Mondiali nella bufera, la Fifa salva Balogun e la Uefa insorge

Una squalifica revocata a poche ore dagli ottavi di finale, una telefonata di Trump a Infantino e un durissimo comunicato della Uefa: il caso Balogun rischia di travolgere la credibilità del Mondiale 2026

Il Mondiale 2026 negli Stati Uniti si ritrova travolto da uno scandalo che va ben oltre il rettangolo verde. La Fifa ha sospeso la squalifica automatica dell’attaccante statunitense Folarin Balogun, espulso con cartellino rosso diretto nei sedicesimi di finale contro la Bosnia-Erzegovina, rendendolo di fatto disponibile per l’ottavo contro il Belgio. Una decisione senza precedenti nella storia della competizione, che secondo il New York Times sarebbe arrivata dopo una telefonata diretta del presidente americano Donald Trump al numero uno della Fifa, Gianni Infantino. La reazione non si è fatta attendere: la Uefa ha parlato di una “linea rossa” superata, mentre il Belgio ha presentato ricorso ufficiale contro il provvedimento.

Cosa è successo: dall’espulsione alla grazia della Fifa

Tutto nasce durante la sfida vinta 2-0 dagli Stati Uniti contro la Bosnia-Erzegovina nei sedicesimi di finale. Nel corso della partita, Folarin Balogun interviene duramente sulla caviglia del difensore avversario Tarik Muharemovic. L’episodio, non sanzionato a caldo, viene rivisto al Var e l’arbitro brasiliano Raphael Claus, dopo l’on field review, decide di estrarre il cartellino rosso diretto. In base al regolamento della competizione, l’espulsione comporta automaticamente una giornata di squalifica per la partita successiva: gli ottavi di finale contro il Belgio, in programma tra la notte di lunedì 6 e martedì 7 luglio a Seattle.

Fin qui, una dinamica ordinaria in qualsiasi torneo internazionale. Quello che rende il caso senza precedenti è la decisione, comunicata domenica dalla Commissione disciplinare della Fifa, di sospendere per un anno, con la condizionale, l’esecuzione della squalifica. In pratica, Balogun potrà giocare regolarmente contro il Belgio: la sanzione tornerebbe operativa soltanto se l’attaccante dovesse commettere un’infrazione simile entro i prossimi dodici mesi. La base giuridica invocata dalla Fifa è l’articolo 27 del Codice disciplinare, che consente all’organo di sospendere in tutto o in parte l’esecuzione di una sanzione disciplinare già inflitta.

Il precedente più citato in queste ore è quello di Cristiano Ronaldo, che nelle qualificazioni dello scorso anno aveva ricevuto tre giornate di squalifica per una gomitata, di cui due sospese, permettendogli di scendere in campo all’esordio del Portogallo al Mondiale. Mai, però, l’articolo 27 era stato applicato durante una Coppa del Mondo per annullare gli effetti di una squalifica automatica scattata per un’espulsione rimediata nel torneo stesso. È proprio questo elemento a rendere il caso Balogun, secondo molti osservatori, un vero e proprio strappo alle regole.

L’ombra della Casa Bianca sulla decisione

A trasformare una vicenda disciplinare in un caso politico internazionale sono state le indiscrezioni pubblicate dal New York Times e rilanciate da altre testate internazionali, secondo cui il presidente statunitense Donald Trump avrebbe telefonato personalmente a Gianni Infantino nei giorni precedenti la decisione, chiedendo chiarimenti sulle regole relative al cartellino rosso e alla squalifica automatica. Il quotidiano tedesco Bild è andato oltre, parlando di quattro giorni di pressioni che avrebbero coinvolto, tra gli altri, Andrew Giuliani (capo della task force della Casa Bianca per il Mondiale) e il segretario al Commercio Howard Lutnick, oltre a un team di avvocati incaricato di predisporre un ricorso formale alla Fifa e a un’attività di raccolta di elementi sull’operato dell’arbitro Claus.

La Fifa, citata da Politico, non ha confermato né smentito nel dettaglio i contenuti della presunta telefonata, limitandosi a ribadire che la decisione è stata presa “in piena autonomia” dalla propria commissione disciplinare indipendente. Ma la reazione di Trump non ha lasciato spazio a dubbi sul suo gradimento per l’esito della vicenda: il presidente americano ha commentato con entusiasmo sul suo social Truth, ringraziando la Fifa per aver “agito secondo giustizia” e per aver “posto rimedio a una grave ingiustizia”. Un endorsement che, paradossalmente, ha alimentato ulteriormente i sospetti su un’ingerenza politica nelle decisioni sportive.

La durissima reazione della Uefa

Il primo organismo calcistico a intervenire pubblicamente con un comunicato ufficiale è stata la Uefa, che ha usato toni particolarmente severi per un documento istituzionale. Secondo la federazione continentale, la Fifa “ha passato una linea rossa” sospendendo la squalifica automatica di Balogun. Nella nota si legge che il calcio, come qualsiasi altro sport, “si fonda sulle regole, che costituiscono la base di una competizione leale, onesta e trasparente” e che, se talvolta le regole possono essere soggette a interpretazione, “in questo caso, no”.

La Uefa ha sottolineato come la squalifica automatica minima di una giornata dopo un’espulsione “non sia una facoltà discrezionale” e “non richieda la decisione di alcun organo competente per entrare in vigore”, trattandosi di un principio sancito dai regolamenti che “non può essere oggetto di eccezioni”, tanto più in un torneo in cui altri giocatori espulsi hanno regolarmente scontato la propria squalifica. Il comunicato si spinge fino a evocare il rischio sistemico per l’intero movimento: “Quando la certezza delle regole non è più garantita da chi è chiamato a custodirle, l’integrità del gioco viene messa a rischio e la credibilità della competizione risulta compromessa”. La Uefa ha inoltre avvertito che la decisione crea un precedente pericoloso per il resto del torneo, dal momento che situazioni analoghe dovranno ora ricevere lo stesso trattamento, con un danno prevedibile per la competizione nel suo complesso. La nota si chiude con un giudizio severo: una decisione “senza precedenti, incomprensibile e ingiustificabile”.

Il ricorso del Belgio e la corsa contro il tempo

Parallelamente alla presa di posizione della Uefa, la Federazione calcistica belga (Rbfa) ha scelto la via formale, presentando un ricorso urgente contro la decisione della Fifa. Secondo quanto ricostruito dal quotidiano belga Le Soir, la federazione ha inviato una lettera all’organo mondiale chiedendo copia integrale della decisione e una spiegazione della procedura seguita. La Fifa avrebbe interpretato quella lettera come una richiesta di ricorso, incaricando con urgenza un membro della propria commissione d’appello di pronunciarsi sul caso.

La federazione belga, che si è detta “sbalordita” per il provvedimento, contesta in particolare il fatto che la Fifa abbia ignorato l’articolo 66.4 dello stesso Codice disciplinare, secondo cui un cartellino rosso diretto comporta inequivocabilmente la squalifica automatica per la gara successiva, senza margini di interpretazione. Nella sua nota ufficiale, la Rbfa ha dichiarato di voler tutelare “i legittimi diritti di tutti i paesi partecipanti” e di garantire il fair play “ora e in tutte le future edizioni della Coppa del Mondo Fifa”. Il tempo stringe: la Fifa ha fissato un termine, nel primo pomeriggio orario italiano, entro cui pronunciarsi definitivamente, a poche ore dal fischio d’inizio della partita, in programma nella notte italiana a Seattle.

Il vicepremier e ministro degli Esteri belga, Maxime Prévot, ex arbitro di calcio, è intervenuto direttamente sulla vicenda dichiarando che se davvero una telefonata avesse portato a una decisione “incomprensibile”, ciò “equivarrebbe a minare le regole più elementari dello sport”. Anche il commissario europeo allo Sport, Glenn Micallef, ha preso posizione, giudicando la sospensione “una decisione sbagliata” e ribadendo che le questioni sportive “spettano agli organismi sportivi, non ai politici”, perché ogni influenza esterna “minerebbe l’autonomia dello sport”.

Il coro di reazioni: da Blatter a Klopp, da Malagò a Pochettino

La vicenda ha scatenato un vero e proprio coro di reazioni nel mondo del calcio. L’ex presidente della Fifa Joseph Blatter ha commentato duramente su X, sostenendo che “i cartellini rossi non devono essere ribaltati da telefonate politiche” ma “da regole, prove e organismi indipendenti”, aggiungendo che il calcio “non deve mai diventare un terreno di gioco per il potere politico”.

Anche l’allenatore Jürgen Klopp, ora opinionista televisivo, si è scagliato contro i protagonisti della vicenda, definendo l’episodio un’espulsione “giusta” secondo le regole e criticando duramente sia Trump sia Infantino. Sul fronte italiano, il presidente del Coni e della Figc Giovanni Malagò ha parlato di una vicenda dal “sapore politico” ed “evidente”, definendo la decisione della Fifa “un precedente pericolosissimo” che rischia di minare la meritocrazia alla base del calcio.

Di segno opposto, naturalmente, le reazioni statunitensi. Il commissario tecnico Mauricio Pochettino ha difeso il proprio attaccante, sostenendo che l’espulsione era una sanzione “eccessiva” per un fallo che ritiene involontario e che gli Stati Uniti sarebbero già stati puniti a sufficienza giocando in dieci uomini per trenta minuti contro la Bosnia. L’allenatore argentino ha comunque preferito spostare l’attenzione sulla preparazione della partita, sottolineando l’importanza di mantenere Balogun coinvolto nel gruppo squadra indipendentemente dall’esito della vicenda disciplinare. Anche il capitano Christian Pulisic ha accolto con favore la notizia, definendola “una spinta in più” per la squadra, mentre la federazione US Soccer si è detta “soddisfatta” del provvedimento.

Una linea temporale della vicenda

Momento Evento
Sedicesimi di finale, Usa-Bosnia Balogun espulso con rosso diretto dopo revisione Var per un intervento su Muharemovic
Giorni precedenti la decisione Presunta telefonata di Trump a Infantino, secondo il New York Times e Bild
Domenica 5 luglio La Commissione disciplinare Fifa sospende la squalifica invocando l’articolo 27 del Codice disciplinare
Domenica sera Reazione “sbalordita” della federazione belga, plauso di Trump su Truth Social
Lunedì 6 luglio, mattina Comunicato durissimo della Uefa; il Belgio presenta ricorso formale alla Fifa
Lunedì 6 luglio, pomeriggio Termine fissato dalla Fifa per pronunciarsi definitivamente sul ricorso belga
Notte tra il 6 e il 7 luglio Ottavo di finale Usa-Belgio a Seattle

Cosa rischia il Mondiale

Al di là dell’esito sportivo della partita tra Stati Uniti e Belgio, il caso Balogun pone una questione che va oltre il singolo episodio: quella dell’autonomia della giustizia sportiva rispetto alle pressioni politiche, tanto più delicata in un torneo organizzato negli Stati Uniti, Paese co-ospitante insieme a Canada e Messico, dove le aspettative pubbliche sul cammino della nazionale di casa sono altissime dopo un avvio di torneo convincente. Come sottolineato dalla stessa Uefa, un Mondiale “non è mai un evento isolato”: le decisioni prese nel corso della competizione più seguita al mondo hanno “il potere di produrre conseguenze, positive o negative, sull’intero movimento calcistico”.

Il precedente creato dall’articolo 27, se confermato anche dopo il ricorso belga, rischia di aprire interrogativi analoghi ogni volta che un giocatore di rilievo dovesse incorrere in un’espulsione nelle fasi calde del torneo. E la percezione, alimentata dalle indiscrezioni sulla telefonata tra Trump e Infantino, di un organismo internazionale permeabile a pressioni politiche di alto livello, rappresenta per molti osservatori un danno reputazionale che va ben oltre l’esito della singola partita contro il Belgio.