Una delle più ampie offensive aeree ucraine dall’inizio del conflitto ha investito la regione della capitale russa e numerose altre aree del Paese, mentre Mosca ha risposto con nuovi attacchi contro le città ucraine.
La guerra tra Russia e Ucraina entra in una nuova fase di escalation nei cieli. Centinaia di droni ucraini sono stati lanciati nella notte contro il territorio russo, con la regione di Mosca al centro di una delle più vaste operazioni aeree registrate dall’inizio dell’invasione su larga scala del febbraio 2022. Secondo le autorità russe, centinaia di velivoli senza pilota sono stati intercettati, ma alcuni hanno raggiunto obiettivi nell’area della capitale, provocando incendi, danni e vittime. Contemporaneamente la Russia ha colpito nuovamente Kiev e altre città ucraine con missili e droni, confermando come il conflitto stia assumendo sempre più la forma di una guerra di logoramento a lunga distanza.
Una delle più grandi ondate di droni dirette verso Mosca
La dimensione dell’operazione emerge innanzitutto dai numeri diffusi dalle autorità di Mosca. Il ministero della Difesa russo ha dichiarato di aver intercettato o distrutto 822 droni ucraini sull’intero territorio nazionale nel corso della notte. Il sindaco della capitale, Sergei Sobyanin, ha indicato in circa 600 gli apparecchi rilevati lungo le rotte dirette verso la regione moscovita, mentre più di duecento sarebbero stati neutralizzati nell’area della capitale.
Si tratta di dati forniti dalla parte russa e non verificabili integralmente in modo indipendente, un elemento essenziale quando si analizzano i bilanci operativi diffusi durante il conflitto. Le cifre, tuttavia, indicano chiaramente la portata dell’attacco: non più incursioni limitate di pochi velivoli, ma ondate coordinate capaci di impegnare contemporaneamente sistemi radar, batterie antiaeree e apparati di guerra elettronica distribuiti su un territorio molto vasto.
| Dato | Valore comunicato | Contesto |
|---|---|---|
| Droni intercettati in Russia | 822 | Bilancio dichiarato dal ministero della Difesa russo |
| Droni rilevati verso l’area di Mosca | circa 600 | Stima comunicata dalle autorità della capitale |
| Droni neutralizzati nell’area moscovita | oltre 200 | Dato delle autorità russe |
| Vittime confermate nella regione di Mosca | almeno 1 morto | Un uomo di 83 anni, secondo il governatore regionale |
| Vittime segnalate nella regione di Rostov | 5 morti | Bilancio delle autorità regionali russe |
Un morto nella regione della capitale e incendi nei centri logistici
La difesa aerea non è riuscita a impedire completamente l’arrivo dei droni sugli obiettivi. Il governatore della regione di Mosca, Andrei Vorobyov, ha riferito della morte di un uomo di 83 anni e del ferimento di altre persone. Danni sono stati segnalati in diversi punti dell’area metropolitana, compresa Domodedovo, città situata nei pressi di uno dei principali aeroporti che servono la capitale russa.
Uno degli episodi più rilevanti ha interessato un grande centro logistico riconducibile a Wildberries, il maggiore operatore russo del commercio elettronico. Nell’area di Koledino, a circa 45 chilometri a sud di Mosca, immagini verificate sul posto hanno mostrato una vasta colonna di fumo provenire dal complesso colpito. L’incendio ha assunto anche un valore simbolico perché gli hub della società sono diventati negli ultimi mesi uno degli obiettivi ricorrenti della campagna ucraina contro le infrastrutture logistiche russe.
Perché Wildberries è diventata un obiettivo della campagna ucraina
L’attenzione riservata a Wildberries non è casuale. La piattaforma occupa una posizione centrale nel commercio elettronico russo e dispone di una rete di enormi depositi utilizzati per movimentare merci in gran parte del Paese. Kiev sostiene che una parte di questa infrastruttura contribuisca anche alla catena logistica collegata allo sforzo bellico russo, attraverso la distribuzione di materiali e prodotti utilizzabili dalle forze armate.
Il Cremlino e la società hanno respinto queste accuse, sostenendo che i magazzini abbiano natura civile. La questione rimane quindi oggetto di una contrapposizione tra le due parti: per l’Ucraina i grandi nodi logistici possono costituire elementi dell’infrastruttura che sostiene la capacità militare ed economica della Russia; per Mosca gli attacchi colpiscono invece aziende, lavoratori e attività commerciali civili.
Al di là della disputa sulla qualificazione dei singoli obiettivi, la ripetizione degli attacchi mostra un cambiamento nella strategia di Kiev. I bersagli non sono più concentrati esclusivamente su raffinerie, depositi di carburante, aeroporti militari e impianti industriali. Sempre più spesso vengono prese di mira anche le infrastrutture che garantiscono la circolazione di merci, componenti e materiali attraverso l’immenso territorio russo.
La logica è quella del logoramento economico e logistico: costringere la Russia a destinare maggiori risorse alla protezione di strutture lontane dal fronte, disperdere i sistemi antiaerei e aumentare i costi della guerra anche nelle regioni che per anni avevano avvertito solo indirettamente le conseguenze del conflitto.
L’attacco non si è fermato alla regione di Mosca
L’offensiva ha riguardato numerose altre aree della Federazione Russa. Nella regione sud-occidentale di Rostov, le autorità locali hanno riferito di un attacco condotto con più di 150 droni contro diverse località. Il bilancio comunicato è di cinque morti, mentre sarebbero stati danneggiati edifici residenziali e una stazione ferroviaria. Gli attacchi avrebbero inoltre provocato un incendio boschivo.
La distribuzione geografica degli obiettivi è significativa. Una campagna condotta simultaneamente contro diverse regioni obbliga la difesa russa a seguire un gran numero di traiettorie, identificare quali velivoli rappresentino una minaccia immediata e decidere dove impiegare intercettori e sistemi di guerra elettronica. È proprio la saturazione delle difese uno degli elementi centrali della moderna guerra dei droni: anche quando la maggioranza degli apparecchi viene abbattuta, un numero relativamente limitato di velivoli che riesce a superare lo sbarramento può essere sufficiente per danneggiare strutture sensibili.
Da Mosca a migliaia di chilometri dal confine
Negli ultimi mesi l’Ucraina ha dimostrato una capacità crescente di effettuare attacchi a grande distanza. Raffinerie, impianti petrolchimici, aeroporti, infrastrutture portuali e centri logistici sono stati colpiti in diverse regioni russe, comprese aree situate a oltre mille chilometri dal confine ucraino.
Questa evoluzione modifica progressivamente la geografia della guerra. Per lungo tempo la superiorità russa nei missili a lungo raggio aveva consentito a Mosca di colpire infrastrutture ucraine mantenendo gran parte del proprio territorio più interno relativamente protetto. La crescita della produzione ucraina di droni a lungo raggio ha ridotto questa asimmetria, anche se resta molto ampia la differenza tra le capacità missilistiche delle due parti.
Il vantaggio principale dei droni è legato soprattutto al rapporto tra costo, quantità e raggio operativo. Rispetto a numerosi missili da crociera, un velivolo senza pilota può essere realizzato a costi inferiori e prodotto in numeri maggiori. Lanciando decine o centinaia di apparecchi contemporaneamente diventa inoltre possibile cercare di sovraccaricare la rete difensiva avversaria e costringerla a utilizzare intercettori che in molti casi hanno un costo superiore a quello del bersaglio da distruggere.
Il problema della difesa di una metropoli come Mosca
La capitale russa dispone di uno dei sistemi di difesa aerea più articolati del Paese. Proteggere Mosca, tuttavia, significa controllare uno spazio enorme, caratterizzato da aeroporti, autostrade, impianti industriali, aree residenziali, infrastrutture energetiche e centri logistici. L’arrivo contemporaneo di centinaia di obiettivi rende particolarmente complesso il compito delle difese.
Un drone che vola a bassa quota può sfruttare la conformazione del terreno e la presenza di edifici per ridurre il tempo disponibile ai radar. A questo si aggiunge il problema dei detriti: anche l’intercettazione riuscita di un velivolo carico di esplosivo può provocare danni a terra. Per questo le autorità russe, durante gli attacchi, dispiegano squadre di emergenza nelle aree in cui vengono segnalate cadute di frammenti.
Le incursioni hanno inoltre conseguenze indirette sulla vita economica della capitale. Ogni minaccia diretta verso il nodo moscovita può costringere gli aeroporti a limitare temporaneamente le operazioni, modificare le rotte dei voli e interrompere attività industriali o logistiche. Anche quando i danni materiali restano circoscritti, quindi, una grande offensiva di droni può produrre un impatto operativo superiore a quello causato dalle sole esplosioni.
La risposta russa: missili e droni tornano a colpire l’Ucraina
Nelle stesse ore la Russia ha proseguito i propri attacchi contro il territorio ucraino. A Kiev l’allarme aereo è scattato durante la notte mentre veniva segnalata la minaccia di missili balistici. Esplosioni sono state udite nella capitale e incendi sono divampati in diversi punti della città. Secondo le autorità ucraine, almeno sei persone sono rimaste ferite tra Kiev e la regione circostante.
A Kryvyi Rih, città natale del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il bilancio è salito ad almeno due morti e quattordici feriti. Un’altra vittima è stata segnalata nella regione di Sumy. Anche questi dati mostrano come l’escalation non sia costituita da un singolo attacco, ma da una successione quasi continua di offensive e controffensive che coinvolgono città lontane dalla linea del fronte.
La Russia conserva una capacità molto più ampia nel campo dei missili balistici e da crociera, armi particolarmente difficili da intercettare e contro le quali l’Ucraina continua a chiedere agli alleati occidentali ulteriori sistemi di difesa aerea. Kiev considera soprattutto gli intercettori per le batterie Patriot essenziali per proteggere le grandi città e le infrastrutture energetiche dagli attacchi balistici.
La guerra dei cieli sta diventando il secondo fronte del conflitto
Il confronto tra Russia e Ucraina continua naturalmente lungo centinaia di chilometri di linea terrestre, ma accanto alle battaglie di fanteria e artiglieria si è ormai consolidato un vero e proprio secondo fronte aereo a lunga distanza. La frequenza degli attacchi dimostra che i droni non sono più un semplice strumento complementare: rappresentano uno degli elementi centrali della strategia di entrambe le parti.
Per Kiev, colpire in profondità serve a perseguire diversi obiettivi contemporaneamente:
- ridurre la capacità logistica russa, prendendo di mira depositi, magazzini e nodi di distribuzione;
- indebolire il settore energetico, colpendo raffinerie, depositi petroliferi e impianti industriali;
- costringere Mosca a disperdere la difesa aerea su un territorio estremamente vasto;
- aumentare il costo economico della guerra anche nelle regioni lontane dal fronte;
- dimostrare che il territorio russo non è impermeabile agli attacchi, nonostante la profondità strategica del Paese.
Per la Russia, al contrario, il massiccio utilizzo di missili e droni contro l’Ucraina punta a logorare le difese avversarie, danneggiare le infrastrutture energetiche e industriali e imporre a Kiev un consumo continuo di costosi intercettori. Il risultato è una competizione industriale oltre che militare: la capacità di produrre droni, munizioni, sistemi radar e missili antiaerei diventa determinante quasi quanto quella di conquistare territorio sul campo.
I numeri della guerra richiedono cautela
La scala dell’attacco contro Mosca rende particolarmente importante distinguere tra informazioni confermate e dichiarazioni delle parti in conflitto. Le cifre relative ai droni abbattuti provengono principalmente dal ministero della Difesa russo e dalle amministrazioni regionali. Allo stesso modo, le informazioni sugli obiettivi militari o logistici colpiti vengono spesso diffuse inizialmente dalle autorità ucraine.
Non tutti i dati possono essere verificati immediatamente in modo indipendente. Le immagini degli incendi, le chiusure degli aeroporti e i danni visibili consentono di confermare alcuni episodi, mentre il numero complessivo di velivoli lanciati, intercettati o deviati dalla guerra elettronica rimane frequentemente affidato ai bilanci ufficiali.
È inoltre necessario separare il numero dei droni rilevati da quello degli apparecchi effettivamente arrivati sugli obiettivi. Un attacco composto da centinaia di velivoli non significa che centinaia di droni abbiano raggiunto la capitale: una parte può essere abbattuta a grande distanza, un’altra deviata dai sistemi elettronici e un’altra ancora destinata fin dall’inizio a regioni differenti.
Il costo umano resta centrale su entrambi i lati del confine
La crescente estensione geografica degli attacchi aumenta inevitabilmente anche i rischi per la popolazione civile. L’uomo di 83 anni ucciso nella regione di Mosca e le vittime registrate nella regione di Rostov si aggiungono al bilancio di un conflitto che continua a colpire quotidianamente anche città e villaggi ucraini.
Entrambe le parti affermano di prendere di mira strutture collegate alle capacità militari dell’avversario, ma la presenza di obiettivi industriali e logistici in prossimità delle aree abitate rende impossibile eliminare il pericolo per i civili. Lo stesso vale per le intercettazioni: frammenti di droni e missili possono cadere su edifici, strade e infrastrutture anche quando i sistemi di difesa riescono a neutralizzare l’arma prima dell’impatto previsto.
L’intensificazione degli attacchi in profondità rende quindi sempre più difficile parlare di una netta separazione tra il fronte e le retrovie. La distanza dalla linea di combattimento non garantisce più la stessa sicurezza dei primi anni di guerra, né in Ucraina né in alcune delle principali regioni russe.
Una nuova pressione sulla strategia del Cremlino
Dal punto di vista politico, la capacità ucraina di raggiungere ripetutamente la regione di Mosca rappresenta anche una sfida per il Cremlino. La capitale è il centro politico, economico e simbolico della Federazione Russa e la sua protezione ha un valore che va oltre l’aspetto strettamente militare.
Ogni grande attacco obbliga le autorità a dimostrare l’efficacia delle difese e, nello stesso tempo, rende visibili alla popolazione conseguenze della guerra che per una parte della società russa erano rimaste a lungo relativamente lontane. La strategia ucraina sembra puntare anche su questo effetto: trasformare il conflitto da realtà geograficamente distante a problema capace di incidere direttamente sulla quotidianità e sull’economia russa.
Non è però possibile concludere automaticamente che gli attacchi producano un cambiamento politico interno o che possano da soli modificare le scelte del presidente Vladimir Putin. La Russia dispone ancora di ampie capacità militari, industriali e finanziarie e ha risposto alle offensive ucraine intensificando a sua volta i bombardamenti. Gli effetti strategici della campagna dipenderanno quindi dalla possibilità di mantenerla nel tempo e dalla capacità di Kiev di colpire obiettivi realmente importanti senza consumare risorse superiori ai risultati ottenuti.
La tecnologia cambia il conflitto, ma non avvicina ancora una soluzione
L’ondata di droni contro la regione di Mosca conferma una tendenza ormai evidente: la guerra Russia-Ucraina si sta trasformando in un conflitto sempre più tecnologico, distribuito e profondo. Le distanze che un tempo proteggevano infrastrutture e grandi città vengono progressivamente ridotte dall’impiego di sistemi senza pilota relativamente economici e capaci di percorrere centinaia o migliaia di chilometri.
Questo sviluppo non significa però che il fronte terrestre abbia perso importanza. Le operazioni con droni possono danneggiare la logistica, creare problemi economici e obbligare il nemico a spostare risorse, ma la guerra continua a essere combattuta anche per il controllo del territorio. I due livelli sono sempre più collegati: ciò che accade nelle raffinerie, nei depositi e nei centri logistici a centinaia di chilometri dalle trincee può incidere sulla disponibilità di carburante, componenti e munizioni sul campo.
La notte dei centinaia di droni diretti verso Mosca rappresenta quindi molto più di un singolo episodio. È il segnale di una guerra nella quale entrambe le parti tentano di sfruttare la profondità del territorio avversario come nuovo spazio operativo. Kiev cerca di trasferire parte della pressione militare ed economica all’interno della Russia; Mosca continua a utilizzare la propria superiorità missilistica per colpire le città e le infrastrutture ucraine.
Il risultato immediato è un’ulteriore espansione del campo di battaglia. Mentre le prospettive diplomatiche restano incerte, la competizione tra droni, missili e sistemi di difesa aerea continua ad accelerare, rendendo il cielo sopra Russia e Ucraina uno dei principali teatri della guerra.


