Trump attacca Papa Leone XIV: “È un debole, mi deve ringraziare se è al Vaticano”

Il presidente americano scatena una guerra aperta contro il primo pontefice statunitense della storia. Sullo sfondo, le preoccupazioni sempre più diffuse sulla tenuta mentale di un presidente 79enne sempre più fuori controllo.

Un attacco senza precedenti nella storia dei rapporti tra la Casa Bianca e il Vaticano. Donald Trump ha scaricato la sua furia contro Papa Leone XIV — il primo pontefice americano nella storia della Chiesa cattolica — in un lunghissimo e durissimo post pubblicato su Truth Social mentre si trovava ancora sull’Air Force One di ritorno dalla Florida. Un episodio che solleva interrogativi non solo sullo stato delle relazioni tra Washington e la Santa Sede, ma anche sulla lucidità e stabilità psicologica di un presidente che, a 79 anni, sembra aver perso ogni freno inibitore.


L’attacco su Truth: parole senza precedenti

La notizia ha fatto il giro del mondo nella notte tra domenica 12 e lunedì 13 aprile 2026. Donald Trump ha preso di mira Papa Leone XIV, al secolo Robert Francis Prevost, il pontefice americano eletto nel maggio 2025 che aveva già mostrato in più occasioni di non voler essere succube della politica di Washington.

Nel post pubblicato sul suo social network, Trump non ha usato mezzi termini: il Papa è “debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera“. Una sentenza lapidaria, pronunciata sull’onda dell’ira, che segna una frattura inimmaginabile tra il potere temporale americano e quello spirituale della Chiesa cattolica.

Il movente dell’attacco è chiaro: Leone XIV aveva convocato una speciale veglia di preghiera nella basilica vaticana di San Pietro nelle stesse ore in cui gli Stati Uniti e l’Iran stavano tenendo colloqui di pace in Pakistan — poi falliti — e aveva condannato pubblicamente le minacce militari statunitensi, definendole “non accettabili”. Il pontefice aveva invitato i fedeli a mobilitarsi e a far sentire la propria voce ai rappresentanti politici, i “congressisti”, per usare le sue stesse parole.

Quella presa di posizione ha fatto esplodere Trump, che nei giorni precedenti aveva già minacciato l’Iran con toni apocalittici, arrivando a scrivere su Truth Social che “un’intera civiltà potrebbe morire stanotte”.


“Preferisco suo fratello Louis, è totalmente MAGA”

L’attacco non si è limitato alle questioni di politica estera. Trump ha scelto di colpire il Papa anche sul piano personale e familiare, in un gesto che molti osservatori hanno definito osceno per la sua gratuità.

Preferisco di gran lunga suo fratello Louis perché è totalmente MAGA. Lui ha capito tutto“, ha scritto il tycoon, dividendo pubblicamente una famiglia per fini politici. Trump ha poi accusato Leone XIV di “ritenere accettabile che l’Iran possieda l’arma nucleare”, una falsificazione grossolana delle posizioni vaticane, che non hanno mai legittimato l’arsenale nucleare iraniano ma si sono semplicemente opposte alla guerra come strumento per impedirlo.

Non voglio un Papa che trovi terribile il fatto che l’America abbia attaccato il Venezuela“, ha proseguito Trump, riferendosi alle operazioni militari statunitensi contro Caracas, condannate da larga parte della comunità internazionale. Il Venezuela, secondo il presidente, stava “inviando enormi quantità di droga negli Stati Uniti” e “svuotando le proprie carceri riversando nel nostro Paese assassini, spacciatori e criminali violenti”.

Il presidente ha poi toccato un argomento delicatissimo, quello delle restrizioni religiose durante il Covid-19: “Parla della paura nei confronti dell’amministrazione Trump, ma non menziona la paura che la chiesa cattolica, e tutte le altre organizzazioni cristiane, hanno provato durante il Covid, quando venivano arrestati sacerdoti, ministri di culto e chiunque altro per aver celebrato funzioni religiose.” Un argomento divisivo, utilizzato strumentalmente per screditare il pontefice agli occhi della base evangelica e tradizionalista americana.


“Leone mi deve ringraziare: senza di me non sarebbe in Vaticano”

Il passaggio più inquietante del lungo post di Trump è forse quello in cui il presidente rivendica addirittura il merito dell’elezione di Leone XIV al soglio pontificio.

Leone dovrebbe essermi grato perché, come tutti sanno, la sua nomina è stata una sorpresa sconcertante. Non figurava in nessuna lista dei papabili ed è stato scelto dalla Chiesa esclusivamente perché americano; si riteneva, infatti, che quello fosse il modo migliore per gestire il rapporto con il presidente Donald J. Trump. Se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano.”

Una rivendicazione talmente spropositata da lasciare attoniti gli osservatori diplomatici e religiosi. Trump — che pure non è cattolico, essendo di confessione presbiteriana — si è arrogato un ruolo nelle dinamiche interne al Conclave, ignorando completamente il principio della libertà della Chiesa nell’elezione del proprio Pastore.

Il presidente ha poi concluso con un invito che suona come un ultimatum: “Leone dovrebbe darsi una regolata nel suo ruolo di Papa, usare il buon senso, smettere di assecondare la sinistra radicale e concentrarsi sull’essere un Grande Papa, anziché un politico.


La risposta dei vescovi americani: “Parole denigratorie”

La reazione ecclesiale negli Stati Uniti non si è fatta attendere. Il presidente della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti, monsignor Paul S. Coakley, ha definito le parole di Trump “denigratorie verso il Papa“, in una dichiarazione sobria ma inequivocabile.

La condanna è significativa: i vescovi americani sono storicamente riluttanti a scontrarsi con il potere politico, soprattutto con un presidente che gode ancora del sostegno di ampie fasce di cattolici conservatori americani. Il fatto che abbiano scelto di reagire pubblicamente segnala quanto le parole di Trump abbiano colpito nel profondo.

Leone XIV, dal canto suo, si trova attualmente in viaggio apostolico in Africa — prima tappa l’Algeria, poi altre nazioni del continente — e non ha rilasciato dichiarazioni dirette in risposta all’attacco presidenziale.


Leone XIV e la diplomazia della pace: il contesto

Per comprendere il contesto dello scontro è utile ripercorrere le settimane precedenti. Leone XIV si è distinto sin dall’inizio del suo pontificato per un approccio diretto e coraggioso sui temi della pace e della giustizia, senza i tatticismi vaticani cui il mondo era abituato.

Durante un incontro con il Sinodo della Chiesa di Baghdad dei Caldei, il pontefice aveva dichiarato senza ambiguità: “Dio non benedice alcun conflitto.” In occasione delle festività pasquali aveva invitato “coloro che hanno il potere di scatenare guerre a scegliere invece la pace.”

Le sue parole sulle minacce di Trump all’Iran — definite “veramente inaccettabili” — hanno fatto il giro del mondo. Un papa americano che critica apertamente un presidente americano: uno scenario che sembrava fantapolitica solo pochi mesi fa.


Il contesto geopolitico: Iran, Venezuela e la diplomazia fallita

L’escalation verbale di Trump contro Leone XIV si inserisce in un quadro geopolitico sempre più caotico e instabile, gestito dalla Casa Bianca con una imprevedibilità che preoccupa gli alleati.

  • Sul fronte Iran, gli Stati Uniti hanno condotto operazioni militari e imposto un blocco navale nei porti iraniani. Il tentativo di negoziato in Pakistan è fallito, con la delegazione americana guidata dal vicepresidente JD Vance che ha lasciato Islamabad senza accordo.
  • Lo Stretto di Hormuz ha visto il traffico marittimo interrompersi nuovamente, con conseguenze sui mercati energetici globali: il gas ad Amsterdam ha aperto in rialzo del +10,45% nella mattinata del 13 aprile.
  • Sul fronte Venezuela, le operazioni militari statunitensi hanno provocato reazioni internazionali durissime, ma Trump le difende come necessarie alla lotta al narcotraffico.

In questo scenario, la voce di Papa Leone — che non comanda eserciti né dispone di arsenali nucleari, ma parla a oltre un miliardo di fedeli cattolici nel mondo — è diventata uno dei pochi contrappesi morali rimasti sulla scena internazionale. E Trump lo sa: per questo attacca.


La salute mentale di Trump: un problema che non si può più ignorare

L’attacco al Papa non è un episodio isolato. Si inserisce in una serie di comportamenti sempre più erratici che hanno alimentato, anche negli Stati Uniti, un dibattito sulla tenuta cognitiva e mentale del presidente.

A 79 anni, Trump è il presidente più anziano nella storia degli Stati Uniti. E le preoccupazioni sulla sua condizione fisica e mentale si moltiplicano. Un sondaggio Reuters-Ipsos pubblicato prima del discorso sullo Stato dell’Unione di febbraio 2026 ha rilevato che il 61% degli americani — incluso il 30% dei repubblicani — ritiene che Trump “sia diventato erratico con l’età.” Un sondaggio Washington Post-ABC News-Ipsos ha evidenziato che il 56% degli americani dubita della sua lucidità mentale e il 51% della sua salute fisica: valori in aumento rispettivamente di 13 e 23 punti rispetto al maggio 2023.

A gennaio 2026, mentre parlava al Forum Economico Mondiale di Davos, Trump ha confuso Groenlandia con Islanda almeno quattro volte. Ha rivendicato che la Norvegia aveva la sovranità sulla Groenlandia — territorio danese. Ha affermato che i leader della NATO lo chiamassero “daddy”. Ha abbandonato improvvisamente una riunione con dirigenti petroliferi per avvicinarsi alla finestra e osservare i lavori di costruzione del suo ballroom, per poi tornare al suo posto come se nulla fosse.

Il deputato democratico Jamie Raskin ha scritto direttamente al medico della Casa Bianca, il dott. Sean Barbabella, chiedendo una valutazione cognitiva completa del presidente entro il 25 aprile 2026, dopo che Trump aveva pubblicato su Truth Social frasi come “un’intera civiltà potrebbe morire stanotte, senza possibilità di ritorno” riferendosi alla crisi iraniana, e aveva parlato di “missioni di combattimento” con bambini presenti all’Easter Egg Roll alla Casa Bianca.

Gli esperti hanno ripetutamente avvertito che il presidente mostra segnali compatibili con demenza e declino cognitivo“, ha scritto Raskin. “Nei giorni scorsi abbiamo assistito a dichiarazioni pubbliche sempre più incoerenti, volatili, oscene, folli e minacciose.”

Lo psicologo Harry Segal della Cornell University ha osservato: “Quello che è allarmante è come la frequenza di discorsi bizzarri e decisioni politiche irrazionali di Trump stia aumentando. Ha mostrato segnali di demenza per almeno un anno, tra cui anomalie nell’andatura, parafasie fonemica — quando inizia una parola e non riesce a finirla — e una riduzione della complessità dei concetti espressi.”

L’analista di politica estera David Rothkopf ha descritto la situazione in termini ancora più duri, sostenendo che il cerchio ristretto attorno a Trump stia “sfruttando il vuoto mentale del presidente per portare avanti le proprie agende estreme.”

Tutto questo fa da sfondo all’attacco contro Leone XIV. Un presidente che confonde isole e continenti, che manda messaggi apocalittici nel cuore della notte, che attacca il Papa in volo sull’Air Force One — e che ora rivendica addirittura di aver contribuito alla sua elezione — non è semplicemente un politico aggressivo e spregiudicato. È qualcosa di più preoccupante.


Una rottura storica

Qualunque cosa si pensi delle posizioni politiche di Leone XIV — e le sue prese di posizione sulla pace, sull’Iran, sul Venezuela non sono prive di complessità — resta il fatto che nessun presidente americano nella storia si era mai rivolto al Papa con simile disprezzo e arroganza.

Richard Nixon, cattolico nella pratica politica, cercò sempre il dialogo con il Vaticano. Ronald Reagan strinse un’alleanza storica con Giovanni Paolo II contro il comunismo. Perfino i presidenti più in conflitto con le posizioni vaticane — si pensi ai presidenti che si opposero alla condanna della guerra in Iraq — mantennero sempre un rispetto formale nei confronti del pontefice.

Trump ha rotto anche questo tabù. E lo ha fatto non in un momento di rabbia privata, ma in un post pubblico su un social network, dal palcoscenico planetario che la presidenza degli Stati Uniti offre.

Il segnale è chiaro: per Trump non esistono istituzioni sacre, non esiste autorità morale che meriti rispetto se non si piega alla sua visione del mondo. Che si tratti della magistratura, della stampa, delle università o della Santa Sede.

Leone XIV ha scelto di essere la coscienza del mondo in un momento in cui pochi sembrano disposti a svolgere quel ruolo. Trump ha risposto con l’unico strumento che conosce: l’insulto, la delegittimazione, la minaccia velata.

La storia giudicherà chi dei due ha capito davvero il proprio tempo.