La proposta della Commissione europea resta in stallo per la mancanza di un accordo tra i Paesi membri
La Commissione europea spinge per porre fine al cambio semestrale dell’orario — il passaggio tra ora solare e ora legale — ma il progetto è bloccato. Dopo anni di discussioni, gli Stati membri non hanno ancora trovato un accordo comune, lasciando sospesa una decisione che avrebbe dovuto entrare in vigore già nel 2019.
Il contesto e la proposta della Commissione
L’idea di abolire l’ora legale nasce nel 2018, quando la Commissione europea propose una direttiva per mettere fine ai cambi stagionali in tutti i Paesi dell’Unione. Ogni Stato avrebbe dovuto scegliere un solo orario permanente, comunicandolo a Bruxelles: chi desiderava mantenere l’ora legale tutto l’anno, e chi invece preferiva stabilizzare l’ora solare.
Il Parlamento europeo aveva già espresso parere favorevole nel 2019, ma il Consiglio dell’Ue, dove siedono i governi nazionali, non ha mai trovato una posizione condivisa. Il timore è che scelte divergenti tra i Paesi possano compromettere la coerenza del mercato unico e creare confusione nei trasporti, nelle telecomunicazioni e nei rapporti commerciali transfrontalieri.
Gli ostacoli: tra ragioni politiche e geografiche
Le divergenze derivano soprattutto da fattori geografici e sociali.
-
I Paesi del Nord Europa, come Svezia, Finlandia e Danimarca, preferirebbero mantenere l’ora solare permanente, sottolineando l’importanza della luce mattutina per la salute e i ritmi biologici.
-
Le nazioni del Sud, tra cui Italia, Spagna e Grecia, propongono invece l’ora legale permanente, che garantirebbe più ore di luce nelle serate estive e favorirebbe turismo e attività all’aperto.
-
Alcuni Stati dell’Est, come la Polonia, temono che l’allineamento con i fusi orari occidentali possa ridurre la produttività e influire negativamente sulla vita quotidiana.
A pesare è anche l’aspetto economico: gli studi sul risparmio energetico sono contraddittori. Se negli anni ’70 e ’80 la misura garantiva un vantaggio in termini di consumo elettrico, oggi l’impatto è minimo, complice l’efficienza energetica e il mutato stile di vita.
L’Italia e la posizione del governo
L’Italia si è schierata più volte per mantenere l’ora legale permanente, evidenziando i benefici in termini di sostenibilità e riduzione dei consumi. Secondo le stime di Terna, l’ora legale permette ogni anno un risparmio di oltre 400 milioni di kilowattora, pari a circa 100 milioni di euro e a un taglio di oltre 200 mila tonnellate di CO₂.
Tuttavia, finché l’Unione non approverà una direttiva comune, il nostro Paese non potrà procedere in modo autonomo. Il rischio, in caso di scelte unilaterali, sarebbe di disallineare il sistema orario europeo, con conseguenze su trasporti aerei, ferroviari e comunicazioni.
La situazione attuale
Per ora, nessuna data è stata fissata per la fine del cambio d’orario. La proposta della Commissione è formalmente ancora sul tavolo, ma non si registrano progressi concreti. Fino a quando non verrà trovata un’intesa, il calendario continuerà a prevedere:
-
l’ultimo weekend di marzo come passaggio all’ora legale;
-
l’ultima domenica di ottobre come ritorno all’ora solare.
Il 2025 non farà eccezione: le lancette saranno spostate indietro di un’ora nella notte tra sabato 25 e domenica 26 ottobre.
I motivi per cui l’abolizione divide l’Europa
L’abolizione dell’ora legale non è solo una questione di orari, ma riflette divergenze più profonde tra Nord e Sud Europa.
-
Gli Stati nordici invocano l’impatto sulla salute, citando disturbi del sonno e aumento degli incidenti nei giorni successivi al cambio.
-
Al contrario, i Paesi meridionali mettono in evidenza l’aspetto economico e sociale, con serate più lunghe che favoriscono la vita all’aperto e le attività commerciali.
-
In mezzo, molti governi preferiscono attendere, per non introdurre un cambiamento che potrebbe rivelarsi impopolare o dannoso.
Anche la Commissione europea ha ribadito che non intende forzare la mano: la scelta finale deve arrivare dai governi, ma serve un consenso unanime per evitare un mosaico di orari diversi nel continente.
Impatti concreti sul futuro
Se e quando la direttiva verrà approvata, ogni Stato membro dovrà notificare la propria decisione: adottare l’ora solare o l’ora legale in modo permanente. Una volta comunicata la scelta, non sarà possibile modificarla con facilità.
Per questo, molti governi chiedono analisi di impatto più approfondite, soprattutto in ambito sanitario ed economico. Alcune ricerche sostengono che l’eliminazione del cambio semestrale possa migliorare la qualità del sonno e ridurre il rischio cardiovascolare, mentre altre sottolineano l’importanza della luce mattutina per la produttività e l’umore.
Nel frattempo, il dibattito resta aperto e il cambio dell’ora continua a sopravvivere, quasi come un rito stagionale europeo.
Conclusione
L’abolizione dell’ora legale nell’Unione europea resta una promessa mancata. La Commissione spinge per semplificare, ma gli Stati membri restano divisi. Per l’Italia, favorevole al mantenimento dell’ora legale, la prospettiva è quella di continuare con il sistema attuale ancora per diversi anni.
Fino a quando non si troverà un’intesa, i cittadini europei dovranno ancora spostare le lancette due volte l’anno, ricordando che dietro quel gesto apparentemente banale si nasconde un complesso equilibrio tra politica, economia e stile di vita.

