La premier attacca Russia e Israele, invoca un’Onu rinnovata e rilancia la visione italiana su Medio Oriente e migrazione
Nel suo intervento all’Assemblea generale dell’Onu, Giorgia Meloni ha pronunciato parole forti tanto contro la Russia quanto contro Israele, criticando l’architettura internazionale attuale e invitando a una svolta istituzionale. Il suo discorso – che ha suscitato reazioni contrastanti – segna un momento importante nel posizionamento italiano su due scenari geopolitici estremamente delicati.
1. Le accuse a Mosca: “calpestato l’articolo 2 dell’Onu”
Meloni ha iniziato richiamando l’aggressione russa all’Ucraina come elemento centrale della crisi internazionale: ha affermato che Mosca, membro permanente del Consiglio di Sicurezza, ha deliberatamente violato lo statuto delle Nazioni Unite, calpestando “l’articolo 2” e ledendo l’integrità e l’indipendenza politica di uno Stato sovrano.
Secondo la premier, questa “ferita profonda al diritto internazionale” ha avuto effetti destabilizzanti ben oltre l’Ucraina, contribuendo al riacutizzarsi di altri conflitti.
In questo contesto, ha usato l’immagine del “Palazzo di Vetro che deve diventare una Casa di Vetro” per richiedere maggiore trasparenza, efficacia e riforme all’Onu.
2. Israele, Gaza e il “superamento del limite”
Meloni si è poi rivolta alla crisi israeliano-palestinese con un tono particolarmente netto. Pur riconoscendo che l’attacco del 7 ottobre da parte di Hamas fu “feroce e brutale”, ha sostenuto che la risposta israeliana ha superato il principio di proporzionalità, determinando una “strage tra i civili” e una violazione delle norme umanitarie.
Ha chiarito che l’Italia, pur non “accodandosi a chi scarica su Israele tutta la responsabilità”, considera “inaccettabile” tale reazione e intende votare a favore di alcune sanzioni dell’Unione Europea nei confronti di Tel Aviv.
Inoltre, Meloni ha ribadito l’adesione italiana alla soluzione a due Stati, imponendo due condizioni: il rilascio di tutti gli ostaggi e l’esclusione di Hamas da qualsiasi ruolo di governo.
3. Migrazione, magistrature e convenzioni internazionali
Un passaggio importante del discorso ha riguardato la riforma delle convenzioni internazionali su migrazione e asilo. Secondo Meloni, quelle norme risalgono a un’epoca in cui non esistevano migrazioni irregolari di massa né traffici umani su larga scala.
Usate in modo “ideologico e unidirezionale da magistrature politicizzate”, rischiano – a suo avviso – di “calpestare il diritto anziché affermarlo”.
La premier ha auspicato che l’Italia, assieme ad altri Stati europei, promuova un sistema che coniughi la protezione dei diritti umani con il controllo dei confini statali, indicando che il tema sarà centrale nella politica estera italiana nei prossimi mesi.
4. Le richieste di riforma dell’Onu e la critica all’“ecologismo insostenibile”
Meloni ha insistito che il multilateralismo e la diplomazia sono oggi orfani di istituzioni che funzionino realmente. Ha proposto una riforma complessiva che preveda:
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un’Onu più agile, efficiente e trasparente
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meno burocrazia e rigidità delle strutture esistenti
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nessuna creazione di nuovi seggi permanenti, ma maggiore responsabilità da parte dei membri già presenti
Sul fronte ambientale, ha denunciato ciò che ha definito “ecologismo insostenibile”, sostenendo che molte politiche verdi hanno danneggiato il settore automobilistico europeo, ridotto competitività e causato perdita di posti di lavoro senza offrire benefici concreti per l’ambiente.
Questa critica si inserisce nel suo concetto di “neutralità tecnologica” e gradualismo, da lei proposti come alternative a scelte ideologiche considerate troppo rigide.
5. Reazioni attese e implicazioni
Il discorso di Meloni al Palazzo di Vetro è destinato a polarizzare l’opinione pubblica e il dibattito politico.
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In Italia, la critica a Israele potrebbe acuire divisioni interne su come affrontare la questione palestinese e i rapporti con Tel Aviv.
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Sul piano internazionale, l’Italia rischia di assumere una posizione autonoma rispetto ad altri partner europei, oscillando tra la condanna della Russia e il richiamo a Israele.
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All’interno dell’Onu, la richiesta di riforme profonde apre un confronto difficile sugli equilibri già fragili del Consiglio di Sicurezza e delle istituzioni multilaterali.
Resta da capire se Roma riuscirà a trasformare questo intervento in atti diplomatici concreti capaci di incidere realmente sugli scenari globali.
