Raid israeliano colpisce la chiesa della Sacra Famiglia a Gaza, otto feriti compreso padre Romanelli

Danneggiata la principale parrocchia cattolica della Striscia, scatta la condanna internazionale

Un bombardamento sulle prime ore del 17 luglio 2025 ha preso di mira la chiesa cattolica della Sacra Famiglia a Gaza City, causando otto feriti – tra cui il parroco argentino Gabriel Romanelli – e danneggiamenti significativi all’edificio, rifugio per centinaia di sfollati. Il governo italiano ha reagito con durezza, chiedendo un immediato cessate il fuoco.


Contesto e dinamica del raid

Una carica dell’artiglieria israeliana ha colpito la chiesa cattolica della Sacra Famiglia a Gaza City, unico luogo di culto cattolico nella Striscia. L’attacco è avvenuto di mattina e, secondo fonti del Patriarcato latino di Gerusalemme, ha provocato otto feriti: due donne e due uomini in condizioni gravi, oltre a quattro feriti lievi, incluso il parroco padre Gabriel Romanelli, colpito lievemente alla gamba.

Le prime ricostruzioni avevano riferito di due donne inizialmente credute morte, ma successivamente rianimate e ricoverate in condizioni critiche. Nessuna conferma di decessi è stata resa ufficiale dal Patriarcato o dalla Chiesa locale. Secondo fonti militari israeliane, il colpo sarebbe stato il risultato di un errore operativo.


Chi è padre Gabriel Romanelli

Padre Gabriel Romanelli, sacerdote argentino, guida la comunità della Sacra Famiglia ed è da tempo punto di riferimento per i rifugiati nella chiesa, che offre ospitalità a circa 500–600 persone, tra cui cristiani, musulmani e disabili. Romanelli mantiene un rapporto stretto con il Vaticano: spesso informava Papa Francesco sulle condizioni della Striscia e riceveva contatti diretti da Roma per aggiornamenti.


Reazioni italiane e internazionali

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito l’attacco “inaccettabile” contro i civili e invocato uno stop immediato delle operazioni militari. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha parlato di “atto grave” contro un luogo di culto cristiano, ribadendo la necessità di un cessate il fuoco. Critiche sono giunte anche dal Movimento 5 Stelle, con Giuseppe Conte che ha parlato apertamente di un’azione che “ha ormai il sapore di un genocidio”.

A livello internazionale, il Patriarcato latino ha chiesto spiegazioni formali e ha fatto sapere che non abbandonerà la comunità locale, esprimendo vicinanza spirituale e concreta ai feriti e agli sfollati.


La Sacra Famiglia come simbolo di pace

La chiesa della Sacra Famiglia, edificata sotto la guida del Patriarcato latino di Gerusalemme e servita da religiosi dell’Istituto del Verbo Incarnato, è ben più di un semplice luogo di culto. Ospita scuole e centri caritativi, come le Missionarie della Carità e le Suore del Rosario, e svolge da anni un ruolo solidaristico con la comunità musulmana locale.

Nel corso del conflitto, questa struttura è già stata colpita diverse volte: tra luglio 2024 e dicembre dello stesso anno, l’edificio aveva subito danni e aveva ospitato vittime di precedenti bombardamenti. Il parroco ha più volte lanciato appelli pubblici e riservati affinché sia garantita protezione ai civili rifugiati.


Implicazioni e scenario futuro

  • Umanitarie: la chiesa funge da unico rifugio per migliaia di profughi, molti dei quali bambini o disabili.

  • Politiche: l’attacco rende il cessate il fuoco più urgente e complica i negoziati mirati a un accordo temporaneo.

  • Religiose: la violazione di un luogo sacro, anche alla luce delle norme internazionali, testimonia un’escalation che riguarda la libertà religiosa.

Il governo italiano, con Meloni e Tajani in prima linea, sta spingendo per un immediato stop ai raid e per l’inizio di un negoziato diplomatico che coinvolga anche attori regionali e internazionali.


Conclusione

Il bombardamento della chiesa della Sacra Famiglia – l’unico luogo di culto cattolico operativo nella Striscia di Gaza – rappresenta una nuova drammatica svolta nel conflitto israelo-palestinese. Con padre Romanelli lievemente ferito e otto feriti totali, il raid ha suscitato reazioni forti in Italia e oltre, sollevando dubbi sulla tenuta del diritto internazionale umanitario.

Resta ora da vedere se l’episodio innescherà pressioni diplomatiche per un cessate il fuoco e se le strutture religiose riusciranno a mantenere la loro funzione di protezione civile in un teatro di guerra sempre più devastato.