Sala sul 25 aprile: “Non so esattamente cosa vuol dire ‘sobrio’, bisognerà chiederlo al governo”

Dal ricordo di Papa Francesco alla difesa della Liberazione: il sindaco di Milano interviene sulle polemiche tra lutto nazionale e memoria antifascista

Il 25 aprile si celebra. Senza esitazioni, senza ambiguità. È questo il messaggio forte e chiaro che il sindaco di Milano, Beppe Sala, ha voluto lanciare a margine di una conferenza stampa a Palazzo Marino, commentando la concomitanza tra la morte di Papa Francesco e le celebrazioni della Liberazione.

In un momento in cui l’Italia è attraversata da un lutto profondo per la scomparsa del Pontefice, il governo ha dichiarato cinque giorni di lutto nazionale, dal 22 al 26 aprile. Una scelta che ha innescato un acceso dibattito politico e civile, poiché include anche il 25 aprile, giorno sacro della memoria democratica italiana. A Milano, città simbolo della Resistenza, la reazione non si è fatta attendere.

“Il 25 aprile Milano sarà in piazza”

Nel video pubblicato da La Repubblica, il sindaco Sala appare deciso e misurato, ma fermo nel suo messaggio: “È giusto onorare Papa Francesco, ma il 25 aprile è un pilastro del nostro Paese. Milano, come sempre, sarà in piazza a ricordare ciò che accadde 80 anni fa”. Parole che vogliono placare le polemiche senza cedere a compromessi.

Alla domanda su una possibile riduzione del tono delle celebrazioni, Sala replica con pacatezza ma senza ambiguità: “Il rispetto per il Papa non si misura riducendo la memoria della Liberazione”. Secondo il sindaco, è possibile e doveroso distinguere i due piani: il cordoglio sincero per la perdita del Pontefice e la necessità civile di difendere la memoria antifascista.

Un equilibrio tra memoria e cordoglio

Sala si rivolge anche al governo, che nei giorni precedenti aveva invitato a celebrare il 25 aprile “in modo sobrio”. “Sobrietà? – si chiede – Cosa significa esattamente sobrio in questo contesto? Bisognerebbe che il governo lo chiarisse. Per quanto ci riguarda, garantiremo una manifestazione ordinata e rispettosa, come sempre, ma senza rinunce”.

In queste parole c’è la volontà non solo di tutelare una tradizione storica, ma anche di riaffermare la funzione educativa e civile del 25 aprile. Il sindaco sottolinea come il corteo non sia mai stato occasione di disordine, ma un momento di partecipazione consapevole, che richiama famiglie, studenti, associazioni e cittadini di tutte le età.

Il valore politico della memoria

Per Sala, l’identità democratica della città è inscindibile dal ricordo della Resistenza. “Il 25 aprile non è solo una celebrazione: è la base della nostra convivenza civile, è l’idea stessa di Repubblica”. Un concetto che nel suo intervento si accompagna all’omaggio sincero a Papa Francesco, definito “una guida spirituale e morale per il mondo intero”.

Quella di Sala è dunque una presa di posizione netta, che cerca di tenere insieme due corde fondamentali: la memoria civile e il rispetto per una figura religiosa che ha segnato il nostro tempo. “Anche Francesco – osserva – ci ha insegnato a stare dalla parte della pace, della giustizia, della dignità umana. Il 25 aprile parla proprio di questo”.

Milano non rinuncia alla sua storia

Le parole del sindaco non sono solo un commento all’attualità, ma un manifesto politico. Mentre in altre città e ambienti politici si discute se sia opportuno “abbassare il volume” delle celebrazioni, a Milano si conferma la linea della continuità. Nessuna polemica sterile, ma una scelta di campo: onorare il Papa e la memoria della Liberazione non sono atti alternativi, ma complementari.

Nel suo intervento, Sala ricorda anche il ruolo di Milano nel contesto della Resistenza e nella costruzione della Repubblica. “Sarebbe un errore grave – sottolinea – far passare il messaggio che il lutto per il Papa debba oscurare la storia di libertà e giustizia che il 25 aprile rappresenta”.

Un messaggio all’Italia

In un clima di crescente tensione tra istituzioni, associazioni partigiane e cittadini, la posizione di Sala appare come una bussola. Il sindaco non alimenta lo scontro, ma riafferma con chiarezza i valori fondanti della democrazia italiana. È una voce che invita alla coesione e al rispetto reciproco, senza rinunciare alla verità storica.