La legione dei figli di Elon Musk

Tra visioni apocalittiche, segretezza e accordi milionari: il piano riproduttivo del miliardario svela una trama sempre più inquietante

Dietro la facciata dell’innovatore visionario, Elon Musk sta costruendo una famiglia tentacolare, un progetto che intreccia ideologia pronatalista, relazioni opache e una gestione calcolata della privacy attraverso potere e denaro.

Una rete intricata di figli, accordi legali, madri silenziate con milioni di dollari e un’ambizione dichiarata: generare una “legione” di esseri umani intelligenti per “salvare l’umanità”. Il recente caso che coinvolge Ashley St. Clair, influencer conservatrice americana, ha riportato sotto i riflettori la strategia familiare del patron di Tesla e SpaceX, rivelando meccanismi ben più sistematici di quanto finora immaginato.

Un figlio segreto, un test di paternità e 15 milioni per il silenzio

Ashley St. Clair ha avuto un figlio con Elon Musk, concepito durante una vacanza a St. Barts. La loro relazione, nata nel 2023 dopo alcuni scambi sui social, si è presto trasformata in qualcosa di più. Musk le parlava esplicitamente della necessità di “fare nuovi umani”, le proponeva surrogati per aumentare la produzione di figli e, secondo i messaggi visionati, avrebbe espresso il desiderio di formare una vera e propria comunità dove far crescere la sua “legione” di eredi.

Alla nascita del piccolo Romulus, St. Clair ha chiesto un test di paternità, che ha confermato con una probabilità del 99,9999% che Musk fosse il padre. Prima del test, l’offerta: 15 milioni di dollari una tantum, più 100.000 dollari al mese fino al compimento dei 21 anni del bambino. In cambio, il silenzio. L’accordo prevedeva clausole di non divulgazione e sanzioni in caso di violazione. St. Clair ha rifiutato. Non voleva che il figlio si sentisse un “segreto”, e ha deciso di raccontare tutto pubblicamente.

Jared Birchall: il guardiano della privacy di Musk

A fare da mediatore in tutta la vicenda è Jared Birchall, ex banchiere di Morgan Stanley e oggi factotum del miliardario. Dirige l’ufficio famigliare di Musk e ha un ruolo chiave nella gestione degli accordi finanziari e legali con le madri dei figli dell’imprenditore. È lui a suggerire a St. Clair che, quando una donna “va per vie legali”, il risultato “è sempre peggiore”. È lui a proporre gli accordi di riservatezza. E, soprattutto, è lui a spiegare la logica che regge l’intero sistema: la privacy assoluta è la condizione necessaria per far parte del mondo di Elon Musk.

Un progetto riproduttivo ideologico e strutturato

Musk ha avuto almeno 14 figli da 4 donne diverse, tra cui Grimes e Shivon Zilis. Quest’ultima, dirigente di Neuralink ed ex membro del consiglio di OpenAI, è considerata una figura centrale e “privilegiata” nell’universo familiare di Musk: vive con i figli in un complesso ad Austin ideato proprio per ospitare la sua crescente progenie. Altre donne hanno ricevuto offerte simili, con compensi economici vincolati a clausole di segretezza.

Il progetto va ben oltre la dimensione privata. Musk sostiene apertamente una visione pronatalista e apocalittica del mondo: la civiltà, secondo lui, è destinata a collassare se non si invertisse il calo demografico. In quest’ottica, generare figli – soprattutto intelligenti e da individui selezionati – diventa un dovere. Non a caso, il miliardario avrebbe offerto il proprio sperma anche per fecondazioni assistite su richiesta di alti rappresentanti stranieri, e avrebbe reclutato future madri direttamente tramite la sua piattaforma X.

Il ruolo politico e l’intreccio con la destra americana

Il caso St. Clair si inserisce anche in un contesto politico preciso. Musk è sempre più vicino a Donald Trump, tanto da diventare uno dei principali strateghi dietro le quinte della sua campagna elettorale. In un messaggio a St. Clair, Musk scrive: “Non posso essere Presidente, ma posso aiutare Trump a sconfiggere Biden, e lo farò.” Ha partecipato attivamente a eventi di raccolta fondi, lanciando messaggi dal tono bellicoso e maschilista: “In tutta la storia non è mai esistito un esercito competitivo composto da donne”, ha scritto, aggiungendo: “Gli uomini veri sono fatti per la guerra.”

Nel frattempo, si muove nel sistema giudiziario come in una scacchiera: ha fatto causa a Grimes per stabilire la paternità dei figli in Texas, dove le leggi gli sono più favorevoli, mentre lei ha risposto in California. Lì, Musk avrebbe impedito alla musicista di vedere uno dei figli per cinque mesi. Grimes ha dichiarato di essere stata ridotta economicamente in ginocchio dalla battaglia legale.

La gestione economica come strumento di potere

Il denaro è il vero collante di questo schema. La generosità ha un prezzo: l’obbedienza. Se una madre collabora, riceve milioni. Se si oppone, come nel caso di St. Clair, i pagamenti vengono ridotti: dai 100.000 dollari al mese promessi inizialmente, Musk è arrivato a versare solo 20.000 dollari. Il taglio è avvenuto in coincidenza con il rifiuto di firmare l’accordo di riservatezza. Un avvocato di St. Clair ha dichiarato: “Il denaro viene usato come arma.”

Anche la sicurezza personale è a carico delle madri. St. Clair ha speso oltre 100.000 dollari al mese per protezione, temendo ritorsioni o esposizione mediatica. Musk stesso le avrebbe scritto che riconoscere pubblicamente il figlio era “pericoloso” perché lui era il “secondo uomo più a rischio attentato dopo Trump”.

Donne diverse, stesso copione

Il copione si ripete: relazioni iniziate tramite social, romanticismo accelerato, concepimenti rapidi, tentativi di isolamento e proposte economiche vincolanti. Anche la popolarità e l’influenza social sono strumenti del sistema: Tiffany Fong, influencer nel mondo delle criptovalute, ha ricevuto messaggi da Musk in cui le chiedeva se volesse avere un figlio da lui. Quando ha confidato la proposta ad altri, Musk ha interrotto i contatti e i suoi guadagni su X sono crollati.

Nel frattempo, le vite delle donne coinvolte vengono inglobate in una realtà chiusa, regolata da contratti e mediazioni. Musk ha anche cercato di creare un “compound” in Texas dove far convivere i suoi figli con le diverse madri, in uno spazio controllato, isolato e – presumibilmente – conforme alla sua visione del mondo.

Una questione di potere, più che di paternità

Ciò che emerge da questa rete non è solo un desiderio di paternità numerosa, ma una forma di controllo sociale e personale. La genitorialità diventa un’estensione della visione geopolitica e ideologica di Musk: diffondere il proprio DNA per garantire un futuro al genere umano, purché quel futuro corrisponda ai suoi valori.

Il caso è ora nelle mani della giustizia. Il tribunale ha ordinato a Musk di sottoporsi al test di paternità, e l’esito ha confermato la paternità di Romulus. Ma più della sentenza, ciò che conta è la crepa aperta in un sistema che finora era rimasto nell’ombra. La domanda è: quante altre storie simili restano ancora coperte da accordi di riservatezza?