Un’analisi del discorso papale alla FAO, dei precedenti storici, del quadro giuridico e delle sfide per la comunità internazionale
Il 16 ottobre 2025, alla FAO di Roma, Papa Leone XIV ha lanciato un richiamo forte e inequivocabile: l’uso della fame come arma di guerra non è un effetto collaterale, bensì un crimine che viola la dignità umana e il diritto internazionale.
Nel contesto dell’ottantesimo anniversario della fondazione dell’organizzazione, il Pontefice ha denunciato come in molte crisi contemporanee — da Gaza allo Yemen, dall’Ucraina all’Africa subsahariana — la fame stia ormai diventando una leva deliberata per sottomettere civili e intere popolazioni.
Il discorso del Papa: denuncia morale e sfida politica
“Gli scenari dei conflitti attuali hanno fatto riemergere l’uso del cibo come arma”
Nel suo intervento, Leone XIV ha parlato di una strategia “crudele” che condanna intere comunità alla fame, denunciando che il consenso internazionale, che considera la fame deliberata un crimine di guerra, appare oggi in regressione.
Il Papa ha ricordato che il diritto internazionale umanitario vieterebbe senza eccezioni l’attacco a civili e beni essenziali per la sopravvivenza, sottolineando che le norme non possono restare “parole vuote” se vengono ignorate nei fatti.
Infine, il Pontefice ha rivolto un appello concreto: mobilitare tutte le energie disponibili affinché ogni essere umano abbia accesso al cibo necessario, sia nella quantità che nella qualità.
Un messaggio calibrato su scala globale e locale
Nel discorso non mancano riferimenti all’Italia: il fenomeno dell’insicurezza alimentare tra i minori — specialmente nel Sud — è una realtà presente anche nel nostro Paese, che richiede attenzione interna oltre all’impegno globale.
Allo stesso tempo, il Papa dà voce a una critica morale e politica: se le norme che proibiscono l’uso della fame restano inapplicate, la comunità internazionale è chiamata a misurarsi con le proprie responsabilità.
Il quadro giuridico: norme, lacune e ostacoli
Norme che vietano l’uso della fame come arma
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Il principio secondo cui non si può far morire di fame le popolazioni civili è sancito nei Protocolli aggiuntivi alle Convenzioni di Ginevra del 1977, che vietano metodi di guerra che causano sofferenze inutili o danni eccessivi.
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Nel 2018, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha approvato la Risoluzione 2417, che condanna esplicitamente l’uso della fame come strumento di guerra e invita le parti in conflitto a garantire l’accesso agli aiuti umanitari.
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Lo statuto della Corte Penale Internazionale (CPI) definisce crimine di guerra qualsiasi atto che impedisca l’accesso ai beni essenziali o distrugga risorse fondamentali alla sopravvivenza dei civili.
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Le organizzazioni umanitarie hanno individuato cinque regole fondamentali del diritto internazionale che vietano l’uso del cibo come arma e proteggono l’accesso umanitario.
Le difficoltà nell’applicazione e l’impunità
Nonostante le norme, l’uso della fame come arma persiste. Gli ostacoli principali sono:
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Attribuzione delle responsabilità
Nei conflitti moderni agiscono eserciti, milizie e gruppi non statali: individuare chi usa deliberatamente la fame come tattica è complesso. -
Prove e documentazione
Le indagini sono difficili, gli osservatori internazionali hanno accesso limitato, e le prove spesso vengono distrutte o manipolate. -
Volontà politica e sanzioni selettive
Molti Stati evitano di sanzionare alleati o partner strategici. Le risoluzioni ONU restano spesso dichiarazioni di principio, prive di strumenti coercitivi reali. -
Fallimento del multilateralismo
La debolezza delle istituzioni sovranazionali e la mancanza di coordinamento rendono il diritto internazionale inefficace nei teatri di guerra. -
Assenza di processi e impunità
In oltre vent’anni, la Corte Penale Internazionale ha aperto pochi casi specifici sull’uso della fame, e quasi nessuno si è concluso con una condanna.
Casi contemporanei: dove la fame diventa arma
Striscia di Gaza
Il blocco delle forniture, la distruzione delle infrastrutture agricole e i ritardi negli aiuti umanitari hanno generato una crisi alimentare senza precedenti. La fame è divenuta parte della strategia di pressione politica e militare.
Yemen
Nel conflitto yemenita, attacchi a magazzini alimentari, coltivazioni e reti di distribuzione hanno aggravato quella che l’ONU definisce la più grave emergenza umanitaria del pianeta.
Ucraina
Durante gli assedi nell’est del Paese, sono stati documentati interventi mirati contro corridoi umanitari e infrastrutture civili, con l’obiettivo di indebolire le popolazioni assediate.
Tigray e Sudan
In Africa, le guerre civili hanno trasformato il cibo in strumento di potere politico. Nel Tigray, milioni di persone sono rimaste senza accesso ai rifornimenti per mesi, mentre nel Darfur l’insicurezza alimentare è usata come forma di coercizione.
Il ruolo dell’Italia e del mondo cattolico
L’Italia, pur lontana dai teatri di guerra, vive forme di povertà alimentare che richiamano il paradosso di un mondo che produce cibo a sufficienza ma non lo distribuisce equamente.
Il richiamo di Leone XIV è anche un invito alla responsabilità interna: politiche sociali più efficaci, cooperazione internazionale, tutela dei diritti fondamentali.
Il mondo cattolico, con la sua rete globale di opere caritative, può svolgere un ruolo determinante: sostenere i corridoi umanitari, documentare gli abusi, promuovere campagne di sensibilizzazione e pressione diplomatica.
Sfide e vie d’azione
1. Rafforzare il diritto internazionale
Servono strumenti di monitoraggio indipendente e sanzioni automatiche per chi impedisce l’accesso agli aiuti o colpisce strutture alimentari.
2. Coordinamento multilaterale
Gli Stati e le organizzazioni internazionali devono agire in modo congiunto per garantire l’accesso sicuro al cibo nelle zone di conflitto.
3. Protezione delle infrastrutture civili
Strade, pozzi, magazzini e reti idriche devono essere riconosciuti come beni protetti, al pari di ospedali e scuole.
4. Raccolta di prove e testimonianze
Le ONG devono rafforzare la documentazione delle violazioni, utilizzando immagini satellitari, interviste e rapporti verificati.
5. Educazione e sensibilizzazione
La fame come arma di guerra deve diventare un tema pubblico, non confinato nei dossier diplomatici. La pressione dell’opinione pubblica può tradursi in azione politica.
Conclusione
Il discorso di Papa Leone XIV alla FAO è una chiamata morale e politica. L’uso della fame come arma non è un fenomeno marginale: è una realtà sistemica dei conflitti moderni.
Le norme esistono, ma manca la volontà politica di farle rispettare.
Il Papa, evocando la dignità violata dell’essere umano, ha ricordato che la fame non è solo una tragedia, ma una scelta compiuta da chi ha il potere di evitarla.
Il futuro dell’umanità dipenderà dalla capacità di trasformare questa consapevolezza in responsabilità collettiva.
