Il nuovo sistema di accesso ai corsi di laurea medica mostra un livello di selezione inatteso e solleva dubbi sulla tenuta del modello
Il primo esame del nuovo “semestre filtro” per accedere ai corsi di laurea in Medicina e Chirurgia ha prodotto un tasso di promozione sorprendentemente basso: secondo i dati raccolti presso vari atenei italiani, solo tra il 10 e il 15% degli studenti sono riusciti a superare tutte e tre le prove richieste per entrare in graduatoria. Il risultato, omogeneo su scala nazionale, conferma la severità del nuovo meccanismo e alimenta timori sul rischio di posti vacanti già dal primo anno.
Un sistema di selezione completamente ridisegnato
Nel 2025 è entrato in vigore un nuovo modello di accesso alle facoltà di Medicina, Odontoiatria e Veterinaria, pensato per superare lo storico test di ingresso nazionale. Al suo posto, il legislatore ha introdotto un “semestre filtro”, un periodo in cui gli studenti seguono e sostengono tre esami obbligatori: Fisica, Chimica e propedeutica biochimica e Biologia.
Il sistema si caratterizza per una logica differente rispetto al passato: non esiste più un unico test di ammissione nazionale, ma una valutazione distribuita nel tempo, basata su contenuti didattici universitari. L’obiettivo dichiarato era rendere l’accesso più inclusivo, offrendo agli studenti la possibilità di misurarsi su materie realmente affini al percorso medico.
Tuttavia, la nuova architettura dell’esame presenta caratteristiche che, sin da subito, hanno sollevato dubbi: ogni prova comprende 31 quesiti, a risposta multipla o a completamento, da svolgere in 45 minuti, con un sistema di valutazione basato su soglia minima di 18/30. Inoltre, per rimanere nel percorso è necessario superare tutte e tre le prove, senza eccezioni.
Si tratta dunque di un modello che, pur nella forma apparentemente più “aperta”, mantiene un livello di selezione estremamente rigido.
Risultati molto inferiori alle aspettative
Alla prova dei fatti, il primo appello del semestre filtro ha prodotto un esito netto: solo tra il 10 e il 15% degli studenti è riuscito a superare l’intero blocco di esami previsto.
Questo dato risulta significativo per tre ragioni principali:
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È omogeneo a livello nazionale. Gli atenei grandi e piccoli hanno riportato percentuali molto simili, segno che non si tratta di un’anomalia localizzata.
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Smentisce le polemiche sulla presunta facilità del nuovo sistema. Nei giorni precedenti agli esami si era parlato molto di casi isolati di copiatura o irregolarità. Le statistiche, però, mostrano un quadro opposto: le prove sono state estremamente selettive.
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Riduce sensibilmente le possibilità che tutti i posti disponibili vengano occupati. Ed è questo lo scenario che più preoccupa gli osservatori del settore.
Il dato dei promossi indica che la riforma non ha affatto allentato la selezione. Anzi, nella sua prima applicazione, l’ha probabilmente resa più difficile da superare rispetto al precedente test d’ingresso nazionale.
Le ragioni del fallimento della maggior parte dei candidati
Analizzando le caratteristiche del nuovo sistema, emergono alcuni fattori che possono spiegare la dinamica delle bocciature:
1. Prove tecniche complesse
Le tre materie oggetto del semestre filtro richiedono un livello elevato di preparazione. Molti studenti riferiscono che i quesiti, pur essendo in parte simili a quelli presenti nei manuali universitari, richiedono una forma di ragionamento avanzato, che non tutti riescono a padroneggiare in tempi così stretti.
2. Penalità per risposte errate
La presenza di penalizzazioni per gli errori riduce la possibilità di rispondere “a intuito”. Questo elemento, pur legittimo in un percorso selettivo, contribuisce alla drastica riduzione del numero dei promossi.
3. Obbligo di superare tutte e tre le prove
Il vincolo di superare tutti gli esami, e non solo una parte, impedisce a molti studenti di entrare in graduatoria: spesso ne basta uno non superato per essere automaticamente esclusi.
4. Impatto psicologico del nuovo sistema
Molti partecipanti potrebbero aver percepito il semestre filtro come un meccanismo più “morbido” rispetto al tradizionale test. Tuttavia, la realtà dei risultati ha dimostrato l’opposto: la pressione dello svolgere tre esami in rapida successione ha inciso sul rendimento di una larga fetta dei candidati.
5. Minore previsione della difficoltà complessiva
Il test nazionale, negli anni, era diventato prevedibile nella struttura e nei contenuti. Il nuovo sistema, invece, è ancora relativamente sconosciuto e poco standardizzato, il che rende più difficile orientare la preparazione.
Un dato che potrebbe generare posti vacanti
La conseguenza più rilevante del basso numero di promossi riguarda le immatricolazioni. Con un tasso di successo tra il 10 e il 15%, si delinea un rischio concreto: la possibilità che i posti messi a bando non vengano tutti occupati.
Un paradosso, se si considera che uno degli obiettivi della riforma era proprio facilitare l’ingresso e garantire un aumento degli iscritti, in linea con il fabbisogno nazionale di medici. Al contrario, il nuovo modello sembra attualmente produrre un imbuto formativo ancora più stretto.
La questione diventa strategica non solo per le università, ma anche per il sistema sanitario nazionale, che da anni registra carenze di personale medico e sanitario.
Pressione massima sul secondo appello
Il secondo appello del semestre filtro è fissato per il 10 dicembre 2025 e si preannuncia cruciale. Migliaia di studenti che non hanno superato il primo turno, o che hanno scelto di rinunciare al voto per ripetere la prova, si presenteranno nuovamente.
Questo appello diventa determinante per tre motivi:
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Rappresenta l’ultima possibilità per entrare in graduatoria.
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Potrebbe fare la differenza nella saturazione dei posti disponibili.
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Costituirà un test decisivo per valutare se le difficoltà del primo appello erano episodiche o strutturali.
Se anche la seconda sessione dovesse produrre risultati simili, la tenuta complessiva del nuovo modello verrebbe inevitabilmente messa in discussione.
Implicazioni per università e ministero
L’esito di questo primo esame impone una riflessione istituzionale più ampia.
Rischi concreti
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Diminuzione degli immatricolati nel primo anno del nuovo percorso.
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Scarsa efficacia della riforma nel garantire maggiore accesso agli studi medici.
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Possibile revisione del modello già dal prossimo anno accademico, qualora i risultati si rivelassero troppo penalizzanti.
Il tema della trasparenza e della prevedibilità
La mancanza di precedenti rende difficile calibrare correttamente il livello delle prove. Un percorso universitario di qualità richiede selezione, ma anche strumenti adeguati per orientare gli studenti e consentire una preparazione efficace.
Il futuro del semestre filtro
La riforma è ancora nella sua fase iniziale e potrebbe essere oggetto di modifiche. Gli atenei potrebbero chiedere:
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più appelli,
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soglie di ammissione più flessibili,
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esami meglio distribuiti,
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un sistema di valutazione più trasparente.
Uno spartiacque per il sistema formativo medico
Il primo appello del semestre filtro sembra destinato a segnare uno spartiacque nel dibattito sull’accesso ai corsi di laurea medica. L’idea di un percorso più aperto, basato su valutazioni progressive, si è scontrata con un risultato inatteso: una selezione durissima, con numeri simili o addirittura peggiori rispetto a quelli registrati negli anni del test nazionale.
Gli studenti attendono ora il secondo appello, consapevoli che da quella prova dipenderà non solo il loro futuro, ma anche il destino di un’intera riforma.
Il sistema universitario, dal canto suo, osserva con attenzione: se la percentuale dei promossi non dovesse crescere, si aprirebbe un confronto inevitabile tra atenei, ministero e comunità accademica, chiamati a valutare se il semestre filtro sia davvero il modello più adatto per selezionare i futuri professionisti della salute.
