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Attualità

Ponte sullo Stretto, il direttore tecnico lascia alla vigilia del Cipess: cosa cambia davvero per il progetto

Valerio Mele dal 1° ottobre passerà ad Anas come massimo responsabile tecnico. L’uscita arriva mentre sta per partire la nuova istruttoria del Cipess dopo lo stop della Corte dei conti. La società assicura che il progetto è pronto, ma il cambio avviene in una fase particolarmente delicata.

Un cambio al vertice tecnico proprio nel momento in cui il Ponte sullo Stretto si prepara ad affrontare uno dei passaggi più importanti del suo lungo iter. Dal 1° ottobre Valerio Mele lascerà la direzione tecnica della società Stretto di Messina per diventare Chief operating officer di Anas, il massimo ruolo tecnico-operativo dell’azienda. La società assicura che il trasferimento era stato programmato da tempo e che non avrà conseguenze sul progetto, ormai pronto per la nuova istruttoria del Cipess. L’uscita di Mele, quindi, non determina uno stop automatico e non rende necessario ripartire da capo. Ma arriva in una fase nella quale continuità tecnica, conoscenza del dossier e capacità di rispondere rapidamente alle eventuali richieste degli organi di controllo assumono un peso particolarmente importante.

Chi è Valerio Mele e perché il suo ruolo era importante

Valerio Mele ha ricoperto negli ultimi tre anni il ruolo di direttore tecnico della Stretto di Messina Spa, la società concessionaria incaricata di gestire la realizzazione dell’opera.

Non si tratta quindi semplicemente di uno dei tanti dirigenti coinvolti nel progetto. La direzione tecnica rappresenta uno dei punti di raccordo fondamentali tra la società concessionaria, i progettisti, il contraente generale, le strutture di controllo e gli organismi chiamati a esprimersi sugli aspetti ingegneristici dell’opera.

Durante il periodo trascorso alla Stretto di Messina, Mele ha seguito proprio la fase nella quale il progetto definitivo è stato aggiornato, sottoposto alle verifiche tecniche e successivamente esaminato dagli organismi pubblici competenti.

Dal 1° ottobre 2026 assumerà invece il ruolo di Chief operating officer di Anas, alle dirette dipendenze dell’amministratore delegato. Si tratta del massimo incarico tecnico-operativo della società che gestisce gran parte della rete stradale nazionale.

Il passaggio ha però una particolarità importante: Mele non lascia completamente il sistema pubblico coinvolto nel Ponte. Anas è infatti uno degli azionisti della Stretto di Messina Spa e detiene circa il 36,7% del capitale, secondo azionista dopo il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

La compagine societaria della Stretto di Messina vede infatti il MEF con circa il 55,2%, Anas con il 36,7%, Rete Ferroviaria Italiana con circa il 5,8% e le Regioni Sicilia e Calabria con quote poco superiori all’1% ciascuna.

Il trasferimento avviene quindi all’interno di un sistema di società pubbliche strettamente collegate alla realizzazione dell’infrastruttura, anche se naturalmente il ruolo che Mele svolgerà in Anas sarà diverso da quello ricoperto finora nella concessionaria.

Perché il momento dell’uscita è particolarmente delicato

La vera questione non riguarda quindi tanto la destinazione del dirigente quanto il momento nel quale avviene il passaggio.

Il progetto del Ponte si trova infatti nuovamente alle porte del Cipess, il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile, chiamato ad adottare una nuova delibera di approvazione.

Una prima delibera era stata approvata nell’agosto 2025, ma successivamente la Corte dei conti non aveva concesso il visto di legittimità. Tra le questioni emerse nel precedente esame figuravano aspetti ambientali, contrattuali e procedurali, oltre alla necessità di acquisire ulteriori pareri.

Il governo e la Stretto di Messina hanno quindi trascorso i mesi successivi cercando di superare quelle criticità.

Nel maggio 2026 è arrivato il parere favorevole dell’Autorità di regolazione dei trasporti sul piano economico-finanziario. Ad agosto è arrivato anche il via libera del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, che ha espresso parere favorevole consentendo il passaggio alla successiva fase della progettazione.

La Commissione europea ha inoltre chiarito alcuni aspetti riguardanti le modifiche contrattuali e l’applicazione delle norme europee sugli appalti.

Il dossier deve ora tornare al Cipess con una nuova delibera costruita tenendo conto delle osservazioni e dei rilievi che avevano impedito alla precedente di diventare pienamente efficace.

La società assicura che il progetto è già pronto

Stretto di Messina ha cercato immediatamente di ridimensionare le possibili conseguenze dell’uscita del direttore tecnico.

Secondo la società, infatti, il nuovo incarico di Mele era stato deciso e condiviso da tempo e nel frattempo sarebbero già state acquisite le risorse tecniche necessarie ad affrontare la nuova fase.

In altre parole, la società sostiene di aver predisposto per tempo la successione e di non essere dipendente da una singola figura professionale per proseguire l’iter.

È un aspetto importante perché un progetto di queste dimensioni non viene naturalmente gestito da una sola persona.

Al dossier lavorano la direzione tecnica della concessionaria, il contraente generale Eurolink, guidato dal gruppo Webuild, il Project Management Consultant Parsons Transportation Group, un gruppo di esperti indipendenti e numerose strutture specialistiche incaricate di valutare gli aspetti sismici, aerodinamici, geotecnici e ambientali.

Il progetto definitivo è quindi il risultato di una struttura molto più ampia rispetto alla sola direzione tecnica.

Il cambio del direttore tecnico può fermare il Cipess

No. L’uscita di Mele non determina automaticamente alcun blocco della procedura.

L’approvazione del Cipess riguarda infatti il progetto e la documentazione amministrativa, tecnica, finanziaria e ambientale presentata dalla società e dal Ministero delle Infrastrutture, non la permanenza in carica di uno specifico dirigente.

Non esiste quindi un meccanismo per cui il cambio del direttore tecnico comporti la necessità di rifare il progetto definitivo o ripetere automaticamente i pareri già acquisiti.

Anche il recente parere favorevole del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici rimane valido indipendentemente dal trasferimento di Mele.

Dal punto di vista formale, dunque, il percorso verso il Cipess può proseguire.

La questione è invece più delicata dal punto di vista operativo.

Il vero rischio è la perdita di continuità tecnica

Un progetto da 13,5 miliardi di euro, destinato a diventare il ponte sospeso a campata unica più lungo al mondo, contiene migliaia di elaborati, verifiche, prescrizioni e valutazioni accumulate nel corso degli anni.

Chi ha seguito direttamente questa documentazione possiede inevitabilmente una conoscenza approfondita della storia tecnica del progetto e delle ragioni che hanno portato a determinate soluzioni.

È proprio questa memoria tecnica e organizzativa il principale valore che rischia di essere indebolito quando una figura di vertice cambia incarico.

Il problema può emergere soprattutto quando gli organi di controllo chiedono chiarimenti supplementari. In quelle situazioni non basta conoscere l’ultima versione di un documento: può essere necessario ricostruire perché una determinata soluzione sia stata scelta, come sia stata modificata nel corso del tempo e quali osservazioni siano state formulate dagli organismi che hanno già esaminato il progetto.

La società sostiene però di aver già organizzato la transizione e di disporre delle professionalità necessarie per evitare interruzioni.

La conseguenza più plausibile, quindi, non è uno stop automatico ma la necessità di garantire un passaggio di consegne particolarmente accurato.

Il passaggio decisivo rimane la Corte dei conti

Anche un nuovo via libera del Cipess, infatti, non significherebbe automaticamente apertura immediata dei cantieri.

La nuova delibera dovrà successivamente ottenere il visto di legittimità della Corte dei conti. È proprio su questo passaggio che si era fermato il precedente tentativo.

Il governo vuole quindi evitare di ripresentare una delibera che possa esporsi nuovamente alle stesse contestazioni.

Il lavoro svolto nel 2026 è stato indirizzato proprio a questo obiettivo: acquisire i pareri mancanti, integrare la documentazione e rispondere alle questioni sollevate dagli organismi di controllo.

Solo dopo la registrazione della nuova delibera il provvedimento diventerà pienamente efficace e potrà partire la fase realizzativa.

Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha ribadito nei giorni scorsi che l’obiettivo del governo rimane quello di far partire le prime attività entro il 2026, pur riconoscendo che non è ancora stata fissata una data definitiva per la riunione del Cipess.

Cosa succederà dopo il via libera definitivo

Il passaggio dal progetto definitivo a quello esecutivo è particolarmente importante perché è nella progettazione esecutiva che vengono definiti nel dettaglio numerosi aspetti destinati poi a trasformarsi concretamente in cantieri.

Il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ha espresso parere favorevole al progetto, accompagnandolo però con una serie di osservazioni e approfondimenti.

Secondo la Stretto di Messina, gran parte di questi approfondimenti era già prevista proprio nella fase esecutiva e non dovrebbe comportare un aumento del costo complessivo dell’opera, attualmente stimato in circa 13,532 miliardi di euro.

L’obiettivo indicato dalla società è l’apertura al traffico nel 2034, dopo circa sette anni e mezzo di lavori.

Prima della costruzione vera e propria del grande attraversamento sospeso dovranno però partire numerose attività preliminari e opere anticipate, oltre alla progettazione esecutiva dei collegamenti stradali e ferroviari.

Quanto può pesare davvero l’uscita di Mele

È quindi necessario distinguere tra conseguenze formali e conseguenze organizzative.

Sul piano formale:

  • il progetto definitivo rimane valido;
  • i pareri già acquisiti non decadono;
  • l’istruttoria del Cipess può proseguire;
  • non è necessario ripartire dall’inizio;
  • l’uscita del direttore tecnico non modifica automaticamente il cronoprogramma.

Sul piano organizzativo, invece:

  • la società deve garantire un efficace passaggio delle competenze;
  • occorre mantenere la memoria tecnica accumulata negli ultimi anni;
  • il nuovo assetto dovrà gestire gli eventuali chiarimenti richiesti durante l’istruttoria;
  • dovrà soprattutto accompagnare il delicato passaggio dalla progettazione definitiva a quella esecutiva.

Il fatto che Mele passi ad Anas attenua inoltre almeno in parte l’impressione di una perdita completa delle competenze maturate. Anas è uno dei principali azionisti della Stretto di Messina ed è direttamente coinvolta nel sistema infrastrutturale collegato all’opera.

Questo non significa che i due incarichi siano intercambiabili, ma rende il trasferimento molto diverso dall’uscita di un dirigente che lasciasse completamente il perimetro pubblico dell’infrastruttura.

Un passaggio delicato, ma il vero ostacolo resta l’iter autorizzativo

Il cambio al vertice tecnico della Stretto di Messina arriva quindi in un momento che inevitabilmente attira l’attenzione, soprattutto perché coincide praticamente con l’avvio della nuova istruttoria del Cipess.

Non ci sono però elementi per sostenere che il trasferimento di Mele rappresenti di per sé un nuovo stop al Ponte.

La società afferma che il passaggio era stato programmato e che la struttura tecnica necessaria alla prosecuzione del progetto è già stata rafforzata.

La vera prova arriverà nelle prossime settimane, quando si vedrà se il nuovo dossier riuscirà a superare senza nuovi ostacoli prima il Cipess e successivamente il controllo della Corte dei conti.

È infatti quest’ultimo passaggio, più che il cambio del direttore tecnico, a rappresentare oggi la principale incognita del progetto.

Dopo il precedente stop, il governo deve dimostrare che tutte le criticità sono state affrontate in modo sufficiente da consentire questa volta una registrazione piena della delibera.

Se ciò avverrà, l’uscita di Mele potrebbe rimanere essenzialmente un normale cambio di responsabilità all’interno del sistema delle società pubbliche. Se invece dovessero emergere nuove richieste tecniche o procedurali, la capacità della nuova struttura di garantire continuità al lavoro svolto negli ultimi tre anni diventerà molto più importante.