L’ultima rilevazione settimanale di SWG per il TG La7 certifica il sorpasso del partito di Vannacci sul Carroccio e consolida una tendenza che ridisegna gli equilibri interni al centrodestra a oltre un anno dalle elezioni.
Il sondaggio SWG commissionato dal TG La7 e pubblicato il 29 giugno 2026 consegna un’istantanea inequivocabile della politica italiana: Fratelli d’Italia resta il primo partito ma continua a perdere consensi, il Partito Democratico rimane stabile al secondo posto, e la vera notizia della settimana è il definitivo sorpasso di Futuro Nazionale sulla Lega. Il partito fondato dal generale Roberto Vannacci sale al 5,6%, superando il Carroccio di Matteo Salvini fermo al 5,4%. Un dato che non è solo statistico: fotografa una trasformazione profonda dell’offerta politica nel campo del centrodestra, con implicazioni che si proiettano già verso le elezioni politiche previste nell’autunno 2027.
I numeri della settimana: la tabella completa
La rilevazione, condotta da SWG S.p.A. con tecnica mista CATI-CAMI-CAWI su un campione di 1.200 soggetti maggiorenni residenti in Italia nel periodo compreso tra il 24 e il 29 giugno 2026, presenta un margine di errore statistico del 2,8% al livello di confidenza del 95%. I dati fotografano gli orientamenti di voto in caso di elezioni immediate e vengono confrontati con la rilevazione della settimana precedente, datata 22 giugno.
| Partito | Stima 29/6/2026 | Stima 22/6/2026 | Trend |
|---|---|---|---|
| Fratelli d’Italia | 27,3% | 27,7% | −0,4 |
| Partito Democratico | 21,8% | 21,8% | — |
| Movimento 5 Stelle | 13,3% | 13,2% | +0,1 |
| Forza Italia | 7,2% | 7,4% | −0,2 |
| Verdi e Sinistra (AVS) | 6,4% | 6,6% | −0,2 |
| Futuro Nazionale | 5,6% | 5,3% | +0,3 |
| Lega | 5,4% | 5,4% | — |
| Azione | 3,5% | 3,7% | −0,2 |
| Italia Viva | 2,4% | 2,5% | −0,1 |
| Altre Liste | 2,4% | 2,0% | +0,4 |
| +Europa | 1,5% | 1,6% | −0,1 |
| Noi Moderati | 1,2% | 1,0% | +0,2 |
| Sud chiama Nord | 1,0% | 0,9% | +0,1 |
| Avanti PSI | 1,0% | 0,9% | +0,1 |
| Non si esprime | 28% | 27% | +1% |
Tra i partiti minori, la settimana registra andamenti differenziati: Azione perde lo 0,2%, mentre Italia Viva e Più Europa cedono ciascuna un decimo di punto. In controtendenza Noi Moderati, che recupera lo 0,2%, insieme a Sud chiama Nord e Nuovo PSI, entrambi in crescita di un decimo. Le Altre Liste segnano un più deciso +0,4%. Aumenta invece di un punto la percentuale di chi non si esprime, segnale di una mobilità dell’elettorato non ancora orientata verso scelte definitive.
Fratelli d’Italia: primo partito, ma in frenata costante
Fratelli d’Italia si conferma saldamente in testa con il 27,3%, ma il segno meno davanti al trend settimanale — meno 0,4 punti rispetto al 22 giugno — non è una novità. Il partito della presidente del Consiglio Giorgia Meloni accumula da settimane piccole ma continue erosioni. Nel corso degli ultimi due mesi il partito ha ceduto quasi un punto pieno rispetto ai valori di inizio maggio, quando oscillava tra il 28% e il 28,5%. La flessione non intacca il primato, ma segnala che una quota dell’elettorato di centrodestra si sta riposizionando altrove — e la direzione prevalente di questo spostamento porta il nome di Roberto Vannacci.
La perdita non è attribuibile a una singola causa. Tra i fattori che gli analisti segnalano con più frequenza figurano la crescente competizione interna alla coalizione, alcune tensioni sul fronte internazionale — in particolare il confronto acceso con l’amministrazione Trump sulla questione di Sigonella e del dossier Iran — e una percezione di governo che, pur reggendo nei sondaggi sulla leadership personale di Meloni, mostra qualche crepa nella valutazione complessiva dell’esecutivo. Secondo la rilevazione Ipsos per il Corriere della Sera degli ultimi giorni, l’indice di gradimento del governo è comunque in leggero recupero, mentre quello personale della premier sale di due punti grazie anche allo scontro pubblico con Washington, che ha consolidato la sua immagine agli occhi di una parte dell’opinione pubblica come leader capace di tenere la posizione.
Il sorpasso di Futuro Nazionale: Vannacci supera la Lega
Il dato più rilevante della settimana è il definitivo sorpasso di Futuro Nazionale sulla Lega. Con il 5,6% — più tre decimi rispetto alla settimana precedente — il partito fondato dall’ex generale Roberto Vannacci si porta davanti al Carroccio, fermo al 5,4%. Non si tratta di un evento isolato: da settimane diverse rilevazioni — SWG, Ipsos, Tecnè, Supermedia AGI/YouTrend — mostrano la stessa traiettoria, anche se con valori assoluti talvolta differenti a seconda della metodologia adottata.
La crescita di Futuro Nazionale si alimenta in modo trasversale all’interno dell’area di centrodestra. Gli analisti concordano nel segnalare che i nuovi consensi del partito provengono prevalentemente da ex elettori della Lega, da una quota di delusi di Fratelli d’Italia e da una frangia dell’ex voto pentastellato che aveva già transitato verso il centrodestra nelle elezioni precedenti. Il sondaggio dell’Osservatorio Delphi, realizzato da Piave digital agency e Sigma Consulting, colloca addirittura Futuro Nazionale al 7,2% in alcune rilevazioni più recenti, ponendolo come quinta forza politica del Paese. Pur con le inevitabili differenze tra un istituto e l’altro, il trend è unanime: Vannacci cresce, la Lega si contrae.
La crescita del movimento del generale non si ferma alla dimensione numerica. Ha già in mente il prossimo obiettivo dichiarato: superare Forza Italia, attualmente attestata intorno all’8% secondo le stime medie. Come ha dichiarato a margine un esponente di primo piano del partito, raggiungere Forza Italia significherebbe rendere il centrodestra autosufficiente rispetto a un partito considerato troppo condizionato dagli equilibri europei. Un’ambizione che, a oltre un anno dalle elezioni, resta ancora sulla carta ma che ridefinisce già il peso politico di Vannacci nella trattativa sulla composizione della futura coalizione.
La Lega di Salvini: stabile, ma sotto pressione
La Lega si ferma al 5,4%, invariata rispetto alla settimana precedente. La stabilità del dato, però, non deve ingannare: il Carroccio si trova ormai ai valori più bassi degli ultimi anni, lontanissimo dai picchi che lo avevano portato oltre il 30% nelle stagioni d’oro di Matteo Salvini. Il tema Vannacci è entrato direttamente nel dibattito interno al partito, con settori del nord sempre più insofferenti verso la gestione corrente della linea politica.
Salvini ha scelto la linea del pragmatismo pubblico: dichiarando di non essere preoccupato per i sondaggi e di guardare solo alle urne del 2027. In privato, tuttavia, la situazione è più complessa. Il leader leghista sta attraversando una fase di riposizionamento che passa anche dalla legge elettorale — di cui Lega è relativamente protagonista come forza di governo — e da un rilancio sui temi della sicurezza e dell’immigrazione che restano il cuore identitario del partito. Il tentativo è distinguersi senza scontrarsi apertamente con Vannacci, nella consapevolezza che un’escalation del conflitto interno al centrodestra potrebbe rivelarsi un regalo per l’opposizione.
Secondo alcuni sondaggi, una quota degli italiani non considera Vannacci un valore aggiunto per la coalizione, e anzi lo associa a posizioni divisive. Ma sul piano del consenso puro, le cifre parlano chiaro: il partito del generale ha già superato quello del ministro delle Infrastrutture, e l’obiettivo dichiarato di tornare sopra il 10% che Salvini si è pubblicamente fissato appare, allo stato attuale, una sfida impegnativa.
Il centrosinistra: il PD tiene, M5S in lieve crescita
Sul fronte dell’opposizione il quadro è più stabile, anche se non privo di elementi di interesse. Il Partito Democratico di Elly Schlein si conferma al 21,8%, invariato rispetto alla settimana scorsa. Il dato consolida la posizione del PD come principale forza d’opposizione, a quasi sei punti di distanza da FdI — un gap ampio ma che si è andato progressivamente riducendo rispetto ai valori della scorsa legislatura.
Il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte guadagna un decimale, portandosi al 13,3%. La crescita è contenuta ma costante nelle ultime settimane. Il M5S sembra aver stabilizzato la propria base elettorale dopo le turbolenze degli anni precedenti, e si colloca ormai saldamente come terza forza politica del Paese, davanti a tutti i partiti della maggioranza di governo con la sola eccezione di FdI e PD.
Alleanza Verdi e Sinistra — riportata nel sondaggio come Verdi e Sinistra — cede due decimali e scende al 6,4%. Il risultato va letto alla luce del panorama delle forze progressive: AVS aveva raggiunto nelle scorse settimane valori superiori al 6,5%, e la flessione attuale riporta il partito di Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni su posizioni più consolidate. La distanza da Futuro Nazionale si riduce ulteriormente, rendendo sempre più significativa la questione delle alleanze in vista del 2027.
Il quadro delle coalizioni: chi vince se si vota oggi
Il dato che più preoccupa il centrodestra non è quello dei singoli partiti, ma quello delle coalizioni. Le simulazioni condotte dai principali istituti di sondaggio mostrano uno scenario di sostanziale parità o leggero vantaggio per il campo progressista nel caso in cui Futuro Nazionale restasse fuori dalla coalizione di governo. Secondo la Supermedia AGI/YouTrend aggiornata all’ultima settimana di giugno, il campo progressista comprendente PD, M5S, AVS, +Europa e Italia Viva arriverebbe intorno al 44,5%, mentre il centrodestra nell’attuale perimetro si fermerebbe intorno al 43%.
La variabile decisiva è quindi proprio Vannacci. Con l’apporto di Futuro Nazionale, il centrodestra tornerebbe in vantaggio, avvicinandosi o superando la soglia del 47-48%. Senza, sarebbe il campo largo a prevalere — almeno sulla base degli attuali orientamenti. Questo spiega perché la trattativa sull’eventuale ingresso di FN nella coalizione sia già, di fatto, il tema politico più rilevante degli ultimi mesi, pur in assenza di una data elettorale definita.
Meloni ha finora evitato di prendere posizioni pubbliche nette sul tema. Anche Tajani, da parte sua, mantiene un profilo prudente. Nel centrodestra prevale la consapevolezza che una coalizione allargata a Vannacci potrebbe vincere le elezioni ma complicare la fase di governo, in particolare sul fronte delle relazioni internazionali e degli equilibri con Bruxelles — dove alcune delle posizioni di Futuro Nazionale risultano apertamente conflittuali con la linea ufficiale dell’esecutivo.
I partiti minori e gli indecisi
Nel segmento dei partiti al di sotto della soglia di sbarramento o nelle sue prossimità, la settimana registra movimenti limitati. Azione di Carlo Calenda cede lo 0,2%, confermando una tendenza alla volatilità che ne ha caratterizzato il percorso negli ultimi mesi. Italia Viva di Matteo Renzi e Più Europa cedono ciascuna un decimo.
In risalita Noi Moderati, +0,2%, e due formazioni minori come Sud chiama Nord e il Nuovo PSI, entrambe a +0,1%. Le Altre Liste aggregate guadagnano lo 0,4%, dato che potrebbe segnalare un certo fermento nell’area dei partiti non ancora pienamente strutturati — tra cui, in prospettiva, il neonato Partito Liberal Democratico di Luigi Marattin, che alcune rilevazioni iniziano già a includere.
Cresce di un punto la percentuale di chi non si esprime. È un segnale da non sottovalutare: l’area degli indecisi o di chi sceglie deliberatamente di non indicare un’intenzione di voto rappresenta in questa fase un bacino potenzialmente più ampio e mobile rispetto alla stagione immediatamente post-elettorale. Con le elezioni politiche ancora lontane oltre un anno, è normale che una parte dell’elettorato rimanga in una zona di attesa.
Verso il 2027: le variabili ancora aperte
Il sondaggio del 29 giugno chiude un semestre politicamente denso, durante il quale il panorama dei consensi si è trasformato in modo più significativo di quanto i numeri settimanali, presi singolarmente, possano suggerire. La crescita di Futuro Nazionale, il lento logoramento della Lega, la tenuta del PD e la stabilizzazione del M5S disegnano un sistema politico in riequilibrio, con almeno tre variabili strutturali ancora aperte.
La prima è il destino di Futuro Nazionale: dentro o fuori il centrodestra alle prossime elezioni. La risposta a questa domanda determinerà in misura significativa il risultato del 2027. La seconda variabile è la tenuta del campo progressista: le alleanze tra PD, M5S e formazioni minori sono ancora incompiute sul piano programmatico, e la scelta di un leader o di una piattaforma comune non è ancora avvenuta. La terza è il comportamento degli indecisi, che nelle ultime rilevazioni tornano a crescere: una riserva di consensi che potrebbe orientarsi in modo imprevedibile man mano che la campagna elettorale si avvicina.
Nel frattempo, il sondaggio SWG del 29 giugno consegna un’immagine chiara di dove si trova oggi l’Italia politica: un paese con un centrodestra che vale ancora complessivamente più dell’opposizione, ma che al suo interno sta vivendo una redistribuzione profonda del potere tra i partiti. E al centro di questa redistribuzione, sempre più spesso, c’è il generale Vannacci.
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