Il rilascio dei 48 ostaggi israeliani, vivi o morti, e la liberazione di 1.700 palestinesi segnano la prima tappa del piano proposto dal presidente americano per porre fine alle ostilità.
Dopo 738 giorni di prigionia, tutti gli ostaggi israeliani ancora in vita sono stati liberati da Hamas.
Lo scambio di prigionieri, avvenuto tra Tel Aviv e Gaza, rappresenta la prima tappa del piano di pace presentato dal presidente americano Donald Trump, che mira a porre fine al conflitto iniziato nell’ottobre 2023.
L’accordo prevede il ritorno dei 48 ostaggi israeliani, vivi o deceduti, in cambio della liberazione di 250 detenuti per motivi di sicurezza e di 1.700 palestinesi arrestati durante la guerra.
Tel Aviv in festa: “Piazza degli Ostaggi” simbolo di un’attesa lunga due anni
A Tel Aviv, in quella che da mesi è stata ribattezzata “Piazza degli Ostaggi”, una folla ha sventolato centinaia di bandiere israeliane con il nastro giallo, simbolo della mobilitazione civile per la liberazione dei prigionieri.
Cartelli con i volti dei sequestrati, canti e abbracci hanno accompagnato la notizia della fine di una delle crisi umanitarie più lunghe della storia recente di Israele.
Molti familiari avevano trascorso 737 giorni di attesa davanti ai media e alle istituzioni, chiedendo un intervento politico deciso.
L’annuncio ufficiale è stato accolto con emozione, tra lacrime e cori di gioia, mentre le immagini dell’arrivo degli ostaggi hanno iniziato a circolare su tutte le televisioni israeliane.
Einav Zangauker speaks to her son, Matan, for the first time in two years as he returns from Hamas captivity.
"The war is over, you're coming home." pic.twitter.com/kZteSHNcuf
— Open Source Intel (@Osint613) October 13, 2025
Le operazioni di rilascio: la Croce Rossa a Khan Younis
Le operazioni di rilascio si sono svolte sotto la supervisione della Croce Rossa Internazionale.
I convogli umanitari sono arrivati a Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza, dove hanno preso in consegna il secondo gruppo di ostaggi israeliani dalle mani di Hamas.
Fonti israeliane hanno confermato che i sette ostaggi liberati in mattinata — Matan Angrest, i fratelli Gali e Ziv Berman, Alon Ohel, Eitan Mor, Omri Miran e Guy Gilboa-Dala — sono stati portati alla base militare di Reim, dove hanno ricevuto le prime cure mediche e hanno potuto finalmente riabbracciare i familiari dopo 783 giorni di prigionia.
Le immagini, rilanciate dai canali televisivi israeliani, mostrano gli ex ostaggi storditi ma sorridenti, stretti nell’abbraccio dei soldati e dei medici che li hanno accolti.
Il piano americano: un nuovo inizio per la tregua
Lo scambio è parte integrante del piano di pace presentato dal presidente Donald Trump, che prevede una graduale cessazione delle ostilità e la ricostruzione di Gaza sotto garanzie internazionali.
Il piano, sostenuto da Qatar, Egitto e Stati Uniti, mira a stabilire una fase di sicurezza condivisa e a riaprire i corridoi umanitari, in cambio della restituzione di tutti gli ostaggi israeliani e di una ampia liberazione di detenuti palestinesi.
Secondo fonti diplomatiche, il piano sarà supervisionato da una commissione trilaterale composta da rappresentanti americani, israeliani e arabi, con l’obiettivo di evitare nuove escalation.
Il rilascio simultaneo di 1.966 prigionieri palestinesi, di cui 250 condannati per terrorismo, è avvenuto sotto controllo internazionale.
I detenuti sono stati trasferiti su autobus verso la Cisgiordania e Gaza, scortati dalla Mezzaluna Rossa palestinese.
Trump in Israele: Air Force One sorvola Tel Aviv
Poco prima dell’atterraggio all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, l’Air Force One con a bordo Donald Trump ha sorvolato a bassa quota la Piazza degli Ostaggi, dove migliaia di persone si erano radunate.
Sulla spiaggia, una scritta gigante recitava “Grazie Trump”, visibile anche dal cielo.
Ad accoglierlo sulla pista c’erano Benjamin Netanyahu con la moglie Sara, l’inviato speciale Steve Witkoff, e la figlia del presidente, Ivanka Trump, insieme al marito Jared Kushner.
Il presidente americano ha dichiarato che “questa giornata segna l’inizio della fine della guerra” e che “la pace tra Israele e Gaza è possibile solo se entrambe le parti scelgono la vita, non la vendetta”.
Le voci degli ostaggi e dei familiari
In un momento carico di emozione, alcuni degli ostaggi ancora detenuti da Hamas hanno potuto telefonare ai familiari nelle ore precedenti al rilascio.
“Sembrano a posto: la barba di David è un po’ più bianca, ma va bene così. Gli ho detto che lo amo”, ha raccontato Sylvia Cunio, madre di due dei prigionieri liberati.
Anche Einav Zangauker ha parlato con suo figlio Matan: “La guerra è finita, stai tornando a casa”, ha detto.
Parole che sintetizzano l’emozione e la fragilità di un momento storico che molti temevano non sarebbe mai arrivato.
Le incognite politiche e militari
Nonostante la portata simbolica di questo scambio, le tensioni restano elevate.
L’accordo, infatti, non segna ancora un cessate il fuoco definitivo: Israele mantiene il controllo militare su gran parte del nord di Gaza e non ha escluso ulteriori operazioni “mirate” contro le roccaforti di Hamas.
Allo stesso tempo, la liberazione di numerosi prigionieri palestinesi ha generato critiche da parte dell’opposizione israeliana, che accusa il governo Netanyahu di “cedere al ricatto politico”.
Tuttavia, la maggioranza della popolazione accoglie l’evento come un passo necessario verso la normalità e come il segnale di una possibile fine del conflitto.
Un passo storico, ma la pace resta fragile
La giornata del 13 ottobre 2025 resterà una data storica per Israele e per Gaza.
Dopo due anni di guerra, centinaia di famiglie possono finalmente abbracciare i propri cari, ma la pace resta un obiettivo fragile, ancora tutto da costruire.
Le prossime settimane diranno se il piano americano potrà davvero trasformare questa tregua in un processo di riconciliazione duraturo.
