Israele approva l’occupazione di Gaza City nel pieno della crisi umanitaria

Via libera del governo Netanyahu all’ingresso totale nell’area urbana: attese nuove evacuazioni di massa e peggioramento della catastrofe umanitaria

Il gabinetto di sicurezza israeliano ha dato l’ok all’occupazione completa di Gaza City, segnando un punto di svolta nel conflitto e aggravando una crisi umanitaria già considerata tra le peggiori del XXI secolo. Migliaia di civili saranno costretti a fuggire mentre la carestia colpisce l’intera popolazione della Striscia.

Il piano militare: occupazione totale e rimozione di Hamas

La decisione è arrivata nella serata di giovedì 7 agosto, con l’approvazione del piano del primo ministro Benjamin Netanyahu per l’occupazione militare dell’intera area urbana di Gaza City, fulcro del potere amministrativo e simbolico di Hamas. Secondo le informazioni diffuse da fonti ufficiali, l’operazione mira a smantellare definitivamente le ultime sacche di resistenza del movimento islamista, che da mesi combatte una guerriglia urbana in zone devastate da bombardamenti e assedi.

Il piano, come dichiarato da Netanyahu stesso, non prevede un’amministrazione diretta a lungo termine da parte di Israele, ma una fase transitoria in cui il controllo dovrebbe essere affidato a forze arabe locali ancora da individuare. Il premier ha definito questa mossa “necessaria per garantire la sicurezza di Israele”, dichiarando l’intenzione di impedire la ricostruzione del potere militare di Hamas.

Evacuazioni forzate e rischi per i civili

Con l’inizio dell’operazione, decine di migliaia di civili palestinesi saranno costretti ad abbandonare nuovamente le proprie abitazioni per essere trasferiti verso campi sovraffollati nel sud della Striscia, già colpiti da carenze croniche di acqua, cibo e assistenza medica.

Fonti umanitarie riferiscono che l’intero sistema sanitario è al collasso, mentre la fame ha raggiunto livelli catastrofici, con una parte significativa della popolazione che sopravvive con meno di un pasto al giorno. Le Nazioni Unite e le principali ONG hanno denunciato la mossa come un’ulteriore escalation della sofferenza civile, definendo “intollerabile” l’idea di un’occupazione in questo momento storico.

Divisioni interne in Israele

Il piano ha generato forti tensioni all’interno dello stesso governo israeliano e tra i vertici militari. Secondo quanto riportato da media locali, il capo di stato maggiore Eyal Zamir avrebbe espresso preoccupazioni operative e morali, sottolineando il rischio che l’operazione comprometta la vita di centinaia di ostaggi ancora detenuti da Hamas e aumenti le perdite tra le fila dell’esercito israeliano (IDF).

Anche alcuni ministri del gabinetto di guerra avrebbero manifestato dubbi, mentre continuano le proteste delle famiglie degli ostaggi, contrarie a qualsiasi operazione che possa mettere in pericolo i loro cari.

Il contesto umanitario: carestia e crollo dei servizi

La decisione arriva in un momento in cui l’intera popolazione di Gaza versa in condizioni drammatiche. Secondo gli ultimi rapporti delle agenzie umanitarie, oltre 500.000 persone vivono in condizioni di insicurezza alimentare estrema, e la totalità degli abitanti è considerata in fase di crisi acuta o peggiore.

Gli ospedali funzionano solo parzialmente, la rete elettrica è pressoché inattiva e l’acqua potabile è un bene raro. Gli aiuti umanitari, già fortemente limitati dall’assedio, rischiano ora di non poter più raggiungere la popolazione intrappolata nei campi improvvisati e nelle macerie.

Reazioni internazionali: crescente isolamento di Israele

La mossa di Tel Aviv ha suscitato forti reazioni internazionali. Più di venti governi occidentali, tra cui quelli di Francia, Germania, Spagna e Canada, hanno firmato una dichiarazione congiunta in cui si chiede un cessate il fuoco immediato, denunciando l’aggravarsi della catastrofe umanitaria.

L’ONU, per voce del segretario generale, ha parlato di un’operazione “che potrebbe violare il diritto internazionale”, mentre diverse capitali del Medio Oriente, tra cui Il Cairo e Amman, si sono dette contrarie all’idea che forze arabe possano essere coinvolte nella gestione post-Hamas.

Anche Washington, storicamente alleata di Israele, ha espresso “serie preoccupazioni” per le conseguenze dell’operazione sulla popolazione civile e sulla stabilità dell’intera regione.

Obiettivi strategici e incognite future

L’operazione rappresenta una delle più vaste mobilitazioni militari israeliane da ottobre 2023. Secondo analisti militari, il governo Netanyahu spera di ottenere una “vittoria simbolica” prima di eventuali elezioni anticipate, rafforzando la propria posizione interna ed esterna. Tuttavia, il rischio è che un’occupazione prolungata si trasformi in un nuovo pantano militare, senza soluzione politica concreta all’orizzonte.

Non è ancora chiaro quale sarà il destino di Gaza dopo l’operazione. Se da un lato Netanyahu ha escluso l’amministrazione diretta, dall’altro nessuna autorità legittima o competente sembra oggi disponibile ad assumere il controllo del territorio devastato.

Le conseguenze per la popolazione di Gaza

A pagare il prezzo più alto, come accade da mesi, saranno i civili palestinesi, già decimati da oltre nove mesi di guerra, con più di 38.000 morti secondo le autorità locali. Il nuovo assalto su Gaza City rischia di trasformarsi in una tragedia nella tragedia, peggiorando una delle crisi più gravi della storia recente del Medio Oriente.