La Commissione UE cambia rotta sul divieto totale dei motori a combustione: non più “zero emissioni” ma riduzione del 90% entro il 2035. Ok a e-fuel e ibridi plug-in.
Bruxelles apre alla flessibilità nella transizione automobilistica: dal 2035 non ci sarà più il divieto assoluto di vendere veicoli con motore termico. La nuova proposta della Commissione Europea prevede un obiettivo di riduzione delle emissioni di CO₂ del 90% rispetto ai livelli del 2021, lasciando così uno spazio limitato ma concreto a tecnologie come auto ibride e carburanti sostenibili.
Una svolta nel piano “Fit for 55”
La revisione arriva a quasi due anni dall’approvazione del pacchetto “Fit for 55”, che fissava la fine delle vendite di auto a benzina e diesel dal 2035.
La Commissione, dopo un lungo confronto con governi e industria, ha scelto una linea più pragmatica: non imporre un’unica tecnologia, ma favorire tutte quelle in grado di contribuire alla decarbonizzazione.
In pratica, il nuovo testo non elimina i motori a combustione, ma li vincola all’utilizzo di carburanti a basse o nulle emissioni, come gli e-fuel e i biocarburanti avanzati, già in sperimentazione in diversi Paesi europei.
Cosa cambia rispetto al piano originario
Il nuovo approccio segna un cambio di paradigma nel modo in cui l’Unione Europea intende raggiungere gli obiettivi climatici.
Ecco le principali differenze:
| Aspetto | Prima (piano 2022) | Ora (revisione 2025) |
|---|---|---|
| Obiettivo CO₂ 2035 | Riduzione del 100% (zero emissioni) | Riduzione del 90% |
| Motori termici | Vietati | Ammessi se alimentati con biofuel o e-fuel |
| Auto ibride plug-in | Non ammesse | Consentite oltre il 2035 |
| Veicoli elettrici | Obbligatori | Prioritari, ma non esclusivi |
| Focus tecnologico | Elettrico puro | Neutralità tecnologica |
Le ragioni della svolta
Secondo quanto emerge da Bruxelles, la decisione è maturata dopo mesi di pressioni da parte dei governi di Italia, Germania e alcuni Paesi dell’Est, oltre che dai principali costruttori europei.
Le case automobilistiche, tra cui Volkswagen, Stellantis e Renault, avevano espresso preoccupazione per i costi elevati della transizione totale all’elettrico e per la dipendenza strategica da materie prime asiatiche.
Il nuovo schema consente di salvaguardare una parte della filiera industriale europea, in particolare quella legata alla componentistica termica, e di accompagnare la transizione senza scosse sociali.
Resta invariata, tuttavia, la direzione di fondo: la neutralità climatica entro il 2050.
Biofuel ed e-fuel: le soluzioni “ponte” della transizione
La Commissione ha riconosciuto il potenziale dei carburanti sintetici e dei biocarburanti avanzati, capaci di ridurre le emissioni fino al 90% rispetto ai carburanti tradizionali.
Questi combustibili potranno essere utilizzati in motori termici di nuova generazione, già predisposti per la combustione pulita, senza modifiche radicali alle infrastrutture esistenti.
Tra le soluzioni in esame:
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E-fuel, prodotti da CO₂ catturata e idrogeno verde;
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Biocarburanti avanzati, derivati da residui agricoli o scarti organici;
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Sistemi ibridi evoluti, che integrano propulsori elettrici e motori termici efficienti.
Questo modello mira a una transizione “mista”, in cui elettrico e termico coesistono in funzione del tipo di veicolo e delle esigenze di mercato.
Le reazioni politiche e industriali
L’annuncio è stato accolto con favore da diversi governi.
L’Italia ha espresso soddisfazione per la maggiore apertura verso i biocarburanti, settore in cui il Paese è tra i leader europei.
Anche la Germania ha sostenuto la revisione, sottolineando l’importanza di salvaguardare l’innovazione nei motori a combustione pulita.
Più tiepida invece la reazione delle associazioni ambientaliste, che temono un rallentamento della decarbonizzazione del settore trasporti. Tuttavia, Bruxelles ha ribadito che la nuova soglia del 90% resta “altamente ambiziosa” e che la revisione non rappresenta un passo indietro, bensì una correzione tecnica per garantire realismo industriale.
Un piano per piccole auto elettriche europee
Parallelamente alla revisione del bando termico, la Commissione ha annunciato la creazione di una categoria speciale per le citycar elettriche prodotte in Europa.
L’obiettivo è rafforzare la competitività europea rispetto ai marchi asiatici, in particolare cinesi, che dominano il segmento delle piccole EV a basso costo.
Le misure includono:
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Incentivi mirati per la produzione locale;
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Norme più semplici per omologazione e sicurezza;
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Sgravi fiscali per chi acquista veicoli sotto una determinata soglia di prezzo.
Prossimi passi e iter legislativo
La proposta della Commissione dovrà ora passare al Parlamento Europeo e al Consiglio dell’Unione per l’approvazione definitiva.
Il dibattito si preannuncia acceso: i Paesi più “verdi”, come Olanda e Svezia, spingeranno per mantenere target più rigidi, mentre altri chiederanno maggior gradualità nella transizione.
Secondo i tempi previsti, il testo potrebbe essere votato entro la prima metà del 2026, per entrare in vigore nel 2027 come parte del nuovo quadro regolatorio del settore auto.
Conclusioni
Con questa revisione, l’Europa adotta una via più flessibile e tecnologicamente neutrale verso la mobilità sostenibile.
Il principio resta quello della riduzione drastica delle emissioni, ma con la consapevolezza che la transizione dovrà essere economicamente sostenibile, industrialmente compatibile e socialmente equa.

