Il Presidente della Repubblica, durante la cerimonia dei Maestri del Lavoro, affronta il tema delle retribuzioni, delle diseguaglianze e del valore sociale del lavoro.
Nel suo discorso pronunciato in occasione della cerimonia dei Maestri del Lavoro, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha richiamato con forza l’attenzione del Paese sul nodo cruciale dei salari, della dignità del lavoro e della coesione sociale. Con parole misurate ma incisive, il Capo dello Stato ha delineato un quadro che unisce riconoscenza verso chi ha dedicato la vita al lavoro e preoccupazione per le crescenti disparità che attraversano il mercato occupazionale italiano.
Il lavoro come valore civile e strumento di coesione
Nel passaggio introduttivo del suo intervento, Mattarella ha reso omaggio ai “Maestri del Lavoro” premiati con la Stella al merito, sottolineando come la loro opera rappresenti “un’etica civile che ha permeato e permea la nostra società”. Il lavoro, ha ricordato il Presidente, costituisce “un diritto e un dovere perché realizza le aspettative di crescita delle persone ed esprime i doveri di solidarietà e di coesione sociale del Paese”.
Il Capo dello Stato ha evidenziato come il mondo del lavoro stia cambiando in modo profondo e accelerato: “Occorre inserirsi nei cambiamenti per governarli e orientarli in direzione della giustizia e del rispetto di ogni persona”.
Le diseguaglianze e i “piani alti” del lavoro
Un passaggio centrale del discorso ha riguardato le diseguaglianze salariali, definite da Mattarella come una delle principali criticità dell’attuale fase economica. Il Presidente ha osservato che “nei cosiddetti piani alti dell’occupazione si concentra un lavoro prestigioso, appagante e ben remunerato, mentre nei piani bassi persistono forme di precarietà non desiderate, talvolta oltre il limite dello sfruttamento”.
Un divario che si accentua anche a causa delle trasformazioni produttive post-pandemiche: “La porzione di lavoro che si svolge da remoto, lo smart working, è divenuta strutturale, riducendo i luoghi e la concentrazione fisica del lavoro”.
“Salari proporzionati e dignitosi”: il richiamo alla Costituzione
Mattarella ha ribadito un principio fondativo dell’ordinamento repubblicano, richiamando esplicitamente l’articolo 36 della Costituzione: “Ogni lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.
Il Presidente ha ammonito che “non ci sono ricette facili” per risolvere le distorsioni del mercato del lavoro, ma ha sottolineato come la piena occupazione rappresenti “un orizzonte che oltre la dignità riguarda la libertà”.
Giovani, emigrazione e contratti pirata
Uno dei passaggi più significativi del discorso è stato dedicato ai giovani costretti a emigrare per cercare opportunità migliori: “Troppi dei nostri giovani sono spinti all’emigrazione, spesso a causa del basso livello retributivo di primo ingresso nel mondo del lavoro”.
Mattarella ha poi richiamato i risultati di una recente indagine di Confcommercio, che ha denunciato il diffondersi dei cosiddetti “contratti pirata”, firmati da rappresentanze sindacali e datoriali scarsamente rappresentative: “Creano dumping contrattuale, riducono diritti e tutele, abbassano i livelli salariali e provocano concorrenza sleale tra le imprese”.
Le disuguaglianze nei redditi e la questione salariale
Nel quadro globale delineato dal Capo dello Stato, la distribuzione dei redditi da lavoro appare sempre più squilibrata: “L’Organizzazione Internazionale del Lavoro certifica che la quota di reddito da lavoro, ovvero la parte del PIL destinata ai salari, è scesa a livello mondiale in misura significativa tra il 2014 e il 2024”.
Mattarella ha aggiunto che, in Italia, “alla robusta crescita dell’economia dopo il Covid non è corrisposto un aumento dei salari reali”, mentre “risultati positivi sono stati conseguiti dagli azionisti e premi robusti hanno riguardato taluni fra i dirigenti”.
Un divario che, ha ammonito il Presidente, spinge molte famiglie sotto la soglia della povertà nonostante il lavoro di almeno uno dei componenti, mentre “supermanager godono di remunerazioni centinaia o migliaia di volte superiori” rispetto ai dipendenti delle stesse imprese.
“Lavoro non può significare rischio di vita”
Mattarella ha infine dedicato un passaggio intenso alla sicurezza sul lavoro, ricordando le vittime cadute nell’esercizio delle proprie mansioni: “Non ci stancheremo mai di ripeterlo: il lavoro non può significare rischio di vita”. Ha citato i nomi di Angelo Catania, Maurizio Curti e Loris Nadali, ai cui familiari è stata consegnata la Stella al merito alla memoria, sottolineando che “oggi dovrebbero essere qui tra di noi”.
L’appello alla responsabilità collettiva
Nelle conclusioni del discorso, il Capo dello Stato ha invitato istituzioni e parti sociali a una ricomposizione del lavoro come processo di equità e coesione sociale: “Il riparo non deve consistere nell’inseguire politiche assistenziali, ma nella scelta di sviluppo e di lungimirante coesione sociale”.
Un messaggio che richiama la responsabilità di tutti: dalle istituzioni ai cittadini, dai lavoratori ai datori di lavoro. Perché, ha ribadito il Presidente, “il lavoro è espressione della personalità, partecipazione alla vita della comunità e costruzione del futuro comune”.