Rinvio al 2026 del blocco diesel Euro 5: cronaca di una proroga attesa

Il decreto Infrastrutture posticipa l’entrata in vigore del divieto, offre autonomia alle Regioni e riallinea i comuni coinvolti

Il governo ha approvato oggi, 8 luglio 2025, un emendamento al decreto Infrastrutture che posticipa dal 1° ottobre 2025 al 1° ottobre 2026 il divieto di circolazione per i veicoli diesel Euro 5 nelle regioni del bacino padano. Contestualmente, il limite demografico è stato innalzato dai precedenti 30.000 ai 100.000 abitanti, e le Regioni ottengono maggiore autonomia per implementare misure alternative.


🧩 Origini del provvedimento e contesto normativo

Il divieto iniziale, previsto dal Decreto-legge n. 121/2023, nasce dalla necessità di rispettare i limiti europei sulle concentrazioni di PM10 e NO₂ nella Pianura Padana, un’area in stato di violazione cronica classificata dalla Corte di giustizia Ue.

Le Regioni coinvolte – Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia‑Romagna – avevano programmato il blocco dal 1° ottobre 2025 nei comuni con oltre 30.000 abitanti, durante i giorni feriali dalle 8:30 alle 18:30.


🤝 L’emendamento dell’8 luglio 2025

Il testo approvato oggi prevede:

  1. Rinvio del divieto al 1° ottobre 2026 per le regioni del bacino padano.

  2. Applicazione del divieto solo nei comuni con più di 100.000 abitanti, anziché 30.000.

  3. Facoltà per le Regioni, dopo il 1° ottobre 2026, di escludere il blocco se attuano misure compensative equivalenti per ridurre le emissioni, come efficientamento energetico, ampliamento del verde urbano e mobilità sostenibile.

  4. Possibilità di anticipare volontariamente il divieto prima del 2026, mediante aggiornamento dei Piani di qualità dell’aria regionali.


🏛 Reazioni politiche e territoriali

  • Matteo Salvini, vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture, ha definito la norma “una scelta di buon senso”.

  • Riccardo Molinari (Lega) ha sottolineato che viene difesa la sostenibilità sociale, evitando di colpire duramente famiglie, artigiani e piccole imprese.

  • Fabio Raimondo (FdI) ha celebrato l’emendamento come un punto di equilibrio tra tutela ambientale e sostenibilità sociale.

  • In Emilia-Romagna persiste un contrasto: mentre il centrodestra preme per il rinvio, il centrosinistra rimane più prudente, evidenziando la necessità di misure ambientali efficaci.


🚘 Impatto su cittadini e imprese

Come segnalato da associazioni di consumatori, nei territori interessati circolano circa 1–1,3 milioni di veicoli Euro 5 immatricolati tra il 2009 e il 2015, che oggi possono continuare a muoversi per un altro anno.

Il rialzo della soglia demografica da 30.000 a 100.000 abitanti riduce notevolmente le aree urbane soggette al blocco, alleggerendo l’impatto immediato sui cittadini.


🔭 Prospettive e passaggi successivi

  • Entro il 1° ottobre 2026, le Regioni devono decidere se mantenere il blocco o puntare su politiche alternative, presentando piani mirati alla riduzione delle emissioni.

  • Resta sullo sfondo l’attesa per il nuovo standard Euro 7, in vigore da luglio 2025, che imporrà limiti ancora più severi alle emissioni.

  • L’efficacia dell’emendamento dipenderà dalla capacità delle Regioni di attuare misure concrete, come riqualificazione energetica, potenziamento del verde e incentivi alla mobilità sostenibile.


✅ Valutazione

L’emendamento rappresenta un rinvio tecnico che, se da un lato tutela la mobilità quotidiana di milioni di persone e operatori economici, dall’altro diluisce nel tempo la risposta ambientale urgente. Il vero banco di prova sarà nei prossimi dodici mesi: servono politiche regionali coraggiose e interventi strutturali per non far finire questa sospensione in semplice procrastinazione.