Minneapolis, la morte di Alex Pretti riapre lo scontro sull’operato dell’ICE

Video e testimonianze mettono in discussione la versione federale: l’uomo ucciso stava documentando l’operazione e avrebbe cercato di difendere una donnaLa morte di Alex Jeffrey Pretti è diventata il nuovo simbolo di una frattura profonda tra comunità locali e autorità federali. A Minneapolis, l’uccisione dell’infermiere trentasettenne durante un’operazione dell’Immigration and Customs Enforcement ha riacceso proteste di massa, sollevato interrogativi sull’uso della forza e alimentato uno scontro politico che va ben oltre i confini del Minnesota.

Una sparatoria che scuote la città

I fatti si sono verificati il 25 gennaio lungo Nicollet Avenue, nella zona sud di Minneapolis. In pochi minuti, l’area si è riempita di residenti, attivisti e semplici passanti, mentre la notizia della morte di Pretti si diffondeva rapidamente. La strada è diventata un luogo di veglia spontanea, con fiori, candele e cartelli di protesta contro la presenza dell’ICE.

Nel corso della giornata, le manifestazioni si sono estese ad altri quartieri della città e, successivamente, anche ad altre metropoli statunitensi.

Chi era Alex Pretti

Alex Jeffrey Pretti, 37 anni, era un infermiere di terapia intensiva presso una struttura del Dipartimento per i veterani. Cittadino statunitense, nato in Illinois, viveva da anni a Minneapolis. Era descritto da familiari e colleghi come una persona attenta agli altri, impegnata sul piano civile e sensibile ai temi dei diritti.

Non aveva precedenti penali e, secondo quanto confermato anche dalle autorità locali, non aveva mai avuto problemi con le forze dell’ordine, se non per infrazioni stradali di lieve entità. Partecipava alle proteste in corso in città e, nei momenti precedenti alla sparatoria, stava riprendendo l’operazione federale con il telefono cellulare.

La dinamica al centro delle contestazioni

La versione fornita dal Dipartimento per la Sicurezza Interna sostiene che Pretti si sia avvicinato agli agenti armato di una pistola semiautomatica calibro 9 mm, reagendo in modo violento al tentativo di disarmo. In base a questa ricostruzione, i colpi sarebbero stati esplosi per legittima difesa.

Tuttavia, i video diffusi e le testimonianze oculari raccontano una sequenza diversa. Le immagini mostrano Pretti mentre documenta l’intervento con il telefono e si avvicina a una donna che, secondo più testimoni, era stata spinta a terra durante l’operazione. Subito dopo, l’uomo viene colpito con spray urticante, immobilizzato sull’asfalto e raggiunto dai colpi d’arma da fuoco.

Nei filmati analizzati nelle ore successive, Pretti non appare armato al momento degli spari. L’arma mostrata successivamente dalle autorità federali non compare nelle immagini precedenti e la sua effettiva appartenenza resta uno dei punti più controversi dell’intera vicenda.

Il nodo centrale, per una parte crescente dell’opinione pubblica, è proprio questo: un uomo disarmato, impegnato a filmare e a difendere un’altra persona, ucciso durante un’operazione di polizia.

Reazioni delle istituzioni locali

Il sindaco Jacob Frey ha annunciato la richiesta di supporto alla Guardia Nazionale, spiegando che la città è sotto pressione dopo settimane di tensioni. Allo stesso tempo, Frey ha ribadito che le operazioni federali stanno aggravando il clima sociale invece di migliorare la sicurezza.

Ancora più duro il governatore del Minnesota Tim Walz, che ha chiesto pubblicamente la fine delle operazioni dell’ICE nello Stato, parlando di una situazione diventata intollerabile e chiedendo un intervento immediato della Casa Bianca.

La linea della Casa Bianca

Di segno opposto la posizione del presidente Donald Trump, che ha difeso l’operato degli agenti federali, definendoli “patrioti” e accusando le autorità locali di ostacolare l’azione dell’ICE e di alimentare disordini con una retorica pericolosa.

Le parole del presidente hanno contribuito ad inasprire ulteriormente lo scontro politico, già acceso dopo precedenti episodi simili avvenuti in città nel corso dell’ultimo mese.

Proteste e mobilitazioni oltre il Minnesota

La morte di Pretti ha avuto un’eco nazionale. A New York, centinaia di manifestanti si sono radunati a Union Square, mentre iniziative di solidarietà si sono svolte anche a Washington.

Minneapolis, nel frattempo, resta il centro di una protesta che unisce rabbia, lutto e richiesta di verità, in un contesto già segnato dalla morte di un’altra manifestante e dal ferimento di un cittadino da parte di agenti federali nelle settimane precedenti.

Un caso destinato a segnare un punto di svolta

L’indagine sulla sparatoria è ancora in corso e molti aspetti restano da chiarire. Ma per una parte sempre più ampia della popolazione, la vicenda di Alex Pretti rappresenta un punto di non ritorno: il simbolo di un’azione federale percepita come fuori controllo e sempre più distante dalle comunità locali.

Un uomo ucciso mentre documentava un’operazione e cercava di difendere un’altra persona: è su questo nodo che si concentra oggi la richiesta di verità e responsabilità, a Minneapolis e nel resto degli Stati Uniti.