Secondo la Procura di Brescia, l’ex procuratore aggiunto di Pavia avrebbe ricevuto promesse di denaro per favorire Andrea Sempio, oggi indagato per l’omicidio di Chiara Poggi
Un nuovo, clamoroso capitolo si aggiunge al caso dell’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella sua villetta di Garlasco, in provincia di Pavia. A quasi vent’anni dai fatti, le indagini si arricchiscono di un’accusa pesantissima: quella di corruzione in atti giudiziari a carico dell’ex procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti. Secondo l’inchiesta condotta dalla Procura di Brescia, Venditti avrebbe ricevuto promesse di denaro per favorire Andrea Sempio, il giovane oggi tornato al centro delle indagini come possibile responsabile dell’omicidio.
Perquisizioni in tre regioni e nove indagati
La notizia ha avuto un impatto immediato: sono state disposte perquisizioni in numerose abitazioni, da Pavia a Genova fino a Campione d’Italia. I destinatari del decreto di perquisizione sono nove persone, tra cui familiari di Sempio, l’ex procuratore e due ex membri delle forze dell’ordine che operavano nella polizia giudiziaria presso la Procura di Pavia.
Gli inquirenti cercano documentazione, dispositivi informatici e prove di eventuali scambi illeciti. L’obiettivo è chiarire se vi siano state manovre volte a condizionare le indagini del 2017, quando Sempio era già stato oggetto di attenzione investigativa ma poi scagionato.
I sospetti su Sempio e la “traccia 33”
Il nome di Andrea Sempio è tornato sotto i riflettori nel 2025, quando la Procura di Pavia ha riaperto il caso Poggi sulla base di nuove perizie. In particolare, è emersa la compatibilità di un’impronta palmare, la cosiddetta “traccia 33”, con quella del giovane.
Questa impronta era stata rilevata nel 2007 sulla scala che conduce alla taverna della villetta dei Poggi, ma non era mai stata attribuita con certezza a nessun soggetto. Le nuove analisi condotte su richiesta della Procura avrebbero fornito un esito compatibile con Sempio, riaccendendo i sospetti nei suoi confronti.
A rafforzare l’attenzione su di lui, alcuni reperti biologici raccolti nel 2007 e analizzati nel 2025: su 21 campioni sottoposti a verifica, 11 sono risultati non interpretabili per degrado o insufficienza del DNA, mentre gli altri 10 fornivano risultati deboli o ambigui. Un quadro probatorio ancora molto incerto, che però non ha impedito l’ampliamento del fascicolo investigativo.
Il ruolo di Mario Venditti
La figura dell’ex procuratore aggiunto Mario Venditti, che coordinava le indagini nel 2017, è ora oggetto di un’ipotesi di corruzione estremamente grave. Secondo quanto emerso, sarebbe stato oggetto di una proposta di denaro in cambio di una conduzione favorevole delle indagini.
In particolare, gli inquirenti sospettano che ci siano state omissioni volontarie di intercettazioni ambientali, una comunicazione anticipata dei temi degli interrogatori a persone vicine a Sempio, e un clima generale di protezione attorno al giovane.
L’ipotesi investigativa è che tali condotte non siano state errori, ma parte di un disegno più ampio volto a escludere Sempio dalla rosa dei sospetti, malgrado elementi indiziari rilevanti.
Le accuse: ombre sul passato e sul presente
L’indagine della Procura di Brescia, formalmente separata da quella sul delitto Poggi, potrebbe però avere effetti dirompenti sul procedimento principale. Se dovesse essere dimostrato che le scelte compiute da Venditti furono frutto di pressioni o favori illeciti, l’intero impianto delle indagini del 2017 potrebbe essere ritenuto viziato.
Questo aprirebbe a nuove richieste di riesame e possibili revisioni delle conclusioni già raggiunte in passato, e potrebbe compromettere la credibilità dell’istituzione giudiziaria locale.
Nel frattempo, la Procura di Pavia ha rafforzato il proprio team investigativo, coinvolgendo tre pubblici ministeri, con il coordinamento del procuratore capo. Le perquisizioni degli ultimi giorni, anche in un canale a Tromello dove si ipotizza possa essere stata gettata l’arma del delitto, dimostrano che le indagini sono tutt’altro che concluse.
Cosa può accadere ora
La situazione apre a scenari potenzialmente esplosivi:
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Se le accuse di corruzione saranno confermate, ci si troverà di fronte a un caso di depistaggio giudiziario di proporzioni enormi.
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Il ruolo di Sempio potrebbe trasformarsi da testimone a indagato principale, con l’aggravante della possibile complicità esterna.
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La posizione di Alberto Stasi, attualmente detenuto dopo la condanna definitiva, potrebbe essere oggetto di revisione se si dimostrasse che le indagini furono condizionate da elementi esterni.
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Il sistema giudiziario lombardo potrebbe trovarsi costretto a una revisione interna profonda, con verifiche sui procedimenti passati e sul funzionamento delle strutture inquirenti.
Una vicenda ancora senza verità definitiva
A quasi vent’anni dall’assassinio di Chiara Poggi, la giustizia italiana sembra ancora alla ricerca della verità piena e incontestabile. Gli sviluppi recenti non solo riaprono scenari investigativi, ma gettano una luce inquietante su come alcune indagini siano state condotte.
In attesa di riscontri ufficiali, sarà fondamentale verificare ogni passaggio con rigore e trasparenza, per restituire non solo giustizia alla famiglia Poggi, ma anche credibilità a un sistema giudiziario oggi sotto assedio.

