Dal Medio Oriente alla politica interna, la premier traccia la sua visione. Ma emergono dubbi su coerenza, tempi e prospettive
Un discorso lungo e articolato quello di Giorgia Meloni al Meeting di Rimini 2025, che ha attraversato temi globali e nazionali: Israele e Gaza, Ucraina, Europa, immigrazione, famiglia, lavoro e riforme istituzionali. La premier ha parlato di “costruire con mattoni nuovi”, richiamando la necessità di concretezza e speranza. Tuttavia, se da un lato le sue parole hanno suscitato applausi, dall’altro non sono mancate critiche e perplessità.
Il simbolismo dei “mattoni nuovi”
Meloni ha aperto con un richiamo letterario a Thomas S. Eliot, parlando di operai che costruiscono una chiesa in un deserto. Una metafora potente: «Siamo chiamati nei deserti fisici ed esistenziali del nostro tempo a seguire lo stesso cammino di quegli operai», ha detto. Per lei governare significa “stare nel campo del reale”, rifiutando ideologie e utopie.
Un’immagine suggestiva, che però secondo alcuni rischia di trasformarsi in retorica più che in metodo, se non accompagnata da scelte concrete e risultati verificabili.
Il mio intervento al Meeting di Rimini 2025. #meetingrimini https://t.co/2u8vl8JRKw
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) August 27, 2025
Geopolitica: posizioni forti ma sfide irrisolte
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Israele e Gaza
La premier ha difeso il diritto all’autodifesa di Israele, ma ha aggiunto che la risposta militare è andata “oltre il principio di proporzionalità”, causando troppe vittime innocenti e colpendo anche le comunità cristiane. Ha chiesto un cessate il fuoco, la liberazione degli ostaggi e condannato «l’ingiustificabile uccisione di giornalisti a Gaza, un attacco inaccettabile alla libertà di stampa».
Se da un lato queste parole hanno segnato un passo importante, dall’altro alcuni analisti hanno osservato che l’Italia arriva in ritardo rispetto ad altri Paesi europei che hanno già preso posizioni simili, mettendo in dubbio la capacità di Roma di guidare davvero un processo negoziale. -
Ucraina
Meloni ha ricordato la proposta italiana di garanzie di sicurezza basata sull’articolo 5 Nato, definendola «la principale sul tavolo». Un obiettivo ambizioso, ma su cui pesano dubbi: senza un chiaro sostegno di Stati Uniti e Germania, il rischio è che resti più una dichiarazione di principio che uno strumento operativo. -
Europa
Citando Mario Draghi, la premier ha parlato di un’Unione europea “condannata all’irrilevanza geopolitica”, incapace di competere con Cina e Stati Uniti. Ha chiesto meno burocrazia e più pragmatismo.
Qui le critiche arrivano da due fronti: da un lato, chi accusa Meloni di usare l’Europa come capro espiatorio; dall’altro, chi sottolinea che l’Italia, pur chiedendo più incisività, rischia di isolarsi all’interno delle istituzioni comunitarie. -
Africa e migrazioni
Ha rilanciato il Piano Mattei come nuovo modello di cooperazione, fondato sul rispetto reciproco e sulla formazione. Ha rivendicato la riduzione degli ingressi irregolari e dei morti in mare, promettendo fermezza: «Non c’è giudice, politico o burocrate che possa impedirci di far rispettare la legge dello Stato italiano».
Tuttavia, la strategia resta sbilanciata sul contenimento e poco dettagliata sul fronte dell’integrazione e dello sviluppo sociale nei Paesi d’origine.
Politica interna: riforme e contraddizioni
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Famiglia e natalità
Annunciato un piano casa a prezzi calmierati per le giovani coppie, in continuità con misure già introdotte come asili nido gratuiti per il secondo figlio e congedi parentali potenziati. «Senza una casa è molto più difficile costruire una famiglia», ha detto.
Una linea che rafforza l’idea di un’Italia “amica della natalità”, ma che rischia di escludere modelli familiari diversi, alimentando accuse di visione conservatrice. -
Lavoro e ceto medio
La premier ha rivendicato oltre un milione di posti di lavoro in mille giorni, con la maggioranza a tempo indeterminato, e ha sottolineato la riduzione delle aliquote Irpef. Ora la priorità è il ceto medio.
Ma diversi economisti fanno notare che i benefici fiscali favoriscono chi già produce reddito, mentre restano insufficienti gli interventi per i giovani precari e i disoccupati. -
Giustizia e istituzioni
Confermata la volontà di procedere con il premierato, l’autonomia differenziata e la riforma della giustizia. Ha attaccato una minoranza di «giudici politicizzati».
Qui le perplessità sono forti: per molti giuristi, si rischia di indebolire l’indipendenza della magistratura e concentrare troppo potere nell’esecutivo. -
Educazione e libertà scolastica
Meloni ha rivendicato il merito come ascensore sociale e ha promesso di completare la parità scolastica, ricordando che l’Italia è «l’ultima nazione in Europa senza un’effettiva parità». Una riforma ambiziosa, ma che necessita di risorse ingenti e rischia di alimentare lo scontro tra pubblico e privato.
Identità, valori e comunicazione
Meloni ha richiamato l’Occidente come casa comune, nata dall’incontro tra filosofia greca, diritto romano e umanesimo cristiano: «L’Occidente ha ancora molto da dire, ma serve rispetto per noi stessi per poter rispettare gli altri».
Un richiamo ai valori che rafforza la sua leadership identitaria, ma che per i critici è anche un linguaggio polarizzante, che può rafforzare divisioni anziché unirle.
Conclusione: tra applausi e ombre
Il discorso di Rimini ha mostrato una premier determinata a costruire la sua immagine di guida pragmatica, capace di coniugare valori e azioni concrete.
Ma le promesse su casa, famiglia e lavoro si scontrano con vincoli di bilancio e tempi di attuazione. Le proposte internazionali rischiano di restare su un piano retorico, mentre sul fronte istituzionale incombe il pericolo di uno squilibrio dei poteri.
In definitiva, i “mattoni nuovi” evocati da Meloni restano da testare sul terreno del reale: tra visione e realtà, il divario è ancora ampio.
