Morti in sala chirurgica: un’altra vittima di liposuzione improvvisata a Roma

Nuova tragedia a Torrevecchia: una donna ecuadoriana di 47 anni è deceduta dopo un malore durante l’intervento, sollevando interrogativi su autorizzazioni, responsabilità e sicurezza nella medicina estetica

Un’altra vita spezzata nel cuore della capitale. È la drammatica vicenda di Ana Sergia Alcivar Chenche, 47 anni, morta in circostanze che mettono nuovamente sotto accusa la sicurezza degli interventi estetici praticati al di fuori di strutture regolate. Un episodio che riaccende i riflettori sui rischi della medicina estetica non autorizzata.

📌 Un intervento sospetto e un malore improvviso

Nel pomeriggio dell’8 giugno 2025, presso uno studio situato nel quartiere Torrevecchia – allestito in un normale appartamento – Ana Sergia si è sottoposta a una liposuzione. I primi esiti erano promossi con slogan accattivanti sui social, come “il miglior prezzo sul mercato italiano senza abbassare la qualità/sicurezza”. Eppure, durante l’intervento, la paziente ha avuto un malore improvviso, sospinto da complicazioni non ancora del tutto chiarite, che ne hanno compromesso le condizioni vitali. Secondo gli inquirenti, l’intervento è stato interrotto immediatamente. Da quel momento, la situazione è precipitata: Ana ha perso conoscenza, manifestando uno stato di shock e arresto cardiocircolatorio.

⛔ Nessuna chiamata al 118: solo un’ambulanza privata

Le fonti investigative riportano che, nonostante la gravità del malore, non è stata chiamata immediatamente l’ambulanza del 118. Il medico chirurgo, un anestesista e un’infermiera hanno tentato delle manovre di rianimazione all’interno dello studio, ma soltanto dopo diverse ore è stata attivata una ambulanza privata con medico a bordo, che ha trasferito la paziente d’urgenza al Policlinico Umberto I. Arrivata alle 20: nel cuore della notte tra l’8 e il 9 giugno, in arresto cardiaco e intubata, è deceduta poco dopo, nonostante temerari tentativi di rianimazione in ospedale, durati oltre un’ora.

🏥 Studio sequestrato, indagati per omicidio colposo

La Procura di Roma, coordinata dal procuratore aggiunto Sergio Colaiocco, ha iscritto nel registro degli indagati tre operatori sanitari: il chirurgo José Lizarraga Picciotti (65 anni, cittadino peruviano), l’anestesista e l’infermiera. L’ipotesi è di omicidio colposo. Lo studio medico—a detta delle autorità—operava senza autorizzazione da 13 anni (ultima valida rilasciata nel 2007); è stato messo sotto sequestro. Il pubblico ministero Andrea D’Angeli ha già disposto l’autopsia, affidando l’incarico ai medici legali.

📌 Precedenti inquietanti

La figura del chirurgo Picciotti era già nota agli uffici giudiziari. È stato infatti denunciato in passato (nel 2006 e nel 2018) da altre pazienti in seguito a complicazioni dovute ad interventi estetici, tra cui una liposuzione. Non si tratterebbe di vicende isolate. Anche l’anestesista è stato segnalato in precedenza per problemi estranei all’attività medica. Ma è proprio l’assenza di rinnovo dell’autorizzazione – obbligatoria per il regolare utilizzo dell’appartamento come sede chirurgica – a sollevare gravi dubbi sull’intero svolgimento dell’intervento.

⚠️ Allarme ripetuto, ma soluzioni ancora lontane

Negli ultimi mesi, Roma è stata teatro di altri casi simili: la morte della 22enne Margaret Spada dopo una rinoplastica in novembre, e quella di Simonetta Kalfus, 62 anni, deceduta per sepsi dopo una liposuzione. Emergenze che, secondo la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi (FNOMCeO), confermano l’urgenza di un intervento normativo serio. Il presidente Filippo Anelli ha rinnovato l’appello per definire percorsi formativi rigorosi, elenchi certificati e standard di sicurezza da applicare in modo trasparente. Solo così si potrà garantire che chi si sottopone a procedure estetiche sia assistito da professionisti qualificati e strutture autorizzate.

🔍 I punti da chiarire a breve

  1. La causa esatta del malore: complicanza anestesiologica? Reazione emodinamica? Sepsi precoce?

  2. Perché il 118 non è stato contattato subito: inerzia, sottovalutazione clinica o scelta deliberata?

  3. Ruolo e responsabilità del personale presente: corrette procedure RCP? Coordinamento tra team chirurgico e anestesiologico?

  4. Cause della mancanza di autorizzazione: negligenza, rapporti con enti preposti, controlli sanitari omessi?


📝 Conclusione

La morte di Ana Sergia Alcivar Chenche è un altro campanello d’allarme sulla fragilità del settore della medicina estetica al di fuori dei canali sanitari ufficiali. Manca ancora una via certa tra domanda del paziente e tutela normativa, con conseguenze drammatiche per vite umane. Solo un approccio legislativo completo, con formazione specialistica e controllo costante, potrà evitare che questi drammi si ripetano.