La rilevazione del 20 luglio 2026 conferma il primato del partito di Giorgia Meloni, ma fotografa una destra più frammentata e un’opposizione ancora senza un baricentro unico.
Fratelli d’Italia resta nettamente il primo partito, il Partito Democratico perde due decimali e il Movimento 5 Stelle recupera terreno. Il dato politicamente più significativo arriva però da Futuro Nazionale: la formazione guidata da Roberto Vannacci raggiunge il 6,7%, aumenta il proprio vantaggio sulla Lega e diventa una variabile sempre più rilevante negli equilibri del centrodestra. La rilevazione segnala inoltre una leggera riduzione della quota di elettori che non esprime una preferenza.
Fratelli d’Italia resta primo ma scende sotto il 27%
Fratelli d’Italia si conferma in testa alle intenzioni di voto con il 26,9%, ma perde 0,3 punti percentuali rispetto alla settimana precedente, quando era stimato al 27,2%. Il partito della presidente del Consiglio Giorgia Meloni conserva comunque un vantaggio consistente sul principale concorrente: la distanza dal Partito Democratico, fermo al 21,1%, è di 5,8 punti percentuali.
Il calo settimanale non modifica quindi la gerarchia tra le principali forze politiche, ma conferma una fase nella quale il partito di maggioranza relativa fatica a recuperare stabilmente la soglia del 28%. Il confronto con la rilevazione del 15 giugno rende la tendenza più leggibile: in poco più di un mese Fratelli d’Italia è passato dal 27,9% al 26,9%, lasciando sul terreno un punto percentuale. Nello stesso intervallo anche il Partito Democratico è sceso di un punto, dal 22,1% al 21,1%.
Si tratta di spostamenti che non possono essere considerati automaticamente strutturali, ma che indicano una competizione più mobile rispetto alla semplice contrapposizione tra i due maggiori partiti. Una parte dell’elettorato sembra infatti orientarsi verso formazioni collocate ai lati dei principali schieramenti, con effetti particolarmente evidenti nell’area della destra.
Tutti i dati del sondaggio politico del 20 luglio 2026
La seguente tabella riassume le stime del 20 luglio, il dato della settimana precedente e la relativa variazione. La quota di chi non esprime un orientamento è riportata separatamente rispetto alle percentuali attribuite alle liste.
| Partito o area | Stima 20 luglio | Stima 13 luglio | Variazione |
|---|---|---|---|
| Fratelli d’Italia | 26,9% | 27,2% | -0,3 |
| Partito Democratico | 21,1% | 21,3% | -0,2 |
| Movimento 5 Stelle | 13,1% | 12,9% | +0,2 |
| Forza Italia | 7,7% | 7,7% | Stabile |
| Futuro Nazionale | 6,7% | 6,3% | +0,4 |
| Alleanza Verdi e Sinistra | 6,4% | 6,4% | Stabile |
| Lega | 5,5% | 5,4% | +0,1 |
| Azione | 3,4% | 3,5% | -0,1 |
| Italia Viva | 2,5% | 2,5% | Stabile |
| +Europa | 1,2% | 1,3% | -0,1 |
| Noi Moderati | 1,0% | 1,1% | -0,1 |
| Sud Chiama Nord | 1,0% | 0,9% | +0,1 |
| Altre liste | 3,5% | 3,5% | Stabile |
| Non si esprime | 26% | 27% | -1,0 |
Futuro Nazionale sale al 6,7% e amplia il distacco dalla Lega
La variazione più rilevante della settimana riguarda Futuro Nazionale. Il partito di Roberto Vannacci guadagna quattro decimali e raggiunge il 6,7%, mentre la Lega cresce di un solo decimale e si porta al 5,5%. Il vantaggio della nuova formazione sul partito guidato da Matteo Salvini sale così a 1,2 punti percentuali.
Il dato assume maggiore rilievo osservando l’evoluzione delle ultime settimane. A metà giugno Futuro Nazionale e Lega erano entrambi stimati al 5,3%. In poco più di un mese il partito di Vannacci ha guadagnato 1,4 punti, mentre la Lega è cresciuta di due decimali. Il sorpasso, inizialmente limitato, si è quindi progressivamente allargato ed era già emerso anche nelle medie dei sondaggi diffuse all’inizio di luglio.
Questo andamento non significa necessariamente che gli elettori di Futuro Nazionale provengano esclusivamente dalla Lega. Una parte dei consensi potrebbe essere stata sottratta a Fratelli d’Italia, un’altra potrebbe provenire dall’astensione o da precedenti preferenze per formazioni minori. La crescita contemporanea, seppure modesta, del Carroccio suggerisce inoltre che nella settimana esaminata sia aumentato il peso complessivo delle due formazioni collocate alla destra di Fratelli d’Italia.
La somma di Futuro Nazionale e Lega raggiunge infatti il 12,2%, contro l’11,7% della settimana precedente. È un dato aritmetico, non l’indicazione di una futura alleanza, ma segnala la presenza di un’area elettorale significativa sulla quale si concentrerà la competizione interna al centrodestra.
Forza Italia stabile e gli equilibri nella maggioranza
Forza Italia resta stabile al 7,7% e si conferma la seconda forza dell’attuale coalizione di governo. Il partito mantiene un vantaggio di un punto su Futuro Nazionale e di 2,2 punti sulla Lega. Noi Moderati scende invece dall’1,1% all’1%, con una variazione minima ma utile per calcolare il peso complessivo delle forze che compongono il centrodestra di governo.
La somma di Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati è pari al 41,1%. Inserendo anche Futuro Nazionale, lo stesso perimetro teorico raggiungerebbe il 47,8%. La differenza tra i due risultati chiarisce perché la collocazione della formazione di Vannacci sia diventata una delle principali incognite politiche: il suo ingresso in uno schieramento unitario rafforzerebbe numericamente il centrodestra, mentre una corsa autonoma renderebbe più frammentata l’offerta elettorale conservatrice.
Queste somme non possono essere trasformate direttamente in una previsione sui seggi. La distribuzione territoriale del voto, le alleanze effettivamente presentate agli elettori, le soglie di accesso e la legge elettorale in vigore al momento delle elezioni possono modificare in maniera sostanziale il rapporto tra percentuali nazionali e rappresentanza parlamentare.
Il Partito Democratico perde due decimali, il Movimento 5 Stelle recupera
Nel campo delle opposizioni, il Partito Democratico scende dal 21,3% al 21,1%. Il partito resta saldamente al secondo posto, ma non riesce a ridurre in maniera significativa il divario da Fratelli d’Italia. Il calo parallelo dei due maggiori partiti lascia quasi invariata la loro distanza: il vantaggio di FdI sul Pd passa da 5,9 a 5,8 punti.
Il Movimento 5 Stelle segue invece un andamento opposto e sale dal 12,9% al 13,1%. Il recupero di due decimali compensa esattamente la flessione del Pd, mentre Alleanza Verdi e Sinistra resta stabile al 6,4%. La somma delle tre principali forze dell’opposizione progressista rimane quindi ferma al 40,6%.
Il dato mostra un equilibrio interno ancora aperto. Il Pd mantiene una posizione centrale, ma il Movimento 5 Stelle dispone di un consenso superiore al 13% e Alleanza Verdi e Sinistra conserva una quota superiore al 6%. Un eventuale progetto comune dovrebbe quindi trovare un punto di sintesi tra forze con dimensioni, priorità e culture politiche differenti. La semplice addizione delle percentuali non risolve i problemi di compatibilità programmatica né garantisce che tutti gli elettori seguano automaticamente un accordo tra i vertici.
Le possibili aggregazioni restano molto vicine
Considerando esclusivamente le somme aritmetiche, senza attribuire valore previsionale alle alleanze ipotetiche, il sondaggio restituisce schieramenti potenziali molto vicini. Il perimetro composto da Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra vale il 40,6%; aggiungendo +Europa raggiunge il 41,8%. Un’area ancora più ampia comprendente anche Azione e Italia Viva arriverebbe al 47,7%.
| Aggregazione puramente aritmetica | Somma dei consensi |
|---|---|
| FdI, Forza Italia, Lega e Noi Moderati | 41,1% |
| Centrodestra con Futuro Nazionale | 47,8% |
| Pd, M5S e Alleanza Verdi e Sinistra | 40,6% |
| Pd, M5S, Avs e +Europa | 41,8% |
| Opposizione estesa anche ad Azione e Italia Viva | 47,7% |
Il dato più evidente è la quasi perfetta parità tra le due aggregazioni più ampie: il centrodestra comprensivo di Futuro Nazionale raggiungerebbe il 47,8%, mentre un fronte comprendente Pd, M5S, Avs, +Europa, Azione e Italia Viva arriverebbe al 47,7%. Si tratta tuttavia di costruzioni teoriche: all’interno di entrambi i perimetri esistono differenze politiche che potrebbero impedire la formazione di coalizioni così estese.
Il peso della legge elettorale e la soglia del 42%
Le intenzioni di voto arrivano pochi giorni dopo l’approvazione alla Camera di una proposta di riforma elettorale che prevede un sistema interamente proporzionale e un premio per il blocco capace di superare il 42% dei voti. Il testo deve ancora completare il proprio percorso parlamentare e necessita dell’approvazione del Senato.
In questo contesto, le somme tra partiti assumono un valore politico particolare. L’attuale coalizione composta da Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati, sulla base del sondaggio, si fermerebbe al 41,1%, quindi un punto sotto quella soglia. L’eventuale partecipazione di Futuro Nazionale porterebbe invece il perimetro teorico ben oltre il 42%. Anche Pd, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e +Europa raggiungerebbero insieme il 41,8%, a soli due decimali dalla stessa soglia.
Questi calcoli non anticipano l’esito di un’elezione e non garantiscono l’applicazione del premio previsto dalla proposta. Il testo può ancora essere modificato, mentre le percentuali dei partiti possono cambiare sensibilmente prima del voto. Mostrano però quanto la definizione delle alleanze possa diventare importante almeno quanto la crescita delle singole liste.
Azione arretra, Italia Viva resta stabile
Nell’area centrista, Azione perde un decimale e scende al 3,4%, mentre Italia Viva resta stabile al 2,5%. Sommando le due formazioni si ottiene il 5,9%, una quota che potrebbe risultare determinante in uno scenario caratterizzato da schieramenti principali molto vicini.
+Europa passa dall’1,3% all’1,2%, mentre Sud Chiama Nord sale dallo 0,9% all’1%. Le altre liste, considerate complessivamente, restano al 3,5%. Anche in questo caso le variazioni settimanali sono estremamente contenute e non consentono di individuare una tendenza consolidata.
Le forze centriste continuano comunque a occupare uno spazio potenzialmente decisivo. La loro collocazione potrebbe incidere sull’equilibrio tra gli schieramenti, ma un’eventuale alleanza non trasferirebbe necessariamente la totalità dei voti: una parte degli elettori potrebbe scegliere l’astensione, spostarsi verso altre liste o non riconoscersi nel nuovo perimetro politico.
Scende al 26% la quota di chi non esprime una preferenza
La percentuale degli intervistati che non indica una scelta di voto scende dal 27% al 26%. La riduzione di un punto è più ampia delle variazioni registrate dalle singole liste, ma non permette di stabilire verso quali partiti si siano orientati gli elettori che nella settimana precedente non avevano espresso una preferenza.
La quota resta in ogni caso elevata: riguarda più di un intervistato su quattro. Questo elemento rappresenta uno dei principali fattori di incertezza di qualsiasi sondaggio politico. Un cambiamento nell’atteggiamento degli indecisi, una diversa partecipazione elettorale o una campagna capace di mobilitare gli astenuti potrebbero modificare sensibilmente i rapporti tra le forze politiche.
È inoltre importante distinguere tra intenzione di voto e affluenza reale. Dichiarare una preferenza durante un’intervista non significa necessariamente recarsi alle urne, così come non esprimersi in un sondaggio non equivale a un’astensione certa. Per questo le percentuali attribuite ai partiti descrivono un orientamento nel momento della rilevazione, non un risultato elettorale già definito.
Come leggere correttamente le variazioni settimanali
Il sondaggio è stato realizzato su un campione di 1.200 maggiorenni residenti in Italia, intervistati tra il 15 e il 20 luglio 2026 con tecnica mista telefonica e online. Il campione è stato stratificato per area geografica, età e sesso. Il margine massimo di errore dichiarato è del 2,8%, con un livello di confidenza del 95%.
Questo significa che oscillazioni di uno, due o quattro decimali devono essere considerate con prudenza. Non sono necessariamente la prova di un trasferimento stabile di centinaia di migliaia di voti. Acquistano maggiore significato quando si ripetono per diverse settimane e vengono confermate da istituti differenti.
Nel sondaggio del 20 luglio, i segnali da seguire sono soprattutto tre:
- la permanenza di Fratelli d’Italia al primo posto, nonostante il calo settimanale e la perdita di un punto rispetto a metà giugno;
- la crescita continuativa di Futuro Nazionale, salito dal 5,3% di metà giugno al 6,7% e ormai stabilmente davanti alla Lega;
- la sostanziale parità tra le principali aggregazioni teoriche, che rende decisiva la costruzione delle alleanze.
Un sistema politico più frammentato
La fotografia complessiva è quella di un sistema nel quale i due maggiori partiti raccolgono insieme il 48% dei consensi espressi. La maggioranza assoluta delle preferenze si distribuisce quindi tra Movimento 5 Stelle, forze di centrodestra, partiti ecologisti e di sinistra, area centrista e liste minori.
Fratelli d’Italia mantiene la leadership, ma la crescita di Futuro Nazionale modifica i rapporti nell’area conservatrice e pone un problema strategico alla coalizione. Una competizione separata potrebbe sottrarre consensi agli alleati di governo; un accordo comune aumenterebbe invece il peso elettorale dello schieramento, ma richiederebbe una sintesi politica tra posizioni e leadership differenti.
Nel campo opposto, Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra dispongono insieme di una base vicina a quella dell’attuale centrodestra. Per superarla in modo netto sarebbe però necessario ampliare il perimetro ad altre forze, affrontando il nodo dei rapporti con +Europa, Azione e Italia Viva.
Il sondaggio del 20 luglio non indica quindi un vincitore delle future elezioni. Mostra piuttosto una competizione aperta, nella quale la capacità di costruire coalizioni credibili potrebbe pesare quanto il consenso dei singoli partiti. Il primato di Fratelli d’Italia resta solido, ma la crescita di Futuro Nazionale, la tenuta del Movimento 5 Stelle e la frammentazione dell’area centrista rendono il quadro più complesso rispetto a una semplice sfida tra Giorgia Meloni e il Partito Democratico.


