Leone XIV celebra la sua prima Pasqua da Papa: a San Pietro un’omelia sulla speranza in un mondo segnato da guerre e ingiustizie

Il Pontefice presiede la messa solenne in Piazza San Pietro e poi impartisce la benedizione Urbi et Orbi: un appello alla pace e alla risurrezione spirituale davanti a una folla di fedeli da tutto il mondo

 

Per la prima volta dalla sua elezione al soglio pontificio, Papa Leone XIV ha presieduto la messa di Pasqua in Piazza San Pietro, pronunciando un’omelia intensa e densa di richiami alla condizione del mondo contemporaneo: guerre, soprusi, povertà e ingiustizie. Ma anche — e soprattutto — speranza. Una speranza che il Pontefice ha indicato come il cuore stesso del messaggio cristiano, capace di germogliare anche nelle oscurità più profonde della storia.


 

La prima Pasqua di Leone XIV: un rito carico di simbolismo

Il 5 aprile 2026 segna una data destinata a restare nella storia della Chiesa cattolica. Papa Leone XIV ha guidato per la prima volta i riti più solenni del calendario liturgico cristiano, culminati questa mattina con la messa di Pasqua in Piazza San Pietro, davanti a una folla di fedeli accorsi da ogni angolo del globo. Una piazza addobbata con migliaia di fiori colorati ha fatto da cornice a una celebrazione carica di emozione e attesa.

La Settimana Santa 2026 era già stata segnata dalla presenza intensa e silenziosa del nuovo Pontefice: venerdì sera, al Colosseo, Leone XIV aveva percorso personalmente tutte e quattordici le stazioni della Via Crucis, portando sulle spalle la grande croce lignea nel buio della notte romana, senza pronunciare discorsi, affidando al gesto silenzioso il messaggio più eloquente. La notte precedente la Pasqua, aveva presieduto la Veglia pasquale nella Basilica di San Pietro, amministrando i sacramenti dell’iniziazione cristiana ad alcuni catecumeni.

Un percorso interiore e spirituale che ha trovato il suo vertice nella mattina di oggi, con la solenne Eucaristia del giorno di Pasqua e, a seguire, la tradizionale benedizione Urbi et Orbi impartita dalla loggia centrale della Basilica vaticana — prima volta in assoluto per Leone XIV in questo ruolo.


 

L’omelia: la morte in agguato e le ferite del mondo

Il cuore della celebrazione è stato l’omelia pronunciata dal Pontefice, aperta con le parole “Cristo è risorto” e subito declinata verso una lettura lucida e coraggiosa del presente. Leone XIV non ha evitato di guardare in faccia le contraddizioni e le tragedie che affliggono l’umanità nel 2026.

La morte è sempre in agguato” — ha affermato il Papa —. “La vediamo presente nelle ingiustizie, negli egoismi di parte, nell’oppressione dei poveri, nella scarsa attenzione verso i più fragili. La vediamo nella violenza, nelle ferite del mondo, nel grido di dolore che si leva da ogni parte per i soprusi che schiacciano i più deboli, per l’idolatria del profitto che saccheggia le risorse della terra, per la violenza della guerra che uccide e distrugge.”

Parole nette, quasi un catalogo delle piaghe del tempo presente: i conflitti armati che devastano regioni intere, dall’Ucraina al Medio Oriente; lo sfruttamento delle risorse naturali in nome del profitto; l’abbandono dei più vulnerabili nelle pieghe di sistemi economici e sociali sempre più diseguali. Leone XIV non si è limitato alla diagnosi delle sofferenze esterne, ma ha allargato lo sguardo anche alla dimensione interiore della morte spirituale:

“Il potere della morte ci minaccia sempre, dentro e fuori. Dentro di noi, quando la zavorra dei nostri peccati ci impedisce di spiccare il volo; quando le delusioni o le solitudini che sperimentiamo prosciugano le nostre speranze; quando le preoccupazioni o i risentimenti soffocano la gioia di vivere; quando proviamo tristezza o stanchezza, quando ci sentiamo traditi o rifiutati, quando dobbiamo fare i conti con la nostra debolezza, con la sofferenza, con la fatica di ogni giorno, allora ci sembra di essere finiti in un tunnel di cui non vediamo l’uscita.”


 

Il messaggio centrale: la speranza pasquale come risposta al buio

Ma l’omelia di Leone XIV non si è fermata alla denuncia. Il Pontefice ha costruito con cura il contrappunto tra la realtà del dolore e la promessa cristiana della risurrezione, invitando i fedeli a non lasciarsi sopraffare dallo scoraggiamento.

È vero che molte volte sembra che Dio non esista: vediamo ingiustizie, cattiverie, indifferenze e crudeltà che non diminuiscono. Però è altrettanto certo che nel mezzo dell’oscurità comincia sempre a sbocciare qualcosa di nuovo che presto o tardi produce un frutto.” La Pasqua, ha spiegato il Papa, “ci dona questa speranza, ricordandoci che nel Cristo risorto una nuova creazione è possibile ogni giorno.”

Il tema della speranza — non come ottimismo ingenuo ma come certezza radicata nella fede — è stato il filo conduttore di tutta la celebrazione. “Il Signore è vivo e rimane con noi” ha affermato Leone XIV. “Attraverso fessure di risurrezione che si fanno spazio nelle oscurità, Egli consegna il nostro cuore alla speranza.”

La Pasqua, ha concluso il Pontefice, è “un nuovo inizio, è la vita finalmente resa eterna dalla vittoria di Dio sull’antico Avversario. Di questo canto di speranza — oggi abbiamo bisogno.


 

La continuità con Francesco e lo stile di un Papa americano

Leone XIV — al secolo Robert Francis Prevost, originario degli Stati Uniti — sta progressivamente definendo il proprio stile pontificale, che si distingue per una certa sobrietà nei gesti pubblici rispetto al predecessore Francesco, più incline alle aperture emotive e ai colpi di scena. Il nuovo Papa preferisce i canali diplomatici tradizionali e la moral suasion silenziosa, come dimostrato dalle telefonate del Venerdì Santo ai presidenti di Israele e Ucraina per invocare gesti umanitari e il rispetto del diritto internazionale.

Eppure, nei contenuti, la continuità con Papa Francesco è evidente: lo stesso sguardo critico verso i potenti, la stessa attenzione ai più fragili, la stessa denuncia dell’imperialismo economico e militare. Nei mesi scorsi Leone XIV aveva già ammonito — replicando alle preghiere dell’amministrazione Trump per una vittoria contro l’Iran — che “Dio non ascolta le preghiere di chi ha le mani grondanti di sangue.”

La visita nel Principato di Monaco, una settimana prima di Pasqua, era stata l’occasione per ribadire che la pace senza diritti, sovranità e giustizia per ogni popolo è una pace impossibile. Un messaggio che risuona con forza nel contesto geopolitico attuale, in cui le sue richieste di tregua — dall’Ucraina all’Iran — sono, per ora, cadute nel vuoto.


 

La Settimana Santa 2026: i momenti salienti

Il percorso che ha portato alla messa di Pasqua è stato denso di appuntamenti liturgici di grande significato:

  • Giovedì Santo: la Messa crismale e la celebrazione dell’Ultima Cena, con la tradizionale lavanda dei piedi.
  • Venerdì Santo: la Via Crucis al Colosseo, con Leone XIV che ha portato personalmente la croce lungo tutte le 14 stazioni, in un silenzio che era di per sé un discorso.
  • Sabato Santo: giornata di silenzio e attesa, con la Veglia pasquale nella notte, presieduta dal Papa nella Basilica di San Pietro.
  • Domenica di Pasqua: la messa solenne in Piazza San Pietro, seguita alle 12 dalla benedizione Urbi et Orbi dalla Loggia centrale.
  • Lunedì dell’Angelo (6 aprile): la preghiera del Regina Caeli guidata dal Vescovo di Roma dalla finestra dello Studio privato del Palazzo apostolico.

Le celebrazioni sono state seguite in diretta televisiva da milioni di spettatori su Rai 1 e Tv2000, oltre che in streaming sui canali ufficiali di Vatican Media.


 

Il messaggio di Mattarella al Papa

A margine delle celebrazioni, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha fatto pervenire al Pontefice un messaggio augurale. “A nome del popolo italiano e mio personale” — ha scritto il Capo dello Stato — “rivolgo i più fervidi auguri in occasione della Santa Pasqua, la prima dalla sua elezione al soglio pontificio.” Mattarella ha auspicato che i sentimenti di gioia pasquale, “specialmente in tempi così complessi e inquieti, rasserenino e sollecitino tutti — governanti, donne e uomini di buona volontà — a recuperare al più presto le ragioni del dialogo, della moderazione e della convivenza pacifica e giusta tra le genti.”


 

Una Pasqua segnata dalla storia

Per la Chiesa cattolica, il 2026 è un anno di transizione e rilancio dopo il lungo pontificato di Francesco, scomparso il Lunedì di Pasqua dell’anno scorso — il giorno dopo la sua ultima, straziante benedizione Urbi et Orbi. Leone XIV raccoglie un’eredità pesante in un momento in cui il mondo ha più che mai bisogno di voci capaci di parlare di pace, giustizia e speranza senza cedere alla retorica o all’opportunismo.

La sua omelia di questa mattina ha mostrato un Papa capace di guardare in faccia il buio senza esserne sopraffatto, di riconoscere il dolore senza rassegnarsi ad esso. Un equilibrio difficile, che forse è la cifra più autentica del messaggio cristiano: non la negazione della sofferenza, ma la certezza che anche dentro di essa qualcosa di nuovo può sempre cominciare.

“Di questo canto di speranza — oggi abbiamo bisogno.” Forse non solo la Chiesa, ma il mondo intero.