Cortei, studenti, istituzioni e un nuovo museo per onorare Falcone, Morvillo e gli agenti della scorta
È il 23 maggio 2025 e Palermo si ferma per ricordare la strage di Capaci, a 33 anni esatti dall’attentato in cui perdono la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo.
Una città unita nel ricordo
Palermo si riempie di persone, studenti, magistrati e cittadini comuni. In piazza Vittorio Emanuele Orlando va in scena “Tribunale chiama scuola”, un evento simbolico che coinvolge oltre 3.000 studenti di 59 scuole. Musica, letture e testimonianze si alternano sul palco davanti al palazzo di giustizia: una vera lezione di memoria collettiva. Le nuove generazioni si confrontano con una pagina buia della storia italiana, trasformando il dolore in consapevolezza.
Il Museo del Presente apre al pubblico
Oggi apre ufficialmente le porte il Museo del Presente Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ospitato all’interno di Palazzo Jung. Cuore simbolico dell’allestimento è la Fiat Croma dilaniata dall’esplosione di Capaci, custodita in una teca trasparente che invita alla riflessione.
Non è solo un museo: è un centro vivo, multimediale, interattivo. Le sale raccontano il contesto degli anni ’80 e ’90, la nascita del pool antimafia, le indagini, i processi, il coraggio di chi ha sfidato Cosa Nostra. Il taglio del nastro avviene alla presenza di rappresentanti del governo e di familiari delle vittime, in un’atmosfera intensa ma composta.
Il Giardino della Memoria accoglie i giovani
A pochi chilometri da lì, nel Giardino della Memoria di Capaci, centinaia di studenti partecipano a laboratori, incontri e attività simboliche. Tina Montinaro, moglie del caposcorta Antonio, accoglie i visitatori insieme agli agenti e ai volontari dell’associazione Quarto Savona Quindici.
Si piantano alberi della legalità, si ascoltano racconti, si dipingono pannelli. Il messaggio è chiaro: non c’è memoria senza azione. Ogni ragazzo che attraversa il giardino oggi porta con sé il peso di un’eredità da onorare.
Cortei e silenzi: la città si stringe attorno all’Albero Falcone
Alle 15 parte da Piazza Verdi un lungo corteo che sfila ordinato per le vie del centro. A guidarlo ci sono giovani, insegnanti, familiari delle vittime e rappresentanti delle istituzioni. Si cammina in silenzio, con cartelloni, striscioni e bandiere.
La meta è via Notarbartolo, dove si trova l’Albero Falcone, divenuto icona della Palermo che resiste. Alle 17:58 in punto, l’ora dell’attentato, cala un silenzio assoluto. Le sirene dei vigili del fuoco e della polizia spezzano l’aria, mentre i nomi delle vittime vengono letti uno a uno.
Fiammetta Borsellino: “Il vero ricordo è nelle scelte quotidiane”
In serata, l’Istituto De Amicis-Da Vinci ospita un incontro pubblico con Fiammetta Borsellino, figlia del magistrato ucciso a via D’Amelio. Davanti a una platea gremita di studenti, Fiammetta parla di verità mancata, memoria negata e necessità di giustizia piena. La sua voce è pacata ma ferma.
Nel Giardino dei Giusti della scuola, viene piantato un nuovo albero in onore di chi ha sacrificato la vita per difendere lo Stato. È un gesto che assume valore anche simbolico: ogni giusto è una radice nella società.
Il contesto di una strage che ha segnato l’Italia
Il 23 maggio 1992, alle 17:58, un’autostrada alle porte di Palermo salta in aria. 500 kg di tritolo posizionati in un cunicolo sotto l’asfalto devastano il convoglio su cui viaggia Giovanni Falcone, uno dei magistrati più esposti nella lotta alla mafia. Con lui muoiono la moglie, giudice anche lei, e tre agenti della scorta. È un atto di guerra firmato da Cosa Nostra, ma anche un punto di svolta nella coscienza civile del Paese.
Da allora, ogni anno, l’Italia si ferma. Non per rituale, ma per ricordare e capire. Perché Capaci non è solo un evento del passato, è una frattura nel tempo, che ancora oggi produce conseguenze politiche, giudiziarie e sociali.
Una memoria diffusa, dall’Italia al mondo
Non solo Palermo. In decine di città italiane, da Milano a Napoli, da Torino a Bari, si svolgono manifestazioni parallele. Nelle scuole, nelle università, nei teatri e nei carceri si tengono letture, proiezioni e dibattiti. Anche le scuole italiane all’estero si uniscono alla giornata, con collegamenti in diretta e materiali didattici condivisi.
La strage di Capaci diventa così patrimonio della memoria globale, come simbolo di resistenza alla criminalità organizzata in ogni sua forma.
Conclusione
Oggi Palermo non commemora solo dei caduti, ma riafferma un’idea di società. Una società in cui il coraggio dei singoli può ancora fare la differenza, e dove la legalità è un progetto collettivo, da costruire ogni giorno. A 33 anni da Capaci, la memoria non è più solo un dovere: è un impegno che guarda al futuro.
