Salvini blocca la legge sul consenso: il centrodestra teme un rovesciamento dell’onere della prova

Tensione nel governo dopo le parole di Roccella. Salvini frena sul ddl “sul consenso libero e attuale”: rischio di abusi e vendette personali secondo la Lega

Matteo Salvini ha deciso di frenare l’iter del disegno di legge che definisce come violenza sessuale ogni atto compiuto senza “consenso libero e attuale”. Una presa di posizione che ha aperto una nuova frattura nel governo, dopo le perplessità espresse dalla ministra Eugenia Roccella sul rischio di un “rovesciamento dell’onere della prova”.


Un testo approvato all’unanimità alla Camera

Il ddl sul consenso, presentato come una svolta culturale e giuridica nella lotta contro la violenza sessuale, era stato approvato all’unanimità alla Camera pochi giorni fa.
La norma stabilisce che qualsiasi atto sessuale senza consenso esplicito debba essere considerato violenza, superando la vecchia impostazione basata sulla costrizione o sulla minaccia.

Per le associazioni femministe e le opposizioni, si tratta di una “legge di civiltà” capace di allineare l’Italia agli standard internazionali in materia di tutela delle vittime di abusi.


Le obiezioni di Salvini e Roccella

Il leader della Lega ha però espresso una posizione netta: il testo, secondo lui, “rischia di trasformarsi in uno strumento di vendette personali”, con denunce difficili da verificare e potenziali abusi giudiziari.
Salvini sostiene che la norma, così formulata, lascia troppo spazio all’interpretazione e potrebbe “mettere sotto accusa un innocente solo sulla base di un racconto”.

Una posizione che trova sponda nella ministra Eugenia Roccella, che ha parlato apertamente di un dubbio “sul rovesciamento dell’onere della prova”, evocando il rischio di un sistema in cui l’imputato debba dimostrare la propria innocenza anziché il contrario.


Il blocco al Senato e la spaccatura nel governo

Dopo queste dichiarazioni, il centrodestra ha deciso di bloccare il voto al Senato, chiedendo nuove audizioni di magistrati, avvocati e rappresentanti delle associazioni.
Il provvedimento è stato quindi rinviato a data da destinarsi, aprendo un fronte politico interno alla maggioranza.

  • Fratelli d’Italia, pur mantenendo cautela, non ha nascosto irritazione per la frenata leghista.

  • Forza Italia, invece, si è detta favorevole a un “approfondimento tecnico” per evitare “effetti distorsivi”.

  • L’opposizione parla di “ritorno indietro sui diritti delle donne” e accusa la Lega di voler “annacquare una riforma di civiltà”.


Il nodo dell’onere della prova

Il cuore del dibattito resta la definizione del consenso e la prova dell’assenza dello stesso.
Secondo alcuni giuristi, l’attuale formulazione del ddl potrebbe rendere più difficile per l’imputato dimostrare la propria innocenza, poiché l’accusa potrebbe fondarsi solo sulla parola della presunta vittima.

Altri, invece, sottolineano che il principio del consenso serve proprio a tutelare chi subisce violenza in contesti privi di segni fisici o coercitivi, e che non comporta alcun rovesciamento del principio di innocenza.
È un equilibrio delicato: garantire giustizia alle vittime senza indebolire i diritti della difesa.


Reazioni nel mondo politico e sociale

L’intervento di Salvini ha suscitato reazioni contrastanti.
Molti esponenti del centrodestra condividono la necessità di “chiarire meglio” il testo, ma nel mondo femminile e tra le associazioni per i diritti civili prevale la delusione.
Numerose organizzazioni hanno ricordato che la norma nasce per riconoscere il diritto di dire “no” in ogni momento, senza dover dimostrare la resistenza fisica o la paura.

L’opposizione ha accusato Salvini di voler “smontare una riforma storica” per compiacere i settori più conservatori dell’elettorato.
Il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle chiedono che il Senato riporti subito in calendario la legge, senza modifiche sostanziali.


La tensione tra principi e garanzie

Al fondo della disputa emerge un tema più profondo: il bilanciamento tra la tutela della vittima e la presunzione di innocenza dell’imputato.
Salvini e Roccella insistono sul rischio di “derive giudiziarie”, mentre le opposizioni parlano di “garanzie usate come scudo politico”.

Il risultato è un impasse politico e culturale: da una parte chi chiede una giustizia più vicina all’esperienza delle vittime, dall’altra chi teme un sistema penale fondato sull’emotività e non sulle prove.


Un test per la coesione della maggioranza

La vicenda del ddl sul consenso rappresenta anche una prova di equilibrio per la coalizione di governo.
Dopo mesi di compattezza, la Lega ha scelto di marcare le distanze su un tema di forte sensibilità sociale, spingendo Fratelli d’Italia in una posizione scomoda tra il garantismo e la necessità di non apparire insensibile alle istanze delle donne.

Nel frattempo, il rinvio dell’esame in Senato rischia di far slittare l’approvazione a dopo l’inizio del 2026, con conseguenze politiche e simboliche pesanti per un governo che aveva promesso tolleranza zero contro la violenza di genere.


In sintesi, la legge sul consenso è diventata un campo di battaglia ideologico: Salvini e Roccella ne temono gli effetti giuridici, mentre le opposizioni la difendono come conquista di civiltà.
Il compromesso, se arriverà, dovrà bilanciare due principi fondamentali: la libertà sessuale e la presunzione di innocenza.