Il corteo promosso da Pd, M5s e Avs ha visto la partecipazione di migliaia di cittadini, con interventi politici e testimonianze forti su un tema che continua a dividere l’opinione pubblica.
Roma è stata teatro sabato 7 giugno 2025 di una grande manifestazione pro Palestina , organizzata da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi Sinistra. L’appuntamento principale è stato in piazza San Giovanni, cuore simbolico della città, dove si è tenuto il momento centrale dell’iniziativa. Il messaggio lanciato è stato chiaro: basta al massacro a Gaza , fine alle complicità silenziose e riconoscimento dello Stato palestinese. Tra i partecipanti, leader politici, parlamentari, sindaci e movimenti civili, tutti accomunati da una richiesta forte e trasversale.
La partecipazione e i protagonisti del corteo
La manifestazione ha avuto come epicentro piazza Vittorio, punto di ritrovo prima del corteo diretto verso porta San Giovanni. Il piano di sicurezza è stato studiato nel dettaglio grazie a un tavolo tecnico coordinato dalla Prefettura e dalla Questura, con alcune strade chiuse al traffico durante il passaggio dei manifestanti.
Tra le figure politiche presenti spiccavano nomi di primo piano: Elly Schlein , segretaria del Pd; Giuseppe Conte , presidente del M5s; Nicola Zingaretti , capogruppo del Pd in Europa; Roberto Fico , ex presidente della Camera e rappresentante del M5s; Nichi Vendola di Avs; Stefano Bonaccini , presidente nazionale del Pd; Gaetano Manfredi , sindaco di Napoli e presidente Anci; Francesco Boccia , capogruppo del Pd al Senato; Paola Taverna del M5s; Leoluca Orlando , eurodeputato di Avs; e tra gli altri, anche Massimo D’Alema , storica figura della sinistra italiana.
Ogni esponente ha ribadito un impegno preciso: non rimanere indifferenti di fronte alla sofferenza del popolo palestinese , criticando apertamente il governo italiano e la sua posizione sul conflitto israelo-palestinese.
Le parole d’ordine: stop al massacro, sì alla pace
L’evento non è stato solo una marcia, ma una vera e propria mobilitazione civile e politica. I temi centrali sono stati ripetuti a gran voce: “Palestina libera!” e “Gaza, stop al massacro. Basta complicità”. Lo striscione guida del corteo riassumeva perfettamente lo spirito dell’iniziativa.
Elly Schlein ha parlato di “un’Italia che non tace”, contrapposta al governo Meloni, accusato di fare finta di non vedere. “Questa è una piazza unitaria e inclusiva – ha dichiarato – dove si alternano testimonianze di associazioni, palestinesi e israeliani che protestano contro Netanyahu e il cinismo di chi sta alimentando il conflitto”.
Anche Giuseppe Conte ha voluto sottolineare l’unione tra le forze promotrici: “A noi piace mescolare le bandiere per una giusta causa. Abbiamo già fatto questa cosa per altre battaglie, come quella sul salario minimo. Oggi lo facciamo per Gaza, perché non possiamo essere complici di un genocidio”.
I cartelli esibiti dai manifestanti erano vari: alcuni facevano riferimento ai valori universali della pace e della fratellanza, altri ironizzavano sulle frasi celebri della premier Giorgia Meloni (“Sono una donna, sono una madre…”), ribaltandole in slogan come “Sono padre, sono cristiano, sono nonno, sono italiano, non sono assassino”.
Un ragazzo ha destato particolare attenzione indossando la foto del presidente israeliano Netanyahu insieme a quella di Meloni accostata a Mussolini e Hitler, accompagnata dalla scritta: “Oggi come ieri, sempre dalla parte della criminalità”.
Le polemiche e le voci critiche
La manifestazione non è mancata di polemiche. L’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane ha espresso preoccupazione per una mobilitazione che sembrava focalizzarsi solo sulla condizione dei palestinesi, senza menzionare i rischi per la sicurezza degli israeliani. In un comunicato hanno chiesto di “mostrare sempre entrambe le bandiere, mai una sola”, auspicando una visione più equilibrata del conflitto.
Anche all’interno dei movimenti palestinesi ci sono state critiche. Il Movimento degli Studenti Palestinesi ha definito la manifestazione “tardiva” e ha accusato i partiti promotori di “finta opposizione”. Secondo loro, l’iniziativa sarebbe stata strumentalizzata da forze politiche in cerca di visibilità in vista delle prossime elezioni amministrative.
Tuttavia, Conte e Fratoianni (Avs) hanno respinto con forza ogni accusa di antisemitismo, definendola “un espediente retorico per distogliere l’attenzione dal reale problema: la strage a Gaza e l’indifferenza di molti governi”.

Il ruolo dei media e il dovere dell’informazione
Tra i primi a prendere la parola è stata Valentina Petrini , giornalista moderatrice dell’evento. Ha lanciato un appello forte al mondo dell’informazione: “L’unico dovere etico dei giornalisti è stare dalla parte dei deboli. È ridicolo continuare a dividerci sulle parole: è genocidio, è pulizia etnica. Io dico: sono una donna, sono una madre, sono italiana, sono umana”.
Un monito che tocca il cuore del dibattito contemporaneo sul ruolo dei mezzi di comunicazione nell’epoca delle guerre asimmetriche e delle informazioni polarizzate.
Un’Italia diversa: solidarietà e futuro
La partecipazione popolare è stata significativa, con centinaia di persone provenienti da tutta Italia. Bandiere palestinesi, italiane, della pace, e quelle dei partiti coinvolti sventolavano fianco a fianco. Il clima era pacifico, nonostante i toni talvolta duri dei discorsi.
L’iniziativa romana sembra rappresentare una svolta: una sinistra che prova a ricompattarsi intorno a temi di valore universale , cercando di dare voce a chi non ce l’ha. Una piazza che si presenta come alternativa politica e morale, in contrasto con l’immobilismo denunciato nei confronti del governo centrale.
Se il corteo resterà un evento isolato o sarà l’inizio di una mobilitazione duratura, lo dirà il tempo. Ma certo è che la richiesta di giustizia, pace e riconoscimento dello Stato palestinese non si è spenta . Anzi, a Roma è diventata un grido corale.
