Smettere di fumare diventa più facile: arriva il primo farmaco rimborsato dal Servizio sanitario nazionale

Si chiama citisina ed è estratta da una pianta ornamentale. Dopo l’approvazione di AIFA, il trattamento è ora disponibile gratuitamente per chi vuole liberarsi dalla dipendenza da nicotina.

Una svolta attesa da milioni di fumatori italiani: per la prima volta nella storia del sistema sanitario nazionale, esiste un farmaco specificamente indicato per smettere di fumare che viene rimborsato dallo Stato. Si chiama citisina, è commercializzato con il nome Recigar, ed è diventato operativo con la sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Un passaggio che potrebbe cambiare radicalmente l’approccio terapeutico alla dipendenza da nicotina in un Paese dove il tabagismo continua a essere una delle principali emergenze sanitarie.


 

Un Paese di fumatori: i numeri del tabagismo in Italia

Per capire la portata di questa notizia, basta guardare i dati. In Italia i fumatori sono circa 12,5 milioni, pari a circa un adulto su quattro secondo le rilevazioni dell’Istituto Superiore di Sanità. Il tabacco rimane tra le prime cause prevenibili di morte nel nostro Paese, con una stima che va dai 70.000 ai oltre 93.000 decessi ogni anno attribuibili al fumo. Gli oncologi dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica ricordano spesso che l’aspettativa di vita si riduce di circa venti minuti per ogni sigaretta fumata: chi fuma per tutta la vita perde in media circa dieci anni.
Sul piano economico, i costi complessivi del tabagismo — tra spesa sanitaria diretta e perdita di produttività — superano i 26 miliardi di euro all’anno. Eppure, fino a oggi, chi decideva di intraprendere un percorso terapeutico strutturato per smettere di fumare doveva farlo a proprie spese, senza alcun supporto farmacologico gratuito da parte del sistema sanitario pubblico. Con l’arrivo della citisina rimborsata, questo scenario cambia.

La pianta del maggiociondolo e il suo principio attivo

La citisina non è una scoperta di oggi. Si tratta di un principio attivo di origine vegetale, estratto dalle foglie e dai semi del Cytisus laburnum — il cosiddetto maggiociondolo — una pianta ornamentale della famiglia delle Leguminose, nota per i suoi caratteristici grappoli di fiori gialli simili a quelli del glicine. La sostanza è studiata da decenni e utilizzata soprattutto nei Paesi dell’Europa orientale come supporto alla cessazione dal fumo. Negli ultimi anni, però, una serie di studi clinici internazionali pubblicati su riviste scientifiche di primo piano ha rivalutato con forza la sua efficacia e il suo profilo di sicurezza, riportandola al centro del dibattito scientifico mondiale.
Il riconoscimento internazionale non si è fatto attendere: la citisina è già inserita nelle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), e nel 2025 era stata inclusa nell’elenco delle molecole essenziali redatto dallo stesso organismo. Il farmaco che la contiene, Recigar, è prodotto dall’azienda farmaceutica polacca Adamed e commercializzato in Italia da Laboratorio Farmaceutico C.T. Srl. Rappresenta l’evoluzione industriale di un preparato che, in forma galenica, era già noto agli addetti ai lavori.

Come agisce sul cervello: l’inganno alla nicotina

Per capire perché la citisina funziona, bisogna comprendere il meccanismo neurologico alla base della dipendenza da nicotina. Quando una persona fuma, la nicotina raggiunge rapidamente il cervello e si lega ai cosiddetti recettori nicotinici dell’acetilcolina — particolari proteine presenti sulle cellule nervose che normalmente vengono attivate dall’acetilcolina, un neurotrasmettitore coinvolto in funzioni come attenzione, memoria e controllo dei movimenti.

La nicotina è in grado di imitare questa sostanza naturale, legandosi agli stessi recettori e innescando i circuiti cerebrali della ricompensa. In particolare, stimola il rilascio di dopamina, il neurotrasmettitore associato alle sensazioni di piacere e gratificazione. È proprio questa stimolazione ripetuta che, nel tempo, genera e consolida la dipendenza.

La citisina agisce su questo meccanismo con un approccio doppio. Si comporta come un agonista parziale: si lega agli stessi recettori della nicotina, ma li attiva in modo meno intenso. Questo produce due effetti simultanei:

  • Riduce i sintomi dell’astinenza, come irritabilità, ansia, difficoltà di concentrazione, insonnia e forte desiderio della sigaretta, mantenendo una stimolazione minima dei recettori;
  • Riduce il piacere del fumo, occupando i siti di legame e impedendo alla nicotina di attivare completamente i circuiti della ricompensa, rendendo così meno gratificante accendere una sigaretta durante il trattamento.

Il risultato è che il cervello viene aiutato ad adattarsi progressivamente alla riduzione della nicotina, senza gli shock tipici dell’astinenza brusca. Un meccanismo simile a quello della vareniclina, altro farmaco antifumo, ma con una storia clinica molto più lunga in Europa e un profilo di sicurezza che gli esperti definiscono particolarmente favorevole.


 

Il protocollo terapeutico: 25 giorni per cambiare abitudine

Dal punto di vista pratico, la citisina viene somministrata per via orale sotto forma di compresse, con uno schema terapeutico della durata di 25 giorni. Il protocollo prevede una posologia progressivamente decrescente: nelle prime fasi del trattamento le compresse vengono assunte più volte al giorno, mentre nelle settimane successive il numero di somministrazioni si riduce gradualmente fino alla sospensione.

Centrale nel percorso è l’individuazione di una quit date — una data precisa entro cui il paziente si impegna a smettere completamente di fumare — che solitamente viene fissata già nei primi cinque giorni dall’inizio della terapia. Secondo il presidente della SIPAD (Società Italiana Patologie da Dipendenza), Claudio Leonardi, lo schema posologico è studiato proprio per rendere meno traumatica questa transizione, facilitando la cessazione completa entro quella finestra temporale.

Vale la pena sapere che per oltre la metà dei pazienti potrebbe rendersi necessario un secondo ciclo terapeutico. Non si tratta di un fallimento: il disturbo da uso di tabacco è una condizione cronica e recidivante, e la ripetizione del trattamento è parte integrante del piano clinico.

Un ulteriore punto di forza della citisina è il suo profilo di sicurezza. L’assenza di interazioni farmacologiche note la rende particolarmente indicata per i pazienti fragili — soggetti anziani, affetti da patologie croniche, in terapia con più farmaci contemporaneamente — per i quali altri trattamenti potrebbero comportare rischi aggiuntivi. Gli effetti collaterali, qualora si manifestassero, sono generalmente lievi e temporanei.


 

Chi può accedere al rimborso e come funziona il percorso

Il via libera di AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) era arrivato con la delibera del Consiglio di Amministrazione del 15 dicembre 2025, ma è stata la pubblicazione del provvedimento in Gazzetta Ufficiale in questi giorni a rendere operativa la rimborsabilità. In concreto, questo significa che il farmaco potrà essere prescritto da un medico e, nei casi previsti, dispensato con copertura del Servizio sanitario nazionale, azzerando o riducendo il costo diretto per il paziente.

Tuttavia, l’accesso non è libero: la rimborsabilità SSN è riservata agli adulti tra 18 e 65 anni e richiede una prescrizione medica all’interno di un percorso strutturato. Le figure abilitate a prescrivere il farmaco in regime di rimborso sono:

  • Medici dei Centri Antifumo del Servizio sanitario nazionale
  • Medici di medicina generale
  • Pneumologi, cardiologi e oncologi territoriali
  • Professionisti dei SerD (Servizi per le Dipendenze)

In Italia operano circa 110 centri antifumo, ma la loro distribuzione sul territorio è disomogenea: la densità è significativamente più alta al Nord rispetto al Centro-Sud, una criticità che gli esperti segnalano come un ostacolo pratico all’accesso equo al farmaco. Al momento, dei 12,5 milioni di fumatori italiani, soltanto circa 10.000 accedono ogni anno ai centri specializzati — un dato che suggerisce quanto lavoro rimanga da fare per ampliare la rete di cura.

Per chi dovesse ricevere la prescrizione al di fuori dei percorsi rimborsati — ad esempio da un medico di base o da uno specialista non collegato a un centro antifumo dedicato — il costo del ciclo terapeutico da 25 giorni è di circa 90 euro, una cifra comunque contenuta rispetto ad altre terapie farmacologiche di supporto alla cessazione.