Sciopero generale della CGIL contro la manovra: l’Italia si ferma per un giorno

Mobilitazioni in tutto il Paese contro la legge di bilancio. Trasporti, scuole e uffici pubblici rallentati. Il sindacato: “Una manovra iniqua che penalizza lavoratori e pensionati”.

Il Paese si ferma oggi, 12 dicembre 2025, per lo sciopero generale indetto dalla CGIL contro la legge di bilancio del governo. Migliaia di persone in piazza, da nord a sud, per protestare contro quella che il sindacato definisce una “manovra iniqua, che non risponde ai bisogni reali di lavoratori, pensionati e giovani”. Disagi in trasporti, scuole, uffici pubblici e servizi essenziali.


La protesta della CGIL

Lo sciopero generale proclamato dalla CGIL interessa l’intera giornata lavorativa e coinvolge tutti i settori, pubblici e privati. Al centro della protesta, la legge di bilancio 2026, giudicata “socialmente sbagliata” dal segretario generale Maurizio Landini.
Secondo la confederazione, la manovra non affronta il problema dei bassi salari, ignora la precarietà giovanile e non investe nei servizi pubblici essenziali come sanità, scuola e trasporti.

La piattaforma rivendicativa del sindacato si articola su alcuni punti chiave:

  • Aumento dei salari e rinnovo dei contratti pubblici e privati;

  • Riforma fiscale progressiva, che alleggerisca il carico sulle fasce medio-basse;

  • Investimenti strutturali nella sanità pubblica e nell’istruzione;

  • Politiche per la stabilità occupazionale e contro la precarietà diffusa;

  • Tutela delle pensioni e rivalutazione piena rispetto all’inflazione.

Trasporti e servizi: giornata di disagi

Lo sciopero coinvolge tutti i principali comparti. Treni, bus, metro e tram viaggiano a orario ridotto, con fasce di garanzia solo nelle ore di punta.
Personale ferroviario e addetti ai trasporti pubblici locali hanno incrociato le braccia, causando ritardi e cancellazioni in molte città.
Disagi anche nel trasporto aereo, dove alcuni voli sono stati cancellati o posticipati.

Nel settore della scuola, numerosi istituti restano chiusi o con orario ridotto, mentre in ospedali e uffici pubblici sono garantiti solo i servizi minimi essenziali.
Le fabbriche e i luoghi di lavoro privati registrano un’alta adesione, con presidi e assemblee in tutto il Paese.

Le piazze italiane si riempiono

Da Milano a Napoli, da Torino a Palermo, decine di migliaia di persone sono scese in piazza.
A Roma, la manifestazione principale parte da piazza della Repubblica e raggiunge piazza San Giovanni, simbolo storico del movimento sindacale.
Sul palco, interventi di delegati, lavoratori e rappresentanti di categoria, che denunciano “l’assenza di misure concrete per la giustizia sociale e il lavoro stabile”.

A Milano, il corteo attraversa il centro cittadino fino a Porta Venezia. A Napoli si marcia da piazza Garibaldi fino al Maschio Angioino.
In Bologna, Firenze, Torino e Bari, le manifestazioni locali raccolgono migliaia di partecipanti, con striscioni, bandiere e slogan contro la “manovra dell’ingiustizia”.

Le motivazioni dello sciopero

Secondo la CGIL, la legge di bilancio “non sostiene la domanda interna, non riduce le disuguaglianze e rischia di aggravare la crisi sociale”.
Il sindacato contesta in particolare:

  • La riduzione del fondo sanitario nazionale, che limita l’accesso alle cure;

  • Le misure fiscali a vantaggio delle imprese, giudicate “sproporzionate”;

  • La mancanza di investimenti sul lavoro giovanile e femminile;

  • La scarsità di risorse per la scuola e la formazione;

  • Il blocco dei rinnovi contrattuali nel pubblico impiego.

Per la CGIL, la manovra “non redistribuisce la ricchezza, ma la concentra ulteriormente in poche mani”.

Le reazioni del governo

Dal fronte governativo, la risposta è arrivata con toni critici.
Il ministro dei Trasporti ha ironizzato sulla scelta del venerdì per lo sciopero, sostenendo che “serve solo a creare disagi ai cittadini”.
Alcuni esponenti della maggioranza parlano di una “protesta politica e anacronistica”, mentre dal sindacato si replica che “non c’è nulla di politico nel difendere chi lavora e chi vive di pensione”.

Il Presidente del Consiglio ha ribadito che “la manovra mantiene gli impegni con l’Europa e garantisce la stabilità dei conti”, promettendo un confronto con le parti sociali “nelle prossime settimane”.
Tuttavia, la distanza tra esecutivo e sindacato appare profonda.

La voce dei lavoratori

Nelle piazze si ascoltano storie di precarietà e salari fermi da anni.
“Lavoro da dieci anni nella sanità, ma il mio contratto è ancora a tempo determinato”, racconta una lavoratrice in corteo a Firenze.
Un operaio metalmeccanico a Torino denuncia che “i prezzi aumentano, ma gli stipendi restano fermi”.
Le testimonianze mettono in luce il malessere sociale diffuso e la richiesta di un nuovo patto sul lavoro, fondato su stabilità, diritti e salari dignitosi.

Uno sciopero “sociale”

Lo sciopero di oggi non è solo una protesta sindacale, ma assume una dimensione più ampia: una mobilitazione per la giustizia sociale, che coinvolge associazioni, studenti e movimenti civici.
In molte città, reti solidali e organizzazioni del terzo settore hanno aderito, sostenendo le ragioni del sindacato.

Per la CGIL, la giornata del 12 dicembre è solo l’inizio di un percorso di mobilitazione che proseguirà “finché il governo non cambierà rotta”.
L’obiettivo dichiarato è costruire “una piattaforma alternativa di politiche per il lavoro e la dignità delle persone”.


Conclusione

Lo sciopero generale del 12 dicembre segna un nuovo capitolo nel confronto tra governo e sindacati.
Se da una parte il governo rivendica la solidità dei conti pubblici e la continuità delle riforme, dall’altra il mondo del lavoro chiede una redistribuzione più equa delle risorse e un cambio di priorità nelle politiche economiche.
Le piazze piene in tutta Italia confermano che il malessere sociale resta profondo, e che la questione del lavoro – tra salari bassi e precarietà – è tornata al centro del dibattito nazionale.