Dal multilateralismo all’Unione europea, il Capo dello Stato lancia un monito contro la regressione geopolitica, la disinformazione e l’indebolimento delle regole condivise
Il discorso pronunciato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla XVIII Conferenza degli ambasciatori italiani nel mondo rappresenta una delle analisi più lucide e preoccupate dello stato delle relazioni internazionali. Un intervento che va oltre l’attualità dei conflitti in corso e individua una tendenza di fondo: l’erosione dell’ordine multilaterale e della legalità internazionale, accompagnata da una crescente aggressione politica e narrativa contro l’Unione europea.
Un sistema globale sempre più instabile
Mattarella descrive un contesto internazionale segnato da imprevedibilità, disorientamento e fragilità strutturale. Non si tratta, secondo il Capo dello Stato, di una normale fase di transizione, ma di una condizione più insidiosa, nella quale riaffiorano conflitti che si ritenevano definitivamente archiviati dalla storia e si moltiplicano nuovi focolai di instabilità.
Il riferimento è a un mondo in cui gli equilibri geopolitici costruiti nel secondo dopoguerra stanno progressivamente cedendo, lasciando spazio a logiche di forza e a interessi particolari che mettono in discussione i principi fondamentali della convivenza tra Stati. La preoccupazione principale non è solo l’aumento delle crisi, ma il fatto che esse vengano affrontate sempre più spesso fuori da un quadro di regole condivise.
La legalità internazionale come bene comune
Uno dei concetti chiave del discorso è la centralità della legalità internazionale, definita da Mattarella come un “bene comune” indispensabile per evitare un arretramento della civiltà. Quando le norme che regolano i rapporti tra gli Stati vengono ignorate o piegate a convenienza, il rischio non è soltanto l’instabilità, ma la normalizzazione dell’arbitrio.
In questo quadro si inserisce la denuncia contro chi tenta di delegittimare le Corti internazionali, arrivando a ipotizzare sanzioni o punizioni contro i giudici chiamati a indagare su crimini di guerra. Per il presidente della Repubblica si tratta di un segnale inquietante, che riporta il mondo “al peggiore passato” e contraddice apertamente i valori su cui si è fondato l’ordine giuridico internazionale dopo la Seconda guerra mondiale.
Il richiamo al processo di Norimberga non è casuale: è il simbolo di un sistema che ha posto la responsabilità individuale per i crimini contro l’umanità al di sopra degli interessi nazionali. Metterlo in discussione significa minare le fondamenta stesse del diritto internazionale.
L’aggressione all’Unione europea
Particolarmente significativo è il passaggio dedicato all’Unione europea, oggetto – secondo Mattarella – di una “disordinata e ingiustificata aggressione”. Non si tratta di critiche ordinarie o di un legittimo dibattito politico, ma di un’operazione più ampia che tende ad alterare la verità, presentando l’UE come un’entità oppressiva o addirittura nemica della libertà.
Il Capo dello Stato ribalta questa narrazione, ricordando come l’Unione europea sia stata una delle esperienze storiche di maggiore successo nella promozione della democrazia, dei diritti e della cooperazione pacifica tra i popoli. La sua delegittimazione non è neutra: indebolire l’UE significa indebolire l’intero campo occidentale, frammentando le democrazie e rendendole più esposte a pressioni esterne.
Dietro questa offensiva, Mattarella individua pericolose attività di disinformazione e l’emergere di “opachi centri di potere” che mirano a sfruttare le vulnerabilità delle opinioni pubbliche democratiche.
Multilateralismo o irrilevanza
Nel discorso emerge con chiarezza una convinzione: nessun Paese europeo può pensare di essere protagonista da solo. Solo il multilateralismo e il rafforzamento degli organismi sovranazionali consentono di raggiungere quella “massa critica” necessaria per incidere realmente sugli equilibri globali.
L’alternativa è la marginalità, accompagnata da ambizioni “velleitarie” che non tengono conto della reale distribuzione del potere nel mondo. Per l’Italia, questo significa che la collocazione europea non è una scelta ideologica, ma una necessità strategica.
I conflitti in corso: Ucraina e Medio Oriente
Mattarella affronta senza ambiguità i principali conflitti attuali. L’aggressione russa all’Ucraina viene definita irresponsabile e inammissibile, perché viola il principio cardine del rifiuto di ridefinire confini ed equilibri con la forza. Un principio già affermato oltre mezzo secolo fa con la Conferenza di Helsinki e oggi nuovamente messo in discussione.
Sul conflitto in Medio Oriente, il presidente sottolinea la tragedia di Gaza, il peso insostenibile pagato dalla popolazione civile e l’elevato rischio di escalation regionale. Il cessate-il-fuoco, per quanto fragile, viene indicato come un obiettivo che richiede il sostegno convinto dell’intera comunità internazionale.
In entrambi i casi, il messaggio è coerente: non esistono scorciatoie militari che possano sostituire il diritto e la diplomazia.
Economia, tecnologia e nuove forme di conflitto
Il discorso non si limita al piano militare. Mattarella richiama anche le tensioni economiche e commerciali, denunciate attraverso pratiche come dumping, dazi, coercizione economica e controllo delle catene di approvvigionamento. Distorsioni che alimentano sfiducia e conflitti in un mondo che dovrebbe invece essere interdipendente.
Un passaggio particolarmente rilevante riguarda l’evoluzione tecnologica degli armamenti e l’uso dell’intelligenza artificiale. Affidare a sistemi automatici decisioni sulla vita e sulla morte viene indicato come un rischio grave per la sicurezza collettiva e come una deriva eticamente inaccettabile. La tecnologia, avverte Mattarella, non può sostituire la responsabilità umana senza conseguenze devastanti.
Il ruolo dell’Italia e della diplomazia
In questo scenario complesso, il presidente della Repubblica rivendica il ruolo della diplomazia italiana e del soft power di cui il Paese è portatore. Cultura, dialogo, capacità di mediazione e credibilità internazionale restano gli strumenti principali per contribuire alla stabilità globale.
L’epoca delle “policrisi” richiede una vera poli-diplomazia, capace di affrontare simultaneamente conflitti armati, cambiamento climatico, disuguaglianze economiche e crisi energetiche, fenomeni che spesso si alimentano a vicenda e favoriscono radicalismi ed estremismi.
Una chiamata alla responsabilità
Nel complesso, il discorso di Mattarella appare come un avvertimento fermo ma misurato. Non c’è retorica, né allarmismo, ma la consapevolezza che le conquiste di decenni di cooperazione internazionale non sono irreversibili.
Difendere l’Unione europea, il multilateralismo e il diritto internazionale non significa conservare un ordine astratto, ma preservare le condizioni minime della pace e della convivenza civile. In gioco non c’è solo l’equilibrio geopolitico, ma la direzione stessa della storia contemporanea.
