Meloni e Trump, prove di intesa su dazi e ruolo dell’Europa

Nell’incontro alla Casa Bianca, la premier italiana cerca un equilibrio tra interessi UE e rapporti bilaterali con Washington

Giorgia Meloni è volata a Washington per un incontro strategico con Donald Trump, il primo dopo l’annuncio – poi sospeso – di nuovi dazi USA sull’Europa. Una missione complessa, tra diplomazia multilaterale e relazioni personali, con lo sguardo rivolto agli equilibri interni all’Unione Europea e ai rapporti transatlantici.

L’incontro tra la presidente del Consiglio italiana e l’ex presidente americano, tornato alla ribalta con l’avvio della sua nuova amministrazione, rappresenta molto più di una visita di cortesia. È un momento chiave per cercare di influenzare le decisioni economiche e commerciali che potrebbero impattare pesantemente l’economia europea, e in particolare quella italiana.

La posta in gioco: dazi sospesi, ma lo spettro resta

A spingere l’incontro è stato l’annuncio, poi momentaneamente congelato per 90 giorni, di dazi del 20% sulle esportazioni europee verso gli Stati Uniti. Una misura che, se entrasse in vigore, penalizzerebbe settori strategici del Made in Italy come l’agroalimentare, la moda, il design e l’automotive. Non è un caso che Meloni abbia deciso di muoversi in prima persona, coordinandosi con la Commissione Europea e con Ursula von der Leyen in particolare.

L’obiettivo dichiarato di Palazzo Chigi è quello di evitare che il confronto tra Bruxelles e Washington degeneri in una nuova guerra commerciale. La proposta italiana, concordata con l’UE, è quella di un accordo “zero per zero”, in cui entrambe le parti rinunciano a nuove imposizioni tariffarie.

Trump, da parte sua, non chiude del tutto la porta. Ma rilancia. Chiede infatti un dazio minimo del 10% su tutte le importazioni straniere, una misura che rappresenterebbe comunque una frattura con l’attuale regime di libero scambio.

Italia ago della bilancia tra UE e USA

In questo contesto, Meloni tenta di posizionarsi come mediatore credibile tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti, rafforzando al tempo stesso il profilo internazionale dell’Italia. Con un avanzo commerciale di 40 miliardi di euro verso gli USA, il nostro Paese ha tutto l’interesse a evitare qualsiasi forma di protezionismo americano.

Ma la mossa di Meloni non è esente da critiche. Alcuni partner europei, Francia in testa, vedono con sospetto queste aperture bilaterali, temendo che possano indebolire la coesione interna dell’Unione. Meloni ha però chiarito di non muoversi a titolo personale, bensì in rappresentanza dell’intero blocco europeo, in una missione autorizzata e condivisa da Bruxelles.

Difesa, NATO e Cina: un’agenda più ampia

Oltre alla questione commerciale, l’incontro ha avuto sul tavolo altri dossier sensibili. Primo fra tutti, la spesa militare dei Paesi NATO, tema su cui Trump insiste da anni. Il presidente americano ha ribadito la necessità per gli alleati europei di aumentare il proprio contributo alla difesa, e Meloni ha riaffermato l’impegno dell’Italia a rispettare i target concordati.

Si è parlato anche di rapporti con la Cina, un tema particolarmente delicato alla luce dell’uscita italiana dalla Via della Seta e del progressivo allineamento dell’UE alla linea atlantica. Meloni ha cercato di rassicurare Trump sulla volontà europea di contenere le influenze cinesi in settori strategici come tecnologia e infrastrutture.

Un equilibrio fragile tra interessi nazionali e comunitari

Il viaggio a Washington ha rappresentato, per Giorgia Meloni, un banco di prova diplomatico di alto livello. Non solo per la delicatezza dei temi trattati, ma anche per la necessità di bilanciare le esigenze nazionali con quelle europee, evitando fratture con Parigi e Berlino ma anche con l’establishment di Bruxelles.

Meloni si trova così in una posizione di doppia responsabilità: da un lato rafforzare il legame storico con Washington, dall’altro non alimentare le spinte centrifughe all’interno dell’Unione, in un momento in cui la coesione europea è messa alla prova da crisi internazionali e tensioni interne.

La posta in gioco nei prossimi 90 giorni

Il conto alla rovescia è iniziato. Con la sospensione dei dazi valida per 90 giorni, i prossimi tre mesi saranno decisivi per capire se prevarrà una logica di cooperazione commerciale o se si aprirà un nuovo fronte di tensione economica tra le due sponde dell’Atlantico.

Meloni ha scommesso sulla diplomazia e sul dialogo, ma dovrà ora fare i conti con le reazioni dei partner europei e con l’imprevedibilità di Donald Trump. Se riuscirà a ottenere anche solo un congelamento duraturo delle tariffe, potrà rivendicare un successo politico di rilievo. Altrimenti, il rischio è che questa missione venga riletta come una manovra isolata e poco efficace.