto ad altri alleati pure citati, ma solo di passaggio. Secondo Trump, la Spagna di Pedro Sánchez avrebbe respinto ogni forma di sostegno militare all’operazione Epic Fury, quella condotta contro l’Iran, mentre altri Paesi europei si sarebbero mossi diversamente.

Non sono mancate previsioni sul futuro dei rapporti bilaterali: “Vedrete che torneranno strisciando”, ha detto Trump, sostenendo che Madrid si renderà presto conto delle conseguenze economiche di una rottura con Washington. Il presidente ha anche difeso Rutte dalle presunte scortesie spagnole, definendolo “un brav’uomo” che starebbe subendo un trattamento ingiusto da parte del governo di Madrid.

Da segnalare che lo stesso Rutte, nel corso dell’incontro, ha in parte smentito la narrazione di Trump, ricordando che la Spagna ha comunque raggiunto la soglia del 2% del Pil in spesa per la difesa, un traguardo che il segretario generale ha attribuito anche alla pressione esercitata dallo stesso presidente americano nei mesi scorsi.

L’Italia “ha fatto molto male”: basi Usa sotto accusa

Se la Spagna ha ricevuto il trattamento più duro, l’Italia non è uscita indenne dal confronto con la stampa. Trump ha dichiarato che Roma “ha fatto molto male” nella gestione delle proprie basi militari, un riferimento diretto al mancato utilizzo “attivo” delle installazioni Usa sul territorio italiano durante l’operazione contro l’Iran. Un passaggio più contenuto rispetto agli attacchi su Madrid, ma comunque un segnale di insoddisfazione verso un alleato che Washington considerava fino a poco tempo fa tra i più affidabili.

A differenza di altre occasioni, questa volta Trump non ha chiamato in causa direttamente la premier Giorgia Meloni, limitandosi a un passaggio rapido sul tema delle basi. Il presidente ha comunque specificato di aver avuto contatti telefonici con diversi leader europei nei giorni della crisi con Teheran: “Ho parlato con Germania, Francia, Regno Unito e Italia. Non ho parlato con la Spagna”, ha precisato, come se il solo fatto di essere stati contattati rappresentasse già un’attenuante rispetto al trattamento riservato a Madrid.

Nel definire il quadro degli alleati, Trump ha inoltre lamentato che il Regno Unito non avrebbe concesso l’utilizzo di una base insulare per due settimane, aggiungendo che oltre a Italia e Spagna anche “un paio di altri Paesi” si sarebbero comportati in modo insoddisfacente durante la crisi.

“Molto arrabbiato con la Nato”: il conto da mille miliardi di dollari

Al netto delle bordate ai singoli Paesi, il nucleo del malcontento di Trump riguarda l’Alleanza nel suo complesso. Il presidente si è detto “molto arrabbiato con la Nato”, sostenendo che gli Stati Uniti avrebbero speso oltre mille miliardi di dollari in dieci anni per proteggere gli alleati europei dalla minaccia russa, senza ricevere lo stesso livello di sostegno quando Washington ne ha avuto bisogno.

“Proteggiamo loro, ma loro non ci sono per noi”, ha affermato Trump, ricordando che quando gli Stati Uniti hanno chiesto un sostegno esplicito contro quello che ha definito “il principale Stato sponsor del terrorismo”, la risposta della maggior parte degli alleati sarebbe stata negativa. Una lettura che il presidente ha esteso anche al dossier Groenlandia, definito “un grande problema” per la sicurezza americana.

Paese / Attore Giudizio di Trump
Italia “Ha fatto molto male” sull’uso delle basi militari
Spagna “Partner terribile”, “caso senza speranza”, stop ai rapporti commerciali
Regno Unito Non ha concesso l’uso di una base insulare per due settimane
Iran “Malato”, “bugiardo”, tregua considerata finita
Turchia (Erdoğan) Elogi: “Mi piace, ha steso il tappeto rosso”
Cina (Xi Jinping) “Ci ha trattato bene”, “grande ammiratore”

Iran, la tregua è finita: “Sono persone malate”

Il capitolo più delicato della conferenza stampa riguarda però il futuro dei rapporti con Teheran. Alla domanda diretta se il cessate il fuoco e il memorandum d’intesa raggiunto nelle settimane precedenti fossero da considerarsi morti, Trump non ha lasciato spazio ad ambiguità: “Per quanto mi riguarda è finita”.

Il presidente ha lasciato aperta una porta soltanto formale, spiegando che gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner potranno proseguire i colloqui se lo riterranno opportuno, ma ha chiarito di non voler più dedicare tempo personale alla questione. Durissimi i termini usati per descrivere la leadership iraniana, definita “bugiarda”, “feccia” e “gente malata”: “Fanno un accordo e poi escono a dire che non ne abbiamo mai parlato”, ha detto Trump, motivando così la rottura della fiducia.

Il presidente ha collegato l’inasprimento anche agli sviluppi militari delle ultime ore, sostenendo che gli Stati Uniti avrebbero risposto con una forza “venti volte superiore” a un attacco iraniano contro imbarcazioni nello Stretto di Hormuz, in violazione della tregua raggiunta in precedenza.

Gli elogi a Erdoğan e Xi Jinping

In netto contrasto con i toni riservati agli alleati europei, Trump ha speso parole di sincero apprezzamento per il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, ospite e padrone di casa del summit. “Mi piace Erdoğan. Ha steso il tappeto rosso. È stato straordinario”, ha detto il presidente Usa, sottolineando come la Turchia, pur essendo “una potenza militare” capace di schierarsi diversamente nella crisi regionale, abbia scelto di non intervenire contro Washington.

Ancora più sorprendente, vista la rivalità geopolitica di lungo corso, l’elogio riservato al presidente cinese Xi Jinping. Trump ha raccontato di avergli chiesto personalmente di non intervenire nel conflitto con l’Iran, nonostante Pechino riceva oltre il 50% del proprio petrolio dallo Stretto di Hormuz: “La Cina ci ha trattato bene”, ha detto, definendosi “un grande ammiratore del presidente Xi” per non aver fornito equipaggiamenti militari a Teheran durante la crisi.

Meloni intanto vede Zelensky ad Ankara

Mentre Trump distribuiva critiche e complimenti a distanza, la delegazione italiana ha proseguito i propri impegni bilaterali. Giorgia Meloni, arrivata al summit accompagnata dai ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto, ha incontrato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ribadendo il sostegno italiano a Kiev sia sul piano politico sia attraverso l’assistenza alla popolazione civile e il rafforzamento delle infrastrutture energetiche colpite dagli attacchi russi.

Un contrappunto che, nella narrazione della giornata, ha permesso al governo italiano di mostrare continuità diplomatica proprio mentre veniva bacchettato, seppur in modo contenuto, dal principale alleato atlantico.

Cosa resta del summit di Ankara

Al netto delle tensioni verbali, il vertice si è chiuso con una dichiarazione congiunta in cui i 32 Stati membri hanno riaffermato l’impegno collettivo previsto dall’articolo 5 del Trattato di Washington, definendo un attacco a uno Stato membro come “un attacco a tutti”. È stato inoltre annunciato un piano da 50 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni per lo sviluppo di capacità di precisione missilistica in Europa, iniziativa guidata dal Regno Unito.

Resta però il fatto politico più rilevante della due giorni turca: un presidente americano che, davanti alle telecamere, ha scelto di attaccare pubblicamente due alleati storici della Nato — Spagna e Italia — mettendo al tempo stesso in discussione il futuro della tregua con l’Iran e riservando aperture inattese a Turchia e Cina. Un mix che segnala quanto la politica estera di Washington resti, anche nella sua fase più istituzionale, guidata da logiche personali e imprevedibili.