Un missile Tomahawk — arma in dotazione esclusiva alla Marina USA e a soli quattro alleati, nessuno dei quali coinvolto nel conflitto — ha raso al suolo la scuola elementare Shajareh Tayyebeh il 28 febbraio 2026. Le indagini interne al Pentagono puntano verso dati di intelligence obsoleti di oltre dieci anni. Trump ha tentato di depistare, ma è stato smentito persino dai suoi stessi funzionari.
Era mattina, le bambine erano in classe. Stavano imparando a leggere, a scrivere, a fare i conti. Avevano tra i sette e i dodici anni. Poi è arrivato il missile. La scuola elementare femminile Shajareh Tayyebeh di Minab, nel sud dell’Iran, è stata rasa al suolo il 28 febbraio 2026, nel primo giorno della guerra scatenata dai raid congiunti di Stati Uniti e Israele contro la Repubblica Islamica. Almeno 175 persone hanno perso la vita, la maggior parte delle quali erano studentesse delle classi elementari. È la strage di civili più grave finora registrata nell’intero conflitto. E le prove indicano, in modo sempre più difficilmente contestabile, che il responsabile è Washington.
Il primo giorno di guerra e la scuola dipinta di rosa e verde
Minab è una città costiera della provincia di Hormozgan, nell’Iran meridionale. La scuola Shajareh Tayyebeh — il cui nome significa “albero benedetto” — era un edificio a due piani decorato con fiori rosa e foglie verdi dipinti sulle pareti esterne. Frequentata sia dalle figlie delle famiglie militari stanziate nell’area, sia da bambine del quartiere, era una presenza discreta e quotidiana nel tessuto civile della città.
Quel martedì mattina, intorno alle 10:00 locali, i genitori cominciavano a ricevere messaggi allarmati sui telefoni: la guerra era iniziata, le sirene suonavano in tutta la regione, bisognava andare a prendere i propri figli. Non c’è stato il tempo.
Secondo l’organizzazione per i diritti umani Hengaw, circa 170 studenti si trovavano all’interno dell’edificio al momento dell’impatto. Il missile ha distrutto oltre metà della struttura, facendo crollare il tetto sulle aule. Il 3 marzo, l’Iran ha organizzato un funerale di massa cui hanno partecipato migliaia di persone in una piazza pubblica, per rendere omaggio alle 165 studentesse e ai membri del personale scolastico rimasti uccisi.
Il Tomahawk: un’arma che appartiene solo agli USA e a quattro alleati, nessuno in guerra
Al centro dell’intera vicenda c’è un dato tecnico incontrovertibile: il tipo di missile utilizzato.
Il Tomahawk è un missile da crociera a lungo raggio prodotto dalla statunitense Raytheon. Non è un’arma comune sul mercato degli armamenti internazionali: il suo trasferimento è soggetto a restrizioni rigidissime imposte dagli Stati Uniti, che ne controllano la diffusione. Nel mondo, soltanto cinque paesi ne dispongono:
| Paese | Ruolo nel conflitto Iran 2026 | Note |
|---|---|---|
| Stati Uniti | Parte attiva — hanno lanciato i raid | Unico paese belligerante con Tomahawk |
| Regno Unito | Non coinvolto | Ha acquistato Tomahawk Block IV |
| Australia | Non coinvolta | Recente acquisizione nell’ambito di AUKUS |
| Giappone | Non coinvolto | Acquisto approvato nel 2022 |
| Paesi Bassi | Non coinvolti | Equipaggiano i sottomarini olandesi |
Israele non possiede Tomahawk. L’Iran nemmeno. Nessuno degli altri quattro paesi acquirenti partecipa al conflitto in corso. La conclusione logica — quella a cui sono arrivati tutti gli esperti interpellati — è che il missile che ha colpito la scuola di Minab potesse appartenere soltanto alla Marina degli Stati Uniti.
L’agenzia di stampa iraniana Mehr News Agency ha diffuso un video dell’attacco, poi analizzato dal New York Times attraverso immagini satellitari, post sui social media e filmati geolocalizzati. Tra i frammenti recuperati sul luogo dell’esplosione, gli esperti hanno riconosciuto caratteristiche inequivocabilmente compatibili con un Tomahawk: colore nero opaco, ali a forma di croce, piccole alette di coda. John Gilbert, Senior Science Fellow al Center for Arms Control and Non-Proliferation di Washington, e Sam Lair, ricercatore al James Martin Center for Nonproliferation Studies in California, hanno entrambi confermato la stessa identificazione in modo indipendente.
L’errore fatale: mappe vecchie di oltre dieci anni
Come è potuto accadere? L’indagine militare interna degli Stati Uniti sta restituendo una risposta che è insieme banale e devastante: dati di intelligence obsoleti.
Secondo quanto riferito da un funzionario statunitense e da una seconda fonte a conoscenza dei risultati preliminari dell’inchiesta, il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) stava bombardando la base navale delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) adiacente alla scuola. Le coordinate del bersaglio erano state fornite dalla Defense Intelligence Agency sulla base di informazioni non aggiornate, che classificavano l’intero isolato — scuola inclusa — come parte del complesso militare.
In realtà, tra il 2013 e il 2016, la scuola era stata fisicamente separata dalla base: era stato innalzato un muro divisorio, erano stati aperti ingressi pubblici autonomi, le torri di guardia erano state abbattute, le pareti ridipinte con i colori tipici di un istituto scolastico. Già nell’agosto 2017, le immagini satellitari mostravano chiaramente i segni di un campo da calcio nel cortile. Era, a tutti gli effetti, una scuola da quasi un decennio.
La National Geospatial-Intelligence Agency, l’ente preposto proprio alla verifica e all’aggiornamento di questo tipo di dati geografici militari, non aveva provveduto ad aggiornare le mappe. Il risultato: un edificio scolastico frequentato da bambine è stato classificato come obiettivo militare e colpito con un’arma di precisione.
Non è la prima volta che questo tipo di errore si verifica. Nel 1999, durante la guerra del Kosovo, la CIA bombardò per errore l’ambasciata cinese a Belgrado utilizzando anch’essa dati e mappe obsoleti. Tre persone morirono. Quell’episodio aprì una crisi diplomatica internazionale durata mesi. La strage di Minab è incomparabilmente più grave, sia per il numero di vittime che per la natura del bersaglio colpito.
La risposta di Trump: il tentativo di depistaggio e la smentita dei suoi stessi funzionari
Di fronte all’accumularsi delle prove, la risposta della Casa Bianca è stata inizialmente di ferma negazione, poi di imbarazzante reticenza.
Il presidente Donald Trump, interpellato sabato dai giornalisti, ha respinto ogni responsabilità americana con una serie di affermazioni che si sono rivelate false o fuorvianti:
- Ha detto che l’attacco era opera dell’Iran, che sarebbe stato “molto impreciso con le proprie munizioni”.
- Ha lasciato intendere che l’Iran potesse essere in possesso di missili Tomahawk — affermazione immediatamente smentita da tutti gli esperti del settore e priva di qualsiasi riscontro nelle banche dati degli armamenti internazionali.
- Ha sostenuto che altri Stati possiedono Tomahawk — il che è tecnicamente vero, ma deliberatamente fuorviante: i quattro paesi acquirenti (Regno Unito, Australia, Giappone, Paesi Bassi) non partecipano in alcun modo al conflitto contro l’Iran.
Un giornalista del New York Times ha incalzato direttamente Trump in conferenza stampa: “Lei ha appena suggerito che l’Iran ha ottenuto un Tomahawk e ha bombardato la propria scuola elementare il primo giorno di guerra. Ma lei è l’unica persona nel suo governo a dirlo. Perché?” La risposta del presidente è stata: “Perché semplicemente non ne so abbastanza.”
Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth si è mostrato leggermente più cauto, confermando che il Pentagono stava conducendo un’indagine sull’incidente, ma ribadendo che “l’unica parte che prende di mira i civili è l’Iran”. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha confermato che l’inchiesta era ancora in corso. I risultati preliminari, tuttavia, secondo le fonti interne al Pentagono, puntano con alta probabilità verso la responsabilità delle forze statunitensi.
La condanna internazionale
L’attacco ha suscitato immediate e ferme reazioni a livello internazionale:
- Il governo iraniano ha definito il bombardamento un crimine di guerra.
- Il presidente Masoud Pezeshkian ha denunciato pubblicamente “l’aggressione americana e sionista contro la scuola”.
- L’UNESCO ha condannato l’attacco, richiamando l’obbligo internazionale di proteggere gli istituti scolastici nelle zone di conflitto ai sensi del diritto internazionale umanitario.
- L’ONU ha definito la strage una potenziale violazione delle Convenzioni di Ginevra.
La vicenda ha anche riacceso il dibattito internazionale sul controllo delle armi e sulla responsabilità giuridica degli Stati nelle operazioni militari: quando l’intelligence è sbagliata, i meccanismi di verifica falliscono e nessuno aggiorna le mappe, a pagare il prezzo più alto sono sempre i civili — e, in questo caso, le bambine sedute nei loro banchi di scuola.
Il contesto: la guerra USA-Israele contro l’Iran
L’attacco alla scuola di Minab è avvenuto nel primo giorno della campagna militare congiunta lanciata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran il 28 febbraio 2026. Un’operazione di vasta portata che ha preso di mira infrastrutture militari, basi delle IRGC, impianti nucleari e siti strategici distribuiti sull’intero territorio iraniano. Nelle stesse ore erano stati colpiti anche edifici della radiotelevisione di Stato iraniana (IRIB) e altre strutture civili.
Il conflitto si inserisce in un contesto di escalation progressiva che aveva attraversato i mesi precedenti, con trattative condotte dall’Oman per conto degli Stati Uniti poi naufragate. La guerra ha aperto scenari di destabilizzazione profonda nell’intera regione del Medio Oriente.
La strage di Minab rischia di diventare il simbolo più tragico e duraturo di questo conflitto: non per un atto deliberato di terrorismo, ma per qualcosa che a tratti fa ancora più paura — la burocrazia dell’intelligence che non si aggiorna, le mappe che invecchiano, i controlli che saltano. E 175 persone, quasi tutte bambine, che non tornano a casa.

