L’ex conduttore ribadisce di voler restare alla guida del programma, valuta un ricorso d’urgenza per il reintegro e contesta la ricostruzione che ha portato alla sua rimozione
Sigfrido Ranucci non considera chiusa la partita con la Rai e punta a tornare alla conduzione di Report. Intervenendo il 13 settembre alla Festa del Fatto Quotidiano a Marina di Pietrasanta, il giornalista ha annunciato l’intenzione di proseguire lo scontro sul terreno giudiziario e ha spiegato che i suoi legali stanno valutando un ricorso d’urgenza per ottenere il reintegro. La sua posizione arriva dopo settimane di tensioni con l’azienda, la sostituzione alla guida del programma e la riorganizzazione della squadra che porterà Report verso la nuova stagione, prevista dall’8 novembre. Nel frattempo Ranucci respinge le accuse e le ricostruzioni che, a suo giudizio, avrebbero compromesso la sua credibilità, mentre resta aperto il delicato capitolo dei rapporti con Valter Lavitola e dell’inchiesta sull’attentato subito dal giornalista nell’ottobre 2025.
Ranucci: il reintegro resta l’obiettivo
Il punto centrale dell’intervento di Ranucci è la volontà di non rinunciare a Report. Il giornalista ha ribadito che il suo obiettivo professionale resta quello di continuare a lavorare nel programma di inchiesta che ha guidato negli ultimi anni e che considera parte essenziale del proprio percorso. La frase più netta è stata: “Voglio continuare a fare Report”. Non si tratta soltanto di una dichiarazione di intenti, perché il confronto con la Rai si è già spostato sul piano formale e potrebbe ora arrivare davanti al giudice del lavoro.
Ranucci ha spiegato che verrà valutata la presentazione di un ricorso cautelare e urgente. In termini pratici, l’obiettivo sarebbe ottenere un provvedimento rapido capace di incidere sulla situazione prima che il contenzioso venga esaminato nel merito. Lo stesso giornalista ha distinto i due possibili scenari: se il giudice riconoscesse l’urgenza, la battaglia per il rientro potrebbe avere effetti immediati; in caso contrario, la contestazione proseguirebbe comunque attraverso il giudizio ordinario.
Il passaggio è importante perché chiarisce un elemento che nelle ultime settimane è stato spesso confuso: il reintegro non è oggi un risultato acquisito e non esiste, allo stato, una decisione giudiziaria che abbia disposto il ritorno di Ranucci alla conduzione. Esiste invece una contestazione formale della scelta aziendale, accompagnata dalla volontà dichiarata di chiedere al giudice di ripristinare la situazione precedente.
La contestazione della decisione Rai
La rottura con Viale Mazzini è diventata ufficiale alla fine di agosto. La Rai ha comunicato il cambio alla guida di Report e ha prospettato a Ranucci tre possibili soluzioni di ricollocazione professionale, definite dall’azienda coerenti con il suo grado e con l’esperienza maturata. La decisione è stata inserita in una più ampia riorganizzazione editoriale del programma, motivata dalla necessità di tutelare credibilità, autorevolezza, indipendenza e imparzialità del giornalismo d’inchiesta del servizio pubblico.
La difesa di Ranucci ha contestato fin dall’inizio questa impostazione. In una comunicazione formale inviata alla Rai, i legali hanno messo in discussione la legittimità dell’avvicendamento e hanno chiesto chiarimenti sui fatti e sui documenti posti alla base della decisione. Nella posizione della difesa viene contestato in particolare il passaggio con cui l’azienda avrebbe richiamato una “situazione di incompatibilità” e un deterioramento della credibilità legato a percezioni di opacità, commistione e interferenze.
Da qui nasce la partita che oggi Ranucci vuole portare davanti al giudice. Sul piano del diritto del lavoro, il nodo non riguarda soltanto la libertà editoriale della Rai di decidere la conduzione di un programma, ma anche la natura dell’incarico svolto dal giornalista, le modalità con cui è stato modificato e le conseguenze professionali della riorganizzazione. Sarà il giudice, se e quando il ricorso verrà depositato e dichiarato ammissibile, a valutare se vi siano i presupposti per un intervento cautelare e successivamente per una decisione nel merito.
Le tappe del caso Ranucci-Report
| Data | Passaggio | Cosa accade |
|---|---|---|
| 13 agosto 2026 | Relazione del Comitato etico | La relazione sulla vicenda Ranucci viene consegnata all’amministratore delegato Rai. Il contenuto resta riservato e non produce automatismi sulla conduzione. |
| 28 agosto 2026 | Cambio alla guida di Report | La Rai annuncia una nuova conduzione e comunica di aver proposto a Ranucci tre ipotesi di ricollocazione professionale. |
| 29 agosto 2026 | Contestazione formale | I legali di Ranucci contestano la decisione e si riservano azioni anche cautelari e d’urgenza per ottenere il ripristino della situazione precedente. |
| 3 settembre 2026 | Nuova coppia di conduttori | Dopo la rinuncia di Giulia Presutti, Claudia Di Pasquale viene scelta per affiancare Daniele Piervincenzi alla conduzione. |
| 9 settembre 2026 | Ranucci esclude la politica | Il giornalista ribadisce di non volersi candidare e sostiene che esistano possibilità di reintegro a Report. |
| 13 settembre 2026 | Annuncio dell’azione giudiziaria | Ranucci annuncia che agirà contro la Rai e indica come probabile la richiesta urgente di reintegro alla guida del programma. |
La nuova conduzione di Report
Parallelamente alla battaglia di Ranucci, la Rai ha già avviato il nuovo corso del programma. La prima soluzione annunciata prevedeva una conduzione affidata a Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi. Presutti ha però successivamente rinunciato all’incarico e il direttore dell’Approfondimento Rai, Paolo Corsini, ha indicato Claudia Di Pasquale, storica inviata della trasmissione, come nuova co-conduttrice al fianco di Piervincenzi.
La scelta di Di Pasquale ha contribuito a ridurre la tensione interna alla redazione. La giornalista lavora da anni nel gruppo di Report e rappresenta una figura di continuità con il metodo e con la storia del programma. Anche Ranucci ha espresso apprezzamento per la sua nomina, riconoscendone esperienza e autonomia professionale. Nel frattempo Giulio Valesini e Bernardo Iovene, due dei volti storici della trasmissione, hanno accettato il ruolo di capi autori dopo una prima fase di forte contrapposizione con l’azienda.
Il calendario, almeno per ora, resta quello fissato per l’8 novembre 2026. È proprio la vicinanza della nuova stagione a rendere particolarmente rilevante la questione dell’eventuale ricorso d’urgenza. Un provvedimento cautelare, qualora venisse richiesto e accolto, potrebbe infatti incidere su un assetto editoriale che la Rai ha già definito e sul quale la redazione ha iniziato a lavorare. Al contrario, se il giudice non ravvisasse i presupposti dell’urgenza, la nuova conduzione potrebbe partire mentre il contenzioso prosegue sul merito.
Le accuse di Ranucci sulla campagna contro di lui
Durante l’intervento a Marina di Pietrasanta, Ranucci ha sostenuto che negli ultimi mesi si sarebbe sviluppata contro di lui una campagna informativa finalizzata a indebolirne la credibilità. Il giornalista ha affermato di stare raccogliendo gli articoli che considera falsi e ha prospettato numerose querele e richieste di risarcimento. Si tratta, naturalmente, della sua ricostruzione e delle iniziative che dichiara di voler assumere: spetterà alle eventuali sedi giudiziarie valutare le singole contestazioni.
Ranucci ha inoltre annunciato di voler agire anche nei confronti della Rai, sostenendo che alcune strutture aziendali avrebbero contribuito alla costruzione di una narrazione utile a giustificarne la rimozione. Ha fatto riferimento anche all’utilizzo di documenti interni relativi ai rimborsi e alle trasferte della redazione. Su questo terreno il confronto è destinato a diventare particolarmente delicato, perché si intrecciano responsabilità aziendali, autonomia editoriale, gestione del personale e tutela della reputazione.
Per mantenere distinti i fatti dalle valutazioni, è necessario ricordare che le accuse formulate da Ranucci contro una presunta strategia per delegittimarlo rappresentano la sua posizione. La Rai, dal canto suo, ha motivato pubblicamente la riorganizzazione richiamando la necessità di salvaguardare credibilità, autorevolezza, indipendenza e imparzialità. Il contenzioso ruoterà quindi anche intorno alla verifica delle ragioni effettive che hanno portato alla sostituzione e alla proporzionalità delle conseguenze professionali.
Il rapporto con Lavitola e l’inchiesta sull’attentato
Sullo sfondo continua a pesare il caso legato a Valter Lavitola, figura centrale nell’inchiesta sull’attentato che ha colpito Ranucci nell’ottobre 2025. La vicenda giudiziaria penale e il contenzioso con la Rai sono due piani distinti, ma si sono inevitabilmente sovrapposti nel dibattito pubblico perché i rapporti tra il giornalista e Lavitola sono diventati uno degli elementi più discussi della crisi.
Il 10 settembre il Tribunale del Riesame ha confermato la custodia cautelare in carcere di Lavitola e l’impianto accusatorio relativo all’attentato, compresa l’aggravante del metodo mafioso. Gli investigatori stanno continuando ad approfondire anche le comunicazioni e i rapporti intercorsi nel periodo precedente e successivo all’attacco. Ranucci, da parte sua, ha ribadito di non aver mai avuto interessi economici negli affari di Lavitola, sintetizzando la propria posizione con parole molto nette: “mai un euro”.
Il giornalista ha riconosciuto l’esistenza di un rapporto personale, ma sostiene che questo non abbia prodotto commistioni negli affari dell’imprenditore. Ha anche negato che dopo l’attentato si sia verificato un incontro riservato con Lavitola nelle modalità descritte da alcune ricostruzioni. Su questi aspetti sono in corso accertamenti dell’autorità giudiziaria e Ranucci ha detto di ritenere corretto essere nuovamente ascoltato dai magistrati, se sarà ritenuto necessario.
È un punto essenziale per leggere correttamente la vicenda: le responsabilità penali relative all’attentato devono essere accertate nell’inchiesta giudiziaria, mentre il rapporto di lavoro tra Ranucci e la Rai sarà eventualmente valutato dal giudice competente secondo criteri e regole differenti. Il fatto che i due piani si influenzino nel dibattito mediatico non significa che debbano essere sovrapposti sul piano giuridico.
Ranucci esclude una candidatura politica
Un altro elemento su cui il giornalista ha insistito negli ultimi giorni riguarda il proprio futuro. Ranucci ha nuovamente escluso di voler trasformare il caso in una candidatura politica. Il 9 settembre, durante la festa nazionale di Alleanza Verdi e Sinistra, aveva già dichiarato di non volersi candidare e di voler continuare a fare il conduttore di Report. La posizione è stata ribadita anche a Marina di Pietrasanta: la priorità resta il giornalismo, non un ingresso nelle istituzioni.
Il chiarimento ha un valore anche nel confronto con la Rai. Se Ranucci decidesse di intraprendere una carriera politica, infatti, la questione del reintegro perderebbe almeno in parte il suo significato professionale immediato. La scelta di rivendicare invece la conduzione del programma rafforza il carattere lavoristico ed editoriale dello scontro: Ranucci non chiede una compensazione simbolica, ma punta a recuperare il ruolo che ricopriva prima dell’avvicendamento.
Una battaglia che riguarda anche l’identità del servizio pubblico
Il caso è diventato più ampio della semplice sostituzione di un conduttore perché Report è uno dei programmi di inchiesta più riconoscibili del servizio pubblico e perché Ranucci ha legato la propria contestazione a un tema generale: l’autonomia del giornalismo all’interno della Rai. La sua tesi è che la decisione aziendale sia stata influenzata da pressioni e da una campagna volta a delegittimarlo. La Rai, invece, presenta la riorganizzazione come una scelta editoriale e professionale destinata a rafforzare l’autorevolezza della trasmissione.
In questo quadro, la nuova squadra ha davanti un compito complesso. Da una parte deve dimostrare che Report può conservare il proprio profilo investigativo e la propria indipendenza anche dopo l’uscita di Ranucci dalla conduzione. Dall’altra, dovrà lavorare mentre il precedente conduttore combatte per rientrare e mentre il caso continua a occupare il dibattito politico e mediatico. Per Claudia Di Pasquale e Daniele Piervincenzi il banco di prova sarà quindi doppio: costruire la nuova stagione e preservare la fiducia del pubblico in una fase di forte esposizione.
La vicenda ha già mostrato quanto la continuità di un programma di inchiesta dipenda non soltanto dal volto che lo conduce, ma anche dalla redazione, dai capi autori, dalla catena editoriale e dalle garanzie di autonomia interna. Il sostegno espresso dalla squadra alla scelta di Di Pasquale segnala un tentativo di ricomporre almeno parte delle fratture emerse dopo il 28 agosto, ma non chiude il conflitto principale tra Ranucci e l’azienda.
Cosa può succedere adesso
Le prossime settimane saranno decisive su almeno tre fronti. Il primo è quello giudiziario-lavoristico: bisognerà capire se il ricorso d’urgenza verrà effettivamente depositato, con quali domande e con quale tempistica. Il secondo è quello editoriale: la Rai proseguirà la preparazione della nuova stagione con Di Pasquale e Piervincenzi. Il terzo riguarda l’inchiesta penale sull’attentato, che continua a produrre nuovi accertamenti e potrebbe riportare al centro dell’attenzione i rapporti tra Ranucci e Lavitola.
- Ricorso per il reintegro: Ranucci ha annunciato la probabile richiesta di un provvedimento urgente, ma la decisione spetterà al giudice.
- Nuova stagione di Report: la Rai punta alla partenza dell’8 novembre con Claudia Di Pasquale e Daniele Piervincenzi.
- Contenzioso con l’azienda: il giornalista promette ulteriori azioni legali e chiede che siano individuate le responsabilità della sua rimozione.
- Vicenda Lavitola: proseguono gli accertamenti dell’autorità giudiziaria sull’attentato e sulle comunicazioni collegate all’inchiesta.
La partita, dunque, resta completamente aperta. Ranucci ha trasformato la rimozione da Report in una battaglia professionale e giudiziaria che potrebbe accompagnare il programma fino alla nuova stagione. La Rai ha già scelto una diversa conduzione e sta lavorando alla continuità editoriale della trasmissione, mentre l’ex conduttore continua a rivendicare il proprio posto. Il prossimo passaggio decisivo non sarà una dichiarazione pubblica, ma l’eventuale deposito del ricorso e la risposta del giudice sulla richiesta di urgenza.


