Con 555 milioni di azioni a 135 dollari l’una e una capitalizzazione da 1.750 miliardi di dollari, il debutto di SPCX ridisegna i confini della finanza. Ma dietro l’entusiasmo si celano perdite miliardarie, governance blindata e multipli di valutazione da capogiro.
Oggi, 12 giugno 2026, si scrive la storia di Wall Street. SpaceX — la società aerospaziale fondata da Elon Musk nel 2002 — fa il suo debutto ufficiale al Nasdaq con il ticker SPCX, raccogliendo 75 miliardi di dollari in quella che è già la più grande Offerta Pubblica Iniziale mai realizzata sui mercati finanziari globali. Una capitalizzazione di 1.750 miliardi di dollari che proietta SpaceX direttamente tra le dieci società più preziose al mondo, superando colossi come Saudi Aramco, Tesla, Meta e JPMorgan. Ma mentre l’entusiasmo degli investitori è alle stelle — la domanda istituzionale avrebbe già raggiunto i 250 miliardi di dollari, tre volte l’offerta — i fondamentali dell’azienda raccontano una storia più complessa: perdite in accelerazione, una fusione indigesta con l’intelligenza artificiale di xAI e una struttura di governance che di fatto svuota i diritti di voto di chiunque non si chiami Musk.
Come funziona il debutto: le fasi della giornata
Il processo di quotazione si articola in due fasi distinte. Alle 15:30 ora italiana — con l’apertura di Wall Street — prende il via la cosiddetta IPO Cross, la sessione iniziale di negoziazione dedicata agli investitori istituzionali che elaborano gli ordini al prezzo fissato di 135 dollari per azione. Per i piccoli investitori retail, l’ingresso sul mercato è atteso più tardi, indicativamente tra le 17:00 e le 19:00 ora italiana, quando si formeranno le prime quotazioni visibili sui terminali e inizierà la costruzione del grafico ufficiale del titolo.
L’ingresso di SPCX nel Nasdaq 100 — l’indice che raggruppa le cento maggiori società tecnologiche quotate sul listino americano — non avverrà però immediatamente. I requisiti tecnici di ammissione verranno verificati e appurati nei prossimi giorni, con l’inserimento formale nell’indice che seguirà a breve distanza dal debutto. Chi volesse esporsi all’azienda tramite fondi indicizzati che replicano il Nasdaq 100 potrà farlo non appena l’inclusione sarà ufficiale.
L’operazione ha una struttura finanziaria inusuale per una quotazione di queste dimensioni: Goldman Sachs guida il consorzio di banche collocatrici — affiancata da Morgan Stanley, BofA Securities, Citigroup e JP Morgan — e SpaceX ha concesso ai sottoscrittori un’opzione di sovra-assegnazione (greenshoe) di 30 giorni su ulteriori 83 milioni di azioni, che potrebbe portare la raccolta complessiva fino a 86,25 miliardi di dollari. Una seconda anomalia rispetto alle prassi consolidate: Musk ha fissato un prezzo unico di 135 dollari prima ancora di avviare il roadshow, rinunciando alla consueta fascia di prezzo orientativa. Una scelta quasi senza precedenti per una mega-IPO americana.
Una quota per i piccoli investitori: la scommessa populista di Musk
Una delle particolarità di questa IPO è la riserva del 30% dell’offerta agli investitori retail, pari a circa 22,5 miliardi di dollari in azioni. Una quota tre volte superiore alla media delle quotazioni americane, solitamente dominate dai grandi fondi istituzionali. In Italia, l’accesso al titolo sarà possibile dal 12 giugno attraverso broker internazionali regolamentati e attraverso i dossier titoli delle principali banche con piattaforme di trading integrate.
È bene tuttavia sgomberare il campo da illusioni: la riserva al retail non garantisce l’assegnazione integrale degli ordini. Con una domanda aggregata già stimata in tre volte l’offerta, le allocazioni individuali potrebbero risultare parziali o sensibilmente inferiori agli importi richiesti. I broker avvertono inoltre contro il cosiddetto flipping — la vendita rapida dei titoli subito dopo il debutto — pratica che potrebbe comportare restrizioni alle future IPO per chi vi ricorre.
La struttura del business: tre anime, un solo bilancio in perdita
Capire SpaceX significa capire che l’azienda non è più soltanto un’impresa di razzi. Con la fusione completata nel febbraio 2026 con xAI — la società di intelligenza artificiale di Musk, proprietaria del chatbot Grok e integrata con la piattaforma X — SpaceX è diventata un conglomerato con tre segmenti finanziari dal profilo radicalmente diverso.
Il segmento Space (lanci Falcon 9, Falcon Heavy, Dragon) ha generato nel 2025 ricavi per 4,1 miliardi di dollari, ma brucia capitale per lo sviluppo di Starship: 3 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo solo nel 2025 e quasi un miliardo nel solo primo trimestre 2026. SpaceX controlla oltre l’80% della massa lanciata in orbita a livello mondiale ogni anno, con un tasso di successo delle missioni superiore al 99% grazie ai razzi riutilizzabili Falcon, che hanno ridotto i costi di lancio del 95% rispetto ai concorrenti. Il programma Starship, il veicolo di nuova generazione capace di trasportare oltre 100 tonnellate di payload, è il vettore destinato alle basi lunari e ai progetti interplanetari — ma è ancora in fase di sviluppo e brucia cassa.
Il vero motore economico del gruppo è Starlink, la rete di internet satellitare a banda larga. Con oltre 10 milioni di abbonati e ricavi 2025 pari a 11,4 miliardi di dollari (+50% anno su anno), Starlink rappresenta il 61% del fatturato consolidato del gruppo e l’unico segmento in utile operativo: 4,4 miliardi nel 2025. È l’ancora di salvezza contabile dell’intera azienda.
Il terzo segmento, xAI, è quello che ha trasformato i conti di SpaceX da profittevoli a pesantemente deficitari. Nel 2025 l’attività di intelligenza artificiale ha registrato ricavi per 3,2 miliardi di dollari ma una perdita operativa di 6,36 miliardi. Nel solo primo trimestre 2026, i costi di xAI ammontano a 2,5 miliardi di dollari. La tesi industriale — i margini di Starlink finanziano le ambizioni nell’AI, in attesa che i data center orbitali diventino realtà — è suggestiva, ma ancora tutta da verificare.
I numeri che fanno scricchiolare i fondamentali
Il quadro finanziario consolidato dice una cosa sola con grande chiarezza: SpaceX perde denaro, e lo perde sempre più velocemente. Nel 2025 la società ha registrato ricavi complessivi per 18,67 miliardi di dollari (+33% sul 2024), ma ha chiuso con una perdita netta di 4,94 miliardi di dollari e una perdita operativa di 2,59 miliardi. Nel primo trimestre 2026 la situazione è peggiorata: ricavi a 4,69 miliardi (+15% annuo) ma perdita netta balzata a 4,28 miliardi di dollari, rispetto ai soli 528 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente. Il prospetto S-1 depositato alla SEC — il documento obbligatorio per la quotazione — riporta perdite cumulate per 41,3 miliardi di dollari al 31 marzo 2026. Lo stesso documento ammonisce esplicitamente: «Abbiamo una storia di perdite nette e potremmo non raggiungere la redditività in futuro».
Il principale strumento per valutare un’azienda priva di utili è il rapporto Price/Sales (P/S), che confronta la capitalizzazione di mercato con il fatturato annuale. Ebbene, a 1.750 miliardi di capitalizzazione su 18,7 miliardi di ricavi, SpaceX si quota a circa 93-95 volte le vendite degli ultimi dodici mesi. Per capire cosa significhi questo numero, ecco un confronto con altri titoli di riferimento:
| Società | Rapporto Price/Sales | Note |
|---|---|---|
| SpaceX (IPO 2026) | ~93-95x | Perdite in accelerazione |
| Tesla | ~16x | Considerato sopravvalutato |
| Media S&P 500 | ~3,4x | Benchmark di mercato |
| Saudi Aramco (IPO 2019) | <2x | Utili decine di miliardi/anno |
Il confronto con Saudi Aramco è particolarmente illuminante: il colosso petrolifero saudita si quotò nel 2019 raccogliendo 29,4 miliardi di dollari a una valutazione simile a quella di SpaceX — ma con utili reali di decine di miliardi l’anno. SpaceX oggi chiede la stessa valutazione bruciando cassa a ritmo crescente. Gli analisti di alcune delle principali piattaforme finanziarie parlano senza mezze misure di sopravvalutazione estrema: i numeri, da soli, non lasciano spazio a interpretazioni alternative.
Il problema xAI: la fusione che ha trasformato i conti
La decisione di fondere SpaceX con xAI nel febbraio 2026 ha avuto un impatto immediato e devastante sui risultati trimestrali. Prima dell’integrazione, il segmento Starlink stava generando utili operativi sufficienti a sostenere l’espansione della costellazione satellitare e i costi di sviluppo di Starship. Dopo la fusione, il peso delle infrastrutture di intelligenza artificiale — data center, sviluppo di Grok, espansione di X — ha ribaltato il bilancio.
La logica industriale dichiarata da Musk è che l’infrastruttura spaziale di SpaceX (satelliti, capacità di lancio) e quella di xAI (data center, reti di calcolo) possano convergere verso i cosiddetti data center orbitali — strutture computazionali ospitate nello spazio, alimentate dall’energia solare e collegate a terra tramite la rete Starlink. È una visione ambiziosa che affascina gli analisti più speculativi. Il rovescio della medaglia è che si tratta di un’ipotesi ancora non verificata, che aggiunge un ulteriore strato di incertezza a una società già in perdita. Chi compra SPCX acquista oggi tre business contemporaneamente — lanci, satelliti e intelligenza artificiale — insieme a tutte le perdite di ciascuno.
La governance che esclude il mercato: i diritti di voto di Musk
C’è un altro elemento che diversi analisti e gestori di fondi internazionali considerano un fattore di rischio strutturale: la struttura azionaria a doppia classe. Le azioni di Classe A — quelle offerte al pubblico nell’IPO — conferiscono un diritto di voto per titolo. Le azioni di Classe B, detenute da Musk, ne conferiscono dieci per titolo. Il risultato è che Elon Musk mantiene oltre l’82% dei diritti di voto complessivi dell’azienda, nonostante abbia ceduto una quota del capitale. In termini pratici: chi acquista SPCX non ha alcun potere reale sulla governance aziendale.
Il CEO di un importante fondo di investimento nordeuropeo ha definito SpaceX «fortemente sopravvalutata» e ha dichiarato che la struttura di governance la rende di fatto non investibile per il suo portafoglio. La scelta di Musk di non vendere le proprie azioni nell’IPO — annunciata pubblicamente nelle settimane precedenti — viene letta dal mercato in modo ambivalente: da un lato segnala fiducia nel progetto e continuità strategica; dall’altro consolida una concentrazione del potere decisionale che non ha precedenti nelle mega-quotazioni recenti.
Il contesto: l’anno delle grandi IPO tech
Il debutto di SpaceX non avviene nel vuoto. Il 2026 si preannuncia come l’anno delle IPO record dell’intelligenza artificiale: OpenAI e Anthropic hanno depositato i rispettivi prospetti e si preparano ad approdare in borsa nei prossimi mesi. SpaceX fa da apripista, testando la capacità dei mercati di assorbire valutazioni di nuova generazione. Se il debutto di SPCX andrà bene, le quotazioni di OpenAI e Anthropic beneficeranno di un sentiment favorevole. Se il titolo dovesse deludere nelle prime settimane, l’effetto potrebbe essere frenante sull’intero segmento.
Una ricerca di Truist Wealth su 30 importanti IPO degli ultimi 15 anni ha mostrato che le azioni delle società appena quotate tendono in media a scendere del 9% nel primo anno, con la metà che non riesce a chiudere il periodo in territorio positivo. La storia delle mega-IPO di piattaforme tecnologiche non è particolarmente incoraggiante: Uber (2019) è rimasta sotto il prezzo IPO per anni prima di trovare un equilibrio; Facebook ha bruciato il 50% del valore nelle prime settimane di contrattazione prima della rimonta. Il mercato non premia automaticamente la grandezza.
Rialzisti vs. ribassisti: le due tesi a confronto
Il dibattito tra analisti si è polarizzato attorno a due narrazioni opposte, entrambe internamente coerenti.
I rialzisti puntano sul monopolio di fatto che SpaceX detiene nei lanci commerciali — più lanci di tutti gli altri operatori mondiali messi insieme — sulla crescita verticale di Starlink (10 milioni di abbonati, +50% di ricavi anno su anno) e sul potenziale dirompente dei data center orbitali. La tesi è che si stia acquistando non un’azienda di oggi, ma l’infrastruttura del futuro dello spazio commerciale e dell’intelligenza artificiale distribuita. La domanda istituzionale — stimata in 250 miliardi di dollari contro un’offerta di 75 miliardi — sembra dare loro ragione, almeno nel breve periodo.
I ribassisti replicano con i numeri: un rapporto P/S a 95x è semplicemente insostenibile per un’azienda in perdita, indipendentemente da quanto brillante sia la visione. Sottolineano che il mercato sta scontando anni di crescita futura non ancora concretizzata, lasciando pochissimo margine di errore. Ricordano che la fusione con xAI ha trasformato un’attività redditizia in una macchina che brucia cassa a ritmo accelerato. E avvertono che la dipendenza dalla figura di Musk — con la sua agenda pubblica sempre più controversa e il suo coinvolgimento in politica — è un fattore di rischio difficilmente quantificabile.
Cosa aspettarsi oggi e nelle prossime settimane
La giornata odierna sarà caratterizzata da alta volatilità nella fase di apertura delle negoziazioni retail. Il mercato secondario — quello su cui opereranno i piccoli investitori — potrebbe aprire con un premio significativo rispetto al prezzo IPO di 135 dollari, spinto dall’eccesso di domanda istituzionale. Ma i precedenti insegnano che i premi di apertura delle IPO ad alto hype tendono a rientrare rapidamente.
Nel medio termine, i fattori che determineranno l’andamento del titolo saranno essenzialmente tre:
- La velocità con cui Starlink continuerà a crescere e a generare cassa sufficiente a coprire le perdite di xAI e i costi di sviluppo di Starship.
- I progressi di Starship: se il veicolo di nuova generazione raggiungerà la piena operatività commerciale, il mercato dei lanci pesanti potrebbe essere rivoluzionato a favore di SpaceX.
- La capacità di xAI di monetizzare l’integrazione con l’infrastruttura spaziale, trasformando le perdite attuali in posizioni di mercato difendibili nell’AI.
Se uno di questi tre motori dovesse deludere le aspettative incorporate nel prezzo di 135 dollari — che implica anni di crescita robusta e ininterrotta — la correzione potrebbe essere severa. Non perché l’azienda sia cattiva: SpaceX è probabilmente la società tecnologica più straordinaria del mondo in termini di esecuzione industriale. Il problema, come spesso accade, non è la qualità dell’azienda. È il prezzo che si paga per essa.
SpaceX fa oggi la storia della finanza. Che faccia anche la storia degli investitori dipenderà da quanto il futuro che promette arriverà presto — e a che costo.
Meta Description SEO: SpaceX debutta al Nasdaq con l’IPO più grande della storia: 75 miliardi raccolti, ma conti in rosso e P/S a 95x. Tutto quello che c’è da sapere.



