Dal terzo giorno dell’offensiva congiunta USA-Israele contro Teheran alla riapertura del fronte libanese con Hezbollah: il conflitto si regionalizza con missili su Dubai, Doha e Gerusalemme. Le borse crollano, lo stretto di Hormuz è chiuso.
Il Medio Oriente è entrato in una nuova e devastante fase di guerra. Quello che era iniziato come un’operazione militare chirurgica contro il programma nucleare iraniano si è trasformato nel giro di pochi giorni in un conflitto su scala regionale, con missili e droni che attraversano i cieli di Israele, Libano, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Bahrein. Al centro di tutto, la morte dell’ayatollah Ali Khamenei, la guida suprema dell’Iran, uccisa durante i raid congiunti americano-israeliani su Teheran.
L’operazione “Epic Fury” e la morte di Khamenei
Tutto ha avuto inizio nella notte tra il 28 febbraio e il 1° marzo 2026, quando gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato quello che il Pentagono ha definito il più grande attacco aereo coordinato degli ultimi decenni contro la Repubblica Islamica dell’Iran. L’operazione, denominata “Epic Fury”, ha impiegato F-22, F-35 e bombardieri strategici B-2, colpendo oltre mille obiettivi in tutto il Paese: installazioni militari, siti missilistici balistici, quartier generali dei Pasdaran, ministeri della Difesa e dell’Intelligence a Teheran.
Il momento più dirompente dell’intera operazione è arrivato con la conferma della morte della Guida suprema Ali Khamenei, annunciata dalla stessa televisione di Stato iraniana. Secondo fonti di sicurezza israeliane, l’ayatollah è stato ucciso in uno degli attacchi alla capitale. Il capo dello Stato maggiore dell’esercito israeliano ha dichiarato che, nella prima giornata di operazioni, è stato “tagliato la testa al serpente”.
Con Khamenei morto, il sistema di potere della Repubblica Islamica ha subito una scossa senza precedenti. Le autorità iraniane hanno annunciato la nomina di un nuovo successore entro 48 ore, ma la macchina bellica di Teheran non si è fermata. I Pasdaran, i Guardiani della Rivoluzione, hanno promesso una “risposta offensiva più devastante nella storia della Repubblica islamica”.
Il fronte libanese: Hezbollah rompe il cessate il fuoco
Il conflitto ha riaperto ufficialmente il fronte nord di Israele. Hezbollah, il movimento sciita libanese filoiraniano, ha lanciato razzi verso il territorio israeliano per la prima volta dal cessate il fuoco del novembre 2024, dichiarando esplicitamente che si trattava di una vendetta per la morte di Khamenei e per i bombardamenti su Teheran.
La risposta israeliana non si è fatta attendere: l’IDF (Israel Defense Forces) ha condotto attacchi massicci sulla periferia sud di Beirut e sul Libano meridionale. Il ministero della Salute libanese ha registrato almeno 31 morti e 149 feriti nei soli raid del 2 marzo. Il capo di Stato maggiore dell’IDF, Eyal Zamir, ha annunciato formalmente l’avvio di una “campagna offensiva contro Hezbollah” che si protrarrà per diversi giorni, senza escludere un’invasione di terra.
Missili iraniani su Israele e sui paesi del Golfo
La controffensiva iraniana ha assunto le dimensioni di una guerra totale. I Pasdaran hanno colpito contemporaneamente Israele e diversi paesi del Golfo Persico, innescando una crisi diplomatica e umanitaria senza precedenti in tutta la regione.
I principali eventi registrati nelle ultime ore:
- Un missile iraniano ha colpito una sinagoga nei pressi di Gerusalemme, causando la morte di almeno 9 persone.
- Esplosioni sono state avvertite a Tel Aviv, Gerusalemme, Dubai, Abu Dhabi e Doha.
- I Pasdaran hanno colpito tre petroliere nello Stretto di Hormuz, chiudendo di fatto uno dei corridoi petroliferi più strategici del pianeta.
- Un drone iraniano diretto in Qatar è stato abbattuto da un caccia britannico Typhoon operante dalla base di Al Udeid.
- Esplosioni sono state segnalate anche vicino all’ambasciata statunitense in Kuwait.
- La base aerea britannica RAF Akrotiri, a Cipro, ha subito un sospetto attacco con droni nella notte.
Il Bahrein ha confermato almeno un morto nel proprio territorio. Gli Emirati Arabi Uniti hanno chiuso l’ambasciata a Teheran e ritirato il proprio ambasciatore in segno di protesta per gli attacchi subiti.
Il bilancio delle vittime: numeri che crescono ora per ora
La Mezzaluna Rossa iraniana ha aggiornato il bilancio complessivo delle vittime dall’inizio degli attacchi. Nella tabella seguente, i dati disponibili al 2 marzo 2026:
| Paese / Fronte | Morti stimati | Feriti stimati |
|---|---|---|
| Iran (totale dall’inizio) | 555+ | Migliaia |
| Libano (periferia sud Beirut) | 31 | 149 |
| Israele (attacchi iraniani) | 9+ | 90+ |
| USA (militari in operazione) | 3 | N.D. |
| Bahrein | 1 | N.D. |
Particolarmente drammatico il caso di una scuola femminile a Minab, nel sud dell’Iran, colpita durante i bombardamenti: la Mezzaluna Rossa ha confermato almeno 165 studentesse morte, un dato che ha suscitato indignazione internazionale.
La risposta internazionale: tra condanne e schieramenti
La comunità internazionale si è mobilitata in modo caotico, riflettendo la complessità delle alleanze in gioco.
Gli Stati Uniti e il blocco occidentale hanno sostanzialmente sostenuto l’operazione, pur con sfumature diverse. Il premier britannico Keir Starmer ha autorizzato l’utilizzo delle basi militari del Regno Unito — inclusa la RAF Akrotiri a Cipro — per attacchi “difensivi” mirati a distruggere i missili iraniani, precisando però che Londra non parteciperà direttamente all’offensiva. La Francia si è dichiarata “pronta a partecipare” alla difesa dei paesi del Golfo e ha annunciato l’invio di due nuove navi da guerra per rafforzare la missione navale europea Aspides nel Mar Rosso.
La Russia ha condannato apertamente gli attacchi USA-Israele. Il ministro degli Esteri Sergey Lavrov ha definito l’operazione “un attacco armato immotivato, in violazione del diritto internazionale” e ha espresso “piena solidarietà” a Teheran. La Cina ha espresso “profonda preoccupazione” e chiesto la “cessazione immediata” delle operazioni militari, richiamando il rispetto della sovranità iraniana.
L’Unione Europea ha convocato una riunione straordinaria dei ministri degli Esteri dei 27 paesi, svoltasi in videoconferenza. Al termine, l’Alto Rappresentante Kaja Kallas ha annunciato il rafforzamento della missione Aspides con cinque navi da guerra complessive.
Trump e la strategia americana: “Potrebbero volerci quattro settimane”
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha tenuto in queste ore alcune delle comunicazioni più controverse della sua presidenza. In un video diffuso su Truth Social, ha reso omaggio ai tre soldati americani morti dall’inizio dell’operazione, aggiungendo che “purtroppo, è probabile che ce ne saranno altri prima della fine”. Ha ribadito che i bombardamenti proseguiranno finché non saranno raggiunti tutti gli obiettivi.
Trump ha anche aperto — e subito parzialmente richiuso — la porta a una soluzione diplomatica. Secondo alcune dichiarazioni trapelate, l’amministrazione americana sarebbe stata contattata dalla “nuova leadership” iraniana per eventuali colloqui. Ma il capo del Consiglio supremo di sicurezza dell’Iran, Ali Larijani, ha smentito categoricamente: l’Iran “non negozierà con gli Stati Uniti”.
Il conflitto potrebbe durare quattro settimane, ha detto Trump. Una previsione che inquieta i mercati e i governi di tutto il mondo.
Le ricadute economiche: Hormuz chiuso, petrolio a +13%
La chiusura dello Stretto di Hormuz — attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale — ha immediatamente innescato una crisi sui mercati finanziari. Le borse europee hanno aperto in netto ribasso nella mattina del 2 marzo, con vendite diffuse sui principali listini. Il prezzo del petrolio greggio ha registrato un’impennata del 13% in poche ore.
Decine di petroliere e navi mercantili hanno gettato l’ancora in acque aperte nel Golfo, in attesa di capire se le rotte siano ancora praticabili. Le grandi compagnie di navigazione, tra cui MSC, hanno ordinato alle proprie imbarcazioni di dirigersi verso “porti sicuri”. Le conseguenze per le catene di approvvigionamento globali potrebbero essere severe, con effetti sull’energia, sui trasporti e sull’inflazione in tutto il mondo.
La posizione dell’Italia
Il governo italiano ha mantenuto un profilo relativamente basso rispetto ad altri partner europei. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha criticato il comportamento dell’Iran, sostenendo che Teheran avrebbe provocato la risposta di Israele e degli Stati Uniti, giustificando di fatto l’offensiva. Il ministro della Difesa Guido Crosetto, rimasto bloccato a Dubai a causa degli eventi, ha fatto rientro in Italia ed è stato convocato in audizione parlamentare davanti alle Commissioni Esteri e Difesa.
Cosa può succedere adesso
Il conflitto è entrato in una fase di altissima imprevedibilità. Con la guida suprema dell’Iran morta, il paese è in mezzo a una crisi di successione istituzionale senza precedenti dal 1989. Nel frattempo, la macchina bellica iraniana continua a operare autonomamente, con i Pasdaran che sembrano agire con crescente autonomia tattica.
I principali scenari che si prospettano nelle prossime ore e nei prossimi giorni:
- Continuazione dell’offensiva: Trump ha dichiarato che i raid proseguiranno “fino alla pace in Medio Oriente”. Israele ha già richiamato 100.000 riservisti.
- Escalation regionale: con Hezbollah nuovamente in campo e l’Iran che colpisce i paesi del Golfo, il rischio che altri attori entrino direttamente nel conflitto è concreto.
- Crisi economica globale: la chiusura di Hormuz potrebbe innescare una crisi energetica mondiale con effetti prolungati.
- Rivolta interna in Iran: Trump e Netanyahu sperano in un’insurrezione popolare contro il regime degli ayatollah. Per ora, nelle strade di Teheran convivono scene di lutto per Khamenei e manifestazioni di protesta contro il governo.
Il Medio Oriente non ha mai attraversato una crisi così profonda e così rapida nella sua storia recente. Le prossime 72 ore saranno decisive.
