Il Dipartimento del Tesoro americano ha annunciato che la firma del tycoon comparirà su tutte le future banconote statunitensi in occasione del 250° anniversario della fondazione degli Stati Uniti. Esultano i fedelissimi, protestano i democratici.
La firma di Donald Trump comparirà sulle banconote in dollari americani. Lo ha annunciato ufficialmente il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, rendendo noto un provvedimento che rappresenta una novità assoluta nella storia del Paese: nessun presidente in carica aveva mai visto il proprio nome stampato sulla valuta nazionale. La decisione, presentata come un omaggio al 250° anniversario della fondazione degli Stati Uniti, ha già scatenato un acceso dibattito politico e alimentato nuove polemiche sull’accentramento del “brand Trump” nelle istituzioni americane.
Una prima storica: mai accaduto prima
Dalla nascita della moderna cartamoneta americana, le banconote in dollari hanno sempre riportato due sole firme: quella del Segretario del Tesoro e quella del Tesoriere degli Stati Uniti. Si tratta di una tradizione consolidata che affonda le radici nel 1862, quando il Congresso autorizzò il Tesoro a stampare la valuta cartacea per finanziare la guerra civile, e che nel 1914 si assestò nella forma attuale con la doppia firma congiunta delle due cariche.
Ora, per la prima volta nella storia americana, anche la firma del presidente apparirà sul denaro. La firma di Donald J. Trump si affiancherà a quella del Segretario del Tesoro Scott Bessent, mentre quella del Tesoriere Brandon Beach sarà rimossa dalla posizione che tradizionalmente gli spettava.
L’annuncio del Tesoro: omaggio al Semiquincentenario
Il Dipartimento del Tesoro ha motivato la scelta con le celebrazioni per il Semiquincentenario, ovvero il 250° anniversario dell’approvazione della Dichiarazione d’Indipendenza del 4 luglio 1776. Le prime banconote recanti la firma presidenziale dovrebbero entrare in circolazione entro la fine dell’anno, a partire da giugno secondo alcune indiscrezioni.
Il segretario Scott Bessent ha commentato con entusiasmo: non esisterebbe, a suo avviso, modo più efficace per celebrare i traguardi storici del Paese e dell’attuale presidente che stamparne il nome sulla valuta nazionale. Ha poi aggiunto che, sotto la guida di Trump, l’America sarebbe sulla strada di una crescita economica senza precedenti e di un duraturo predominio del dollaro a livello globale.
Anche il Tesoriere Brandon Beach ha espresso sostegno all’iniziativa, affermando che l’impronta lasciata da Trump nella storia economica recente degli Stati Uniti è innegabile e che imprimere la sua firma sulla valuta americana non solo è appropriato, ma pienamente meritato.
<h3>Il contesto: Trump e la “personalizzazione” delle istituzioni</h3>
La decisione sulle banconote non è un caso isolato, bensì l’ultimo di una lunga serie di atti con cui l’amministrazione Trump ha cercato di imprimere il proprio marchio sulle istituzioni e sui simboli nazionali americani. Tra i precedenti più discussi:
- La ridenominazione del Kennedy Center for the Performing Arts di Washington, che ora porta ufficialmente il nome “Trump-Kennedy Center”, con conseguenti proteste di numerosi artisti di fama internazionale che hanno rifiutato di esibirsi nella struttura;
- Il tentativo di far coniare una moneta da un dollaro con l’effigie del presidente, progetto che si è però scontrato con una norma federale che vieta la raffigurazione di presidenti in vita sulle monete;
- L’approvazione di una moneta commemorativa in oro 24 carati con l’immagine di Trump, destinata alle celebrazioni del 250° anniversario, votata senza obiezioni dalla Commissione delle Belle Arti — i cui membri sono stati nominati dallo stesso presidente;
- La rinominazione dell’Istituto statunitense per la pace, ora “Donald J. Trump, United States Institute of Peace”;
- La creazione dei cosiddetti “Conti Trump”, che prevedevano un bonus da mille dollari per ogni neonato americano;
- Il portale TrumpRx, per la vendita diretta di farmaci su prescrizione;
- La “Carta d’Oro Trump”, che offre visti per gli Stati Uniti a partire da un milione di dollari a persona;
- Un tratto di strada in Florida di sei chilometri che collega l’aeroporto alla tenuta di Mar-a-Lago, ribattezzato “President Donald J. Trump Boulevard”.
Le reazioni: tra entusiasmo e critica
L’annuncio ha immediatamente diviso l’opinione pubblica e il mondo politico. Nel campo repubblicano, la misura è stata accolta come un tributo doveroso a un presidente che — secondo i suoi sostenitori — ha profondamente trasformato l’economia americana.
Sul fronte democratico, le reazioni sono state di netta condanna. Il governatore della California Gavin Newsom ha ironizzato sui social media, sostenendo che gli americani sapranno ora esattamente a chi attribuire la responsabilità quando si troveranno a pagare di più per generi alimentari, benzina, affitto e assistenza sanitaria. La rappresentante Shontel Brown dell’Ohio ha definito la mossa “volgare e anti-americana”, aggiungendo che almeno servirà a ricordare ai cittadini chi ringraziare per i prezzi in aumento.
Le critiche dei democratici si inseriscono in un contesto economico già teso: la guerra in Iran, scoppiata il 28 febbraio scorso, ha fatto impennare i prezzi del petrolio e del gas, aggravando le preoccupazioni delle famiglie americane sul costo della vita. Il dollaro, inoltre, attraversa una fase di debolezza storica, in parte attribuita alle stesse politiche economiche dell’amministrazione Trump — un elemento che rende ancora più stridente, per gli oppositori, il tono trionfalistico delle dichiarazioni del Tesoro.
Il parere degli esperti: lecito ma insolito
Michael Bordo, direttore del Center for Monetary and Financial History della Rutgers University, ha osservato che la mossa genererà inevitabilmente resistenze politiche, ma che non è chiaro se il presidente abbia violato linee rosse di natura legale: il Segretario del Tesoro dispone di ampi poteri in materia di progettazione e stampa della valuta, risalenti alla legge del 1862.
Bordo ha poi aggiunto una nota di colore storico: le banconote firmate da Trump diventeranno quasi certamente degli oggetti da collezione molto ricercati negli anni a venire. Un’osservazione condivisa da altri esperti di numismatica, che prevedono una corsa all’accaparramento delle prime serie stampate.
Larry Felix, che ha diretto l’Ufficio di Incisione e Stampa dal 2006 al 2015, ha invece definito la decisione semplicemente “insolita”, mantenendo un tono cauto rispetto alle implicazioni a lungo termine del provvedimento.
Cosa succederà ora
Sul piano pratico, restano ancora alcuni aspetti da chiarire. Non è stato precisato ufficialmente se la firma di Trump comparirà su tutte le taglie di banconote o solo su alcune. Il Bureau of Engraving and Printing, l’ufficio responsabile della produzione di tutta la cartamoneta americana, dovrà avviare il processo tecnico di modifica delle matrici di stampa.
Va ricordato che attualmente circolano oltre 2.000 miliardi di dollari in banconote emesse dalla Federal Reserve. Il volume di nuove banconote stampate ogni anno è considerevole, il che significa che le nuove serie con la firma presidenziale potrebbero diffondersi rapidamente nell’economia reale.
Un ulteriore elemento di incertezza riguarda la durata del provvedimento: poiché i futuri segretari del Tesoro potrebbero decidere di rimuovere la firma presidenziale, le banconote firmate Trump potrebbero effettivamente acquisire un valore collezionistico significativo nel tempo.
Il quadro legale: firme e currency
La tradizione della doppia firma su banconote e titoli del Tesoro americano risale al 1861, quando il presidente Abraham Lincoln firmò una legge che consentiva al Segretario del Tesoro di delegare al Tesoriere la firma di obbligazioni e titoli governativi. Dal 1914 in poi, le due firme sono diventate un elemento fisso e riconoscibile della cartamoneta americana.
La legge federale vieta esplicitamente la raffigurazione di presidenti in vita sulle monete, come dimostrano le polemiche legate al progetto di moneta con l’effigie di Trump. Tuttavia, per quanto riguarda le firme sulle banconote, il quadro normativo appare più flessibile: non esiste una norma che impedisca esplicitamente al Segretario del Tesoro di aggiungere ulteriori firme, inclusa quella del presidente.
Questo distinguo legale — tra immagine e firma — spiega perché l’amministrazione abbia potuto procedere con l’annuncio senza incorrere in un immediato ostacolo giuridico, pur in presenza di polemiche politiche accese.

