Scelto dall’Assemblea degli Esperti in una seduta virtuale d’emergenza, il secondogenito di Ali Khamenei assume il vertice della Repubblica Islamica nel momento più critico della sua storia recente. Chi è davvero l’uomo chiamato a guidare l’Iran in guerra.
La morte dell’Ayatollah Ali Khamenei, ucciso il 28 febbraio 2026 nei raid congiunti israelo-americani su Teheran, ha aperto una crisi di successione senza precedenti nella storia della Repubblica Islamica. In pochi giorni, tra pressioni militari, riunioni d’emergenza e candidature cadute una dopo l’altra, l’Assemblea degli Esperti ha scelto il suo successore: Mojtaba Khamenei, 56 anni, secondogenito dell’ayatollah defunto. Una scelta che fa discutere, carica di contraddizioni, ma che rivela con chiarezza dove risiede oggi il vero potere in Iran: nelle mani dei Pasdaran.**
Una successione nell’occhio del ciclone
L’Assemblea degli Esperti — l’organo costituzionale composto da 88 alti religiosi sciiti con il mandato di nominare la Guida Suprema — si è riunita in modalità virtuale dopo che la sua sede a Qom era stata colpita da un raid senza causare vittime. In condizioni straordinarie, sotto la pressione di un conflitto attivo e con le strutture di comando messe a dura prova dagli attacchi, i membri dell’Assemblea hanno optato per Mojtaba Khamenei, cedendo — secondo quanto riferito da fonti informate all’agenzia Iran International — alle pressioni esercitate dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, i Pasdaran. La scelta non era scontata. Nei giorni immediatamente successivi alla morte di Ali Khamenei, erano circolati altri nomi: Alireza Arafi, 67 anni, religioso affermato e uomo di fiducia della vecchia Guida Suprema; Hassan Khomeini, 50 anni, nipote del fondatore della Repubblica Islamica Ruhollah Khomeini, con un profilo religioso più solido ma considerato troppo legato a posizioni moderate. Entrambi non avrebbero ottenuto il consenso necessario nell’Assemblea. La candidatura di Mojtaba, invece, ha prevalso — anche grazie all’appoggio decisivo delle Guardie Rivoluzionarie. L’annuncio ufficiale è atteso dopo la conclusione dei funerali di stato del padre, iniziati la sera del 4 marzo e destinati a durare tre giorni, con la sepoltura prevista a Mashhad, città natale dell’ayatollah.
Chi è Mojtaba: una vita nell’ombra del padre
Mojtaba Hosseini Khamenei è nato l’8 settembre 1969 a Mashhad, città santa dello sciismo iraniano, nel nord-est del Paese. È il secondo dei sei figli di Ali Khamenei. Ha trascorso parte dell’infanzia nelle città di Sardasht e Mahabad, nel nord-ovest dell’Iran, dove ha frequentato le scuole elementari e medie. La sua formazione è stata segnata dal contesto rivoluzionario: ha prestato servizio nella guerra Iran-Iraq tra il 1987 e il 1988, partecipando al conflitto che aveva devastato una generazione intera. Terminata la guerra, ha proseguito gli studi di teologia a Qom, la città santa per eccellenza dello sciismo, dove nel 1999 ha completato il percorso per diventare chierico. Pur avendo studiato religione, Mojtaba non ha mai raggiunto formalmente il rango di ayatollah, distinguendosi così dal padre e dal profilo canonico dei precedenti leader supremi iraniani. Non ha mai ricoperto cariche pubbliche ufficiali e ha sempre preferito agire lontano dai riflettori, esercitando la propria influenza nei corridoi del potere piuttosto che nelle piazze o nei pulpiti. Questa caratteristica — la capacità di muoversi dietro le quinte — è diventata nel tempo il suo tratto distintivo. Era da lungo tempo considerato il figlio più influente di Khamenei, con relazioni solide nell’apparato di sicurezza e nelle forze armate, in particolare con i Pasdaran e con la forza paramilitare Basij. Fonti giornalistiche e analisti dei servizi di intelligence avevano indicato il suo nome come possibile erede già prima della morte del padre. Iran International aveva riferito circa un anno e mezzo fa che fosse stato scelto segretamente come successore, anche se successivamente non era più considerato un candidato probabile.
Il ruolo nelle elezioni del 2009 e il sostegno ad Ahmadinejad
Il profilo pubblico di Mojtaba è stato costruito soprattutto nell’ombra della politica iraniana. Ha sostenuto Mahmoud Ahmadinejad nelle controverse elezioni presidenziali del 2005 e del 2009. Quest’ultima tornata elettorale rimane una delle pagine più controverse della storia recente dell’Iran: i risultati ufficiali furono contestati da milioni di iraniani, dando vita al cosiddetto “Movimento Verde”, una delle più grandi proteste di massa nella storia della Repubblica Islamica. Secondo alcune fonti giornalistiche, Mojtaba avrebbe svolto un ruolo di primo piano nell’orchestrare la vittoria elettorale di Ahmadinejad nel 2009, contribuendo a sopprimere le proteste che ne seguirono. Questo capitolo della sua biografia lo lega indissolubilmente alla corrente più conservatrice e militarista del sistema politico iraniano, quella che ha sempre visto nei Pasdaran il pilastro dell’assetto di potere della Repubblica Islamica.
L’impero immobiliare globale: le accuse di Bloomberg
Uno degli aspetti più controversi legati alla figura di Mojtaba Khamenei riguarda le sue presunte attività finanziarie internazionali. Nel gennaio 2026, l’agenzia Bloomberg ha pubblicato un’inchiesta di oltre un anno di lavoro che gli attribuisce la costruzione di un vasto impero immobiliare globale, stimato in oltre 100 milioni di sterline nel solo Regno Unito. Secondo la ricostruzione, i fondi proverrebbero in larga parte dalle vendite di petrolio iraniano e sarebbero stati fatti transitare attraverso conti bancari in Gran Bretagna, Svizzera, Liechtenstein ed Emirati Arabi Uniti, tramite società di comodo registrate a Saint Kitts and Nevis e nell’Isola di Man. Nessuno degli asset risulterebbe intestato direttamente a Mojtaba: il suo nome non comparerebbe in alcun documento ufficiale, sostituito da intermediari fidati e strutture societarie a cascata. Tra le proprietà documentate nell’inchiesta:
- Una villa su The Bishops Avenue a Londra — la cosiddetta “Billionaire’s Row” — acquistata nel 2014 per 33,7 milioni di sterline
- Hotel di lusso a Francoforte e Maiorca
- Una villa nel “Beverly Hills di Dubai”
- Beni precedentemente detenuti a Toronto e Parigi
Bloomberg ha identificato Ali Ansari, imprenditore iraniano già sanzionato dal Regno Unito, come presunto facilitatore centrale della rete. Ansari ha negato qualsiasi relazione finanziaria o personale con Mojtaba Khamenei, dichiarando l’intenzione di contestare le sanzioni britanniche. Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti aveva già sanzionato Mojtaba nel 2019, ma secondo l’inchiesta le sanzioni non avrebbero impedito all’impero di espandersi, sfruttando le lacune nei sistemi di trasparenza sulla proprietà effettiva dei beni in molte giurisdizioni occidentali. Le accuse sono state respinte dall’Assemblea delle Forze della Linea dell’Imam, un gruppo politico iraniano guidato dallo zio Hadi Khamenei.
La contraddizione della successione dinastica
La nomina di Mojtaba porta con sé una contraddizione profonda, che non è sfuggita agli osservatori interni e internazionali. La Repubblica Islamica è nata nel 1979 rovesciando la monarchia degli scià Pahlavi, in nome — tra l’altro — del rifiuto esplicito della successione ereditaria del potere. Quello stesso Ali Khamenei che si è scagliato per decenni contro il modello monarchico, aveva dichiarato in vita di non voler sostenere una successione dinastica. Eppure, nel momento più critico della storia recente iraniana, l’Assemblea degli Esperti ha scelto proprio il figlio del leader defunto. Una scelta che, secondo molti analisti, rispecchia la reale distribuzione del potere all’interno del sistema: non i grandi ayatollah, non i presidenti, ma i Pasdaran — il Corpo delle Guardie della Rivoluzione — che da anni rappresentano il vero centro gravitazionale della Repubblica Islamica.
Come ha osservato Luigi Toninelli, Junior Research Fellow dell’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale), la nomina di un nuovo leader non necessariamente forte potrebbe essere funzionale a mantenere la retorica della Repubblica Islamica lasciando che siano i militari, e i Pasdaran in particolare, a gestire la vita politica.
Il contesto: l’Iran in guerra e la crisi della catena di comando
Mojtaba Khamenei assume la carica di Guida Suprema in uno scenario di straordinaria difficoltà. Gli attacchi israelo-americani dei giorni precedenti hanno colpito infrastrutture critiche, decimato i vertici del sistema politico-militare, causato la morte del padre con moglie e altri familiari. Anche il Palazzo Golestan di Teheran, patrimonio mondiale dell’UNESCO, ha subito danni. Secondo fonti vicine a Iran International, dopo la morte di Ali Khamenei si sarebbe diffuso un clima di confusione e disorientamento all’interno delle strutture di sicurezza e militari iraniane. Parti della catena di comando avrebbero subito interruzioni, con difficoltà nella trasmissione degli ordini e nel coordinamento operativo. Alcuni comandanti e personale di rango inferiore avrebbero smesso di presentarsi nelle basi militari, per il timore di ulteriori attacchi mirati. In questo scenario, il sostegno dei Pasdaran a Mojtaba non è solo un gesto politico: è una necessità strategica. La priorità sembra essere la compattezza interna e la saldatura tra vertice religioso e potere militare, per evitare che il sistema collassi sotto la pressione bellica.
La voce di Israele: “Chiunque sia il successore è nostro bersaglio”
La risposta israeliana alla nomina di Mojtaba è arrivata rapida e diretta. Il ministro degli Esteri israeliano Israel Katz ha dichiarato che qualsiasi successore di Khamenei sarà considerato un bersaglio, indipendentemente dall’identità della persona. Una dichiarazione che getta un’ombra cupa sulla tenuta della nuova leadership iraniana fin dal primo istante. Sul fronte diplomatico, un consigliere del defunto Ali Khamenei ha dichiarato che l’Iran non intende avviare negoziati con gli Stati Uniti, segnalando una volontà di continuità nella linea di intransigenza della Repubblica Islamica.
Chi è sopravvissuto: le voci sulla morte smentite
Nei giorni successivi all’attacco che ha ucciso Ali Khamenei, erano circolate voci insistenti sulla morte o il ferimento grave di Mojtaba. Voci mai confermate ufficialmente. L’agenzia di stampa iraniana Mehr ha smentito queste indiscrezioni, confermando che Mojtaba è sano, salvo e illeso nell’attentato in cui sono periti il padre, la madre e altri familiari. La sua sopravvivenza fisica — in un contesto in cui sembrava tutto incerto — ha probabilmente contribuito a consolidare la sua candidatura e ad accelerare i tempi della nomina.
Un profilo da costruire: le sfide del nuovo leader
Mojtaba Khamenei si trova ora ad affrontare sfide di proporzioni storiche. Sul piano interno deve:
- Consolidare la propria legittimità religiosa, in assenza del rango formale di ayatollah e con una base clericale non unanimemente favorevole
- Gestire la frammentazione delle forze di sicurezza e ristabilire una catena di comando coerente
- Rispondere alle attese dei Pasdaran, che lo hanno sostenuto e da cui dipende politicamente
- Reggere la pressione di una popolazione stremata da anni di sanzioni, inflazione e instabilità
Sul piano internazionale deve:
- Definire una strategia militare e diplomatica coerente nel contesto del conflitto in corso
- Gestire il dossier nucleare, con il rischio concreto che la crisi spingerà verso una maggiore accelerazione del programma armato
- Affrontare le conseguenze delle sanzioni e dell’isolamento internazionale
- Rispondere alle accuse sull’impero finanziario all’estero, che mina la sua credibilità sia all’interno che fuori dai confini iraniani
| Elemento biografico | Dettaglio |
|---|---|
| Nome completo | Mojtaba Hosseini Khamenei |
| Data di nascita | 8 settembre 1969, Mashhad |
| Ruolo nella famiglia | Secondogenito dei sei figli di Ali Khamenei |
| Formazione religiosa | Studi teologici a Qom, diventato chierico nel 1999 |
| Servizio militare | Guerra Iran-Iraq (1987-1988) |
| Legami politici chiave | Pasdaran, forza paramilitare Basij |
| Sanzioni USA | Sanzionato dal Dipartimento del Tesoro nel 2019 |
| Eletto Guida Suprema | 3 marzo 2026, dall’Assemblea degli Esperti |
Una Repubblica Islamica alla prova della storia
La nomina di Mojtaba Khamenei chiude — almeno formalmente — la crisi di successione aperta dall’assassinio del padre. Ma apre scenari di enorme complessità. L’Iran che eredita non è quello che il padre aveva governato per oltre trent’anni con pugno di ferro e autorità incontestata: è un Paese in guerra, con le infrastrutture colpite, le istituzioni scosse e una popolazione che guarda al futuro con incertezza. La scelta di un leader che non ha mai ricoperto cariche pubbliche, non ha il rango formale di ayatollah e deve la sua ascesa soprattutto all’appoggio militare dei Pasdaran, dice molto sullo stato reale del potere nella Repubblica Islamica. Non è un teologo che sale al vertice dello Stato: è un uomo dell’apparato, scelto dall’apparato, in un momento in cui l’apparato ha bisogno di continuità per sopravvivere. La storia dirà se sarà all’altezza del compito. O se la contraddizione tra la retorica rivoluzionaria del 1979 e una successione di fatto dinastica finirà per indebolire dall’interno il sistema che Mojtaba è chiamato a guidare.

