Laura Santi sceglie il suicidio assistito: morta a casa a Perugia

Prima in Umbria ad accedere legalmente alla procedura, ha denunciato la politica e il Vaticano nella sua lettera d’addio

Laura Santi, giornalista e attivista perugina di 50 anni affetta da sclerosi multipla da oltre due decenni, è morta lunedì 21 luglio nella sua abitazione di Perugia dopo aver scelto il suicidio assistito. È la prima persona in Umbria e la nona in Italia ad aver ottenuto legalmente l’accesso alla procedura secondo quanto stabilito dalla sentenza 242/2019 della Corte Costituzionale.

La decisione è stata il risultato di un lungo percorso burocratico e sanitario. La richiesta di Santi era stata inizialmente presentata nel 2022. Dopo mesi di valutazioni, la ASL Umbria 1 ha riconosciuto il possesso dei requisiti previsti nel novembre 2024, con l’approvazione definitiva da parte di un collegio medico e del comitato etico avvenuta nel giugno 2025.

Il farmaco letale è stato fornito dalla struttura sanitaria pubblica, ma la somministrazione è avvenuta direttamente da parte della donna, come previsto dalla normativa vigente. A casa con lei c’erano il marito Stefano e un team medico e infermieristico presente su base volontaria. L’intero processo si è svolto in modo conforme a quanto stabilito dalle indicazioni della Corte.

Un addio consapevole e carico di significato

Laura Santi ha voluto lasciare un messaggio scritto destinato all’Associazione Luca Coscioni, che ha sostenuto il suo percorso. Nel testo ha sottolineato con forza il diritto all’autodeterminazione e alla libertà personale nel fine vita, denunciando però l’“incompetenza della politica” e l’“ingerenza del Vaticano” nei confronti delle scelte individuali:

“La vita è degna di essere vissuta… ma dobbiamo essere noi che viviamo questa sofferenza estrema a decidere e nessun altro”.

Nel commiato, la giornalista ha espresso gratitudine per le persone che le sono state vicine, e ha chiesto con fermezza che la sua morte non venga dimenticata:

“Mi porto di là un sacco di bellezza… vi prego: ricordatemi”.

Un percorso tra diritti e ostacoli

Il caso di Laura Santi rappresenta un esempio emblematico di come la normativa italiana, seppur ancora incompleta, consenta in certi casi il ricorso al suicidio assistito. La sentenza 242/2019 della Corte Costituzionale, che ha fatto seguito al noto caso di DJ Fabo, ha aperto la strada a questa possibilità per i malati in condizioni irreversibili e con sofferenze insopportabili, purché siano capaci di prendere decisioni autonome e consapevoli.

Tuttavia, la legge vera e propria in materia è ancora assente. Questo rende ogni percorso complesso, faticoso e spesso soggetto a interpretazioni locali, con differenze notevoli tra una regione e l’altra.

L’Umbria, con questo caso, si affianca ora a poche altre regioni italiane dove la procedura è stata effettivamente attuata, tra cui Emilia-Romagna, Marche, Piemonte e Lazio.

Il ruolo dell’associazione Luca Coscioni

L’Associazione Luca Coscioni ha accompagnato Laura Santi lungo tutto l’iter, come già aveva fatto in altri casi analoghi. Attraverso la voce di Marco Cappato, l’associazione ha sottolineato che l’Italia continua a lasciare i cittadini “soli di fronte a decisioni fondamentali”, scaricando la responsabilità sul singolo e sul personale sanitario:

  • Mancanza di una legge organica

  • Pressioni ideologiche e religiose sulle strutture sanitarie

  • Rischio di denunce per chi presta assistenza

L’appello dell’Associazione è quello di accelerare il percorso parlamentare per una legge che chiarisca e regolamenti in modo definitivo il suicidio medicalmente assistito in Italia.

Il dibattito politico resta acceso

Il caso ha riacceso anche lo scontro tra partiti e schieramenti. Le forze laiche e progressiste hanno sottolineato la necessità di una normativa, mentre esponenti cattolici e conservatori parlano di “deriva etica” e chiedono un freno alle aperture sul fine vita.

Nel frattempo, il vuoto normativo continua a pesare su pazienti, famiglie e medici, costretti a muoversi tra sentenze e pareri locali, senza una cornice chiara di riferimento.