La 76ª edizione del Festival si apre tra omaggi, qualche gaffe e una classifica provvisoria che sorprende: Arisa, Fulminacci, Serena Brancale, Ditonellapiaga e Fedez & Masini i cinque più votati dalla sala stampa
Si è alzato il sipario sulla 76ª edizione del Festival di Sanremo. Martedì 24 febbraio 2026, Carlo Conti e Laura Pausini hanno guidato la prima serata dell’Ariston, accompagnati dal co-conduttore Can Yaman. Una serata intensa, carica di simboli e di emozioni — con l’omaggio a Pippo Baudo e a Peppe Vessicchio, la standing ovation per Tiziano Ferro e l’incontro commovente tra i due Sandokan — ma che ha sofferto sul fronte degli ascolti: 9,6 milioni di spettatori e il 58% di share, contro i 12,6 milioni e il 65,3% dell’anno scorso. Un passo indietro di oltre sette punti che alimenta già il dibattito.
L’apertura: la voce di Baudo e l’abbraccio alla storia
Il Festival ha preso vita alle 20.43, quando le prime note dell’orchestra hanno riempito il Teatro Ariston e la voce di Pippo Baudo — registrata prima della sua scomparsa nell’agosto scorso — ha pronunciato per l’ultima volta il suo storico «Benvenuti al Teatro Ariston». Una scelta che ha commosso il pubblico in sala e a casa, con i figli del grande conduttore, Tiziana e Alessandro, presenti in platea. Carlo Conti, visibilmente emozionato, aveva dichiarato nella conferenza stampa di presentazione: è stato il primo Festival senza di lui, e rendergli omaggio era un dovere morale.
Ad aprire le esibizioni è stato Olly, vincitore dell’edizione 2025, che si è esibito sulle note di Balorda nostalgia e ha ricevuto dalle mani di Conti il disco di diamante. Un passaggio di testimone che ha subito collocato la serata in una dimensione di continuità e celebrazione. Poco dopo è entrata in scena Laura Pausini, co-conduttrice per tutte le cinque serate: il palco dell’Ariston è quello da cui tutto è iniziato per lei nel lontano 1993, quando con La solitudine vinse tra le Nuove proposte con Pippo Baudo alla conduzione.
Il ricordo di Peppe Vessicchio e l’ospite d’onore Gianna Pratesi
Nella prima parte della serata, Conti e Pausini hanno fermato la macchina dello show per rendere omaggio a Peppe Vessicchio, il direttore d’orchestra più amato della storia del Festival, scomparso pochi mesi fa. Un momento sobrio e toccante che ha ricordato quanto la figura di Vessicchio fosse diventata, negli anni, un’icona popolare irripetibile.
La serata ha riservato spazio anche alla storia del Paese. Gianna Pratesi, 105 anni, di Chiavari, ex gelataia in Scozia, è salita sul palco come ospite d’onore: fu tra le prime donne a votare in Italia nel referendum istituzionale del 2 giugno 1946, ottant’anni fa. Conti l’ha presentata come simbolo di tutte le donne che hanno costruito la Repubblica italiana, dedicando alla ricorrenza un momento solenne che però — come spesso accade a Sanremo — ha avuto anche la sua dose involontaria di viralità. Sul monitor che accompagnava il momento è apparsa la scritta «Repupplica» al posto di Repubblica, un refuso che ha immediatamente scatenato il web tra ironia e sberleffi.
Can Yaman, Kabir Bedi e l’incontro tra due Sandokan
La presenza di Can Yaman al fianco dei due conduttori ha offerto uno dei momenti più scenografici della serata. L’attore turco, celebre al grande pubblico italiano proprio per il ruolo di Sandokan nella serie recente, ha fatto il suo ingresso sulle note della storica sigla televisiva, salutato con grande calore dalla platea. Ma il momento più emozionante è arrivato nella seconda parte della serata: sul palco è comparso Kabir Bedi, il leggendario Sandokan della serie degli anni Settanta. L’incontro tra i due attori — separati da mezzo secolo di televisione italiana — ha generato un abbraccio intergenerazionale che ha commosso il pubblico.
Tiziano Ferro: sette minuti che hanno fermato il tempo
Se c’è stato un momento che ha definito la prima serata, è stato quello di Tiziano Ferro. Il cantautore di Latina è salito sul palco dell’Ariston intorno alle 22.32 per celebrare i 25 anni di carriera, con un medley che ha attraversato una generazione di emozioni collettive. Ha iniziato a cappella, senza orchestra, con Ti scatterò una foto: solo la voce, nuda, nel silenzio del teatro. Poi l’orchestra è entrata e la performance ha preso forma attraverso La differenza tra me e te, Lo stadio e Perdono, la canzone che nel 2001 — con il nome Xdono — lo aveva fatto conoscere al grande pubblico.

Sette minuti intensissimi, in cui l’Ariston ha smesso di essere uno studio televisivo per diventare qualcos’altro. Ferro ha poi presentato per la prima volta dal vivo il suo nuovo singolo Sono un grande, una celebrazione della propria unicità e della capacità di guardare indietro alla propria vita dicendosi: «Sei stato un grande». Laura Pausini, commossa, lo ha abbracciato regalandogli i fiori di rito con le parole «Bentornato a casa». Carlo Conti ha ricordato di averlo invitato a Domenica In per la prima esibizione pubblica di Xdono nel 2001. Ferro ha scherzato con il conduttore: «Io torno negli stadi come tu non torni a Sanremo?». Conti, pressato, ha risposto: «Magari tra un po’ di tempo».
Gli altri ospiti: Max Pezzali e Gaia
La serata ha avuto due finestre esterne all’Ariston. Dal Suzuki Stage allestito in Piazza Colombo, Gaia ha cantato la sua hit Chiamo io, chiami tu — presentata però da Conti con il titolo sbagliato Chiamo io, chiama lui, altra gaffe della serata. Dalla nave Costa Toscana ormeggiata al largo di Sanremo, Max Pezzali si è collegato in diretta facendo ballare il pubblico con un medley dei suoi più grandi successi. L’ex frontman degli 883 sarà presente in collegamento ogni sera fino alla finale di sabato.
Ha fatto sorridere anche l’incursione di Vincenzo De Lucia, il comico e imitatore napoletano, nei panni di Laura Pausini, con una performance apprezzata per la precisione mimica e per la capacità di sdrammatizzare la tensione della serata inaugurale.
I trenta big in gara: le esibizioni della prima serata
Per la prima volta in assoluto, nella serata inaugurale del Festival, tutti e 30 i big in gara si sono esibiti in sequenza, valutati esclusivamente dalla Giuria della Sala Stampa, TV e Web. L’ordine di uscita ha visto come prima artista Ditonellapiaga, seguita da Michele Bravi, Sayf, Mara Sattei, Dargen D’Amico, Arisa, Luchè, Tommaso Paradiso, Elettra Lamborghini, Patty Pravo, Samurai Jay, Raf, J-Ax, Fulminacci, Levante, Fedez & Masini, Ermal Meta, Serena Brancale, Nayt, Malika Ayane, Eddie Brock, oltre agli ultimi artisti nelle ore piccole della notte. Una maratona musicale che si è conclusa intorno all’1.30 di notte.
Tra le esibizioni più commentate, quella di J-Ax con Italia starter pack, portato in scena con un violinista, un suonatore di banjo e quattro cheerleader con i pon pon — un mix improbabile ma sorprendentemente efficace. E quella di Fedez e Marco Masini con Male necessario, che hanno saputo costruire qualcosa di raro: due artisti agli antipodi per generazione e percorso, che condividono un brano in cui il peso delle tempeste vissute diventa, paradossalmente, opportunità. Masini, con la sua voce e decenni di esperienza, e Fedez, con un periodo di vita personale che ha lasciato segni evidenti, hanno convinto la sala stampa.
Arisa, alla sua ottava partecipazione al Festival, ha portato Magica favola, un brano-diario che racconta infanzia, ferite e desiderio di pace. Fulminacci, alla sua seconda partecipazione, ha presentato Stupida fortuna, pensata per «veleggiare sulla paura del futuro». Serena Brancale ha cambiato completamente registro rispetto al 2025: Qui con me è una ballata malinconica dedicata alla madre scomparsa. Ditonellapiaga, con Che fastidio!, ha espresso il disagio di chi non si riconosce nelle convenzioni sociali e nelle mode.
La classifica provvisoria: i cinque più votati dalla sala stampa
Al termine della serata, Carlo Conti ha annunciato i cinque artisti più votati dalla Giuria della Sala Stampa, TV e Web. Come da regolamento, i nomi sono stati comunicati in ordine sparso, senza indicare la posizione di ciascuno:
| Artista | Canzone |
|---|---|
| Arisa | Magica favola |
| Fulminacci | Stupida fortuna |
| Serena Brancale | Qui con me |
| Ditonellapiaga | Che fastidio! |
| Fedez & Marco Masini | Male necessario |
Una classifica che ha sorpreso per la presenza di artisti non considerati tra i favoriti della vigilia, e che riflette i gusti spesso imprevedibili della sala stampa, tradizionalmente attenta alla qualità compositiva e alla profondità dei testi rispetto all’impatto commerciale.
Gli ascolti: calo netto rispetto al 2025
Il dato più discusso della mattinata successiva riguarda inevitabilmente i numeri Auditel. La prima serata di Sanremo 2026 ha registrato una media di 9,6 milioni di spettatori con uno share del 58%. Un risultato che, pur restando su livelli assoluti elevatissimi per la televisione italiana, segna un calo netto rispetto alla prima serata dell’edizione 2025, che aveva ottenuto 12,6 milioni di telespettatori e il 65,3% di share. La differenza, oltre 3 milioni di spettatori persi e circa 7 punti di share, è significativa e alimenta già il dibattito su come sia cambiata la fruizione del Festival nell’era dello streaming e della frammentazione dell’attenzione televisiva.
L’anno scorso Sanremo aveva battuto ogni record degli ultimi anni, rendendo quasi impossibile replicare quei numeri. Ma la portata del calo ha comunque superato le attese dei commentatori, e porrà inevitabilmente domande sulla capacità del format di attrarre le generazioni più giovani, sempre più orientate verso piattaforme alternative.
Cosa aspettarsi dalle prossime serate
La seconda serata, mercoledì 25 febbraio, darà il via alla gara delle Nuove Proposte con due sfide dirette tra i finalisti, mentre 15 dei 30 big saliranno nuovamente sul palco. Al fianco di Carlo Conti e Laura Pausini ci saranno nuovi co-conduttori: Achille Lauro, Pilar Fogliati e Lillo. Max Pezzali continuerà a fare da presenza musicale dalla Costa Toscana per tutta la settimana.
Il Festival di Sanremo 2026 ha dunque aperto i battenti con la sua dose consueta di emozioni, simboli e qualche imperfezione — quella «Repupplica» passerà alla storia — confermando che l’Ariston resta ancora, nonostante tutto, il cuore pulsante della musica italiana e del racconto collettivo del paese.
